Jünger è stato un grande maestro che è entrato dentro l’anima del Novecento, cavalcando le tigri del secolo; nel dominarne i flussi ideali è rimasto sempre attuale e, anzi, è riuscito sempre a rivelarsi profetico. Un autore con cui bisogna per lungo tempo fare i conti: perché la sua opera descrive la crisi e le contraddizioni facendosi interprete di una reale inquietudine dell’uomo e della rottura con il suo mondo. Tutta la sua opera rappresenta una cifra stilistica di rara coerenza: Jünger è stato interprete del disordine, del caos e dei miti fondamentali di un’intera epoca. Insomma il grande pensatore è il Novecento con tutta la sua drammaticità.
Dalla considerazione dell’uomo a quella della Storia la memoria dell’autore, più problematico del pensiero contemporaneo, non vacilla mai e si propone come guida spirituale per orientarsi oltre il muro del tempo. “La strada da percorrere conduce al di là del punto zero, conduce oltre la linea, oltre il muro del tempo,e attraverso di esso” scriverà Jünger nel ’48.
Quando il pensatore passa al bosco e vuole vedere cosa c’è oltre il punto zero scrive forse le sue opere più significative. Qui inizia la sua maturità in cui il contemplatore solitario affida all’ebbrezza e al visionario una meditazione alterata da stati di coscienza che tendono verso abissi imperscrutabili.
A questo straordinario periodo risale lo straordinario racconto Visita a Godenholm (traduzione di Ada Vigliani, Adelphi, pp. 114, 9 euro), uscito per la prima volta in Italia nel 2008. In questa meravigliosa avventura dello spirito, scandita dai ritmi metafisici dell’ebbrezza, evocata dai mondi lontanissimi della visione, Jünger alimenta le scintille dell’oscurità e nell’ attraverso e l’oltre riesce finalmente ad affacciarsi al di là del fatidico muro del tempo, dove il pensiero non basta più e finalmente l’invisibile può essere visibile.
Nel libro si racconta di un viaggio pieno di allucinazioni su un’isola sperduta nel Mare del Nord di un piccolo gruppo di persone (un medico, uno studioso della preistoria, è una bellissima donna nordica) sulle tracce di un uomo misterioso. L’aspirazione che accomuna i viaggiatori è quella di conoscere il vero sé che si nasconde dietro il gioco comune dell’apparenza. Sull’isola vive Schwarzenberg, un eremita che ha fatto dell’avventura dello spirito la sua ragione di vita. Questo signore della luce, che sa anche essere principe delle tenebre, inizierà i suoi ospiti a un’esperienza unica e irripetibile in un mondo interiore che essi non avevano mai sondato. I protagonisti si lasceranno conquistare dal’allucinazione e dal delirio del maestro che evocherà sogni e incubi.
Il racconto è uno straordinario insieme di visioni nel quale Jünger si interroga sulla finitezza della vita dell’uomo e della conoscenza basata sull’esperienza concreta, spalancando gli abissi a un infinito altrove dove il cogitare non basta più. “E tuttavia Moltner sbagliava nel credere che quello non fosse il luogo adatto per allenarsi alle ascensioni dello spirito. Da questo punto di vista Schwarzenberg aveva fatto una buona scelta. In fondo ciò ch angustiava Moltener era, come sempre,soltanto la preoccupazione per la sua vecchia carcassa. Sapeva bene che il naufragio era già avvenuto e che adesso navigava su una zattera di rottami legati assieme. La sicurezza veniva meno, i valori diventavano provvisori, e tuttavia si restava ancora nell’ alveo della tradizione, e c’erano molti obblighi, ma altresì momenti in cui godersi la vita. La zattera naturalmente era fragile e un puro mezzo di fortuna. Una volta che quelle corde avessero ceduto, sarebbe rimasto solo l’abisso insondabile degli elementi – e chi avrebbe potuto affrontarlo? Ecco la domanda che assillava gli uomini. Vivevano tutti proiettati verso la catastrofe - non più balzandosi come un tempo, ma in un’angoscia apocalittica”.
Nell’ebbrezza che fa conoscere un mondo di luce e d’ombra Jünger coglie il naufragio della ragione e la sua deriva. In queste pagine visionarie si trova la chiave di volta del pensiero del grande scrittore tedesco: la logica combinatoria dell’immobilità spazio-tempo giunge alla percezione dell’enigma: la Civiltà tout court che trova la sua chiave maestra nei valori della Tradizione. Questa è la verità che ci riconduce alla singolare tradizione in cui Jünger sempre si riconosce, dando sempre per dimostrato il primato del metafisico sull’etico. È il superamento del Meridiano Zero. Nei domini e nei luoghi imponderabili delle visioni, che vengono fuori da queste pagine scritte sotto la dettatura dell’ebbrezza, Jünger è l’uomo che vede per due volte la cometa di Halley, che attraversa due guerre mondiali, che osserva il paesaggio della ruralità aristocratica degli Junker prussiani all’insorgere ed all’avvento dell’era della Tecnica con la sua capacità mobilitante, anticipandone i pregi e gli inevitabili rischi.
Il suo occhio raggiunge grandi abissi. A ogni abisso corrisponde una visione sospesa sempre tra realtà sensibile e spirituale. Come se il sentimento oscuro della perdita del tempo sull’isola cogliesse i visitatori impreparati e stupiti a capire il senso ultroneo di quel silenzio.Ma l’esperienza della visione jüngheriana non contempla il mutamento ma il riconoscimento dell’essere e dell’essenza nella suprema identità incarnata dalla dedizione all’idea, che rende impavidi, persino crudeli. Questa esperienza non abbandonerà più Jünger. Molti anni dopo, infatti, scriverà Avvicinamenti, straordinario libro intorno al tema dell’ebbrezza. Il libro è la fenomenologia degli stati alterati di coscienza in cui l’autore rievoca le esperienze giovanili con la birra, l’etere, il cloroformio e l’LSD. “L’ebbrezza conduce alla frontiere del tempo, non solo a una qualche effimera porzione di tempo, ma al mistero stesso del tempo, e quindi in prossimità della morte”.
Leggendo queste parole comprendiamo un fatto importante. Se Jünger con la sua fantasia non fosse sbarcato a Godenholm, non avrebbe raccontato con il suo sterminato oceano di parole, di idee, di testimonianze l’insondabile forza sconosciuta che è nascosta nel nostro mondo interiore. La via che può svelare l’unico vero modo di essere attuali: il presente non è altro che un attimo di passato e di futuro che s’incontrano.
BREVI NOTE
Ernst Jünger (Heidelberg, 1895 - Wilflingen, 1998), scrittore e filosofo tedesco. Esordì pubblicando “Nelle tempeste d’acciaio” nel 1920. Studiò Filosofia e Scienze Naturali a Lipsia.
Ernst Jünger, “Visita a Godenholm”, Adelphi, Milano 2008.
Traduzione di Ada Vigliani. Pp. 114, 9 euro.
Prima edizione: Besuch auf Godenholm, 1952.
Approfondimento in rete: WIKI It / Juenger.org / Anarch / Centro Studi La Runa / Kirjasto /
In LANKELOT:
Nicola Vacca, 2008
Commenti
NICOLA VACCA racconta...
"Quando il pensatore passa al bosco e vuole vedere cosa c?è oltre il punto zero scrive forse le sue opere più significative. Qui inizia la sua maturità in cui il contemplatore solitario affida all?ebbrezza e al visionario una meditazione alterata da stati di coscienza che tendono verso abissi imperscrutabili.
A questo straordinario periodo risale lo straordinario racconto Visita a Godenholm (traduzione di Ada Vigliani, Adelphi, pp. 114, 9 euro), uscito per la prima volta in Italia nel 2008. In questa meravigliosa avventura dello spirito, scandita dai ritmi metafisici dell?ebbrezza, evocata dai mondi lontanissimi della visione, Jünger alimenta le scintille dell?oscurità e nell? attraverso e l?oltre riesce finalmente ad affacciarsi al di là del fatidico muro del tempo, dove il pensiero non basta più e finalmente l?invisibile può essere visibile".
Buona lettura!
SPECIALE JUNGER:
www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2943.0
in itinere!
grandissima idea lo speciale su Junger, leggerò sicuramente tutte le recensione, grazie!
Avevo intenzione di leggerlo e recensirlo, ma sono stato preceduto dall'ottimo Nicola. Era comunque un intento non realizzabile prima di febbraio-marzo, visti tutti gli arretrati che ho.
accadrà lo stesso;)
5 - Se lo dici tu;) é che ultimamente m'ha preso un po' di pigrizia a scrivere. C'ho una decina di pezzi su libri e film prenotati e ancora non portati a termine. Dovevo essere più avveduto, visto il periodo. é che, come ben sai e come è giusto per Lankelot, io non scrivo tanto per scrivere. Se lo faccio lo faccio con tutti i crismi del caso. Quindi con impegno e dedizione totale. Cosa che ora non riesco a fare con la continuità di qualche mese fa.
aggiornato l'archivio EJ in
aggiornato l'archivio EJ in calce