Come si originò
Il caso Silone ebbe un’anteprima di deflagrazione esattamente il 7 marzo 1996. In tale data su Il Corriere della Sera, nella pagina dedicata a "Cultura e Spettacoli", Giovanni Belardinelli dava notizia di due clamorosi documenti rinvenuti dall’allora ricercatore, presso l’Università di Perugia, Dario Biocca. Documenti che, due giorni più tardi, furono presentati dallo stesso Biocca nel corso della conferenza "The other among us" organizzata dalla Stanford University a Firenze.
I due documenti, ritenuti assolutamente eccezionali, erano stati rinvenuti dal Biocca presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma e, nelle intenzioni dello studioso, dovevano dimostrare che Ignazio Silone, al secolo Secondino Tranquilli, era stato, dal 1919 al 1930, comunista e, contemporaneamente, fascista. Meglio: comunista ed informatore della polizia politica fascista.
La rivelazione fu sconvolgente, le premesse per uno scoop sensazionale c’erano tutte. E scoop fu. Da quel momento scoppiò il "caso" Silone a cui i mass media diedero vasta eco.
Silone comunista
Ignazio Silone (1900-1978) fu un giovanissimo socialista. Siamo nel 1915/18. Nel 1921, quando dal Congresso socialista di Livorno, attraverso una scissione, nacque il Partito Comunista d’Italia, egli vi aderì immediatamente. Si impegnò, accanto a Gramsci e agli altri, divenendo uno dei "grandi" del Partito. Venne arrestato come sovversivo negli anni ‘23/’24. Nel 1926, con l’entrata in vigore delle leggi restrittive del partito fascista in Italia, venne denunciato due volte al Tribunale Speciale. Nel 1927, insieme a Togliatti, si recò a Mosca per una sessione straordinaria dell’Esecutivo dell’Internazionale Comunista. In quella circostanza si decise, per volere di Stalin, l’espulsione di Trotzky e Zinovieff dal partito. Silone cercò inutilmente di opporsi. Ebbe così inizio il periodo del "cupo scoraggiamento": Silone non riusciva a riconoscere "quel" comunismo. La sua vita si complicò ulteriormente con l’arresto del fratello Romolo nel 1928. L’anno successivo, anche a seguito del peggioramento delle sue condizioni di salute (era affetto da tisi acuta), Silone chiese ed ottenne di essere esonerato da ogni attività di partito. Egli si trovava già in Svizzera, esiliato. Nel 1930 Togliatti gli impose una dichiarazione di disciplina all’Internazionale. Nel 1932, su esplicita richiesta del Comintern, venne sottoposto ad un interrogatorio con l’intento di fugare ogni dubbio di trozkismo. Silone non sottoscrisse la dichiarazione che gli veniva imposta, per questo si arrivò alla rottura definitiva col Partito Comunista d’Italia attestata da un durissimo e diffamatorio documento di espulsione. Lo strappo fu descritto dallo scrittore come "un grave lutto, il lutto della mia gioventù". Solo nel 1939/1949 Silone si riavvicinò alla politica attiva.
L’arresto e la morte del fratello Romolo
Romolo aveva quattro anni meno di Ignazio. Decise di seguire le orme del fratello maggiore ed entrò a far parte delle forze clandestine del PCd’I. Il 13 aprile del 1928 Romolo era a Como: doveva incontrare Luigi Longo e cercare di passare in Svizzera per incontrare Ignazio. Venne fermato dalla polizia fascista e trovato in possesso di documenti falsi, quelli che lo stesso Ignazio gli aveva inviato. Romolo venne immediatamente accusato di essere il responsabile di un attentato contro il Re avvenuto pochi giorni prima a Milano, durante la Fiera Campionaria cittadina: fu arrestato e torturato. Il giovane venne processato con rito sommario e condannato a morte. La notizia sconvolse Silone che si attivò immediatamente per salvare il fratello. Contattò moltissime persone e riuscì a far scrivere a Mussolini da eminenti personalità del tempo: Arthur Henderson, Henry Barbusse e Romain Rolland. Affinché fosse risparmiata la vita di Romolo, Silone lanciò appelli, scrisse articoli e cercò di entrare in contatto con la polizia politica fascista, l’OVRA (Opera di Vigilanza e di Repressione Fascista, fondata nel 1926). In questo frangente egli dovette anche riallacciare i rapporti con il commissario di polizia fascista di Roma, Guido Bellone, a cui scrisse per ottenere aiuto. Gli sforzi di Silone portarono ad una mitigazione della pena: il fratello fu condannato a dodici anni di carcere perché colpevole di essere un appartenente al Partito comunista illegale. Romolo, malato, morì in carcere il 28 aprile del 1932, aveva 28 anni.
La tesi di Dario Biocca e Mauro Canali
Gli "accusatori" di Silone, nel 2000, hanno pubblicato un libro: L’informatore: Silone, i comunisti e la polizia, prefazione di Piero Melograni, Luni Editrice.
In questo testo vengono raccolti i documenti rinvenuti nell’Archivio di Stato e i risultati delle ricerche condotte dai due autori. Secondo Biocca e Canali la documentazione che attesterebbe il collaborazionismo di Silone con i fascisti sarebbe addirittura "inoppugnabile". Essi riportano le note fiduciarie inviate alla Polizia fascista tra il 1923 e il 1930 ed utilizzate dalla Divisione generale di Pubblica sicurezza per le azioni di contenimento e repressione del movimento anti-fascista clandestino. Le lettere sono state inviate da un certo Silvestri (in realtà sarebbe Silvestro) al commissario Bellone. Al loro interno verrebbero svelati numerosi dettagli relativi ai movimenti dei dirigenti comunisti, i collegamenti con il partito russo, i passaggi di uomini e capitali e altre informazioni dettagliate sul Partito Comunista d’Italia. Silvestri, secondo Biocca-Canali, non è altri che Silone. I due studiosi cercano di evidenziare i caratteri di uniformità stilistica delle relazioni fiduciarie e soprattutto tengono a far notare come ci sia una perfetta coincidenza di tempi e luoghi tra l’invio delle missive e gli spostamenti di Ignazio Silone. Sembrerebbe, inoltre, che il rapporto tra Silone e Bellone possa essere fatto risalire addirittura al 1919, quindi prima ancora della nascita del Partito Comunista d’Italia, dell’avvento del fascismo e della fondazione dell’OVRA. Biocca e Canali ritengono assolutamente autentici i documenti rinvenuti e credono che molti degli arresti effettuati in Italia tra il 1927 e il 1928 tra i dirigenti comunisti possano essere stati originati dalle informazioni fornite da Silone ai fascisti. La corrispondenza con Bellone si interrompe nel 1930. Ad attestarlo una lettera del 13 aprile, autentica, di Ignazio Silone.
Il "caso" smontato
Dopo le rivelazioni di Biocca e Canali sono stati moltissimi gli intellettuali, gli storici, i giornalisti e gli amici di Silone che hanno alzato la voce contro tali accuse, definendole semplicemente infamanti ed assurde. Tra gli interventi più autorevoli in difesa di Silone va ricordato quello di Indro Montanelli. La posizione del grande giornalista ed intellettuale italiano è molto chiara: "anche se Silone stesso si alzasse dalla tomba per dirmi che queste accuse erano vere, ancora non le crederei". Montanelli invita, prima di tutto, a non credere all’equazione documento = verità: non bisogna mai fidarsi ciecamente e totalmente dei documenti. Infatti una delle critiche più pesanti rivolte a Biocca e a Canali riguarda proprio l’autenticità e l’affidabilità delle carte rinvenute. In merito a questo argomento è fondamentale il lavoro minuzioso e attento condotto da Giuseppe Tamburrano, in collaborazione con Gianna Granati e Alfonso Isinelli, e con l’ausilio di un’esperta in perizie calligrafiche, Anna Petrecchia. Il loro lavoro è stato raccolto in un libro: Processo a Silone. La disavventura di un povero cristiano, Lacaita Editore, Manduria - Roma, 2001.
Tamburrano e i suoi collaboratori hanno analizzato accuratamente i documenti su cui Biocca e Canali hanno fondato la loro tesi, ed hanno elencato una serie di imprecisioni, trascuratezze ed errori compiute dai due. Prima di tutto si sottolinea il fatto che i fascisti erano soliti usare tutti i mezzi possibili per riuscire ad infangare i loro avversari e, per riuscire a raggiungere lo scopo, non esitavano a raccogliere calunnie e delazioni da parte di chiunque. Per cui molti dei materiali depositati presso l’Archivio Centrale dello Stato contengono una marea di informazioni inaffidabili, incomplete e prive di riscontro reale. Nel caso specifico, le note attribuite da Biocca e Canali a Silone sono rappresentate da messaggi dattilografati o scritti con grafie diverse, prive di mittente o con mittenti vari e dai contenuti molto generici. Non c’è nessuna identificazione certa della fonte. Il nome "Silvestro" (e non Silvestri come Biocca-Canali scrivono) appare solo dal 30 aprile 1928. Quindi immediatamente dopo l’arresto di Romolo. I rapporti, in sostanza, sono rappresentati da note anonime, generiche, scritte evidentemente da persone diverse. Secondo Tamburrano e colleghi, quindi, non c’è una ragione oggettiva che permetta di attribuire inconfutabilmente quei documenti a Silone. A confermare il tutto, la perizia della grafologa Petrecchia sulla base della lettera autografa di Silone datata 13 aprile 1930.
Tamburrano smantella anche l’argomentazione della presunta coincidenza di tempi e luoghi rispetto all’invio delle note e gli spostamenti di Silone. Non esiste prova certa: bisognerebbe conoscere con esattezza i movimenti dello scrittore e anche il tempo che una lettera impiegava per arrivare a Roma dal luogo in cui Silone si trovava.
E la verità?
Montanelli, nella sua opera di difesa, riflette e fa riflettere su alcuni dettagli semplici eppure importantissimi. Primo fra tutti la posizione politica di Silone: "era uno dei Grandi, per i suoi contatti con gli altri Grandi, doveva saperla lunga […] E ad un simile personaggio assegnavano come un interlocutore un questurino? Mi pare che le confidenze meritassero ben altro orecchio…". Inoltre Montanelli avanza un’ipotesi circa la vera identità del fantomatico Silvestri. A suo avviso può trattarsi di un confidente già noto dell’OVRA, un vecchio socialista che desiderava che Mussolini tornasse alle origini, al socialismo. In merito alla lettera autentica del 1930, con cui Silone interruppe i rapporti con Bellone, Montanelli fa notare che potrebbe trattarsi semplicemente della descrizione del trauma subito dalla rottura, appena avvenuta, con il Partito Comunista d’Italia. "Il PC non era un partito come gli altri -scrive Montanelli- dove si poteva entrare, uscire e rientrare come in un bar. Anzi, non era un partito, era una chiesa di cui si prendevano i voti. Il dissenso era sentito come eresia e seguito dalla scomunica".
Ad ulteriore smentita della tesi del Biocca e del Canali un breve documento dell’OVRA datato 1933:
"Il Tranquilli Secondino, che aveva, per il fratello, un affetto profondo, soffrì molto. Cercò di aiutarlo, in tutti i modi, inviandogli sussidi e sovente anche dolciumi e leccornie. In tale periodo, diede a vedere di essersi pentito del suo atteggiamento antifascista e tentò qualche riavvicinamento con le autorità italiane, mandando, disinteressatamente, delle informazioni generiche nell'intento di giovare il fratello".
Nel fascicolo della Polizia fascista che va dal 1926 al 1938 non si parla mai di un rapporto tra lo scrittore e l’OVRA. Anzi, dai documenti del regime del periodo 1933/1935, Silone continua ad essere ritenuto "persona pericolosa".
Sono anche altre le riflessioni e le susseguenti domande che potrebbero essere rivolte agli autori de L’informatore: Silone, i comunisti e la polizia. Perché Silone, autore di un libro come Fontamara, pubblicato nel 1933 e palesemente anti-fascista, non venne denunciato pubblicamente come ex spia, visto che ormai aveva deciso di rinunciare a quel ruolo? Perché l’OVRA comunque seguiva regolarmente Silone, spiando persino i movimenti dei suoi parenti marsicani? Perché Bellone o la stessa OVRA non ricattarono mai di rivelare il suo doppio gioco? Perché nessuno, neanche chi, come Togliatti, ebbe modo di consultare gli archivi della polizia fascista nel dopoguerra, ha mai conosciuto e quindi rivelato il "tradimento" di Silone? Se fosse vero che Silone collaborò con i fascisti per tanto tempo (addirittura dal 1919!), perché non è riuscito a salvare la vita di suo fratello? Infine: se Silone, come detto uno dei "Grandi" del Partito Comunista d'Italia, fosse stato per tanto tempo "al servizio" dei fascisti, è possibile che in Russia lo ignorassero?
E’ evidente che, alla luce di tanti fatti, il castello di accuse di Biocca e Canali sembra cedere in numerosi punti.
Commenti
Incantato. Grazie davvero per la collaborazione.
Intervento prezioso - tempismo eccellente. Stasera, a casa, mi godo con calma il pezzo e imparo tutto quel che da tempo era necessario scoprire. Merci e merci ancora, gf
Grazie mille, un approfondimento completo e interessantissimo sul "caso Silone".
Proprio oggi cercavo il libro di Biocca e Canali, senza trovarlo. A questo punto vorrei acquistare sia quello che quello di Tamburrano, di cui non conoscevo l'esistenza, per leggere le due versioni della vicenda.
Grazie ancora.
Purtroppo le "verità" di quegli anni di storia patria sono ancora avvolti in troppo mistero. é più che evidente che tante verità cosi dette ufficiali che ci sono state propugnate per anni, troppo ufficiali non lo sono. Credo che, quando la nostra bella Italia si sarà definitivamente emancipata dai veleni e dai troppi orpelli ideologici che ancora resistono, se ne saprà di più. E la storia potrà essere più condivisa, meno controversa di come ancora oggi risulta.
Epicentro
Incantato? Mi sembra eccessivo. Comunque grazie. Sorrido.
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Franchi
Ho letto il tuo intervento su "Il segreto di Luca" e le precisazioni biografiche su Silone e sul "caso". E' solo "colpa" tua se ho scritto questo pezzo. Prenditi le tue responsabilità! Scherzo...
Ho studiato Silone, conoscevo il "caso" ma ho fatto altre ricerche e letto altri documenti per capire meglio e di più. Ci sono alcuni dettagli che ho volontariamente omesso perché mi sembravano troppo deboli.
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Prova a cercare anche Tamburrano. Non so se riuscirai a trovarlo. Grazie a te per il commento positivo.
bello bello, io ne sapevo pochissimo. merci bien.
Léon
Gli orpelli che ci trasciniamo dietro sono, spesso, resi ancora più nebulosi da una patina di cattiva fede e trascuratezza. In ogni caso credo sia interessante e salvifico che ci sia comunque chi si sforza di fare chiarezza e di portare un po' di luce dove è necessario che arrivi.
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nevabop
Spero che adesso tu possa dire di saperne anche solo un po' di più. E' già abbastanza.
Un pezzo perfetto. Chapeau.
Ma si, ben vengano i tentativi di far chiarezza, Monnalisa.
Potresti controllare solo una cosa, Monnalisa, per curiosità mia personale? Giovanni Belardinelli o Giovanni Belardelli?
Spero davvero che tu abbia altri argomenti di taglio storiografico da proporre. A presto!
Grazie per l'apprezzamento Patrick. Ti confermo: Giovanni Belardinelli.
Estremamente interessante. Mi prendo tutte le responsabilità :), a suo tempo ero rimasto abbastanza scosso dalla notizia e non riuscivo a trovare adeguata controinformazione (eccetto nel libro bianco della fondazione nenni, in via di scrittura ma...).
Adesso mi rileggo e interiorizzo per bene il tuo testo. Merci.
Leggo adesso. Vedo che la sintesi ti piace ma anche sai gestirne ottima pratica. Panoramica sintetica ed esaustiva. Complimenti per l'ordine e chiarezza dei concetti e delle informazioni. L'unica mia considerazione sul tema è che il ruolo dell'intellettuale nel regime è contraddittorio, e dell'esempio di altri nomi illustri. Mi vengono in mente Vittorini, Gadda, Brancati. Ma certo l'elenco credo possa comprenderne la maggioranza dei più noti sincronici. L'engagemant era di connotazioni differenti e non senza nebbiosi episodi. Comunque il caso Silone anche per me, da oggi, è meno oscuro. Stima per l'autore difendibile con più argomento. Grazie e a buon rendere ;)
Monna Lisa! Torna a trovarci...
Onorato di leggere. L'indice propone elementi dimenticati di questa chimica "esplosiva". :-)
foto+archivio silone
foto+archivio silone aggiornato