“Di notte resta sveglio, ultimamente, e i pensieri colano. Ma stasera è diverso e il mondo si riversa nel vuoto che ha dentro, come quando immergi una tazza nell’acqua” (pag. 9).
Scompaiono i rumori, le voci, i suoni, scorrendo le pagine de “Le cose che non vogliamo più” dello scrittore gallese Cynan Jones, giunto alla seconda prova dopo il valido romanzo d’esordio “La lunga siccità”. Ci si spoglia degli scarti delle nostre vite e ci si raccoglie in una dimensione privata, intima, carica di una dolorosa solitudine, dove si nasconde, forse, la speranza di un futuro riscatto. Accompagnati da una prosa rarefatta che lambisce da un lato le lande della poesia e dall’altro ricorda lee le scarne ma luminose pagine del Cormac McCarthy de “La strada” e quelle umide e polverose dei racconti di Breece D'J Pancake, si finisce quasi per andare alla deriva leggendo questo meraviglioso romanzo da dove viene abolita ogni oggetto, parola, commento, sensazione di troppo. Togliere, ridurre, prosciugare, perdere. Eliminarsi come le scogliere che si sgretolano la notte sulla costa del paesino dove Cynan Jones ambienta questa storia di abbandono e riscatto.
Personaggio principale attorno a cui ruota la narrazione è Alan, un netturbino, la cui vita sta andando a rotoli. Si sta lasciando dalla moglie, con la giovane figlia ha un rapporto quasi assente e alle porte bussa un futuro fatto di alcolismo, solitudine, problemi fisici, insomma, niente di buono per quest’uomo all’orizzonte. Intorno a lui si muovono e vivono di vita propria la moglie Fiona, colta sul punto di cominciare una nuova vita ma corrosa dai dubbi; gli amici e colleghi di Alan, Ben e Callum, il primo che vorrebbe tanto dedicarsi solo alla pesca, il secondo che vive esclusivamente per il biliardo e sogna di diventare un campione; Suzie, che gestisce una piccola tavola calda, che se avesse abbastanza soldi vorrebbe acquistare, e che s’interroga su una possibile futura relazione con Alan; Jen, una giovane cameriera innamorata di Callum e prossima ad abbandonare il paese per cercare fortuna in città. Le loro sono storie che si intrecciano e che si muovono nel flusso costante di pensieri e segreti, nelle piccole azioni quotidiane, nel silenzio delle proprie case, nella ripetitività dei propri lavori, delle sconfitte inaspettate , nella sabbia dolce e nelle onde del mare che accolgono fra le sue braccia questi uomini e queste donne.
Se la lingua è forse la qualità migliore di questo romanzo, una lingua di non immediata fruizione ma restituita da una traduzione accorta e difficile, come confessa la traduttrice Gioia Guerzoni “La sfida maggiore della traduzione […] è stata quella di accettare di perdere qualcosa, e soprattutto condividere l’economia di parole che caratterizza la scrittura di Cynan Jones: scarna ed esatta, perfettamente priva di “scarti”. […] Quindi ho tentato di scegliere le parole più discrete e invisibili, per fare in modo che si posassero quasi di soppiatto nel testo. Un’altra presenza costante sono i pensieri di tutti i personaggi, che parlano poco ma vivono nella solitudine della propria mente. Pensieri a volte confusi, smarriti, ma anche silenziosamente in pace con il mondo”, due sono gli altri grandi pregi di quest’opera: la struttura a incastro che permette un maggiore dinamismo ad un romanzo altrimenti troppo ingessato e la capacità di costruire dei personaggi e una trama credibile e distante dalla via più facile.
Cynan Jones avrebbe infatti potuto scegliere di scadere nell’ossessione, ovvero nel costruire dei personaggi che si buttano via, si autodistruggono, dei perdenti standard che vedono la propria vita andare a rotoli, dei perdenti a una dimensione che conquistano facilmente le simpatie dei lettori. I suoi personaggi invece siamo noi, con le nostre vite, le nostra difficoltà, le nostre insicurezze, le nostre aspirazioni tradite, le nostre giornate che ci sembrano ripetitive ed esauste e che invece nascondono dietro l’angolo qualcosa di inaspettato che bisogna però saper cogliere e affrontare.
Non è una colpa non volere più qualcosa perché per continuare a vivere, per poter superare il dolore bisogna perdere necessariamente qualcosa di noi stessi. “Sono le cose che buttiamo via, non le cose che raccogliamo. Quello che non facciamo. Quello che non prendiamo. Le cose che non diciamo. È il processo di scoprire quello che non vogliamo, alla fine, e non quello che facciamo. Buttarli via, non convivere con gli scarti. Ed è dura quando scopriamo di non volere qualcosa che pensavamo di volere tanto, oppure a volte non arriviamo nemmeno a scoprirlo.” (pag. 166)
In “Le cose che non vogliamo più” ci sono pagine che commuovono, come quelle dedicate alla giovane Jean che vorrebbe una semplice risposta, che vorrebbe ballare col proprio amato prima di andarsene e che invece viene sacrificata per un sogno. Per un altro sogno. Per un sogno, forse egoista, ma pur sempre un sogno. Non ci sono personaggi da giudicare in questo romanzo, azioni giuste o sbagliate ed è splendido come Cynan Jones delinea la fine della relazione fra Fiona e Alan, non parteggia, non si schiera da una parte o dall’altra ma ci restituisce, con una raffinatissima indagine psicologica, la fine di un amore, un amore che muore di consunzione come spesso accade nella vita di tutti i giorni.
Pagina dopo pagina questi personaggi si smontano e si trasformano in uomini che vivono non solo all’interno di un romanzo davvero indimenticabile ma anche dentro ciascuno di noi.
Edizione esaminata e brevi note:
Cynan Jones è nato in Galles nel 1975. Il suo primo romanzo, La lunga siccità (Isbn, 2009), è stato ottimamente accolto dalla critica. Nel 2008 e nel 2010 ha partecipato al Festivaletteratura di Mantova nell’ambito di Scritture giovani.
Cynan Jones, “Le cose che non vogliamo più”, Isbn, Milano, 2011. Titolo originale “Out onto the Water”, 2010. Traduzione di Gioia Guerzoni.
Tutto Cynan Jones + RASSEGNA STAMPA it
Andrea Consonni, febbraio, 2011.
Commenti
[Le cose che non vogliamo
[Le cose che non vogliamo più] Seconda prova di Cynan Jones.
[cynan jones] carico subito
[cynan jones] carico subito in prima. Grande Andrea.
[le cose che non vogliamo
[le cose che non vogliamo più] aggiungo il link alla rassegna stampa italiana, che sta prendendo forma in questi giorni. C'è chi l'ha associato a McCarthy, qualche giorno fa...sembrate tutti d'accordo:)
[guerzoni, cynan jones] una
[guerzoni, cynan jones] una delle cose che più mi sono rimaste impresse del tuo articolo, a distanza di giorni, è questa bellissima confessione della traduttrice:
“La sfida maggiore della traduzione […] è stata quella di accettare di perdere qualcosa, e soprattutto condividere l’economia di parole che caratterizza la scrittura di Cynan Jones: scarna ed esatta, perfettamente priva di “scarti”. […] Quindi ho tentato di scegliere le parole più discrete e invisibili, per fare in modo che si posassero quasi di soppiatto nel testo."
> davvero lirica e ispirata.
[cynan jones, le cose che non
[cynan jones, le cose che non vogliamo più] ecco, e questa sarebbe stata una grande quarta di copertina:
“Sono le cose che buttiamo via, non le cose che raccogliamo. Quello che non facciamo. Quello che non prendiamo. Le cose che non diciamo. È il processo di scoprire quello che non vogliamo, alla fine, e non quello che facciamo. Buttarli via, non convivere con gli scarti. Ed è dura quando scopriamo di non volere qualcosa che pensavamo di volere tanto, oppure a volte non arriviamo nemmeno a scoprirlo.”
> scelta estremamente indovinata posizionare questo frammento nel tuo pezzo, andrea - bravo. E' da meditazione. Altra recensione partecipata, ma incredibilmente equilibrata. Si sente tutta la tua passione e la giusta freddezza in sede di giudizio. Bene.
[Guerzoni - Cynan Jones] sì,
[Guerzoni - Cynan Jones] sì, la sua è una confessione ispirata e che merita un plauso. In questi giorni sto rileggendo per l'ennesima volta Infinite Jest e mi chiedo come abbia fatto Edoardo Nesi a tradurlo.
[nesi, infinite jest]
[nesi, infinite jest] dovresti intervistarlo.
[Nesi-Infinite Jest] Sì, mi
[Nesi-Infinite Jest] Sì, mi piacerebbe molto intervistarlo e parlare di Wallace con lui.
[Le cose che non vogliamo
[Le cose che non vogliamo più] Sì, credo che fra i riferimenti ci potrebbe essere lui, anche se poi bisognerebbe leggerlo in lingua originale per vedere se ci sono veramente delle similitudini evidenti. I periodi brevi in molti casi possono mascherare le difficoltà dell'autore ma in questo caso l'autore ha trovato un equilibrio perfetto. Come dire, quando c'è un punto, doveva esserci un punto e nient'altro. Il lavoro che c'è dietro questo libro deve essere stato impressionante.
[cynan jones, scrittura] in
[cynan jones, scrittura] in questo senso ero e rimango molto curioso di studiare con calma questo libro: "La lunga siccità" era stata una prova di estremo interesse, proprio per la capacità di cercare l'essenzialità assoluta del linguaggio. Diciamo che quanto mi anticipi è più che confortante.
[Cynan Jones] Molto simili,
[Cynan Jones] Molto simili, eppure molto diversi, i due libri di Cynan Jones... bel pezzo, davvero sentito.
[Cynan Jones] Grazie Rapace.
[Cynan Jones] Grazie Rapace.