Faber Michel

Il petalo cremisi e il bianco

Autore: 
Faber Michel

Una Londra vittoriana smagliata di ombre, buio di corpi e vicoli, e ritratti duplici di facciate insfaldabili e pensieri morbosi: questo il retroscena de “Il petalo cremisi e il bianco” di Michel Faber, caso letterario internazionale, romanzo ad oggi tradotto in ventidue Paesi.

Avremmo diffidato di certo di un libro accompagnato da un battage pubblicitario così pressante, e mirato, da farne prima una strenna natalizia e, quindi, un bestseller nelle classifiche italiane, se non che ci saremmo dovuti ricredere a lettura ultimata. Perché nonostante la propaganda commerciale al limite del buon gusto, siamo davanti a un’opera letteraria di cui vale la pena parlare.

Dalle strade livide e gelate di St Giles, dove la giovane Caroline in un letto imbarcato di una stanza sudicia si svende di corpo in corpo per pochi spiccioli, al bordello di Mrs Castaway in Silver Street, dove Sugar è la migliore perché fa “qualunque cosa” altre non facciano – tanto da meritarsi una menzione speciale in una guida per neofiti alle follie londinesi –, al lusso della casa dell’erede delle profumerie Rackam, è tutto un susseguirsi di scorci insistiti di forte presa emotiva, che guidano il lettore dai suburbi malfamati all’intimità dei salotti delle classi alte della società vittoriana in un’ambientazione di costume corposa, su cui spicca e s’imprime sugli altri personaggi, pur così vivi e reali, il ritratto di quella Sugar diciannovenne, dai colori della terra e la pelle screpolata, sottile e colta e pronta a indossare qualsiasi maschera pur di svincolare la propria anima dalla lordura di quelle strade in cui l’aveva cresciuta sua madre, tenutaria-madama di un bordello asfittico e insolito come una cineseria, dove attorno a catini contraccettivi e pitali spuntano apocalittiche figure di Maria Maddalena e le note di un violoncello sembrano accendere ogni cosa di rosso lungo una gamma che corre dallo scarlatto al cremisi.

E scrive Sugar, le sue miserie e splendori, e all’inchiostro si affida con tutta la violenza di una verità di un passato che non concede a nessuno, ma che inghiotte come bile, sperma e menzogne eleganti, con cui quotidianamente scolora i suoi giorni, almeno fino all’incontro con William Rackam, giovane uomo insicuro che trasformerà in un leader spietato e nevrotico, diventandone amante, complice e amica, e che lui ripagherà riscattandola per un esclusività che la porterà fin dentro la sua casa come istitutrice della fragile figlia Sophie, avuta dall’angelica Agnes dagli occhi blu porcellana e disarmante nella sua innocente follia.

È un romanzo-scala, “Il petalo”, dove ogni personaggio non è che un gradino verso un’ascesa che pur nei luccichii di stagioni mondane nasconde lo scandalo, reprime pulsioni, violenta emozioni, con una volgarità misogina che commercia anime e corpi per saziare colpe, riscatti e vani egoismi.

Perché le istanze di rinnovamento nei costumi e il bigottismo ben celato di un puritanesimo sfinito non sono che i due fuochi di quest’ellisse narrativa dove l’intreccio erotico è fortemente legato alla cinica ironia delle parti e al voyeurismo del lettore.

Senza certezze, vite di carta reali come carne al macello, i personaggi de “Il petalo cremisi e il bianco” subiscono una caratterizzazione attenta e si aprono a vivere immagini piene e ambienti precisati al dettaglio, dove tutto – figure, sembianze, apparenze e odori, sapori, colori: i sensi, al completo – concorre a definire il sehna della scrittura, la sua annodatura.

 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Michel Faber, (Paesi Bassi 1960) romanziere e novelliere di sangue olandese. È cresciuto in Australia e dal 1993 vive in una vecchia stazione ferroviaria nel nord della Scozia. Michel Faber, “Il petalo cremisi e il bianco”, Einaudi, Torino 2003. Traduzione di Elena Dal Prà e Monica Pareschi.

 Titolo originale: “The Crimson Petal And The White Canongate, 2002

 Laura Caroniti

ISBN/EAN: 
9788806174163

Commenti

(la domanda è: perché le figure di Maria Maddalena sono apocalittiche?)

Maddalena come segno cristiano,simbolo di peccato e redenzione,ma carne macchiata;qui Maddalena santa dentro un bordello,ghigno non più simbolo, carne tra carne penitenti per tempo andato e impenitenti per tempo presente. Apocalittica perchè sul punto del disfacimento sempre, e narrativo -qui,in questo caso- e di speranza nemmeno pregata.

Sul punto di disfacimento sempre, e tuttavia...

copertina+archivio FABER

copertina+archivio FABER