Iyer Lars

Magma

Autore: 
Iyer Lars

“Che accadrebbe se precipitassimo? Sotto di noi c’è un bel dirupo. Ma io e W. non pensiamo mai alla nostra morte o a cose del genere. Sarebbe puro melodramma. Tra l’altro, se morissimo, altri verrebbero a rimpiazzarci. La nostra è una posizione strutturale, ne siamo sempre stati convinti. Siamo solo segni o sindromi di un qualche grande collasso, e le nostre morti non avranno più senso di quelle di una mosca estiva in una stanza vuota.” (pp. 48-49)

Invecchiando, i ricordi legati all’infanzia si trasformano in una nebulosa dai confini incerti e quasi inesistenti, ci infili una mano come se fosse la borsa di Mary Poppins ed estrai brandelli di conversazioni, immagini vivide e in movimento, suoni, odori, corpi immobilizzati nel tempo e non tutto è realmente accaduto, qualcosa si è fatto leggenda, qualcos’altro è definitivamente scomparso, altro ancora si è mescolato a storie provenienti da altri mondi, film, libri... altri ricordi sono inventati di sana pianta e altri ancora sono stati ripuliti per costruirsi un’identità maggiormente accomodante, o più interessante a seconda delle occasioni. Ma ce ne sono altri, di ricordi, che sono impressi a fuoco nella carne viva della memoria; come uno che risale a quando nove, dieci, forse undici anni d'età (la confusione temporale rimane e non c’è verso di risolverla): mi trovo nella chiesa parrocchiale del mio paese, dove si sta celebrando la “Messa dello scolaro”, come ogni giovedì alle 16. Allora centocinquanta ragazzi, fra elementari e medie, perdevano una preziosissima oretta per una messa concepita esattamente per loro, accompagnati da madri, nonne, zii e - se li avevi - da fratelli e sorelle. Quel pomeriggio però è diverso, non è il coadiutore a celebrare messa ma un padre passionista; e quel giorno il brano sacro è l’inizio del Vangelo secondo Giovanni, quello supabusato, dibattuto, citato, frainteso, quello insomma del Verbo. Io sono arrivato a dopo il Santo cercando di non ridere alle battute dei miei amici e di evitare sia gli schiaffi della suora di turno sia gli sguardi vigili di mia madre, mia sorella e mia nonna. Sono lì, in piedi, quando sento quel passaggio: “E il Verbo si fece carne”. Silenzio.

Scompari tu, ci siamo io, una voce, un libro e quella frase. Probabilmente avevo già ascoltato quel passo ma quella volta ricordo che misi a tacere Maurizio e spalancai tutto me stesso a quanto stava uscendo dall’altoparlante appeso alla colonna davanti a me e poi, seduto con le mani sudate, mi incollai anima e corpo alla predica di cui non capii nulla ma ormai la frase “E il Verbo si fece carne” si era spiaggiata dentro di me rivelando al suo interno qualcosa di più profondo e sconfinato. Spiegare precisamente cosa mi accadde è impossibile ma è come se si fosse acceso un interruttore nella mia esistenza: "E il Verbo si fece carne”. Stavamo parlando di una “parola”, di una frase, di quella lingua italiana che stavo imparando a utilizzare e quel “Verbo” non era più solo inchiostro su carta ma si faceva carne, diventava una parte di me stesso e da quel momento le parole persero in rigidità e cominciarono a farsi mobili, a crearsi e associarsi nella mia mente in una forma nuova ed era la mia mente a disporle nella maniera giusta o secondo i miei gusti.

Quel pomeriggio rimasi colpito anche da come quel passionista cercava con parole sue di spiegare ai fedeli (ragazzini, casalinghe e vecchie) quel difficile brano, e allora la prima cosa che feci, una volta tornato a casa, fu scrivere su un quaderno “e il Verbo si fece carne" e poi parlarne con mio padre e poi con mio cugino prete e poi chiedere altre spiegazioni e discutere come può fare un ragazzino di quell'età ma mi ricordo che la risposta che mi fu data fu: “Prova a leggerlo da solo e poi...” e poi mi fu regalato un libro molto più difficile ma anche molto più bello di tutti quelli che avevo letto prima di allora messi insieme e da lì niente fu più uguale a prima.

Questo ricordo è risalito a galla leggendo “Magma” di Lars Iyer, professore di filosofia all’Università di Newcastle, romanzo che ha visto muovere i suoi primi passi sul web, proposto dalla rinnovata Meridiano Zero nella traduzione di Delia Belleri. Queste 180 pagine sono un omaggio alle parole vive, alla letteratura, all'infinita chiacchiera disturbante  che s’instaura solitamente fra due amici e ancor più fra due amici che vivono e si abbeverano di parole, di libri, di filosofia, di arte, semplificando di Cultura. “Magma” è un libro che si costruisce di parole dialoganti che finiscono sulla carta, di chiacchiere ponderate e stizzite, di insulti e riflessioni, è un continuo e dilaniante dialogo fra due intellettuali o pseudointellettuali o sfaticati perdigiorno, chiamateli come volete, che discutono a viso aperto di qualunque aspetto della vita, dialoghi che si instaurano fra coloro che scrivono o ci provano, fra coloro che vogliono discutere con passione di libri, film, dischi, fra coloro che aspirano a diventare dei grandi scrittori ma che magari di stoffa non ne hanno nemmeno un grammo o magari non sanno nemmeno di possedere un vero e proprio talento ma intanto esprimono dubbi e dolori e camminano con l’amico o l’amica e disutono dell’ultimo libro o di quella visione del mondo che più li rappresenta, tutti presi da un’ansia vitale che brucia come un fuoco, lontani dal mondo materiale pur se un lavoro per campare l'hai dovuto trovare e magari non c’entra nulla col mondo delle parole perché hai bisogno di mangiare e pagare le bollette ma ciò che vorresti fare ogni giorno è scrivere due righe su un foglio, discutere di quel tale passaggio che non hai compreso pienamente, teorizzare una proposta, recensire un libro o stroncarlo. Uomini e donne affamati di conoscenza che vivono in un mondo indifferente a tutto ciò, un mondo di materialismo e velocità che consuma membra e cervelli, un mondo prossimo alla fine per autocombustione di inutilità. Uomini che si sentono degli idioti, incapaci di portare a termine qualcosa che valga la pena di ricordare, perché è difficile resistere, perché è difficile continuare a vivere e allora sfiorano il suicidio, sfiorano la morte, perdono tempo, lo rubano e lo riacquistano perché se nell’arte sono necessari dedizione, preparazione, studio, approfondimento, tempo, ci sono però anche pericolosi abissi di sconforto, perdizione, delusioni cocenti che si aprono come bocche fameliche. 

Iyer propone a noi lettori due amici che discutono e girano per l’Europa parlando e bevendo, continuamente, bevono e parlano, parlano e bevono: Lars, centro attorno a cui ruota tutto il libro, è un uomo immenso, che mangia cibo spazzatura e perde tempo leggendo riviste di gossip, che non riesce a scrivere più nulla di valido e vive in un appartamento assediato dalla muffa che tutto prende e assale e distrugge e avvelena:

“Il mio appartamenteo è il satellite che ruota intorno all’umidità, e io sono l’astronauta ammaliato solo dalla sua superficie cangiante. Intere religioni sono scaturite da molto meno, faccio notare a W., dall’umidità, e dalla sorgente dell’umidità.” (pag. 147)

...mentre l’altro, W., è un uomo pieno di sarcasmo, saccente, indisponente, che si crede il più intelligente fra i due e che esprime giudizi a destra e a manca e non può tenere la bocca chiusa, con una fidanzata, un lavoro, un libro pronto per essere pubblicato ma anche lui a un centimetro dall’abisso e che si rivolge all’amico trattandolo come uno stupido da elevare spiritualmente e materialmente:

“W. mi manda una citazione, affinché io rifletta sulla mia stupidità. “Forme di comportamento come l’opportunismo e il cinismo derivano da questo processo infinito, in cui il mondo non diviene altro che un supermercato di opportunità svuotate di valore intrinseco, e tuttavia segnate dal terrore che un passo falso possa avviare un vortice di impotenza.” W. trova che l’espressione vortice di impotenza sia particolarmente stimolante. Descrive la mia intera vita: azione e impotenza; movimento e paralisi; una strana combinazione tra disperazione e frenesia.” (pag. 63)

È un libro di dialoghi filosofici che ricordano Samuel Beckett, Emil Cioran o quelli che si scambiano due alcolizzati acculturati che capita di incontrare fuori dai bagni delle stazioni ferroviarie, dialoghi che somigliano a sketch che fotografano due uomini che hanno trovato in Kafka la loro guida spirituale ma che in fin dei conti si sentono più come il modesto Max Brod, l’esegeta dell’autore praghese, anche se in verità non potranno nemmeno somigliare a Brod, così piccoli e inutili come sono. 

Loro citano, parlano e scorrazzano per un’Europa in decadenza: 

“Dove dovremmo andare? Nei momenti di crisi, W. si chiede sempre cosa farebbe Kafka. Cosa farebbe Kafka al posto nostro? Come se ne tirerebbe fuori? Ma il punto è: Kafka non si sarebbe mai trovato al nostro posto; non avrebbe mai commesso i nostri stessi errori. Kafka almeno era un vero europeo, un uomo della vecchia Europa. Un’Europa in crisi, ma pur sempre Europa. E noi? Che cosa significa per noi, l’Europa? Cosa potrebbe mai significare? Siamo smarriti nel bel mezzo dell’Europa, due scimmie, due imbecilli, anche se uno è infinitamente più imbecille dell’altro. Dobbiamo andarcene.” (pag. 27)

e aspettano l’Apocalisse riflettendo sul messianesimo e citando libri dimenticati come il bellissimo “La stella della redenzione” di Franz Rosenzweig ma l’idiozia è la loro condizione e si offendono, si beccano, si toccano, ironizzano e criticano e allora ecco anche l’amore spassionato per Béla Tarr, regista ungherese amato dai cinefili più oscuri, un amore da valutare con attenzione perché ci si accorge subito della sottile (o smaccata) ironia/amore che sa un po’ di muffa: perché Béla Tarr è sì uno dei registi più grandi di tutti i tempi ma chi vede i suoi film? Chi lo sopporta? Chi lo capisce? E sei sicuro che tu, intellettuale o presunto intellettuale come ti ritieni d’essere, lo ami veramente o la tua invece non è altro che una posa da idiota, un cliché da rispettare mentre preferiresti un bel thriller, un film comico, qualunque cosa basta che ci siano dei dialoghi e la macchina da presa si muova:

“Secondo W., Béla Tarr saprebbe cogliere cosa c’è di assoluto nel mio cortile. Ne registrerebbe ogni dettaglio con una carrellata di venti minuti. Il putridume, il cemento, i sacchi della spazzatura e le piante marce…In questo cortile Béla Tarr troverebbe più significato che in tutti i nostri sproloqui senza senso. Béla Tarr ha detto che i muri, la pioggia e i cani che ritrae nei suoi film hanno le loro storie, che sono molto più importanti delle cosiddette storie umane. Ha affermato che il paesaggio, il clima, i luoghi e il tempo stesso hanno un loro volto. Un loro volto! Sì, siamo d’accordo: il cortile, l’orrore di questo cortile, è l’unica cosa che qua attorno potrebbe veramente interessare a Béla Tarr.” (pag. 62)

“Magma” è un libro che tocca in profondità il lettore, lo commuove e lo ammalia, disegna percorsi dal sapore musicale aprendo porte di ristori notturni per affamati di parole ma che potrà anche irritare qualcun altro proprio per la mancanza di trama o di un chiaro filo logico. È un libro che si può gustare a piccole dosi, un brano al giorno, per lasciarlo sedimentare e rifletterci sopra, perché tanti sono gli spunti e le suggestioni e Iyer, con una prosa dal tono profetico che si mescola a un buon tasso di malinconia e disperazione,  si rivolge a quei lettori che vivono di parole e Arte e che non possono fare a meno di discutere e ragionare attorno a una pagina scritta senza mai annoiarsi. "Magma" ci ricorda ancora una volta come la letteratura non sia qualcosa di statico o che vive d'aria ma è uno spirito vitale che risorge ogni volta dentro di noi e contamina e semina e se è vero che  l'Apocalisse è lì che ci aspetta al guado è sempre bene dotarsi di un libro per affrontarla a viso aperto perché nel caso l’Apocalisse decidesse di mettersi a discutere con noi di quello che stiamo leggendo…chissà, dopo quella discussione potrebbe anche andarsene.

“Siamo sempre stati coscienti dei nostri limiti, io e W. ne conveniamo, che è cosa ben diversa dall’accettarli. Al contrario, la nostra intera esistenza è stata caratterizzata da questa incapacità di accettare i nostri limiti, e dall’infierire ottusamente contro di essi come falene contro una finestra. I nostri limiti ci affascinano, concordiamo. Fin dall’inizio, li abbiamo presi di mira, sprezzanti non tanto del mondo che si aspettava qualcosa da noi, quanto dalle nostre aspettativie. Di cosa ci credevamo capaci? Da dove veniva quella speranza indomita? La nostra è forse la varietà più pura di idiozia. Siamo idioti, concordiamo, idioti che non afferrano fino in fondo la profondità della loro stessa idiozia. Siamo dei mistici dell’idioia, ecco cosa siamo, degli idioti mistici, persi nella nostra grande nebulosa di inconsapevolezza. L’idiozia, ecco cosa abbiamo in comune. La nostra amicizia si fonda sui nostri limiti, ne conveniamo, e non va molto più in là di essi. Siamo pieni di gioia, torna a dire W. mentre rientriamo dal supermercato, è questo che ci salva. Cosa ci troviamo di così divertente nei nostri insuccessi? Ma è davvero questo che ci salva, su questo concordiamo; è il dono che facciamo al mondo. Ci accontentiamo di molto poco: guardaci, mentre con un pollo surgelato nel sacchetto, qualche odore e qualche spezia, c’incamminiamo verso casa sotto il solo. Il dono della risata, dico io. – Il dono dell’idiozia – mi fa eco W." (pp- 86-87)

Edizione esaminata e brevi note:

Lars Iyer, professore associato di filosofia presso l’Università di Newcastle, è autore di due saggi sul filosofo francese Maurice Blanchot. Oltre a scrivere regolarmente sul suo seguitissimo blog Spurious, collabora a uno dei principali blog letterari britannici, Ready, Steady, Book. “Magma” è il suo romanzo d’esordio, di cui è uscito quest’anno per Melville House il reclamatissimo sequel "Dogma". Un terzo romanzo è in uscita per il 2013.

Lars Iyer, Magma, Meridiano Zero, Bologna, 2012. Traduzione di Delia Belleri. Titolo originale "Spurious", 2011.

Andrea Consonni, novembre 2012

ISBN/EAN: 
9788882372507

Commenti

[Magma] Romanzo di Lars

[Magma] Romanzo di Lars Iyer. 

[magma] è in home!

[magma] è in home!

[Magma] Nel libro si parla

[Magma] Nel libro si parla anche di "Moksha" e allora lascio il video di una canzone dei Caspian che si intitola proprio così:

http://www.youtube.com/watch?v=fuje_tFDJyU

[meridiano zero] ultimi

[meridiano zero] ultimi inserimenti per tag MERIDIANO ZERO:  http://www.lankelot.eu/Meridiano-Zero

[béla tarr] andrea, ti

[béla tarr] andrea, ti segnalo l'uscita in massa dei dvd di Béla Tarr :) Manca l'ultimo però!

 

http://www.ibs.it/dvd-film/regista/bela-tarr.html

[béla tarr] Grazie Luca. Li

[béla tarr] Grazie Luca. Li comprerai? Io posticipo, sto cercando di risparmiare un po', sperando di poter andare in vacanza fra qualche mese. :) 

[béla] Di quei film mi manca

[béla] Di quei film mi manca "Perdizione" e "Nido familiare". Ma al momento non sono disposto a spendere più di dieci euro per un dvd ;) (Tranne che per i Marx, ça va sans dire).