Kawabata Yasunari

Il maestro di Go

Autore: 
Kawabata Yasunari
 Una piacevole ed inaspettata sorpresa riserva la lettura di questo romanzo che si presta ad essere uno dei più importanti della produzione di Kawabata, grazie ad una struttura narrativa originale che cela, tra le righe, una prosa impreziosita da una potente simbologia. Leggere “Il maestro di Go” significa immergersi, allo stesso tempo, e senza neppure rendersene conto, in una straordinaria opera narrativa, in un testo di filosofia buddista e in un saggio sull’etica samurai.
Lunga la genesi del romanzo, ma il risultato è al di sopra delle aspettative. Nel 1938 Kawabata segue la partita del ritiro del maestro (meijin) Shosai Hon’inbō (1875-1940) contro Kitanu Minoru (1909-1975), pubblicando in sessantasei puntate le cronache sul quotidiano Tokyo nichinichi shinbun. Nel 1940, dopo la morte del maestro, scrive alcuni articoli pubblicandoli su riviste dell’epoca che diverranno poi i capitoli del romanzo. La versione completa, comprensiva del titolo “Preghiera per un maestro”, è del 1954.
Il gioco del go, nato in Cina, viene introdotto in Giappone nel VI secolo d.C. dove si diffonde rapidamente, adattandosi agli stili di vita del Paese. Il go si gioca su un tavoliere (goban) diviso in 19 linee orizzontali e 19 verticali che costruiscono 361 intersezioni. I giocatori si dividono per gradi (kyu) in ordine decrescente e ranghi (dan) dal I al IX. Le pedine sono costituite da pietre nere (181) e bianche (180). Il giocatore considerato meno abile inizia utilizzando le pietre nere. Le possibilità di combinazioni sono infinite rendendo ardua l’impresa di realizzare l’obiettivo di conquistare la maggior parte del territorio (e quindi delle pedine) dell’avversario.
Il maestro Shosai, sulla cui figura si concentra il romanzo, arriva all’VIII dan trasferendo il titolo di una delle famiglie più potenti del go all’Associazione giapponese di go. È l’ultimo esponente di una carica che durava per tutta la vita, ma dalla sua morte il titolo diventa il trofeo dei vincitori del torneo annuale.
 I capitoli sono brevissimi ritagliati su una singola azione di gioco. In essi si nota chiaramente la dimestichezza dello scrittore con lo spirito del go, riuscendo allo stesso tempo ad esaltarne la purezza ed i suoi contrasti. Il romanzo rivela anche la particolarità dell’assenza di una figura femminile centrale. Il rapporto uomo-donna viene sostituito da quello uomo-uomo. C’è Shosai, l’avversario Otake ed il cronista che resta a margine fin poco prima della morte del maestro e collateralmente la moglie di quest’ultimo di cui kawabata esalta la dedizione ma non si sofferma con la solita e sottile attenzione che ha riservato ad altre figure femminile nella sua narrativa. Lei è figura silenziosa, marginale che sorveglia la salute del marito ma non interviene nel meccanismo del torneo e, quindi, del romanzo.
Una volta superato l’impasse delle prime minuziose descrizioni delle azioni di gioco, la scrittura riesce a coinvolgere in modo inusuale allo stesso modo con cui gli spettatori riescono a seguire con voracità appassionata le fasi della partita e, quindi, le cronache sulle riviste.
Il torneo si conclude dopo mesi e diverse azioni intermedie che prevedono lunghe ore di attesa a disposizione dei giocatori per compiere il passo successivo. Il go è un gioco strategico in cui la mente è il primo motore a cui fa seguito l’equilibrio interiore necessario a superare le attese snervanti tra una mossa e l’altra, o tra una partita e quella successiva. Le regole di gioco e di riposo sono molto precise e nel caso specifico riflettono le vicissitudini dei giocatori. Il maestro Shosai era di gran lunga più anziano dell’avversario, con un ruolo talmente elevato che gli permetteva ampi spazi di manovra. Ad un certo punto della fase del gioco, la salute peggiora tanto che i medici ordinano una ripartizione più rigida tra l’azione e le pause con l’effetto di aumentare l’ansia dei giocatori. Durante gli intervalli i due avversari continuano a riflettere sulle mosse successive nonché sulle strategie dell’altro in una tempesta interiore che non si svela se non attraverso impercettibili movimenti. Il go continua anche all’esterno, durante le pause, in cui i due avversari si trovano ad intrattenersi al mahjong, molto popolare in Cina, o allo shoji, simile agli scacchi, continuando così ad esercitarsi mentalmente.
 Il maestro Shosai, nonostante le condizioni, si pone davanti al tavolo come un fiero maestro imperturbabile che ha percorso a lungo la Via trovando equilibrio tra i punti forti e quelli deboli del carattere.
Il go, nella vita come nel romanzo, si rivela essere un’altra strada da seguire per raggiungere l’illuminazione al pari della spada, della calligrafia o della cerimonia del tè. È una strada che richiede sacrificio e pazienza, verso se stessi e gli avversari che ci si trova davanti per via delle ore di attesa che richiedono un allenamento interiore estenuante.
Kawabata accosta così, accanto alle mosse strategiche, i richiami alla Via seguita dai giocatori che si dedicano al go con rigore.
Otake, che nel romanzo rappresenta l’avversario, recita ogni mattina il Sutra del Loto che gli consente di meditare e, quindi, di sentirsi in pace con se stesso.
 
Il racconto si sviluppa attraverso gli occhi del cronista che si fanno sempre più profondi nell’apprendere le basi della Via dal punto privilegiato di osservazione. Tanto che lui stesso verrà onorato, alla fine del torneo, del titolo di I dan pur essendo un giocatore dilettante. L’assegnazione del titolo è il riconoscimento del valore dell’uomo che è riuscito a penetrare i segreti mistici del go, trasmettendoli in tutta la loro purezza all’esterno, ai profani.
Il maestro e Otake si inseriscono nel gioco incastrando le loro splendide personalità nella descrizione delle mosse di gioco in cui il flashback funziona come pedina invisibile. Le sfumature dei loro pensieri si riflettono sulle azioni, mentre lo scrittore suggella l’armonia con intarsi naturalistici che riflettono gli stati d’animo di ognuno dei due. È la prosa strategica di kawabata che realizza sulla carta il miracolo del go sul goban. Il lettore se ne appropria senza rendersene pienamente conto finché sprazzi di luce rendono il testo meravigliosamente chiaro come l’effetto di un quadro in 3D che svela i suoi segreti dopo averlo fissato attentamente. Ecco che i personaggi contrapposti rivelano forza e debolezza senza che si riesca davvero a prendere le parti dell’uno o dell’altro, perché sfugge all’animo il sentimento di pietà per un maestro malato o la simpatia di chi vede giocarsi una partita fondamentale per il futuro. Entrambi rischiano molto. Il maestro: una macchia sulla carriera luminosa, interminabile, che non conosce sconfitte. Otake, invece, rischia lo sfavore dell’opinione pubblica nell’aver approfittato di un malato. Brama la vittoria e lo si nota dall’ansia di chi sa che sta vivendo un momento irripetibile, mentre scatta proiettandosi con la mente nel futuro della sua posizione.
Ecco però che i due personaggi nascondono una visione più ampia che coinvolge il contrasto tra passato e presente. Il confronto sul tavoliere è tra le tradizioni e la modernità. Kawabata scrive chiaramente che il maestro è probabilmente “l’ultimo dei maestri venerati dalla tradizione del go inteso come Via” (pag.184). Il titolo di meijin era assegnato fino alla morte e con la scomparsa dell’ultimo baluardo della tradizione il go si apriva alla modernità con la competizione annuale per il titolo. La modernità aveva fatto perdere al go il senso dell’arte, della sue estetica ed il rispetto per gli anziani per trasformarsi in un insieme di regole cavillose in cui domina l’assoluta parità tra i giocatori. Il go da Via si era tramutato in puro e semplice evento sportivo dominato dall’agonismo, dalla competizione sfrenata: “la partita che sigillava la sua eccezionale carriera avrebbe dovuto essere un impareggiabile capolavoro, un evento tale da assurgere a esempio del doveroso rispetto verso gli anziani, e da racchiudere la decorosa disciplina della via del guerriero e la sottile raffinatezza della via dell’arte” (pag. 186).
È così che accade. Le tradizioni rimangono nel ricordo di chi vuole conservarle, mantenendo intatta la purezza del loro insegnamento. La modernità avanza e non c’è alcun giudizio possibile sulla positività o meno dei suoi effetti. Non si può esser giudici di ciò che non si conosce ancora. Il maestro può conoscere il significato della sconfitta completando il cerchio di una via illuminata che deve mostrare anche gli eventi sfavorevoli. L’aver raggiunto l’equilibrio perfetto nell’affrontare con sereno distacco quel momento è la prova che si è giunti alla fine della Via. E così Kawabata all’età di 73 anni muore suicida.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Yasunari Kawabata nasce ad Osaka nel 1899 e muore suicida nel 1972. Solo quattro anni prima, nel 1968, gli era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura.
Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali la Shinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, Shinshicho, Bungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo.
Nel 1945 fonda la kamakura Bunko, la biblioteca circolante di Kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima.
Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di Go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, “Bellezza e tristezza” divenne un film con la regia di Joy Fleury (1985) e Charlotte Rampling come protagonista.
 
Yasunari Kawabata, “Il maestro di Go”, in “Romanzi e racconti”, I Meridiani – Mondadori edizioni, 2003, pagg. 137-321, a cura di Giorgio Amitrano. Traduzione di Cristiana Ceci.
 
Prima edizione: “Meijin”, 1954 ( pubblicato a puntate nel 1940 sulla rivista Igo shunjo. Esistono due versioni, una con quarantasei capitoli e l’altra completa con quarantasette. Quest’ultima è la versione presente nel Meridiano Mondadori).
 
Movida,1 8 luglio 2005.
Originariamente apparsa su Lankelot.com.

Kawabata Yasunari in Lankelot:

Kawabata Yasunari

Kawabata Yasunari, Mishima Yukio

ISBN/EAN: 
9788804503200

Commenti

Kawabata non è più un mistero, ormai.
Gran lavoro, Movida.

ribadisco il link fondamentale (ottimo inserimento) sul gioco del GO:

http://www.figg.org/cos_e_il_go.html

"capitoli sono brevissimi ritagliati su una singola azione di gioco. In essi si nota chiaramente la dimestichezza dello scrittore con lo spirito del go, riuscendo allo stesso tempo ad esaltarne la purezza ed i suoi contrasti. Il romanzo rivela anche la particolarità dell?assenza di una figura femminile centrale. Il rapporto uomo-donna viene sostituito da quello uomo-uomo. C?è Sh?sai, l?avversario Otake ed il cronista che resta a margine fin poco prima della morte del maestro e collateralmente la moglie di quest?ultimo di cui kawabata esalta la dedizione ma non si sofferma con la solita e sottile attenzione che ha riservato ad altre figure femminile nella sua narrativa. Lei è figura silenziosa, marginale che sorveglia la salute del marito ma non interviene nel meccanismo del torneo e, quindi, del romanzo."

> Questo è veramente divertente e affascinante:)

"È la prosa strategica di kawabata che realizza sulla carta il miracolo del go sul goban. Il lettore se ne appropria senza rendersene pienamente conto finché sprazzi di luce rendono il testo meravigliosamente chiaro come l?effetto di un quadro in 3D che svela i suoi segreti dopo averlo fissato attentamente. Ecco che i personaggi contrapposti rivelano forza e debolezza senza che si riesca davvero a prendere le parti dell?uno o dell?altro, perché sfugge all?animo il sentimento di pietà per un maestro malato o la simpatia di chi vede giocarsi una partita fondamentale per il futuro. Entrambi rischiano molto."

> E qui Movi conquista tutti:).

"Il maestro può conoscere il significato della sconfitta completando il cerchio di una via illuminata che deve mostrare anche gli eventi sfavorevoli. L?aver raggiunto l?equilibrio perfetto nell?affrontare con sereno distacco quel momento è la prova che si è giunti alla fine della Via. E così Kawabata all?età di 73 anni muore suicida."

> Il significato della sconfitta è l'oggetto degli ultimi anni delle mie meditazioni, e probabilmente del libro di narrativa che scriverò dalla primavera 2009 a non so quando:). La sconfitta è essenziale almeno quanto l'idea di combattimento.

Del suicidio non parlo, ho scritto abbastanza in passato.

Grazie MOVI!

(Il Maestro di go) stasera ho

(Il Maestro di go) stasera ho avuto l'opportunità di conoscere un giocatore di go che mi ha ampiamente illuminata sul gioco. Tra qualche settimana vado a vedere una dimostrazione. E' un gioco affascinante. Appassionato del gioco ma anche del Giappone mi ha rivelato una cosa curiosa sul go legata all'anime giapponese che più amo. Verificherò nei prossimi giorni. :)

[maestro di Go] suona come

[maestro di Go] suona come una ricca anticipazione:). Un mezzo trailer... aspettiamo;)