Karlsen Patrick

Postnovecento

Autore: 
Karlsen Patrick

L’IMMORTALITÀ NEL GESTO MINIMO

Hope is a knave befools us evermore,
Which till I lost no happiness was mine.
I strike from hell’s to grave on heaven’s door:
All hope abandon ye who enter in

(Samuel Beckett, “Pseudo-Chamfort”).

Patrick Karlsen è un artista triestino, sanguemisto, classe 1978. Talentuoso ed eclettico figlio d’una città di splendida tradizione letteraria, ricade anche su di lui la responsabilità d’esserne prima e nuova espressione nel post Novecento: con l’intelligenza, la profondità e la sensibilità d’un giovane storico, che canta in versi e in prose la condizione dell’intellettuale nel tempo nuovo.

La poesia di Karlsen si fonda su tre colonne portanti: l’impegno e la satira civile e politica; l’intimismo e il sentimentalismo; l’insofferenza e lo spaesamento di fronte alle innovazioni tecnologiche. È l’artista che sogna di “agguantare le nuvole sulle rotaie”, per restituire ai suoi contemporanei la dolcezza e l’umanità di tempi e ritmi estranei alla frenesia e all’esasperazione della società odierna: è inquieto, ferito e rabbuiato nella consapevolezza dell’isolamento dell’intellettuale, basito e scosso dalla sensazione d’estraneità alla neo-lingua italiota propagandata dai media e imposta dalle innovazioni tecnologiche; s’è incarnato l’incubo vagheggiato e titillato dai futuristi, siamo nel tempo in cui leggiamo sui led e per scintillanti comandi ci ritroviamo a pensare per check, press, confirm. In “tempo reale”. Oh, abort.

Karlsen vive in una nazione irriconoscibile, che pretende pacificazione e comunanza della memoria per via d’amnesie o d’oblio o di partigiana revisione: è un cittadino che sente la responsabilità di testimoniare l’alta lezione politica, civile e democratica dei Padri della Repubblica, e rifiuta le logiche nuove che cercano respiro nello “Stivale accartocciato sconvolto”.
“Nella veronica acerba d’un ballottaggio / postindustriale” (“Dieci di giugno”), infatti, “l’Italia è uno scoglio dove / si squaglia a banchi il cerone; contrada / dei trastulli, delle paraboliche in fiore, / delle banane illiberali in corteo. A te / consegnerò un astro nuovo, ove le foche / stenteranno in pace: e non ci sarà / più traccia di corrotte entità umane” (“Il regalo”). Corruzione, culto dell’immagine fine a se stesso, caducità e precarietà di tutto: flessibile s’è fatta non solo la condizione del lavoratore, ma l’esistenza e il senso della verità e della realtà. Sopraffatto dalle aberrazioni delle violazioni dell’etica, della morale, della democrazia e dell’intelligenza, asfissiato dalla de-umanizzazione nelle interazioni tra individui, lacerato dalla coscienza d’essere incapace d’esser servo d’un potere illiberale, l’artista e l’intellettuale può e deve gridare di rabbia e di dolore – e sussurrare e sorridere solo quando si rivolge al suo amore, alla coscienza d’un amico, al microcosmo della sua esistenza. Spegnendo lo stomacante “chiasso della televisione”, Karlsen si va allora guardando attorno cercando “l’immortalità nel gesto minimo”.
È una corazziniana e gozzaniana poesia delle piccole cose: minimalista ed intimista, essenziale e postromantica.
“Scrivo di quel niente di profilo ed è tutto, / il niente è la parola della poesia, tutto”.

Nel nostro nebuloso e grigio panorama letterario si propone e si staglia la voce di uno storico che conosce e domina la poesia: e fondendo e ibridando l’essenza del suo ruolo di ricercatore e creatore di bellezza va costituendo un’opera nuova; è un libro che ripudia il disordine e la feroce indifferenza della contemporaneità, rinuncia alla volgare normalizzazione figlia della menzogna idolatra della società dell’immagine, e si lascia leggere e interiorizzare, nel tempo: padre di pensieri fertili e solari: nel segno e nel destino d’una rigenerazione d’un popolo, dettata dal dominio delle arti, e della letteratura.

What is that sound high in the air
Murmur of maternal lamentation
Who are those hooded hordes swarming
Over endless plains, stumbling in cracked earth
Ringed by the flat horizon only
What is the city over the mountains
Cracks and reforms and bursts in the violet air
Falling towers
Jerusalem Athens Alexandria
Vienna London
Unreal

(Thomas Stearns Eliot, “The Waste Land”)

***

Fin qua, il testo è quello che ho pubblicato come prefazione al tuo libro, amico e fratello mio. Aggiungo qui qualcosa che non potevo scrivere in sede "ufficiale". Avrei voluto leggere questo libro da semplice lettore, e non da tuo co-editore e da tuo vecchissimo amico. Perché so che se ti avessi letto da semplice lettore avrei amato davvero questo libro, e avrei gridato al capolavoro, emozionandomi e riponendo in te tante speranze per il futuro della cultura e della Letteratura di questa nazione. La mia odiosa vena d'autocontrollo me l'ha impedito - e la prefazione è forse fredda, e qualcuno arriverà a chiamarla incolore. Hanno ragione - chi critica questo testo è un lettore sensibile e intelligente. Se avessi scritto la verità, sarei sembrato più estremo e "atipico" del solito. Io non so frenarmi, frenarmi mi fa un male tremendo. È andata così: mi sono frenato. Questo volevo dirti - che è un onore immenso esserti stato prefatore, editore e lettore - ancor più, potermi dire tuo. Nel tempo, e oltre questo tempo


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Patrick Karlsen (Genova, 1978), poeta mitteleuropeo.

Sin dall’infanzia vive a Trieste, dove gode oggi di una borsa di studio, dopo la laurea in Storia. È stato tra i collaboratori di «Der Wunderwagen», rivista letteraria indipendente diretta da G. Franchi; e tra i fondatori del foglio universitario «Lighea» di Trieste.

Patrick Karlsen, “Postnovecento”, Edizioni del Catalogo, Roma 2005.

 

Gianfranco Franchi, febbraio del 2005. Apparso qua e là, negli anni

A te, fratello mio, con tutta la mia anima.

ISBN/EAN: 
8889697008

Commenti

Padre di pensieri fertili e solari.

Sappi che il tuo libro sta ancora circolando. A Roma, durante la presentazione di "Disorder", una copia di "Postnovecento" è stata consegnata - come ricco omaggio - a ogni acquirente. E giorno dopo giorno altre ne circolano. Ormai t'avvicini a quota 900 copie in circolazione. Con un editore morto alle spalle, mi sembra notizia non da poco:).

Secondo IBS, "Normalmente disponibile per la spedizione entro 4-5 settimane" - difficile considerando che abbiamo chiuso 2 anni fa. In ogni caso, qualche copia circola ancora, in gran segreto... casa per casa...

And death shall have no dominion.
Dead men naked they shall be one
With the man in the wind and the west moon;
When their bones are picked clean and the clean bones gone,
They shall have stars at elbow and foot;
Though they go mad they shall be sane,
Though they sink through the sea they shall rise again;
Though lovers be lost love shall not;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
Under the windings of the sea
They lying long shall not die windily;
Twisting on racks when sinews give way,
Strapped to a wheel, yet they shall not break;
Faith in their hands shall snap in two,
And the unicorn evils run them through;
Split all ends up they shan't crack;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
No more may gulls cry at their ears
Or waves break loud on the seashores;
Where blew a flower may a flower no more
Lift its head to the blows of the rain;
Though they be mad and dead as nails,
Heads of the characters hammer through daisies;
Break in the sun till the sun breaks down,
And death shall have no dominion.

www.youtube.com/watch?v=nsVvxWeOAsc

archivio KARLSEN + copertina

archivio KARLSEN + copertina