Antieroico, satirico e romantico, grottesco e fiabesco: l’esordio del canadese Andrew Kaufman è una storia d’amore, di nostalgia e di riconquista, romanzo breve di formazione d’una identità che si fonda su un ruolo diabolicamente semplice, quello del cittadino normale tra cittadini straordinari, e sull’elegia della sua (perduta) amata. Molto più vicino alle esistenze di ognuno di noi di quanto si potrebbe pensare, a ben guardare.
“(…) Così adesso tutti gli amici di Tom sono supereroi. Ma siccome ognuno di loro ha qualche superpotere, e anche tutti i loro amici, nell’ambiente avere superpoteri non è considerato niente di speciale. Quello che è veramente speciale è non averne nemmeno uno. Non riescono neanche a immaginarselo, loro, come dev’essere vivere senza superpoteri. Gli sembra impossibile” (p. 18).
Tom non ha superpoteri: non è l’Uomo Impossibile, che voleva accendere fuochi sott’acqua, né Caduta Libera, che inciampava dappertutto ma non cadeva mai ai piedi di un uomo; non è l’Uomo Senza Ombra, Henry che una notte saluta la sua metà oscura e ritrova l’amore per la famiglia e per la casa, né Anfibio, capace di vivere sott’acqua (e di lasciarsi salvare dall’annegamento, a quanto pare, da un uomo senza superpoteri). Non è il medico Ambrose, che cura le persone come fossero macchine, e non è Ipno, che sa condizionare chiunque con lo sguardo. Non è Soap Opera, così teledipendente che piangeva piccoli televisori, né Prima o Poi, capace di pensare in grande e di procrastinare qualsiasi cosa alle calende, rimpicciolendosi (da 162 a 128 cm, a quanto pare).
Tom è semplicemente uno che ha il cuore spezzato. È proprio rotto, non s’aggiusta, spiega Ambrose quando riesce a liberare da quella gabbia il ricordo delle donne amate ma non il dolore per la moglie che se ne vuole andare. Forse si riparerà da solo, col tempo. Non è detto, non c’è rimedio definitivo. È tutto rotto.
Lei è la Perfezionista. Una che ha così bisogno di ordine che è in grado di materializzarlo col pensiero. Una che non resiste alla tentazione di rispettare le file e di avanzare passetto dopo passetto. Una che si dispera perché non può impedire ai fiocchi di neve d’essere disordinati. L’amore è quella distesa di neve soffice e simmetrica che Tom una volta le ha mostrato. L’illusione di ordinare quel che non ha principio né fine, soltanto e incredibilmente esiste.
Tom le ha provate tutte: sussurri, grida, telefonate, email, fax. Niente: d’un tratto, proprio poche ore dopo il matrimonio, è diventato invisibile. Sembra sia stato Ipno, l’ex di lusso, ad andarle a sussurrare le parole giuste sul senso della sua scelta. Tom se ne è accorto e lo ha riempito di cazzotti, ma non è servito a niente. Lui era l’unico che Ipno non poteva condizionare, in ogni caso. Magra consolazione. Adesso è invisibile e non c’è niente da fare, sembra proprio non ci sia più niente da fare. Se non aspettare che l’incantesimo finisca, dura da troppi mesi.
Al principio della storia la Perfezionista sta partendo per Vancouver. Vuole trasferirsi e lasciare tutto – lasciare il sogno dell’amore perfetto, dimentica di tutto, dimentica di lui – e non s’accorge nemmeno che Tom è al suo fianco. D’altra parte è invisibile. La trama è questa, concentrata e fragile: il grande amore si sta imbarcando sull’aeroplano che la porterà via da te, durante il viaggio non ti parla e tu ti stai domandando come riuscirai a farla tornare in sé – a farla tornare in te. Il tempo intanto precipita, s’avvicina l’atterraggio. Devi trovare le parole giuste. Intanto pensi a tutto quel che t’è accaduto da quando sei entrato nella vita dei supereroi. Poco conta che l’ambientazione sia Toronto, da questo punto di vista: nessuno di loro ha un’identità segreta, il costume non è fondamentale, i superpoteri non li aiutano nella ricerca di un lavoro stabile e dignitoso. Alla fine hai capito che battezzare chiunque conosci con un nome di battaglia da supereroe non è difficile:
“L’ultimo passo nel trovare il vostro nome da supereroe è accettare che alla fin fine non cambia poi molto. D’accordo, c’è una cosa che sapete fare bene, che sapete fare come nessun altro su questo pianeta. Questo vi rende speciali, ma essere speciali in realtà non significa nulla. Dovete sempre vestirvi ogni mattina. I lacci delle scarpe vi si rompono comunque. La vostra ragazza vi lascia lo stesso se la trascurate” (p. 87).
Supercattivi non sembrano esistere, ma i supereroi ne hanno bisogno, e quindi si schierano l’uno contro l’altro, la Perfezionista contro Televendita, Businessman contro il Sindacalista, Anfibio contro l’Inamovibile. Tom racconta la storia di questa umanità che sembra ripetersi da una a un’altra città occidentale, in queste generazioni cresciute all’ombra degli eroi dei fumetti e del cinema convincendosi che fosse difficile stabilire una coincidenza tra identità e ruolo; la doppia identità è stato un escamotage fortunato per vincere quelli che Tom chiama i Mostri dell’Ansia. Per sconfiggerli bastano un bagno caldo o un sonnellino. La realtà torna a bussare a tutte le ore. Nessun superpotere ti libera dalla realtà. La realtà pretende un tributo. E intanto l’aereo s’avvicina alla destinazione, lei continua a non guardarti.
La fine della storia è gentile: questa è una favola moderna, un fumetto romanzato, giocato per strisce simili a quelle che uscivano sui quotidiani e sui periodici coi quali siamo cresciuti, prima di scoprire gli albi. Sketches e bozzetti d’una variopinta umanità vanno a formare l’identità-mosaico della società del nostro tempo: omnia vincit amor, proprio quell’amore che se ne stava per andare. Prima che sia troppo tardi, regalatevi l’illusione d’aver rovesciato i disegni della sorte, e di quel rivale che sapeva ipnotizzarla.
Tutti i miei amici sono supereroi, a parte me. Forse proprio per questo riuscirò nell’impresa di non essere più invisibile al suo sguardo. Dominerò il presente come non m’era mai riuscito, e le ruberò un sorriso. Domani, certo. Domani.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Andrew Kaufman (luogo e anno di nascita sconosciuti, Canada), scrittore, regista e produttore radiofonico per la CBC Radio di Toronto. Questa è la sua opera prima.
Andrew Kaufman, “Tutti i miei amici sono supereroi”, Meridiano Zero, Padova 2006. Traduzione di Filippo Patarino e Marco Vicentini.
Prima edizione: “All My Friends Are Superheroes”, 2003.
Approfondimento in rete: Florinda Fiamma su Vertigine (recensione del Febbraio 2007) / The Danforth Review / Wikipedia en / Telegram / Rassegna Stampa Italiana (in progress!)
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2007
Commenti
Tutti i miei amici sono supereroi, a parte me. Forse proprio per questo riuscirò nell?impresa di non essere più invisibile al suo sguardo. Dominerò il presente come non m?era mai riuscito, e le ruberò un sorriso. Domani, certo. Domani.
Accattivante la tua scrittura, come sempre.
Ma a me la generazione cresciuta all'ombra dei fumetti affascina molto poco. Certo, capisco la metafora e trovo illuminante che
"Nessun superpotere ti libera dalla realtà. La realtà pretende un tributo."
Il resto mi sembra una storiellina, ma ti faccio i miei complimenti per tutti questi autori che scovi e condividi con noi!
:).
E' difficile scrivere romanzi brevi, più difficile ancora scolpire gallerie di personaggi senza cadere nell'effetto-striscia fumettistica. Nel caso di Kaufman il fumettone era un desiderio, e un espediente al contempo. Tutto era superficie profonda e mosaico per incidere la storia di lui e lei. Ma proprio per questa sua apparente linearità e per questa sua accessibilità l'ho trovato ideale come regalo per i lettori deboli, e per i cuori spezzati; comunica con molta immediatezza. Chiaro che siamo anni luce distanti dallo spessore di un Burnside, per restare agli argomenti di oggi.
Favoletta, sì. Postmoderna;)
(e molto vitale, davvero. Questo sì. E rassicurante)
"La realtà torna a bussare a tutte le ore. Nessun superpotere ti libera dalla realtà. La realtà pretende un tributo".
Eh...
Personalmente, avrò letto sì e no un paio di fumetti. Non facevano per me.
Quanto a Kaufman, invece, pare abbia scelto di non distaccarsi troppo dal genere. Azzardo sia uno di quelli cresciuti a pane e Supereroi, magari nato nella metà degli anni Settanta. Il suo sembra un romanzo semplice, nel senso più stretto del termine e anche la caratterizzazione dei personaggi con i loro nomi più che emblematici, pare tipico del fantasy. Però potrebbe essere un buon regalo di Natale, per chi ama il lieto fine e le letture scorrevoli.
"Quello che è veramente speciale è non averne nemmeno uno."
> Rivalutazione della normalità? Che poi non è così facile da considerare.
Mi sembra che la frase-chiave sia quella che già è stata evidenziata nei commenti precedenti.....libro ideale per letture tranquille e che non impegnino eccessivamente. Ci vuole anche quello ogni tanto!
Concordo con entrambe. ;)
?(?) Così adesso tutti gli amici di Tom sono supereroi. Ma siccome ognuno di loro ha qualche superpotere, e anche tutti i loro amici, nell?ambiente avere superpoteri non è considerato niente di speciale. Quello che è veramente speciale è non averne nemmeno uno. Non riescono neanche a immaginarselo, loro, come dev?essere vivere senza superpoteri. Gli sembra impossibile? (p. 18).
"L?illusione di ordinare quel che non ha principio né fine, soltanto e incredibilmente esiste" >> ehehe, quando il Franchi ha la tastiera particolarmente ispirata sono emozionato
****
"Tutti i miei amici sono supereroi, a parte me. Forse proprio per questo riuscirò nell?impresa di non essere più invisibile al suo sguardo. Dominerò il presente come non m?era mai riuscito, e le ruberò un sorriso. Domani, certo. Domani. " magari mi presento, mi chiamo Goldrake ed ho ali di cera (a volte). Però mi piace il sole. Bella, quanto fantastica, la pagina. Romanzo apparentemente nelle mie tese corde.
:).
*
Sì, e richiederà la tua adesione totale, perché a un tratto ti apparirà fumettistico, a un tratto ludico, infine vero. e dolorosamente romanticamente totalmente vero.
http://www.youtube.com/watch?v=V99rwyZNviQ
Ma dove li trovi libri del genere? E soprattutto... i classici della Letteratura li hai accantonati o li hai già tutti letti?
(la risposta devi avermela già data, una volta. ma il mio secondo nome è amnesia. il primo non lo ricordo)
Ovviamente la mia prima domanda è retorica. Credo che tu sia l'unico cristano al mondo che sceglie i libri in base alla casa editrice. :)
"Hai qualche libro da consigliarmi?"
"Beh, sì, due Castelvecchi, un Meridiano Zero. Ah, no, ti ho mai parlato dell'ultimo catalogo di Arcana?"
Ecco, una cosa del genere. Dovresti inizare a scrivere, sai. Leggi troppo.
Per amor dell'arte, non fare la birba più di quanto già sia. Ché Dio è indaffarato a scegliere un nuovo costume della McDonads, sennò...
Ma padre, è che c'è un diavolo in me...
Hai davanti a te uno sciupafemmine, figliuolo :)
Del resto è solo un giuoco.
Macchiaiuoli, nevvero. Macchiaiuoli.
La semiconsonante j ha un che di rocambolesco. Quanti iati ha fatto innamorare.
Suvvia, giovine, ora si va troppo al largo. Sennò ti sculaccio a suon di "Lector in fabula".
Ha ragione, Pio. Seguirò la luce che è gratia et canoscenza. E patirò sudore, lacrime e sanguine.
13. E' che sto cercando di essere assolutamente contemporaneo, e di capire il tempo nostro - nella scrittura in primis - dopo aver dedicato tanto tempo alle società e alle epoche passate.
14. Sull'editoria, sai come la penso. Soprattutto per le collane "italiane", l'editore è come un altro autore. La nostra epoca dovrà generare una storia della letteratura per editor o collane, non più per movimenti. Almeno: se continua così, sicuro.
Mi ha molto divertita anche se grattando sotto tutta la metafora imbastita è una storia di riflessione.
Dopo un attimo di smarrimento e di orientamento tra tutti i nomi la lettura scorre piacevolissima. Certi personaggi sono una meraviglia, penso ad Ambrose ma anche al Venditore di amore (gli avevo creduto), i mostri d'ansia...
leggendo tra i commenti, forse è troppo forte la percezione del fumetto...è fumettistica la situazione, da striscia appunto...ma, insomma, non è un fumetto.
:)
[Kaufman] doppio incipit
[Kaufman] doppio incipit eliminato
[Kaufman] Letto e commosso.
[Kaufman] Letto e commosso. Certo è un libretto brevissimo, lo si legge in pochissimo. Certo è una favoletta. Ma alla fine si resta con l'impressione di non aver letto qualcosa di così semplice. Da leggere in parallelo a "La fortezza della solitudine" di Jonathan Lethem.
[lethem] perché non ne scrivi
[lethem] perché non ne scrivi qui su Lanke, amice?