Karlsen Patrick

Postnovecento

Autore: 
Karlsen Patrick

ORDINE DAL CAOS

Confesso di non capire la poesia. Ricordi di versi in rima e metriche millimetriche, poc’altro. Dunque. Davanti a questo postnovecento, sensazione di stare davanti a un quadro. (Picasso? Kandinsky?). Come ascoltare musica classica contemporanea. Glisso sulla prima metà del lavoro scivolandoci sopra con stupefatta incomprensione. Strano modo di scrivere poesia. Strano linguaggio. Innesti, a intervalli irregolari di vocaboli pregni di macchine e metallo

Dovessimo riconquistare una dimensione eroica
Sopravanzando l’umano la carne e il sangue
Nelle aspirazioni di freddezza e di silicio

Silicio? Silicio in versi? Ricordo fiori e sonetti d’amore e bucolici paesaggi e pioggerelle e spiagge scabre ed essenziali. Silicio? Mai.

E poi questa alternanza - poesia e prosa in una stessa raccolta - tentativo di Canti Orfici. Mai prima ho visto questi innesti, queste parole di moderna agonia, di secolo breve strozzato.
Scatta con Memoriedicyborg l’inizio di una comprensione. Ricordi, di rime spezzate di un novecento scomparso, ricordi estranei, tramandati da fili intessuti in vite non nostre.
Scatta qualcosa e il linguaggio si fa concetto. Ordine dal caos.

Attraverso strapazzate metafore e stridere di dissonanze si dipana un ritratto che è davvero postnovecento; dalla rottura di ogni schema metrico, dalla scelta di un linguaggio che è avvicendarsi caotico (non casuale) di moderno e di antico, parole che fluiscono in versi irregolari come un torrente in piena, metafora. Questo linguaggio è postnovecento.

Allegoria di una società stravolta nei costumi, impregnata di passato e lanciata a corpo perso verso il futuro, allegoria di un ordine scomparso, allegoria di campagne che si tingono di cemento, di dicotomie stridenti. Allegoria dell’io di chi vive a metà, ancorato dalla gioventù al secolo breve ma inevitabilmente proiettato in questo nuovo dopo di silicee incertezze.

E qui il grande miracolo della dinamica caotica; come un'immane cascata che rompe il lineare fluire del fiume, introduce strutture nuove ed inattese. Mulinelli, splendidi vortici, tra cui si scorgono sprazzi di realtà più profonde. Improvvise zone di quiete in cui appare la Trieste amata che sprofonda nel gorgo di incognite non lineari.

Trieste è poco o niente
… E che io ho perduto
Per non dire che quella, che Trieste,
morti a parte, ormai è poco nulla

Ecco, poco o nulla. Ma con coscienza di differenza tra i due concetti. E voglia di scoprire altro fra pieghe postmoderne di un nuovo millennio, di esplorare altri orizzonti poetici, dove nessuno ha mai osato prima.

Qualche annotazione a margine

Ammetto candidamente di non leggere poesia. Non più di un paio di raccolte all’anno, di solito gli Ossi di seppia e un’altra scelta casuale. L’ultima volta Corazzini. Mettere le mani su questo Karlsen e commentarlo è probabilmente stata impresa azzardata. Devo ammettere che le prime poesie non le ho digerite molto bene, troppo imbarazzato davanti alla novità di un autore che rifiuta ogni struttura predefinita. Sapevo che la poesia, seguendo l’esempio della musica e dell’arte, aveva abbandonato gli schemi tradizionali ottocenteschi, ma una simile rottura non l’avevo incontrata prima. Prima di entrare davvero nel testo (penso di esserci riuscito almeno in parte) ho dovuto collocarlo in un contesto. A un dato momento mi sono ricordato della terza rivoluzione scientifica quella che studiando movimenti apparentemente caotici ha cominciato a scoprire l’esistenza di strutture altamente complesse, globalmente capaci di creare forme nuove, sconosciute alla meccanica ottocentesca.

Il segreto è l’abbandono dello studio del singolo dettaglio in favore di una visione globale. Ho provato a fare esattamente questo, a smettere di cercare una struttura, di scoprire dove accidenti stava l’assonanza con il primo verso, e ascoltare come fluiva l’insieme del testo. Abbastanza sorprendentemente ha funzionato. Si formavano improvvisamente nuove strutture, musicalità inattese, e il confine tra prosa e poesia si faceva meno nitido. Miracoli della morfogenesi.

Non so se questa novità sia da imputare a Karlsen o ad altri autori suoi predecessori, so che è strada nuova e florida e che la vedo costellata di numerose straordinarie opportunità.

E che in definitiva il senso della poesia, quella componente della poesia che è res vera trova maggiore sfogo qui, in un linguaggio che imitando il pazzesco evolvere del nostro presente ci apre anche una speranza nuova, di arte e di bellezza, la dove non speravamo di trovarne più.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE 
Patrick Karlsen (Genova, 1978), poeta, storico e critico letterario. 
Patrick Karlsen, “Postnovecento”, Edizioni del Catalogo, Roma 2005.
Prefazione di Gianfranco Franchi.
 
ISBN/EAN: 
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Commenti

Così è quasi in ordine. Domani a mente vuota rileggo e eventualmente taglio e aggiusto.
Comunque Patrick, scritto della madonna, troverà il successo che merita.

Ora meglio. Giustificato e rimpicciolito.

"E che in definitiva il senso della poesia, quella componente della poesia che è res vera trova maggiore sfogo qui, in un linguaggio che imitando il pazzesco evolvere del nostro presente ci apre anche una speranza nuova, di arte e di bellezza, la dove non speravamo di trovarne più."

> splendida chiosa. Patrick ne sarà orgoglioso.

"Ho provato a fare esattamente questo, a smettere di cercare una struttura, di scoprire dove accidenti stava l?assonanza con il primo verso, e ascoltare come fluiva l?insieme del testo. Abbastanza sorprendentemente ha funzionato. Si formavano improvvisamente nuove strutture, musicalità inattese, e il confine tra prosa e poesia si faceva meno nitido". Mica poco, è un gran complimento per il caro Patrick. Anche qui, in questo pezzo, vince l'originalità: nulla di già detto. Ottimo.

Davvero. Un gran complimento, e un grandissimo piacere che il mio (nostro, del fu Catalogo) libro sia stato letto da una intelligenza come la tua.

La tua scrittura mi affascina, caro Thomas. È linda, pulita, essenziale, specchio eccellente della qualità del tuo ragionare.
Grazie di cuore per il tempo e l'attenzione che mi hai dedicato.