Quando scrive “Un uomo solo”, Isherwood ha quasi sessant'anni: sarà il suo ultimo romanzo e avrà il sapore del capolavoro. Perché se è vero che “nulla lo ha fatto diventare saggio”, è innegabile che possieda esperienza e che il tempo lo abbia attraversato consegnandolo a quella vecchiaia preziosa, capace, in non rari casi, di esaltare l'artista scarnificandone lo stile in un minimalismo amaramente ironico, eppure pregno di profondità.
Le pagine, allora, sono istantanee in cui l'occhio dell'autore si fonde con quello del personaggio, per catturare le sfumature infinitesime di quella minuta catena di gesti che compongono lo spazio di vita di una singola giornata. Un arco temporale assai breve e caro alla letteratura del Novecento, che consente una prospettiva ravvicinata, in grado, così, di coinvolgere il lettore nella quotidianità oggetto della narrazione. E sono ventiquattro ore che dicono la vita intera del protagonista e insieme anche quella di chi scrive, con la terza persona a sancire una corrispondenza autobiografica che non assume mai i toni intimisti della confessione, ma si rivela riuscito escamotage per osservarsi empaticamente dall'esterno e raccontarsi con la limpidezza di chi, già nel 1964, dimostra di sapersi misurare col tema dell'omosessualità andando oltre la gabbia di vergogna e sensi di colpa che aveva caratterizzato i romanzi dei suoi predecessori.
George, accademico sessantenne di origini britanniche, poi trasferitosi in California, è quindi il ritratto di Isherwood e, al contempo, la proiezione di una solitudine ignota all'autore e ipotizzata proprio attraverso l'inchiostro. La sua relazione con Don Bachardy, infatti, non s'interrompe traumaticamente come quella tra George e Jim. Il nostro non conosce il lutto; non deve ricomporre l'infranto; non deve sforzarsi di continuare a vivere superando il ricordo incancellabile del compagno, che pure teme di dimenticare; non sa cosa significhi la perdita di quella metà del due che dà origine al noi. Non lo sa e cerca di figurarselo.
Il suo professore, di conseguenza, è uno specchio in cui deformare il presente per teorizzare su una delle eventuali variabili del futuro. E allora alla solitudine dell'anzianità, dell'appartenenza ad una minoranza sul piano sessuale, della condizione di letterato, ("che in mezzo alla schiavitù del dover essere, non smette di percepire il folle poter essere che gli sussurra di vivere, conoscere e sperimentare le meraviglie dell'arte"), e del ruolo di insegnante frustrato dalla passività dei suoi allievi, aggiunge la solitudine sentimentale. Ed è meravigliosa la lucidità sarcastica con cui evidenzia il vuoto, la tristezza e la derivante rassegnata indolenza, senza che il tono della narrazione svilisca mai nel patetismo. Ogni mattina George “con l'abilità di un veterano, si spalma rapidamente il make-up psicologico adatto al ruolo che deve interpretare” entra “nel mondo degli altri” e non si sottrae alla farsa. Non si sottrae ai pregiudizi dei vicini, non si sottrae alle cene etiliche con l'amica Charlotte, non si sottrae alle sue lezioni e “offre pubblicamente un brillante vero per un nichelino”, nonostante la brutale indifferenza dei suoi corsisti. Sceglie di rendersi riconoscibile, aderendo alla maschera che la società gli ha cucito addosso. In quest'ottica, pertanto, la solitudine si pone come una forma di resistenza; è un esercizio di forza in cui il disgusto e il senso di estraneità non tracimano mai apertamente in collera. George è attento a non dimostrarsi troppo severo, è vigile nel cercare di mantenere sempre un certo controllo, tuttavia a volte si stacca da sé, “con il movimento di un bambino che sguscia dalle mani di un adulto – il vecchio custode, chi altro, il cervello” e si assenta per perdersi lontano da ciò che lo circonda, nelle sue elucubrazioni dove sogna sadiche vendette nei confronti di quanti ritiene responsabili della morte del partner, per poi fantasticare sul dialogo platonico, inteso come incontro simbolico, nel bel mezzo di un'insolita conversazione con uno studente.
E sono sequenze che si incastrano con una naturalezza miracolosa l'una nell'altra, forti di dialoghi asciutti, perfetti, senza sbavature che disegnano il volto di un uomo consapevole di ciò che è e ubriaco del desiderio di essere letto come un libro. Un libro stanco, che s'addormenta sorridendo del suo piacere e della sua pazzia.
EDIZIONE ESAMINATA E BEVI NOTE
Christopher Isherwood (Wybersley Hall, 1904 - Santa Monica, 1986). Figlio di un ufficiale dell'esercito che morì durante la Prima guerra mondiale, incontrò a scuola Wystan Hugh Auden con cui ebbe una relazione, ma che rimase suo amico per tutta la vita e con cui scrisse tre drammi teatrali ancora inediti in Italia. Studiò a Cambridge dove incontrò Stephen Spender che era alla Oxford University con Auden. Si trasferisce a Berlino dove scrive un romanzo e una serie di racconti (Addio a Berlino) che poi ispireranno il musical Cabaret. Nel 1931 conosce Edward Morgan Forster con cui diventa intimo amico. Nel 1932 il suo secondo romanzo, The memorial, fu pubblicato dalla casa editrice di Virginia e Leonard Woolf. Con Auden compie un viaggio in Cina e nel 1939 va a vivere negli Stati Uniti in California (nel 1946 diventerà cittadino americano) dove ottiene un lavoro come sceneggiatore cinematografico a Hollywood. Isherwood si converte poi all'induismo su cui scrive anche alcuni saggi, proseguendo nel frattempo la sua attività di romanziere. Dal 1953 fino alla morte vive con il suo compagno il pittore Don Bachardy.
(fonte: Wuz)
Christopher Isherwood, “Un uomo solo”, Adelphi, Milano, 2009
Traduzione di Dario Villa
Titolo originale: A Single Man
Pp. 148
Prima edizione Guanda 1981
Approfondimento in rete: Federico Novaro bibliografia / Federico Novaro recensione / il Recensore.com /
Adattamento cinematografico: A Single Man, di Tom Ford
Angela Migliore, aprile 2010
Commenti
[Isherwood] Ho recuperato il
[Isherwood] Ho recuperato il romanzo, dopo aver perso il film caldamente consigliatomi da un amico. Appena esce il DVD, mi rifaccio. Credo ne valga proprio la pena. Nessuno dei cinefili lankelottiani l'ha visto?
[isherwood] non ancora:) Ma
[isherwood] non ancora:) Ma rimedierò, è tra i miei desiderata...
[isherwood] è uno dei nomi
[isherwood] è uno dei nomi con tre asterischi a fianco per le ricerche prossime venture, amica:). Grazie per questo viatico alla sua - per me - scoperta;)
[isherwood] pensavo, oggi,
[isherwood] pensavo, oggi, guardando gli scaffali di Tilopa, a Monteverde: negli ultimi anni Adelphi è stata molto meno Adelphi. Questa pubblicazione di Isherwood mi sembra invece un felice segno di coerenza col passato... sbaglio?
[Isherwood - Adelphi] Sulla
[Isherwood - Adelphi] Sulla bandella assicurano di avere in preparazione le opere principali di Isherwood. Non conosco la vicenda editoriale e i perchè del passaggio da Guanda ad Adelphi. Però son felice siano tornati ai livelli cui ci avevano abituati con Kundera, Marai tanto per citarne due.
Giusto per pignoleria, nella pagina di Novaro (link) ho letto il risvolto di copertina della prima edizione Guanda: mooolto meglio di quello dell'attuale edizione Adelphi.
Grazie per il ritorno in prima pagina :)
[Isherwood] Anch'io credo
[Isherwood] Anch'io credo proprio che meriti. Questo è uno dei non rari casi in cui il film è riuscito a far tornare in circolazione pure il libro. E meno male! Perchè secondo me è davvero un gran romanzo. L'ho già scritto in un'altra occasione che ora non ricordo, ma la prosa di un autore che s'avvicina alla vecchiaia, mantenendo assoluta lucidità, diventa qualcosa di eccezionale. Sono 150 pagine essenziali eppure dense, non una sola sillaba in più e, di contro, un bel po' di roba su cui riflettere. Una grande lettura.
Sono curiosa di conoscere il tuo parere, quando il formidabile lettore e critico che sei, incrocerà Isherwood. Magari ne viene fuori uno speciale....
[isherwood] uno speciale
[isherwood] uno speciale Isherwood? Perché no. Io sono già proiettato nel 2011, la candidatura ci sta...;)
[Isherwood] Degna di nota
[Isherwood] Degna di nota anche la dedica a Gore Vidal.
(Ho dimenticato di scriverne nella recensione)
[isherwood-vidal] tutto quel
[isherwood-vidal] tutto quel che riguarda Gore Vidal è sempre degno di nota:)
[isherwood] qui la recensione
[isherwood] qui la recensione del film, per la regia di Tom Ford. Ne ha scritto Tarak: http://www.lankelot.eu/cinema/ford-tom-single-man.html