Jansson Tove

L'onesta bugiarda

Autore: 
Jansson Tove

Autrice (e disegnatrice) assai nota per i libri dedicati all’infanzia in cui un magico estremo Nord si popola stagionalmente di esseri fantastici e spassosissimi (i Troll Mumin e i loro amici), Tove Jansson (1914-2001), che alle fiabe dedicò quasi cinquant’anni, si cimentò a partire dagli anni Settanta – pur se in misura minore - anche con una scrittura dedicata al pubblico adulto, ove gli elementi del paesaggio nordico si fondono armoniosamente con gli uomini che lo abitano.

L’onesta bugiarda (pubblicato nel 1982), rivela una profonda conoscenza dell’animo umano, e segna in realtà uno stacco con la precedente produzione per bambini: l’Autrice, scrive nella prefazione Carmen Giorgetti Cima, “decise che era tempo di guardare la realtà dritto negli occhi, di abbandonare coscientemente le proprie illusioni” (p.8).

E le due anime di Tove Jansson - quella sognatrice e quella più disincantata - si incarnano così nella figura di due donne opposte per indole ancor prima che per interessi e stile di vita: la giovane, severa e pragmatica Katri Kling, molto dotata per i calcoli e l’equità a tutti i costi – e per questo rispettata, sì, ma non amata dalla comunità – e la vecchia Anna Aemelin, illustratrice di libri per bambini, persa in un mondo tutto suo dove ogni cosa è coperta da un velo di bugie buone che rendono la vita più accettabile. 

L’incontro tra le due donne diventa naturalmente uno scontro tra forze titaniche di chi vuole per forza smascherare inganni e far quadrare i conti (neppure tanto metaforicamente) e chi preferisce nascondersi in un sottobosco minuziosamente disegnato e abitato da conigli a fiori (l’alter-ego della Jansson qui è evidentissimo) fingendo di non vedere (e dunque fingendo di non subire) soprusi e umiliazioni.

La neve perenne di un paesaggio buio e ovattato che copre e nasconde le cose e i sentimenti e il gelo di lunghi mesi invernali che costringe a una solitudine forzata anche quando non sarebbe necessaria, circondano il villaggio dove – naturalmente agli estremi opposti – vivono la giovane Katri con il fratello minore Mats e l’anziana scrittrice.

Il sogno segreto di Katri – permettere a Mats di progettare e costruirsi una barca – trova una possibilità di realizzazione insperata proprio nella generosità ingenua di Anna. L’incontro apparentemente casuale fra le due donne, e soprattutto il seguente legame di odio-amore tra le due è opera attenta di un lavorio sotterraneo che porta Katri a poco a poco a occuparsi di tutti gli aspetti dell’esistenza dell’anziana compaesana, dalle pulizie di casa al riordino dei suoi documenti, dalla riscossione di quanto le è dovuto da parte di editori imbroglioni, alla gestione della corrispondenza con gli ammiratori, in un crescendo che di fatto porterà i due fratelli ad installarsi definitivamente nella villetta (e nella vita) della vecchia signora. Eppure non sarà solo Anna, sotto l’influenza prepotente di Katri, a mutare atteggiamento nei confronti del mondo che l’ha ingannata (a partire dai genitori troppo presi da se stessi per occuparsi davvero di lei), aprendo gli occhi e infine rinunciando per sempre ai conigli a fiori, metafora appunto delle false sicurezze nelle quali fino ad allora l’anziana scrittrice si era rifugiata.

Anche Katri scoprirà suo malgrado che le relazioni umane non sono contratti dove l’importante è ricavare più che si può – anche dietro l’apparenza di una specchiata onestà che magari rende sgradevoli. L’incontro fra modi di pensare e di vivere totalmente all’opposto muta le due donne, avvicinandole impercettibilmente.

Il tema portante, la fiducia negli altri (come riflesso della fiducia in se stessi) assume nel racconto di Tove Jansson una valenza universale: la lezione è per tutti. L’altro non è necessariamente sempre uno che ti vuol fregare, dice in parole povere la storia di Katri e Anna, e che questo talvolta accada non inficia la totalità dei rapporti umani. Qualche volta una bugia buona paga più di una verità sbattuta in faccia impietosamente.

L’altro non è solo un “diverso da sé” che va temuto e tenuto a distanza o al guinzaglio: il cane di Katri non sa giocare perché nessuno gliel’ha insegnato allo stesso modo in cui Katri non sa amare se stessa, né alcuno.

Ma la giovane capisce l’errore e a costo di farsi odiare ancora di più, cerca di rimediare al male fatto nella spasmodica ricerca di onestà raccontando – per una volta, l’ultima – una bugia. Perché avverte alla fine che davvero l’animo umano non può essere o bianco o nero (“Anna si piegò sopra il tavolino e disse: Katri, in te c’è qualcosa che è – cercò le parole e seguitò: troppo assoluto. E non ti conduce da nessuna parte” p. 175), che per quanto l’ingenuità diventi per qualcuno un insopportabile paraocchi (“Crede forse di essere l’unica che è stanca, là nascosta sotto la sua coperta, pronta a gettare la spugna perché il mondo non è come se l’era immaginato?” p. 172) tuttavia al fondo del comportamento di Anna c’è un sentimento innocente e puro: la bontà. 

La difficile scoperta della vera natura del proprio cuore porta Katri a decidere una strada diversa, non sicura né scontata (Tove Jansson accomiata il lettore dalla giovane protagonista lasciandoci l’immagine di Katri che prepara una valigia pensando al suo cane in angosciosa fuga “senza requie nascosto sotto la pelle inquietante del lupo”), mentre Anna ritrova finalmente la pace perduta e può nuovamente – dopo mesi – ricominciare a dipingere con precisione minuziosa il sottobosco. Ma anche Anna ha imparato una lezione importante e non disegnerà più conigli a fiori su quello che è uno studio della realtà naturale, da rappresentare proprio così com’è, senza cercarne a tutti i costi le verità nascoste, senza coprirla con pari determinazione di bugie splendenti.

 EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Tove Jansson nasce a Helsinki nel 1914 da padre scultore e da madre illustratrice. Di madrelingua svedese (scriverà tutte le sue opere in svedese), frequenta a Stoccolma la Scuola d’Arte e la Scuola di Grafica finlandese. Illustratrice per un giornale satirico, conosce la notorietà grazie ai racconti per l’infanzia della serie dei Mumin (di cui Salani sta curando la traduzione: tra i principali ricordiamo Magia d’inverno, Magia di mezz’estate, Il cappello del Gran Bau, Racconti della Valle dei Mumin, Caccia alla cometa, Le memorie di papà Mumin). Tra gli anni Settanta e Novanta compone anche alcuni romanzi brevi e svariati racconti (quattro di questi sono stati tradotti in italiano e pubblicati da Iperborea: Il libro dell’estate, L’onesta bugiarda, Viaggio con bagaglio leggero e La barca e io) . Muore nel 2001. 

Tove Jansson, "L’onesta bugiarda". Iperborea Milano 1982

Introduzione e traduzione dallo svedese di Carmen Giorgetti Cima.

Tit. orig.: Den ärliga bedragaren.

177 p.

(attualmente fuori commercio) 

APPROFONDIMENTI IN RETE:

Consiglio senza dubbio la voce di Wikipedia inglese, anche per la bibliografia completa dell’Autrice.



 Nella voce italiana, piuttosto scarna, ho integrato la bibliografia con i titoli e l’anno di pubblicazione originali:


Ilde Menis, marzo 2007 

 

ISBN/EAN: 
887091044

Commenti

Per Gianfranco: il tag è Letteratura svedese, anche se l'Autrice visse soprattutto in Finlandia. Ma mi insegnano che è la lingua in cui sono scritte le opere che determina l'appartenenza a una letteratura... corretto?

esatto. Altrimenti Conrad varrebbe "letteratura polacca"

domattina appena sveglio mi vengo a gustare il pezzo
ave grande Ilde!

Eccoci qui. Non conoscevo Tove Jansson e ti ringrazio per le notizie biobibliografiche complete di linkografia ragionata. Il titolo dell'opera e il tema mi stanno particolarmente a cuore, attendo con fiducia una bella ristampa per studiare a dovere il tutto.

"L?incontro tra le due donne diventa naturalmente uno scontro tra forze titaniche di chi vuole per forza smascherare inganni e far quadrare i conti (neppure tanto metaforicamente) e chi preferisce nascondersi in un sottobosco minuziosamente disegnato e abitato da conigli a fiori (l?alter-ego della Jansson qui è evidentissimo) fingendo di non vedere (e dunque fingendo di non subire) soprusi e umiliazioni."

> Mi torna in mente quel racconto di Borges dedicato all'incontro non tra sosia, ma tra Borges giovane e Borges anziano: di fatto si configura come uno scontro, ostile e pieno di incomprensioni.
A partire dagli autori che si amava leggere.
Davvero interessante.

ADORO la Jansson dei troll Mumin e i loro pazzi compari, fra l'altro che siano storie per bambini è un po' tutto da vedere... la scoperta della Jansson scrittrice per adulti è stata comunque una bellissima sorpresa...

Invece non ho letto il racconto di Borges: interessante. In fondo anche qui tra i tanti scontri, uno è proprio quello generazionale!

Allora possiamo sperare in qualche articolo sui troll e sui loro compari, in futuro. Vero? :).
*
Il racconto di Borges si chiama "L'altro" e si trova ne "Il libro di sabbia". I due Borges non possono ingannarsi, ma hanno enormi difficoltà di comunicazione.

"Il tema portante, la fiducia negli altri (come riflesso della fiducia in se stessi) assume nel racconto di Tove Jansson una valenza universale: la lezione è per tutti. L?altro non è necessariamente sempre uno che ti vuol fregare, dice in parole povere la storia di Katri e Anna, e che questo talvolta accada non inficia la totalità dei rapporti umani. Qualche volta una bugia buona paga più di una verità sbattuta in faccia impietosamente."
>molto interessante, l'avevo sentita nominare per via dei Mumintroll e non sapevo che avesse scritto anche questo.
Una donna che parla di donne anche qui, Ilde ti stai specializzando! :-)

Ci vuole! :)