James Henry

Ritratto di signora

Autore: 
James Henry

LE PASSEGGIATE DI HENRY JAMES.

Il romanzo “Ritratto di signora”, pubblicato nel 1872, viene considerato il capolavoro conclusivo del primo periodo della narrativa di James.
Centro assoluto dell’opera è Isabel Archer, giovane americana, bella, affascinante, intelligente, che viene in Europa e che vedrà compiersi qui il suo destino. James ce la presenta ritraendola con passione: “L’alta finestra era aperta, e quantunque le persiane verdi fossero in parte abbassate, l’aria brillante del giardino entrava da un grande spiraglio riempiendo la sala di tepore e profumo. La giovine donna rimase in piedi accanto ad essa per qualche tempo, le mani intrecciate dietro la schiena, guardando fuori distratta e inquieta”; oppure ecco Isabel tra i quadri di Gardencourt (Londra): “Isabel si avviò verso l’altro capo della galleria e si fermò là, mostrando a Ralph le spalle incantevoli, l’agile e snella figura, la lunghezza del collo bianco mentre chinava la testa, e la densità delle trecce scure. Sostò dinanzi a un quadretto, come per esaminarlo, e c’era qualcosa di così giovane e libero nei suoi movimenti, che la sua flessibilità sembrò schernirlo”. ; oppure ecco Isabel tra i quadri di Gardencourt (Londra):

Quattro personaggi s’innamorano di lei, Isabel è spregiudicata, è soprattutto curiosa del mondo, desiderosa di conoscere, di fare esperienza, vuol essere libera, non vuole limiti eccessivi, rifiuta allettanti proposte matrimoniali proprio perché le sembrano limitanti per il suo desiderio di vita.
Eppure James ci dice assai poco dell’aspetto fisico della sua eroina, da questo punto di vista il ritratto è soprattutto psicologico; James, come è solito fare, indaga il carattere del personaggio, i suoi pensieri, le riflessioni, i desideri, tutto è visto attraverso le sue sensazioni.

È come se James ci conducesse all’interno di Isabel e poi dei vari personaggi del romanzo e ci facesse lì passeggiare, ma con grande leggerezza.
Isabel, in particolare, è una manifestazione della bellezza, lei è luminosa, soave, elegante e affascina tutti con le sue maniere e la sua intelligenza. Dice James di lei: “Giudicava la sua natura una specie di giardino con profumi e cespugli mormoranti, boschetti ombrosi e bei panorami e questo le faceva sembrare ogni studio introspettivo un sano esercizio all’aria aperta e piacevolissima ogni visita ch’ella faceva ai recessi del proprio spirito, giacché ne ritornava sempre con una bracciata di rose”.
L’inizio stesso del libro ci porta subito nell’atmosfera lieve e soave che regna in molte pagine: è la descrizione della cerimonia del tè del pomeriggio a Gardencourt, un ambiente tranquillo, elegante, dove ogni oggetto ha la sua funzione, dove tutto si svolge con calma ed eleganza, può apparire frivolo, ma è una “frivolezza profonda”, come dice Citati.
La casa stessa, descritta con minuzia e precisione è importante (spesso ritornano in James le descrizioni delle case); su questo scenario si affacciano alcuni dei personaggi principali, che James ci presenta studiandone gli stati d’animo. Sembra che la realtà sia importante soprattutto per le sensazioni che procura a coloro che la attraversano. In questo palcoscenico, appare Isabel, portando un tocco diverso nella tradizionale società inglese, che talvolta viene messa a confronto con quella americana, considerata più moderna.
La seconda parte del romanzo invece è ambientata in Italia, tra Roma e Firenze, e vede compiersi la difficile sorte di Isabel, che finisce per sposare un uomo interessato solo al suo denaro, nonostante l’apparenza di raffinato esteta.
Sulla scena del romanzo appare il Male, l’inganno, l’intrigo, attraverso l’ambigua M.me Merle, organizzatrice della trappola, e Gilbert Osmond, che è fine ed elegante, ma soprattutto cinico, arido, freddo, crudele, dominatore specialmente verso le donne innamorate di lui.  
Isabel cadrà nella trappola e se ne accorgerà soltanto troppo tardi, quando non vi sono rimedi. James lascerà volutamente il finale sospeso, quasi a sottolineare la situazione di crisi e di buio nella quale ormai il suo personaggio sprofonda. A passeggio tra le rovine di Roma antica, Isabel ritrova delle profonde assonanze tra il suo stato d’animo e quelle pietre antiche: “Da molto tempo ella aveva eletto la vecchia Roma a sua confidente, perché in un mondo di rovine le rovine della sua felicità le sembravano una catastrofe meno innaturale. Riposava la sua stanchezza su cose che si erano andate sgretolando da secoli e che pure stavano tuttora in piedi, lasciava cadere la sua segreta tristezza nel silenzio dei luoghi solitari dove l’attualità della sua pena si staccava e diveniva obbiettiva, così che, mentre sedeva in un angolo riscaldato dal sole in un giorno d’inverno, o stava in piedi in mezzo all’odor di muffa di una chiesa nella quale più nessuno entrava, poteva quasi sorridere della sua tristezza e pensare a quanto fosse misera”.
Eppure, come osserva Citati, nonostante il finale sia tragico, un senso di quiete pervade il libro. “Perché Ritratto di signora è un libro pieno di passioni, di domande, di sventure, di male: un libro dove la tragedia è colta allo stato puro; e che dovrebbe suscitare la nostra angoscia. Ma James aveva un dono unico. Tutto quello che incontrava nella vita, lo trasportava nella sua mente: il corpo era lontano, il cuore dimenticato: comunicava qualcosa della propria mente a tutti i suoi personaggi, e così noi passeggiamo calmi in questo clima mentale sottile, tenue, rarefatto, dove tutto è trasparenza” (P.Citati, “Il male assoluto”, p.469).
Rimangono le continue conversazioni dei personaggi, il loro gusto del discorso ben articolato, una conversazione elegante, che alleggerisce anche la realtà (pare che lo stesso James fosse un piacevolissimo conversatore), e poi lo stile di James, con frasi lunghe e complesse, che paiono aggirarsi attorno agli oggetti, per mostrarli da differenti angolature, un gusto per la rifinitura, la linea sottile, i contorni, uno stile lento, a tempi lunghi, per cui sembra talvolta che i personaggi parlino e non accada mai nulla. Invece i fatti accadono, ma con un loro tempo, che richiede pazienza e attenzione.
Dal libro è stato tratto anche un film, per la regia di Jane Campion, che ha dato ad Isabel il bel volto di Nicole Kidman, mentre Osmond è interpretato da un altrettanto bravo John Malkovich.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
 
Henry James (New York, 1843 – Londra, 1916) è uno dei più importanti romanzieri americani tra Otto e Novecento; la sua opera si distacca dalla tradizione del romanzo realista dell’Ottocento per proiettarsi verso il romanzo psicologico e le novità narrative del Novecento. Di famiglia agiata, James ebbe un’educazione raffinata e colta e trascorse poi buona parte della sua esistenza in Europa (Parigi, ma soprattutto Londra). I suoi tre romanzi maggiori sono considerati: “Le ali della colomba” (1902), “Gli Ambasciatori” (1903) e “La coppa d’oro” (1904). 

Henry James, “Ritratto di signora”, Einaudi, Torino, 1993.
Introduzione di Barbara Lanati, traduzione di Carlo e Silvia Linati.
Prima edizione: London, 1881.
L’edizione definitiva, revisionata dall’autore, fu stampata a New York nel 1908.  
Marina Monego
recensione già apparsa su lankelot.com

James in Lankelot:
James - Il carteggio Aspern di marina-monego
James - Ritratto di signora di marina-monego
James Henry - Giro di vite di marina-monego
James Henry - The Liar (Il Bugiardo) di franchi
ISBN/EAN: 
9788806146252

Commenti

"Sembra che la realtà sia importante soprattutto per le sensazioni che procura a coloro che la attraversano." > e che altro senso può avere, la realtà? Ma in fin dei conti...è pur sempre un americano rigenerato dall'Europa, qualche ritardo lasciamoglielo avere.

" ?Da molto tempo ella aveva eletto la vecchia Roma a sua confidente, perché in un mondo di rovine le rovine della sua felicità le sembravano una catastrofe meno innaturale. Riposava la sua stanchezza su cose che si erano andate sgretolando da secoli e che pure stavano tuttora in piedi, lasciava cadere la sua segreta tristezza nel silenzio dei luoghi solitari dove l?attualità della sua pena si staccava e diveniva obbiettiva, così che, mentre sedeva in un angolo riscaldato dal sole in un giorno d?inverno, o stava in piedi in mezzo all?odor di muffa di una chiesa nella quale più nessuno entrava, poteva quasi sorridere della sua tristezza e pensare a quanto fosse misera?.

Mi sa che Isabel non aveva studiato la Storia di Roma. Ma è così romantica e divertente. Isabel, dico. Come osa Isabel paragonarsi a Roma? L'Eterna con una Signora. Signora, signora. Mmm. James.

Citati: "Tutto quello che incontrava nella vita, lo trasportava nella sua mente" > e dove, altrimenti, dicci: Citati.

"Dal libro è stato tratto anche un film, per la regia di Jane Campion, che ha dato ad Isabel il bel volto di Nicole Kidman, mentre Osmond è interpretato da un altrettanto bravo John Malkovich".

> Champion? No, proprio Campion. E dovrei averlo anche visto, patendo un po'.
http://finnish.imdb.com/name/nm0001005/

Vidi il film, e dormii pesantemente. Ma immagino che il romanzo sia assai più godibile. Non mi sono mai misurato su questo autore, pur noto. Se un neofita si sentisse ispirato, da quale testo dovrebbe cominciare, Marina?

«Aveva eletto la vecchia Roma a sua confidente, perchè in un mondo di rovine le rovine della sua felicità le sembravano una catastrofe meno innaturale. Riposava la sua stanchezza su cose che si erano andate sgretolando da secoli e che pure stavano tuttora in piedi». Bella rilettura Marina.
La Kidman ha anche recitato in "The Others", che è ispirato a "Giro di vite" di James.

Ricordo questa bella pagina. E devo dire che il romanzo non mi ha entusiasmato: si inserisce in quel filone che io definisco di "viaggi in Italia" (ricordando Goethe) anche se l'Italia vi appare magari a margine (come in Forster). Del filone fa parte anche la mia adorata Wharton, cui darei un punto in più per l'analisi sociologica, oltrechè psicologica, dei suoi Americani benestanti e leggermente parvenue in perenne confronto con le antiche classi dominanti (quelle nobili per nascita, non per arricchimenti) della vecchia Europa.
Di "debole" in questo James trovo innanzitutto proprio la figura di Isabel (dipinta come un'incoerente, alla fin fine: tanto libera e spregiudicata nella prima parte del romanzo - magari non nell'intimo, ma nelle intenzioni e dando ovviamente al termine "spregiudicato" la valenza di fine Ottocento - quanto rassegnata e succube nella seconda).
Mi ricorda per certi versi la Lady Chatterley di Lawrence, senza grande spina dorsale, in balia di uomini e umori diversi e scostanti.
Come a dire che la donna è talmente mobile da essere camaleontica (e guarda caso, perfettamente adattabile a situazioni sgradevolissime).
Mi spiace, ma non concordo con Citati: ho trovato la parte finale del romanzo angosciante e crudele e mi sono chiesta se James non avesse (come Lawrence) qualche segreto e inconscio intento vendicativo...
Ah... gli uomini che tentano di capirci... :)))

E' additato da molti teorici come limpido e fluido esempio di stile "oggettivo". Ovvero il tentativo naturalista di fotografare la realtà attraverso la scrittura. Credo che recupererò il film.

Leon: guarda , di James io ho letto i tre testi qui recensiti e il più avvincente è Giro di vite. Mi ripropongo di leggere anche altro di suo, se ne avrò il tempo,in ogni caso James non è lettura sempre facilissima.
Quanto al film non ha appisolato me, ma mio marito.:-)
*
Gf: ho controllato anch'io la grafia del cognome della regista, convinta fosse "Champion", ma mi sbagliavo. Quanto al resto, so che tu detesti la letteratura americana quasi in toto ...
*
Ilde: lady Chatterley ha altra tempra e carattere. O.K.
Vendicativo? No, io non l'ho sentito così.....

Leon, su James: "Giro di vite" e "Il bugiardo", che a breve tornerà nelle librerie. Vi farò sapere qualcosa in proposito tra un mese o due, spero.

Invece, sempre sulla visione anglosassone d'antan dell'IT...

ecco un libro che potrebbe interessarti:

Ann Radcliffe?s, The Italian, is an 18th century novel, set in Naples, Italy. The novel portrays Italian culture and the Italian for the first time in popular literature.

http://www.realdarkdream.com/articoli/italiano.html

Ann Radcliffe, L'Italiano, o il confessionale dei penitenti neri, 1797 (Frassinelli, 1995)

"L'Italiano, o Il confessionale dei penitenti neri, romanzo celebre e citatissimo (per esempio da Jane Austen) come esempio di letteratura sentimental-orrorifica, ha al centro della trama le sinistre malefatte del monaco Schedoni. Di origine misteriosa, ma che si suppone altolocata, perfido ma non esente da una romantica malinconia, che si presume dovuta al ricordo di colpe innominabili e di passioni ormai spente, Schedoni è un demonio romanticissimo. Ed è quindi il capostipite della tradizione, tipica del romanzo anglosassone, di attribuire ogni delitto, ogni orrore e ogni mistero a un italiano".

JAMES: reimpaginato. Solito

JAMES: reimpaginato. Solito bug - riga bianca oltre la firma