James Henry

The Liar (Il Bugiardo)

Autore: 
James Henry

Nella fertile e fortunata opera di Henry James (1843-1916) si staglia il singolare romanzo Il mentitore (The liar): storia di bugiardo eccellente e di un’esistenza fondata sulle menzogne. Questo l’antefatto: il colonnello Capadose, incapace di dire una sola cosa che corrisponda alla verità, è sposato con Everyne, donna che il suo rivale, il pittore Oliver Lyon, aveva profondamente amato dodici anni prima, quando era stata modella per un suo quadro: invano le aveva proposto, successivamente, il matrimonio. Paradossalmente, proprio della bellezza ammirata sulla tela si era innamorato il Colonnello: ne era derivato un matrimonio felice.

 

All’inizio del romanzo, il pittore Oliver Lyon viene invitato a casa di Sir David; nell’occasione, sarà presente ad un ricevimento con venticinque altri ospiti. D’un tratto, incontra Everyne, riconoscendola. Nel frattempo, il colonnello racconta degli aneddoti, che il pittore si ritrova ad ascoltare in solitudine; sono narrati meravigliosi episodi vissuti tra India e Irlanda. Il colonnello riconosce il pittore, preoccupandosi presto di fornirgli una falsa informazione sulle sorti del quadro, che afferma essere stato ceduto in cambio d’un vaso pregiato ad un aristocratico: l’informazione verrà presto smentita dalla moglie, in altra sede. Non sarà che la prima delle falsità pronunciate dal colonnello ad essere smascherata: pazientemente, il pittore cercherà informazioni e troverà conferma alle sue supposizioni; ha di fronte a sé un naturale campione della menzogna. Passa qualche giorno. Sir David, modello del nuovo quadro di Lyon, fornisce informazioni sulla biografia del Capadose, senza trascurare l’aspetto, se vogliamo, poetico, della prolifica vena inventiva del militare. Sostiene che la moglie sia completamente consapevole di questa propensione alla menzogna del marito, e che preferisca assecondarla. Il quadro viene terminato; passa qualche giorno. Lyon riflette: il colonnello è un bugiardo disinteressato, incapace di agire per ricavarne un profitto o per arrecare un danno: la sua menzogna corrisponde, in un certo senso, all’espressione dell’arte per l’arte. Così pensando, come vedremo più avanti nell’analisi della menzogna nell’opera, accosta il suo talento a quello del mentitore. Tempo dopo, il pittore progetta di dipingere un quadro del colonnello, per poterne rappresentare l’anima: da sempre bramava fondere in una tela introspezione psichica ed espressione pittorica, e quell’individuo sembra aver scritta sul volto una mappa di contrasti e di contraddizioni. Il colonnello, ingenuamente, accetta. Dopo numerose sedute, il quadro è terminato; tuttavia, durante una delle sedute, avviene un fatto singolare. Lyon riceve la visita di una donna che afferma d’essere stata una sua modella, molto tempo prima: il pittore non ne ha memoria, e non avendo alcun bisogno di lei la allontana. Subito il colonnello sostiene di averla riconosciuta, e racconta eventi inesistenti risalenti a dieci anni prima: quella donna era apparsa per lui, non per Oliver. Si avvicina l’estate: Oliver parte per un viaggio in Europa, deciso a tornare a studiare la sua opera solo qualche mese più tardi. Al suo ritorno a Londra, viene avvisato da una domestica che due visitatori sono entrati nello studio: dalla descrizione intuisce che si tratti della coppia. Rimane a osservarli, di nascosto: e ascolta i loro discorsi. Everyne è sgomenta: quella tela esprime perfettamente l’anima di suo marito. Questi dapprima è incerto, e prova ad ammettere d’essere almeno stato ritratto avvenente; poco dopo, sconfortato dalla tristezza e dalla disperazione della moglie, vaga per la stanza in cerca di un oggetto tagliente: trova un coltellino e distrugge la tela. Questo evento è descritto come una sorta di suicidio: colpendo quel quadro il colonnello colpisce non una rappresentazione, ma una incarnazione di se stesso. E quel che va a colpire è, per così dire, un ossimoro apparentemente irrealizzabile, e per certo impronunciabile: la trasformazione della menzogna in verità. I due fuggono. Tempo dopo, scrivendo al pittore, domanderanno, come se nulla fosse avvenuto, notizie di quel quadro “meraviglioso” che i due avevano segretamente già visto: quando Oliver racconterà che è stato distrutto, il colonnello troverà immediatamente una nuova fantasia da proporre. Lui e sua moglie, non resistendo alla curiosità, erano andati a visitare il suo studio per vedere il quadro: uscendo, avevano incrociato la famosa modella che Oliver non aveva riconosciuto. Senza ombra di dubbio doveva esser stata lei a sfregiare la tela: il colonnello, accidentalmente, l’aveva lasciata scoperta sul cavalletto. Non è finita: la piaga della menzogna ha contagiato perfino Everyne, che conferma la storia del marito rimproverandolo di non aver avuto cura del quadro.

Veniamo adesso ad indagare la tipologia di menzogna presente in questo romanzo. Secondo Mario Lavagetto, “Le bugie di questo singolare “uomo senza qualità”, nel cui animo si annida una perniciosa passione per l’utopia, sono soggette a clamorose intermittenze. A volte egli può sottoscrivere lunghe tregue con la verità in ossequio a leggi imperscrutabili: è in completa balia di una musa capricciosa, la musa dell’improvvisazione, che può abbandonarlo in ogni momento(…)Non ama la realtà, ma di solito non la smentisce e in genere non afferma l’impossibile più di quanto non neghi il certo(…)”. La maggior parte delle menzogne pronunciate da Capadose rientrano facilmente nella categoria della fabulazione: racconti per lo più fantastici, narrati senza alcun fine, né offensivo né difensivo: potremmo quasi dire che si tratti di menzogne neutre, o pacifiche- tutte letterarie, ecco. Tuttavia, subentra progressivamente alla fabulazione una alterazione della realtà, e per di più in malafede: addossare la colpa della distruzione del quadro ad altri è ovviamente un tentativo di discolparsi per liberarsi dalla responsabilità della propria azione. In questo frangente, Everyne, che fino a questo punto parrebbe dissimulare la sua vocazione alla menzogna, sostiene il marito contribuendo egualmente ad una alterazione della verità, in malafede. Capadose, protagonista dell’opera, non è tuttavia un Baudolino: i suoi racconti vengono smascherati e, tendenzialmente, riconosciuti come falsi o artificiosi. E perfino in quest’ultimo frangente la sensazione di impotenza delle sue menzogne rimane evidentemente forte: il pittore è perfettamente a conoscenza dell’avvenuto, e dunque si limita a registrare la nuova invenzione di maniera del suo modello. Non possiamo neppure dire che Oliver sia immune da menzogne: in fin dei conti, non comunica al colonnello i suoi reali propositi, il suo progetto di interpretazione e rappresentazione della verità di un individuo in un’opera d’arte. Eppure rappresenta la verità di una menzogna: è pur sempre verità? A proposito della funzione del ritratto Graziella Pagliano sostiene, nel volume Fra norme e desideri: “(il mentitore) è tuttavia spinto a mentire dal “love of beauty, colour, futility, mirage”, e il narratore-pittore si chiede: “what less do I do myself”, non solo ponendo l’equivalenza fra arte e non-corrispondenza con la realtà, ma gettando un dubbio sulla stessa funzione del ritratto quale rivelatore della verità(…)”.

La letteratura è, per sua stessa natura e per vocazione, menzognera. Capadose può essere, in un certo senso, una rappresentazione dello spirito della letteratura. Capacità di inventare, di alterare, di mistificare, di trasfigurare, di nascondere. Posto di fronte all’immagine di se stesso, Capadose rifiuta di ammettere che sia vera: la menzogna ammette solamente menzogna. “Uccidendo” il quadro, Capadose può tornare a vivere nel suo mondo di fantasia e di immaginazione: non è più ingombrato da nessuno spettro. È quindi piena coscienza d’essere menzogna: non è forse questa l’unica ragione per riconoscere una verità? Se ogni altra forma di comunicazione umana, eccettuata la letteratura, ha pretese di verità o di veridicità, è naturalmente destinata a fallire e a dover recedere da questa posizione iniziale. Il linguaggio è troppo imperfetto e le leggi del sistema dei segni troppo precarie per poter divenire definitive o durature nel tempo. L’unica speranza è affidarsi ad una forma di comunicazione che ammetta sin dal principio, proprio come esemplificato nell’incipit della Storia vera di Luciano, d’essere menzognera e non reale: nessun inganno, nessun mascheramento è più necessario.

Abbandonarsi alle suggestioni dell’invenzione: come Capadose s’abbandona alla creazione di storie, trovando la sua verità nella menzogna e nella fabulazione. Unica verità pare essere la menzogna: altrimenti non potrebbe essere raffigurata dal pittore.

Andrea Tagliapietra ricorda, nella sua Filosofia della bugia, una favola di Fedro dal titolo Prometheus et dolus, sottotitolata De veritate ed mendacio. Storia della creazione della Verità e della Menzogna. Narra come “Prometeo, il vasaio creatore, avesse appena finito di plasmare la Verità, facendola a regola d’arte perché rendesse agli uomini giustizia, quando Giove, il Padre degli dèi, lo mandò a chiamare all’improvviso. Egli, allora, affidò l’officina al furbo Inganno, che era da qualche tempo suo apprendista. Inganno, preso dall’ispirazione, fin che ebbe tempo, abile com’era, forgiò una statua dall’aspetto identico, di taglia e membra uguali una per una, a quelle della verità. Essa era già quasi pronta che gli mancò l’argilla per i piedi. L’apprendista stregone, però, non fece in tempo a rimediare al suo malanno per il rapido ritorno del Maestro. Prometeo si stupì per la grandissima somiglianza della copia, che volle mettere nel forno assieme all’originale. Appresso la cottura, infusa l’anima, la Verità cominciò il suo cammino lento e prudente: ma l’imitazione mutilata non seppe andare avanti. La copia, simulata nel segreto, fu chiamata Menzogna”.

Verità e Menzogna sono entrambe creazioni nate nella fucina del creatore Prometeo: questo il senso profondo della favola, al di là della morale antica della Menzogna come statua d’argilla riconoscibile dalle famose “gambe corte”. Vorrei poter credere, allora, che queste Verità e Menzogna create, forgiate a “regola d’arte” e consapevoli d’esser state create, al contempo indagabili e analizzabili, rivivano trasfigurate nella Letteratura, e che essa per questo debba essere il campo primario e preferenziale d’ogni studio e d’ogni esame sul linguaggio e sulla comunicazione: è dalla letteratura che si delineeranno le nuove frontiere della ricerca, proprio per la sua originaria e inalterabile impudente innocenza.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Henry James (1843-1916), narratore americano.

Henry James, “The liar”, in “Complete Tales”, 6 voll., a cura di L.Edel, Hart-Davis, London, 1963.

Edizione italiana: “Il bugiardo”, in “Romanzi brevi”, a cura di C.Izzo, Bompiani, Milano, 1955.

Lankelot, Gianfranco Franchi, 2002/2003. (Breve articolo tratto dalla tesi di laurea “La menzogna nella Letteratura del Novecento”)

James in Lankelot

James - Il carteggio Aspern di marina-monego
James - Ritratto di signora di marina-monego
James Henry - Giro di vite di marina-monego
James Henry - The Liar (Il Bugiardo) di franchi

ISBN/EAN: 
9788860040770

Commenti

A breve, questo libro verrà pubblicato in traduzione italiana ed edizione reperibile. A meno che la mia copia non sia stata "prestata" invano.

Bella..........fascinosissima pagina, e l'ultima parte sulla Menzogna anche è di grande impatto.
La Menzogna come faccia nascosta della Verità?

"Vorrei poter credere, allora, che queste Verità e Menzogna create, forgiate a ?regola d?arte? e consapevoli d?esser state create, al contempo indagabili e analizzabili, rivivano trasfigurate nella Letteratura, e che essa per questo debba essere il campo primario e preferenziale d?ogni studio e d?ogni esame sul linguaggio e sulla comunicazione: è dalla letteratura che si delineeranno le nuove frontiere della ricerca, proprio per la sua originaria e inalterabile impudente innocenza."

E qui c'è da riflettere... da scrittori e anche da lettori.

Noterella bibliologica: Il bugiardo dovrebbe uscire per i tipi di Giulio Perrone (la notizia sembra della fine del 2006). Se ne sa qualcosa di più?

:). Il mese scorso m'è stato detto che sarebbe uscito nel 2007. Spero con l'occasione di recuperare le mie fotocopie in lingua originale:)

A proposito, per la serie "that's Italy". Il libro l'ho segnalato io, alla Perrone. E' stato un piacere vero. E' uscito, non so quando; l'ho scoperto poche ore fa a casa di una persona. Mesi fa? Giugno? Maggio? Quien sabe? Non solo non ho ricevuto copia, ma neanche ho trovato mezza, neutra riga della serie "grazie a gianfranco franchi", nella casella postale.
Alè!