Autore:
Irwin William, Conard Mark T., Skoble Aeon J.
“A molti I Simpson possono sembrare sciocco intrattenimento, ma di fatto propone la commedia e la satira più sofisticata mai apparsa alla televisione americana. Negli anni lo show ha affrontato molti temi seri: la sicurezza del nucleare, l’ambiente, l’immigrazione, i diritti degli omosessuali, le donne nell’esercito, e così via. Paradossalmente è proprio la natura farsesca del programma che gli permette una serietà che molti altri programmi non hanno” (pag. 182)
Il saggio I Simpson e la filosofia ha avuto un grosso successo inaspettato in America e anche qui da noi è già in ristampa nella bella confezione “reprints” di Isbn, la stessa collana che ha riproposto anche “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia. Diciotto capitoli, una ventina di professori e studiosi e tanti spunti decisamente inediti e interessanti. Da subito il testo prende una posizione netta contro ogni snobismo perché si può parlare di filosofia anche abbassandosi a noi comuni mortali senza cattedra o padrini accademici. Il testo è molto fruibile soprattutto perché si rivolge di proposito a un largo pubblico senza per questo degenerare nel trash o nel pop a tutti i costi. Anzi. Personalmente ho trovato di grande stimolo le introduzioni a filosofie affatto accessibili altrove, in particolare quella su Nietzsche che vanta una quindicina di pagine di sintesi prima di applicare il tema ai cartoni, e in particolare al personaggio di Bart. Ce n’è per tutti i gusti, da Aristotele ad Heidegger, a Kant, a Marx cercando di affrontare grosso modo tutti i personaggi e i temi del cartone, con puntigliosità e autentica passione. Il personaggio che viene più bersagliato è chiaramente Homer di cui leggiamo a pagina 189: “Togliete tutte le qualità che rendono un padre genuinamente buono – la saggezza, la comprensione, l’altruismo, persino le arrabbiature – e vi resterà Homer Simpson”; a differenza di Marge, coscienziosa donna “aristotelica di sfumatura cristiana” (pag. 70).
Al di là delle divertenti analisi dei personaggi (spietata quella sulla ricerca della felicità del perfido ultracentenario signor Burns) il saggio va letto tenendo presente un particolare non da poco: è scritto da americani, quindi, spettatori non mediati dal doppiaggio e dalla riscrittura delle battute. La loro è una visione genuina, pertanto differente dalla nostra. Noi infatti guardiamo una versione “riscritta” dei Simpson che lamenta degli orrori in fase di doppiaggio tutti italiani. In primis la stomachevole trasposizione del giardiniere scozzese Willie in un sardo analfabeta visto come lo scemo del villaggio, o il poliziotto napoletano o il collega di Homer che dice “Ostregheta”. Dio mio. Come ben sappiamo tutti i programmi comici stranieri vengono corretti da cervelloni nostrani che pensano di migliorare il prodotto cambiando battute e modi di dire (Oreste Lionello insegna). A ciò si aggiunga che molte personalità televisive come Valeria Marini o calciatori come Francesco Totti sono stati chiamati a doppiare dei personaggi del cartone con l’intento di rendere più gaie le trovate simpsoniane (nella versione originale le guest star si chiamano Jerry Lewis, Danny DeVito e simili).
Un altro fattore che rende distante il cartone dalla nostra cultura è ampiamente dibattuto nel libro e si riferisce all’abbondante utilizzo dell’allusione della cultura pop all’interno delle puntate. Sebbene buona parte dei riferimenti siano universali (specie se si tratta di citazioni cinematografiche) capita che alcuni passaggi logici si annullino varcati i confini americani. “Per esempio quando Homer canta “Ce la farò dopo tutto” per festeggiare il nuovo lavoro al bowling […] gli autori propongono un’allusione intenzionale alla “donna in carriera” del Mary Tyler Moore Show. Non solo la frase è una battuta della sigla del programma, ma quando Homer lancia la palla in aria fa una parodia di una delle scene d’apertura in cui Mary lancia in aria il suo cappello” (pag. 95). E il testo continua spiegando che “molti degli spettatori di oggi non saranno in grado di comprendere appieno molto di ciò che avviene nei Simpson proprio a causa della mancanza di familiarità con la cultura pop da cui sono tratti i riferimenti” (pag. 129). Infatti “I Simpson è una ri-creazione postmoderna della prima generazione delle sitcom familiare televisive” (pag. 187).
La pretesa di scovare sunti filosofici annidati nella vita degli ometti gialli non è poi così ottusa come si potrebbe pensare prima di aprire il libro. A pagina 136, Carl Matheson, nel suo capitolo sul citazionismo e l’iper-ironismo, si pone una domanda basilare: “I Simpson usa lo humor per impartire lezioni morali?”. Capita infatti che un prodotto televisivo, anche se improntato sull’umorismo, conservi dei momenti chiave in cui fare pedagogia più o meno esplicita. L’autore ha le idee chiare: “La mia opinione è che I Simpson non impartisca un bel niente, dato che il meccanismo dello humor della serie propone lezioni morali solo per poterle indebolire in un secondo momento. Occorre aggiungere che questo processo di indebolimento opera a un livello così profondo da impedirci di considerare la serie semplicemente cinica: difatti riesce a indebolire anche il proprio cinismo. Questo processo costante di indebolimento è ciò che intendo per ‘iperironismo’” (pag. 136). Le poche volte che la serie mette da parte il comico per tentare, alla Chaplin, un tocco di sentimentalismo, si scivola irrimediabilmente nella melassa: “Quando i colpi sparati diventano più radi per fare spazio a un messaggio di positiva integrità o a un momento rassicurante di vita familiare, il programma frena sino a raggiungere un’imbarazzante lentezza che non fa alzare il risometro neanche di una tacca” (141). A tale proposito segnala l’episodio Musica maestro (in cui muore il jazzista Gengive Sanguinanti Murphy) come il più brutto della serie.
Un piccolo errore che c’entra poco con la filosofia è però da segnalare: James M. Wallace a pagina 271 scrive: “la presenza di Groucho Marx è stata riconosciuta in parecchi episodi, o di persona (nella folla che circonda il Dr Hibbert in Finché la barca va) o parafrasato”. In verità in quella puntata col dottore Hibbert vediamo un personaggio baffuto che niente ha a che spartire con Groucho Marx, esplicitamente citato invece da Krusty il Clown in un’altra occasione. Ma non di un libro sul cinema si tratta, quindi, fingiamo di non vedere e lasciamo correre. Per il resto si tratta di un testo autenticamente spiritoso, stimolante e per niente elitario.
Pertanto… viva la Duff!
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
William Irwin, Mark T. Conard, Aeon J. Skoble, “I Simpson e la filosofia”, Isbn reprints, Milano, 2010
Luca Martello, novembre 2010
Commenti
[i simpson] !
[i simpson] !
[mago] lei è un mago della
[mago] lei è un mago della velocità!
[I Simpson e la filosofia]
[I Simpson e la filosofia] Eccoci qua...
[I Simpson e la filosofia]
[I Simpson e la filosofia] Grande Luca! C'è stato pure Thomas Pynchon in una puntata dei Simpson, alla faccia di Franchi che magari un giorno ci comparirà pure lui.
[franchi nei simpson]
[franchi nei simpson] aahahahah te lo immagini? Secondo me succederà!
[Simpson] Il libro comunque
[Simpson] Il libro comunque l'ho letto anche io ed è spassoso dai, soprattutto perchè non è affatto snob come impostazione e mi è piaciuto per questo, oltre che per alcune osservazioni interessanti.
Secondo te che gli faranno fare a Franchi?
[simpson] mmm... o il
[simpson] mmm... o il letterato o il terrorista...
[Simpson] Io propendo per un
[Simpson] Io propendo per un insegnante che diventa l'idolo di Lisa e poi viene cacciato dalla scuola oppure l'arbitro di qualche competizione sportiva che viene assalito dai tifosi.
Si potrebbe consigliare ai creatori di farlo.
[simpson] credo che
[simpson] credo che "terrorista" diventerà sinonimo di "letterato". Ma allora la parola "letterato" sarà riservata a quelli come noi e a pochi altri:). Il terrore sarà grande. E solare:).
[isbn] una delle nostre case
[isbn] una delle nostre case editrici medie, di qualità & di progetto, preferite. In assoluto. ISBN in Lanke: http://www.lankelot.eu/ISBN
[homer] beh: "“Togliete tutte
[homer] beh: "“Togliete tutte le qualità che rendono un padre genuinamente buono – la saggezza, la comprensione, l’altruismo, persino le arrabbiature – e vi resterà Homer Simpson”
> niente male:)))))
[simpson, la morale della
[simpson, la morale della favola] insomma: chicca per aficionado e appassionati, impegnata ma non noiosa. Ricevuto. A proposito, ecco il mio paragrafo preferito: puro Luca Martello.
"Un piccolo errore che c’entra poco con la filosofia è però da segnalare: James M. Wallace a pagina 271 scrive: “la presenza di Groucho Marx è stata riconosciuta in parecchi episodi, o di persona (nella folla che circonda il Dr Hibbert in Finché la barca va) o parafrasato”. In verità in quella puntata col dottore Hibbert vediamo un personaggio baffuto che niente ha a che spartire con Groucho Marx, esplicitamente citato invece da Krusty il Clown in un’altra occasione. Ma non di un libro sul cinema si tratta, quindi, fingiamo di non vedere e lasciamo correre. Per il resto si tratta di un testo autenticamente spiritoso, stimolante e per niente elitario. Pertanto… viva la Duff!"
> Occhiali e nasone.
[simpson] eh! :)
[simpson] eh! :)
[Simpsons] Ecco qui Thomas
[Simpsons] Ecco qui Thomas Pynchon nei Simpsons per chi non vide quella puntata. Disegnateci Franchi adesso.
[simpson, pynchon] ricordo
[simpson, pynchon] ricordo bene quella puntata. Indimenticabile:)