Jacobson Howard

L'imbattibile Walzer

Autore: 
Jacobson Howard

Un anno e mezzo dopo “Kalooki Nights”, Cargo porta in Italia il secondo romanzo di Howard Jacobson, in realtà scritto nel 1999. Ed è importante sottolinearlo, perché non conoscendo la vicenda editoriale si potrebbe pensare ad una battuta d'arresto, ad un tentativo di attenuare quell'ironia caustica che era stata il perno su cui poggiava l'intera architettura del libro letto in precedenza. Invece si tratta di un eccellente recupero, che consente a quanti erano rimasti stregati dall'umorismo pungente dello scrittore britannico, di compiere un percorso in retrospettiva, facendo un salto all'indietro di addirittura dieci anni, quando il suo talento, intriso di quel witz tipico della cultura ebraica, era già ben evidente, ma ancora lontano dai livelli raggiunti col capolavoro “Kalooki Nights” di cui “L'imbattibile Walzer”, seconda traduzione italiana, non può non considerarsi embrione.
Sin dal titolo, l'autore sceglie di scherzare con le pieghe dei significati prendendosi gioco del suo personaggio, principale nonché proponendo una metafora col famoso ballo di origine austriaca. Perché il giovane Oliver Walzer è tutt'altro che imbattibile, anzi, nonostante i sogni di gloria, si dimostra “così devoto alla sconfitta da ricordarsela persino quando non c'è stata” e allora tutta la sua vicenda biografica finisce per somigliare ad un lungo giro di valzer, che si avvita su sé stesso per rivivere i ricordi d'infanzia in un cerchio perfetto che ricongiunge il passato al presente.
Siamo davanti ad un romanzo cosiddetto di formazione, che racconta il passaggio dall'età bambina a quella adulta di un ragazzino di origini ebree, trapiantato a Manchester. Un ragazzino ostinatamente chiuso nel suo guscio a riappropriarsi di “quell'intermedio” coccolato e accudito dall'intero ramo femminile della famiglia, quasi in risarcimento della circoncisione subita. Barricato ore intere nel bagno, lontano dalle cure di madre, nonna e zie. Finalmente solo con le ansie della pubertà e con la scatola di foto delle donne di casa, che trasforma nelle protagoniste delle proprie fantasie erotiche, incollando i loro visi sulle pagine delle riviste osé. Come in una sorta di rappresaglia, alla ricerca di un equilibrio in virtù del quale prendere distanza e dall'ipersensibilità del parentado materno, e dalla spregiudicatezza di quello paterno. In bilico tra le attenzioni apprensive delle zie zitelle e i rimproveri del padre donnaiolo impenitente, Oliver approda, allora, al ping pong: sport “soffocante, angusto, ripetitivo e narcisistico, proprio come lui” ed è lasciandosi persuadere dal continuo ploc ploc della pallina che prova a combattere quella “terribile contraddizione al cuore della timidezza, per cui pensi che tutti ti guardino, ma hai paura che nessuno lo faccia”.
L'adolescenza scorre pesante come una condanna e Jacobson sembra divertirsi a girare il coltello nella piaga, indulgendo in descrizioni dettagliate di situazioni imbarazzanti, equivoci e titubanze con il sarcasmo di chi conosce bene ciò di cui scrive ed è guarito dal rossore col cinismo. Mentre Walzer “arrossisce in continuazione, se perdeva un punto arrossiva, e quando lo faceva arrossiva ancora di più. Arrossiva con una tale violenza, in quegli anni, da rischiare di prendere fuoco”. Tanto che il ricordo più nitido di quell'età risulta essere proprio il calore, effetto di ciò che egli stesso definisce “timidezza esistenziale contraddittoria composita”.
In quest'ottica il romanzo, sviluppato interamente in prima persona, appare come la graduale presa di coscienza di un uomo che ripercorre i propri ricordi per provare a spiegarsi e a capirsi. Per tenere uniti i molteplici frammenti del suo io e trovare una chiave di lettura per sé stesso e per gli errori commessi, così da interpretare l'oggi in virtù di ciò che è stato. Ed è un susseguirsi di aneddoti in cui il comico diventa maschera dietro la quale celare il tragico. Ne derivano figure imperdibili: Sheeny Waxman con i suoi tic e la mania per le shikses (ragazze non ebree), Aishky con le mani mutilate e l'ossessione tardiva per l'Olocausto, Twink invecchiato nella totale povertà assieme alla sua passione per l'opera e alla formidabile collezione di dischi. Come pure l'intera famiglia Walzer da cui l'autore ricava gag spassosissime e tuttavia dal retrogusto amaro. Perché Jacobson sa dare spessore ai suoi personaggi; sa ironizzare sulla conflittualità del loro rapporto con Dio, sa fare delle loro angosce l'innesco perfetto per scatenare il riso nel lettore; sa rendere l'atmosfera della Manchester dei tardi anni Cinquanta; sa fare del ping pong lo specchio in cui analizzare il protagonista del suo libro. “Nessuna tracimazione: quella era la bellezza fatale del ping pong. Nessun eccesso e nessuna dismisura. Quindi non ha senso rinfacciare ai pongisti di essere repressi. È il gioco a richiederlo”.
E Oliver è un imbattibile represso, non basta Cambridge a cambiarlo, non basta riporre la racchetta per far pace con sé stesso. Incapace com'è di ignorare il desiderio di essere eccezionale in qualcosa, eppure innamorato dell'idea di perdere. Ogni partita somiglia a “una lunga ricerca dell'intelletto spossato” in cui le uniche due possibilità sono la sconfitta indecorosa o la vittoria schiacciante. Non esistono sfumature, ma una lunga fila di ricordi, certi legni ritornati in riva al mare, promemoria che diventano capelli bianchi” (Maciste, Samuele Bersani). 
Con l'oblio che di tanto in tanto s'inceppa e una mano a sfiorare la spalla, a dire che il tempo non è passato inutilmente, non per tutti.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Howard Jacobson (Manchester, 24 agosto 1942) è uno scrittore, romanziere e umorista britannico. Editorialista dell’Indipendent, è autore di otto romanzi e quattro libri non-fiction.

Howard Jacobson, “L'imbattibile Walzer”, Cargo, Roma-Napoli, ottobre 2009.
Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra
Titolo originale: The Mighty Walzer
Grafica: Sergio Vezzali
Pp. 437

Approfondimento in rete: articolo / video

Jacobson in Lankelot:
Jacobson Howard - Kalooki Nights - AngelaMigliore
Jacobson Howard - L'imbattibile Walzer - AngelaMigliore


 




Angela Migliore, dicembre 2009

 
ISBN/EAN: 
9788860050281

Commenti

Peccato Cargo non abbia affidato la copertina del secondo Jacobson italiano a Ceccato. Come scrivevo nel mio commento all'intervista, la differenza salta all'occhio. Quando ho comprato "L'imbattibile Walzer", in rete non c'era ancora l'immagine ed ero curiosissima di vedere, ma sono rimasta così delusa che, prima di leggere le bandelle, sono andata a cercare il riferimento alla grafica. E' così diversa dalla copertina di "Kalooki Nights" che non poteva essere nata dallo stesso artista, e infatti...

Per certi versi ricorda un po' "Il lamento di Portnoy" di Philip Roth, ma qui l'ansia delle scoperte legate alla sessualità e i derivanti sensi di colpa generati dalla mentalità della tipica famiglia ebraica, non particolarmente osservante e tuttavia comunque iperprotettiva, è sì importante, ma meno centrale di quanto non fosse nel romanzo dell'americano.

1. Vezzali ho visto ha curato la grafica di molti libri edizioni e/o, ed in effetti si nota una certa somiglianza stilistica. Quello della grafica delle copertine è un aspetto importante, che dà il tono a collane etc. Cargo quindi, par di capire, sta provando quale "tono" dare ai suoi libri. Sulla rece: curioso. (-:

OT
siamo oltre il muro di...

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"Cargo porta in Italia il secondo romanzo di Howard Jacobson, in realtà scritto nel 1999. Ed è importante sottolinearlo, perché non conoscendo la vicenda editoriale si potrebbe pensare ad una battuta d?arresto, ad un tentativo di attenuare quell?ironia caustica che era stata il perno su cui poggiava l?intera architettura del libro letto in precedenza. Invece si tratta di un eccellente recupero, che consente a quanti erano rimasti stregati dall?umorismo pungente dello scrittore britannico, di compiere un percorso in retrospettiva,"

> Ottima contestualizzazione, ottimo pezzo:). Tutto chiarissimo - e affascinante. Solito grande articolo di Angela Migliore:)