I Sognatori

Intervista ad Aldo Moscatelli

Autore: 
I Sognatori

 

 

I Sognatori sono  "persone animate da una folle passione nei riguardi dei libri". Nata nel febbraio 2006 la casa editrice I Sognatori rappresenta un caso insolito per il panorama letterario italiano: i libri pubblicati da i Sognatori vengono infatti distribuiti esclusivamente on line. Privilegiato il rapporto tra la casa editrice (che cura anche un blog http://casadeisognatori.splinder.com) e la blogsfera. Condivido con i lettori di Lankelot quest'intervista che credo possa essere anche un modo per discutere del rapporto tra web ed editoria.

Chi sono I Sognatori?

Innanzitutto, persone animate da una folle passione nei riguardi dei libri. Passato, presente e futuro hanno in comune questo elemento, per quel che ci riguarda. La casa editrice “I sognatori” nasce su tali basi, e su quelle (di segno opposto) inerenti la profonda conoscenza del sistema editoriale italiano, che notoriamente stimiamo poco. “I sognatori” si è posto sin dal principio l’obiettivo di svecchiare determinate dinamiche editoriali, quelle che hanno inzeppato il mercato nostrano di opere che nel 50% dei casi vendono una sola copia, e che hanno (in nome del solo tornaconto economico, spesso mascherato da esigenze di sopravvivenza) condotto all’inaridimento di talenti veri, al drenaggio di portafogli un tempo gonfi (col beneplacito dei rispettivi proprietari), al successo di scrittori col nome altisonante e il talento prossimo allo zero, e molte altre iniquità che per questione di spazio non stiamo ad elencare.

La vostra casa editrice distribuisce i libri pubblicati esclusivamente on line e non in libreria, come mai questa scelta? Non credete che sia limitativa?

Affatto. La libreria resta l’ambiente naturale dei lettori, ma le vendite on line sono in forte aumento, almeno a giudicare dai dati. Il web permette inoltre l’instaurazione di un rapporto fiduciario tra editore e lettore, cosa che ormai (con l’involuzione delle librerie in megastore) è sempre meno frequente. Tanto ci sarebbe da dire sui costi di una distribuzione capillare, sull’opzione dei resi, sulle vetrine monopolizzate e le pile fronte-cassa a pagamento, sullo sconto librario e così via, ma in proposito il nostro sito spiega piuttosto esaurientemente la nostra posizione in proposito. Onde evitare il solito copia e incolla, rimandiamo gli interessati a questa pagina del succitato sito.

Ad ogni modo la vendita on line non è affatto limitativa: distribuiamo i nostri libri in tutto il territorio nazionale, e nell’ultimo anno abbiamo ricevuto richieste d’acquisto dalla Francia, dal Belgio, dalla Svizzera, dalla Norvegia, dagli Emirati Arabi. Qualcosa di impensabile per qualunque casa editrice distribuita esclusivamente in libreria.

Netta (e aggiungo giusta) è la condanna della vostra casa editrice agli pseudo editori che chiedono contributi per pubblicare le opere di autori esordienti e non, quali pensate siano le soluzioni da adottare nei confronti di questi editori?

Beh, la Legge non impedisce a un editore di chiedere il contributo (ma i primi firmatari di un eventuale d.d.l. saremmo noi), quindi a dover fare qualcosa dovrebbero essere in teoria gli scrittori esordienti. O meglio, i primi a NON DOVER fare qualcosa dovrebbero essere loro, rigettando per principio l’esborso di una cifra “X” a titolo di copertura spese. Ma anche in questo caso la Legge non impedisce alcunché. Noi diamo l’esempio per primi, schierandoci apertamente contro la richiesta di contributo. Gli scrittori dovrebbero maturare un’etica forte, ma spesso il desiderio di vedere il proprio nome sulla copertina di un libro prevale, inutile girarci attorno. E da questa necessità dell’ego, parecchia gente riesce a ricavare sostanziosi introiti. Gli scrittori no: loro solitamente restano a becco asciutto, col portafogli sgonfio e l’appartamento saturo di copie da vendere con le proprie, uniche forze. Contenti loro…

Quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato durante questi due anni di vita?

La refrattarietà del lettore medio nei riguardi della piccola editoria. Convincerli che qualcosa di buono c’è, nel sottobosco letterario italiano. E che spesso rivolgersi agli autori stranieri non implica alcuna certezza sul piano qualitativo. A volte è vero il contrario. Aleggia un’esterofilia preoccupante, e una diffusa indolenza nei confronti degli autori di casa nostra. Peccato, perché un libro è valido o meno indipendentemente dal passaporto dell’autore. Bizzarro poi come in Italia, paese esterofilo per eccellenza, viga la regola (non scritta, ma attuata con spaventosa regolarità) seconda la quale uno scrittore nazionale non può ambientare un romanzo al di fuori dei confini patri. Ma questa è una delle tante contraddizioni del nostro Paese, sul piano culturale.

E le soddisfazioni?

Piccole, ma preziosissime. La nostra politica editoriale, completamente differente rispetto a quella di una casa editrice “normale”, non garantiva certo una sopravvivenza pluriennale. Invece siamo ancora qui. Davvero sorprendente, se si tiene conto che alle nostre spalle non ci sono (come spesso accade) “sponsor” politici o tentativi di speculazione mediante richiesta di contributo.

Tutto quel che abbiamo ottenuto, lo abbiamo raggiunto seguendo le nostre regole. Siamo entrati nel terzo anno di attività, raccogliendo attestati di stima e l’affetto di tanti lettori e scrittori. La volontà di creare dal basso un’editoria nuova, non ossessionata dalla grande pubblicità offerta da blogstar, giornalisti e critici togati (normalissimi lettori, ai nostri occhi: alcuni preparati, altri meno, altri incompetenti) ha agevolato l’instaurazione di un rapporto privilegiato con quei lettori e quegli scrittori sconosciuti che nel web (ma non solo) si sbattono per creare un’alternativa a certi meccanismi sclerotizzati del potere editoriale.

Purtroppo una pericolosa smania di notorietà (risibile) e potere (spicciolo) di tanto in tanto si porta via qualcuno, come un fiume in piena. Qualcuno che a un certo punto acquista un trono all’IKEA, lo monta e ci sale su, guardando tutti dall’alto in basso. Ecco allora che il lettore appassionato diventa critico d’elite, e lo scrittore esordiente uno scrittore pseudo-affermato (magari per aver venduto dieci copie in più degli altri). Ma nel computo generale qualche perdita va messa in conto.

Qual è il vostro rapporto con gli esordienti?

Teniamo a specificare che “esordiente” non è un sostantivo, ma un aggettivo. Non esiste una categoria uniforme; gli scrittori esordienti sono diversissimi fra loro, come in qualunque moltitudine. Umili, antipatici, distratti, in gamba, ignoranti, boriosi, simpatici, incapaci, acuti, geniali… ce n’è per tutti i gusti. Se non si vive all’interno di questo enorme microcosmo, è impossibile cogliere questa varietà. Peccato che degli scrittori esordienti si parli spesso e a sproposito, per sentito dire. Vivere sulla propria pelle quella molteplicità, è tutta un’altra cosa.
Comunque il rapporto è ottimo, in generale. Qualche eccezione c’è, ma non si può piacere a tutti. Né si tratta di un obiettivo cui teniamo particolarmente, ad essere sinceri. Alcuni scrittori ti seguono e sostengono fino a un determinato punto, perché ritengono di poter guadagnare qualcosa da un simile atteggiamento. Se poi questo “qualcosa” non arriva, tanti saluti. Saluti conditi da insulti, a volte.
Comunque noi non lavoriamo per dare soddisfazione a certi lacché, quindi il problema non si pone.

Gli scrittori esordienti che valutano il nostro operato indipendentemente dal tornaconto personale, non fanno altro che complimentarsi con noi. Questo è ciò che conta. E quando uno scrittore, dopo aver ricevuto un responso negativo, torna a scriverti per ringraziarti del tempo speso nella lettura del suo manoscritto, significa davvero che ha apprezzato il tuo impegno.

Cosa pensate del mercato editoriale italiano?

Che è andato a male, e puzza. Che deve piantarla di dare spazio a scrittori improvvisati, quelli dal volto già noto per via della pubblicità garantita da altri mezzi di (dis)informazione, e che quindi assicurano qualche migliaio di copie vendute, alla faccia di chi da anni tenta di sopravvivere nello squallore di una immeritata “clandestinità”. Pensiamo che la richiesta di contributo ha rotto seriamente le scatole. Pensiamo che gli esperti di turno dovrebbero compilare meno diagrammi di analisi SWOT e leggere più libri. E chi non ha il coraggio di investire concretamente nel talento degli scrittori, e non è animato da una sincera passione nei confronti di questo lavoro, farebbe bene a mettersi da parte.
La rete può cambiare le cose, se non si uniforma a modelli opinabili, nei confronti dei quali dovrebbe porsi come antagonista.

Decisamente controcorrente la scelta di pubblicare un genere letterario che, purtroppo, in Italia vende poco, come mai questa decisione?

Ti riferisci alle raccolte di racconti, probabilmente. Beh, da queste parti non facciamo molto caso a certe cose. Piuttosto che pubblicare dieci romanzi di tendenza, preferiamo pubblicare una raccolta di racconti con tutti i crismi. Se non c’è mercato, pazienza: vorrà dire che la sfida sarà maggiormente stimolante. Il mercato ha delle leggi che è un vero piacere poter violare. Se riesci a cavartela regolarmente, se riesci a conquistare di volta in volta un nuovo lettore, significa che sei stato più forte delle regole, dei diktat, delle mode del momento. Ed è questo che conferisce un senso alla vita dell’editore.
Noi comunque possiamo affermare, senza timore di smentita, che lettori solitamente ostili alle raccolte di racconti, in questi due anni hanno saggiato le nostre proposte e, contro tutte le previsioni, gradito in maniera entusiastica.

C’è bisogno di rischiare, di essere curiosi, di mettersi in discussione, da una parte e dall’altra.
E a volte il libro dal quale non ti attendevi assolutamente nulla di positivo, ti regala qualcosa che ti spinge a ricordarlo con piacere, a volte più del mega-classico che, consigliato in buona fede un po’ da tutti, ti ha lasciato poco o nulla.

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Ecco a voi l'intervista a I Sognatori, buona lettura!

(domanda fondamentale: chi ha risposto all'intervista?)

"un caso unico per il panorama letterario italiano: i libri pubblicati da i Sognatori vengono infatti distribuiti esclusivamente on line."

> Lo fa anche Phasar, per dire. Con la differenza che si dichiara tipografia digitale. In realtà per vendere solo tramite web è necessario un lavoro abnorme dell'ufficio stampa, e inevitabilmente dell'autore. Infine, serve una (nutrita) schiera di lettori pronti a ordinare ogni novità, per cieca fiducia nell'editore. Altrimenti non capisco che senso abbia, se non il risparmio dei costi di distribuzione e promozione nei canali standard.

L'intervista è interessante, ma mi domando - al di là della strategia di vivere esclusivamente nel web - quali siano stati i riscontri sulla stampa, quali siano le collane, come siano state studiate e da chi siano dirette. Ho capito che c'è interesse per gli italiani, necessariamente attivi nel web. E poi?

Aggiungo: la voce "dicono di noi" www.casadeisognatori.com/2diconodinoi.htm è un "feedback" degli autori. Reazioni dei lettori alle opere? Recensioni?
Insomma: a parte i blog, il resto del mondo cosa dice? E le webzine?

grazie per la condivisione, e buona serata. La rotta de I Sognatori sembra quella di un Lulu evoluto: per selezione delle opere,  e circolazione in microcosmi preesistenti. Comunità di lettori-autori pronte a vivere in un circuito altro. Spero, per loro, sempre meno autoreferenziale, negli anni.

Ciao a tutti.
L'intervista è stata fatta ad Aldo Moscatelli.
"La rotta de I Sognatori sembra quella di un Lulu evoluto".

Tra Lulu e i Sognatori c'è una differenza sostanziale: Lulu è una tipografia dove pubblicano tutti, i Sognatori una casa editrice e quindi c'è una selezione.

Scrivo a Moscatelli così interviene al dibattito e risponde alle tue domande.

Grazie. Molto curioso di sapere delle collane, in primis.

Credo di poterti rispondere anch'io.
Ci dovrebbe essere un unica collana in cui si pubblica narrativa italiana affiancata a raccolte di racconti.
Ho acquistato l'ultimo libro, scritto da una giovanissima autrice romagnola, di Faenza.
L'impaginazione è ottima, un piccolo gioiellino.
Il libro (devo ancora terminarlo) è abbastanza complesso, ben scritto ma complesso.
Più di una volta mi sono perso nella lettura e questo non è un bene.

Narrativa italiana - sia romanzi che racconti - senza caratteristiche specifiche? Qualsiasi genere? Qual è il criterio?

Questo non te lo so dire.

8. Francesco, i racconti sono narrativa, eh;-) una svista.
di questa casa editrice si parla un po' nel web, niente, sembra, sulla carta stampata. si trovano alcune recensioni, però, in vari blog, e strano che non le segnalino sul sito, nel "diconodinoi", ecco.
lascio il link un paio di recensioni che ha scritto una ragazza che conosco, in gamba:

http://sonnenbarke.splinder.com/post/15721960/Un+sogno+dentro+un+sogno

http://sonnenbarke.splinder.com/post/15957292/Lapsus

ciao.

Ho letto l'intervista e ho guardato bene sito e blog.
Sulla politica editoriale, a parte questi concetti chiave dell'assenza del contributo e della distribuzione online non c'è molto. L'esperienza personale dell'Autore-Editore (e di altri esordienti) sa più di lamentazione che di programma vero e proprio
Perché niente poesia ad esempio?
Trovo anch'io strano che nel "dicono di noi" non ci siano i link alle recensioni della loro produzione (per esempio quella di Montagnoli allo stesso Moscatelli: e a margine, per tutti, va bene segnalare le recensioni ma dovrebbero essere sempre firmate, lo dico anche a beneficio di Lankelot, dove almeno dalla recensione o scheda personale si dovrebe sempre poter risalire a un nome e a un cognome: sarà un'idea desueta o da carta stampata o contraria alla mitizzata privacy o da ricercatrice ma a mio parere una cosa firmata ha una credibilità diversa)

Altra domanda: chi valuta le opere? Moscatelli e basta? Uno staff? A parte la lunghezza, non ci sono altri criteri o indicazioni per chi vuole inviare i propri scritti?

Grazie comunque per la condivisione.

Ah. A margine: non mi è chiara neppure l'antipatia dichiarata per gli scrittori stranieri.
Posto che, per capire se valgono, occorra un po' di lavoro...
Ma per una casa editrice (online o no) potrebbe (dovrebbe?) essere imprescindibile, tanto per non restare sempre e solo a curare il giardino di casa...

Sì, dà un'impressione di incisività e idealità, ma resta qualcosa di poco chiaro e sospettoso, leggendo il sito. Sarà che noi qui siamo più con la puzza sotto il naso che altrove, e che sull'editoria abbiamo molto più da temere che assecondare. Però interessante il progetto. Anche se i miei personali dubbi più forti rimangono sull'effettivo riscontro sul mercato dell'edizione, che ho sempre valutato molto più difficile da conquistare, puntando anche solo alla sopravvivenza, seguendo le strategie della politica editoriale, sinteticamente accennate.

Ho scritto a I Sognatori, spero che intervengano...

"Anche se i miei personali dubbi più forti rimangono sull?effettivo riscontro sul mercato dell?edizione, che ho sempre valutato molto più difficile da conquistare, puntando anche solo alla sopravvivenza, seguendo le strategie della politica editoriale, sinteticamente accennate."

Anche per me questo resta il punto interrogativo maggiore.
Il riscontro sul mercato.

Si rimane in piedi tranquillamente e senza arricchirsi. Si tira in digitale un numero basso di copie: basta venderne, a quel punto, 15-20 a prezzo pieno - appunto, tramite web - e si è rientrati nel costo della tipografia digitale. 15-20 a prezzo pieno sono le copie che ogni autore, anche il meno conosciuto, riesce a far ordinare, nel web, tra amici e lettori. Escludendo il parentado.
Certo, è una logica da associazione culturale.

Non dimenticate che centinaia di microeditori - non piccoli, proprio micro - vendono solo via web, presentazioni e qualche fiera, perché in libreria, a dispetto della strombazzata distribuzione nazionale su richiesta (perifrasi per dire: no, non vai in libreria, ma se ti ordinano a Milano in una settimana ci si arriva. Una copia per volta), non ci entrano affatto (costerebbe troppo!).

La microeditoria e la piccolissima editoria è tutta uno specchietto per le allodole, quando mancano progetto e fondi da investire.
E purtroppo la differenza la fa la percentuale proposta all'autore per l'acquisto dei propri libri, magari perché li rivenda lui...
così non ha pagato per stampare, ma paga per far circolare il libro.
Cambia qualcosa? Spende meno..

insomma, il futuro è un altro. Abbattere i costi tipografici non deve abbattere anche la tiratura, e cancellare la distribuzione e l'ufficio stampa; altrimenti, ripeto, come sempre tra i piccolissimi finisce che ci si parla addosso tra microcomunità... e ritorno al commento 5: "La rotta de I Sognatori sembra quella di un Lulu evoluto: per selezione delle opere, e circolazione in microcosmi preesistenti. Comunità di lettori-autori pronte a vivere in un circuito altro. Spero, per loro, sempre meno autoreferenziale, negli anni.".

Per questo serve almeno riconoscibilità. Un piano editoriale, collane, responsabili di collana: serve un progetto che non sia solo una giustificazione della circolazione solo via web. Serve un'idea di letteratura.
Mi sembra l'abc, purtroppo. Spesso in Italia siamo all'abc, in editoria.

Ciao Gianfranco e ciao a tutti i commentatori. Conosco la realtà editoriale de "I sognatori", per via di alcune collaborazioni e scambi di mail con Aldo Moscatelli, scrittore/editore che fa discutere - prova ne sono i vari commenti e le perplessità riguardo alle proposte di questa giovane casa editrice leccese. Io stesso, come blogger, ho recensito un paio di loro libri e avrò il piacere di ospitarli a Vicenza per presentare le loro nuove uscite e chiacchierare di editoria - specialmente di strategie editoriali e di editori con richiesta di contributo. Il blog dei sognatori è zeppo di materiale e discussioni sulle difficoltà che incontrano gli aspiranti scrittori presso gli editori. Lo stesso Moscatelli ha avuto rapporti contrastati con vari editori piccoli e grandi, e siccome non gli pubblicavano i suoi libri - o glieli pubblicavano dietro richiesta di contributo - ha deciso di fondare da solo una casa editrice ch'è tutto un programma già dal nome. Bisogna essere dei sognatori, appunto, per imbarcarsi in un'avventura del genere, che all'inizio è tutta in perdita. La loro linea di idealisti (e forse autolesionisti) è quella di rimanere "duri e puri", di rifiutare certe logiche editoriali, di andare avanti per la propria strada, coerenti con la loro linea. Anche secondo me il fatto di scegliere il solo web per promuoversi è limitativa da un punto di vista della distribuzione, ma per ora, a sentire loro, si giudicano contenti dei risultati ottenuti. Il loro punto di forza è forse quello di aver trasversalmente creato una rete di legami con blogger e forti lettori della rete, che hanno letto e parlato delle loro iniziative.I loro libri sono ben confezionati, del genere libello Sellerio; le copertine sono curate, e pure l'editing, che dalle prime uscite è decisamente migliorato in qualità. Io li trovo interessanti, e faccio riferimento alle loro ultime uscite, libri di nicchia in quanto a potenziale commerciale, ma di indubbio valore per scrittura e temi: mi riferisco a "Altrove da me" di Lucilla Galanti e "Lapsus" di Flavio Pagani. Dopo aver soddisfatto il desiderio di veder pubblicati i suoi libri, Moscatelli ha lavorato molto sul suo ruolo di editore. Non so se abbiano un comitato di lettura, certo è che hanno instaurato con i loro lettori/autori un rapporto privilegiato, curando con attenzione e circostanziando le analisi dei manoscritti che venivano loro sottoposti. Agli autori che hanno pubblicato non hanno praticato esborsi; anzi, credo li abbiano pagati per acquisire i diritti. E gli autori sono ben consci della distribuzione e delle direttive della casa editrice, e le approvano.
E' una piccola realtà ma è un esperimento interessante che non mancherà di porre delle questioni sulle quali riflettere. Sono d'accordo su quanto dice Franchi a proposito di idea di letteratura, di responsabili di collana ecc., ma bisogna interpretare I sognatori secondo un'altra logica. Essendo una piccola realtà, viene fatta una selezione in base al gusto degli editori - ma fa così anche Marcos y Marcos per esempio, dove gli unici che leggono i manoscritti sono i due editori - incentrato su raccolte di racconti e romanzi in lingua italiana. Basso budget, poche uscite, canali di diffusione alternativi, ma molta passione e attenzione per gli autori e la confezione dell'oggetto-libro. La stampa è off-set, perciò con un principio di stampa simile alla litografia; se volete approfondire: http://it.wikipedia.org/wiki/Stampa_offset#La_macchina_da_stampa_offset. Rincorrendo i vari libri si desume un'idea di letteratura in divenire; così come in divenire è la costruzione graduale di questa casa e della sua linea editoriale. Io direi "lunga vita al sogno" nel rispetto di tutti gli altri sogni - e commerci.
8-)

Grazie per l'intervento, Alberto.
I problemi rimangono quelli, però: ripeto, e in sintesi:

a - senza ufficio stampa, i libri circolano per merito dell'autore, dei blog sensibilizzati e del circuito preesistente(web) dell'editore.
E ribadisco: se l'autore non paga ma deve procurare lettori, magari rilevando per conto suo tot copie, non è detto che ci siano troppe differenze. Pensaci bene...

b - senza nemmeno l'ombra del distributore nazionale piccino, si punta chiaro su un aspetto: il guadagno abnorme della vendita diretta.
Che implica, per l'editore, - per semplificare - un guadagno che ondeggia tra il 60 e il 70 percento in più rispetto alla circolazione canonica (distrib, promot, libreria). Se vuoi è l'aspetto meno onirico e più pratico della cosa.

c - La selezione in base al gusto dell'editore credo si faccia in tutte le realtà microeditoriali, e in larga parte della piccola editoria. La differenza la fa chi sa dare anima e riconoscibilità alle collane.

d - ripeto: non mi sembra un unicum, la scelta di vendere solo via web. Siamo circondati da associazioni culturali o piccolissime srl che per forza o per scelta hanno capito che le cose così vanno meglio. E magari, al di là delle dichiarazioni di facciata, vendono solo tramite web, fiere e pochissime presentazioni (ancora una volta, guadagno netto superiore almeno del 40% rispetto al solito).

Fate due conti e capirete perché. Certo: manca il margine economico per ragione in termini di "crescita", e di progetto.
Ma si rimane in piedi.
Questo è essere "duri e puri"?
No.
Questo è combattere il sistema?
No.
Questo è alimentare piccoli circuiti "altri". E ripeto, in epoca di stampa digitale, si può. Spero che un giorno, tra dieci anni, tutti questi piccoli circuiti "altri" diano vita a un solo circuito.
Ma voglio credere che finalmente si vedrà un progetto. Non solo politico, ma estetico e culturale.

E poi, offro uno spunto di riflessione che da tempo mi diverte.
E/O è un editore medio. Addirittura ha una sede all'estero.
Non solo ha ottimi spazi sulla stampa cartacea - quotidiani, periodici - ma ha, evidentemente, discreti riscontri di pubblico, in termini di lettori, etc.

Ora. Mi spiegate perché l'elenco dei loro libri su IBS:
www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?Type=ExactPublishe2&Search=E/O

è disperatamente privo di commenti nella maggioranza assoluta dei casi, strappandone pochini quando va di lusso, mentre l'elenco di tanti micro e piccoli attivi nel web ne ha minimo 3, 4, 5 a singola uscita?

E' evidente - senza impantanarci nel marketing - che nel web c'è un pubblico diverso, interattivo e camaleontico (lettore & autore) e che più di qualcuno ha imparato a dialogarci, sino a conquistare reciproca soddisfazione, muovendo pochi danari e stampando libri.
L'esistenza di Lulu, e la sua fortuna, ne è una prova chiara. Ma è solo quella più visibile...

Il servizio dei "commenti" in ibs è un regalo per chi vuole capire come funziona la circolazione delle opere letterarie nel web, e quali sono le case editrici - e gli autori - che più ne hanno bisogno.

La prima volta che ho conosciuto questa realtà editoriale sono rimasto perplesso.
Perplesso della scelta di distribuzione escluvimente online, senza neanche una decina di librerie fidate e un distributore.
La scelta mi sembrò limitativa e mi sembra sia lo stesso tutt'ora.
Parlo dellla mia esperienza che può essere d'aiuto in questo caso.
La mia rivista, stampa digitale e tiratura molto bassa viene diffusa principalmente online e tutti gli abbonamenti, i contatti e le richiesta mi sono arrivate dal web.
La rivista è però distribuita anche in due-tre librerie fidate e da poco in tutto il territorio nazionale da un distributore: Ediq.
Funziona così: io gli lascio un po' di copie senza nessun costo.
Quelle che riesce a vendere facciamo il 50% per uno, le altre me le restituisce.
Così io non ho così (se non spedire le copie al tipografo) e la rivista è acquistabile ovunque su richiesta indicando il nome del distributore.
Perchè le piccole case editrici ,come I Sognatori, non fanno così?

Perché i libri costano molto più di una rivista stampata in digitale, e spesso lasciarli in conto vendita richiede un aumento della tiratura inutile: per avere visibilità in libreria devi aumentare di molto la tiratura, ma se non vendi niente ti torna tutto in azienda qualche mese dopo e non sai con cosa pagare la tipografia.

No Gianfranco, Historica è stampata in formato libro, brossurata, non spillata, ho anche stampato un libro in allegato, il prezzo è lo stesso.
E' vero anche quello che dici tu, però avere un distributore è un buon aumento di visibilità e tutti sanno di poter richiedere il libro in libreria.

Libro di quante pagine? E con quale tiratura?
*
Certo. Con Ediq si può ordinare in qualche libreria. Ma il giornale - o il libro - deve essere già noto al lettore. Che viene dal web.
E vuole aspettare giorni per comprarlo in libreria.

Ma allora perché non ordinare direttamente all'editore, con una mail? Per far guadagnare Ediq? O per far guadagnare il libraio?
Che logica è?

ti spiego a cosa ti servirebbe un distributore nazionale VERO, non ediq che purtroppo non mi sembra ancora all'altezza.

Loro ti chiederebbero, MESI prima dell'uscita, una scheda dell'opera (naturalmente: DELLE opere. Più d'una...e non meno di x, se si fa sul serio) che vuoi proporre alle librerie. Manderebbero i loro promotori libreria per libreria, città per città, per raccogliere le prenotazioni. Al termine di questo giretto, ti telefonerebbero: abbiamo 1200 copie di prenotato. Tu a quel punto ne stamperesti, bello convinto, anche 1500. Mesi dopo sapresti come sono andate le cose, e quante copie ti rimangono sul groppone, in magazzino.
Quella è la distribuzione nazionale VERA. Purtroppo, è un servizio che costa (molto) e non dà garanzie. E qui il discorso si ricomplica:)

Il libro è "Le colpe dei padri" di lauraetlory, pagine 224, tiratura (non ho problemi a dirla) 60 copie, ovvero ridicola.
Senza ISBN e distribuito solo online ed in poche librerie fidate.
Non tramite distribuore. I prossimi libri che usciranno (uno va impaginato e stampato) sranno invece provvisti di ISBN e stampati con una tiratura maggiore.
Noi comunque non siamo una casa editrice
*
E' vero quello che dici per Ediq, io lo faccio per dare maggiore visibilità alla rivista. Che consiglio mi daresti per distribuire la rivista? Un'altra cosa come si può fare per far conoscere la rivista ai lettori al di fuori del web?

Ediq, almeno per quello che ho visto ora, non fa tutto il lavoro che dovrebbe fare un distributore nazionale come lo hai definito te VERO e non ho nemmeno garanzie che la rivista sia presente nelle librerie indicate sul sito.
Loro dicono: se ce la richiedono la inviamo altrimenti no, con questo trucchetto possono anche non distribuirla e me ne rendo benissimo conto.

Esatto. Il problema dei piccoli distributori che si propongono come "nazionali" è esattamente questo. Spesso vengono scelti da alcuni editori solo per una questione di facciata. Di fatto, il loro contributo è sostanzialmente nullo. Anzi: parassitario, nel senso che hanno un guadagno ridotto ma sicuro senza fare, di norma, niente.
Si sostituiscono all'editore come referente del libraio... come una segreteria telefonica. Per questo bisogna badare bene alla distribuzione dei microeditori... almeno si sa con chi si lavora.

Idee per la distribuzione della rivista... no, non so come aiutarti. Le riviste non hanno molto mercato e ne escono troppe - ne avevamo già parlato, ricordi? Il primo mercato delle riviste letterarie amatoriali è composto proprio dagli articolisti. Quindi, dai circuiti (enti, fondazioni, associazioni, etc) integrati. Il resto, tamtam e parenti e amici.

Io avrei puntato un grande distributore e provato a prendere accordi prima di stampare. Ritrovandomi, lo so, convinto a non investire.

Altrimenti l'unica strada è prendere una macchina e farsi il giro d'Italia. Le librerie sono poco più di 2000, tolte quelle scolastiche e le cartolerie sono ancora di meno. Va e parla con una libreria per volta. E' l'unica strada. Può essere un'idea per le vacanze.

Il contatto con un grande editore lo posso anche prendere ma i soldi dove li trovo??? Posso anche provare a contattarne qualcuno.
Chi mi consigli, Pde, Messaggerie?
Volevo anche scrivere a NDA, mi sembra una buona cosa (http://www.ndanet.it).
L'idea delle librerie sarebbe pittoresca, verrebbe fuori anche un bel diario di viaggio.
Chissà quando avrò fatto la maturità (3 anni ancora) d'estate come viaggio potrei farlo...

sai già cosa ti consiglio... studia, studia e studia. E intanto, scrivi. Per fare l'imprenditore in un settore marcio come questo c'è sempre tempo, anche se si tratta di imprenditore "simbolico".
Ma l'idea del tour delle librerie tienila viva, è la cosa da fare per avere finalmente le idee chiare su tutto.

(PDE e Messaggerie hanno professionisti seri.)

Il dibattito è molto articolato e interessante; prendo nota.
Rispondo a Franchi al punto 19: "Non ho molto da obiettare sulle tue argomentazioni, caro Gianfranco, che trovo costruite con cognizione di causa e esperienza. Piuttosto la domanda che mi porrei è questa: come accade - e tu mi dici che non è propriamente originale affidarsi al solo web per alcuni piccoli editori (ne convengo) - che in Italia ci siano fenomeni editoriali come I sognatori? Secondo me queste realtà trovano un seguito (forse marginale, dirai) per la peculiarità del segmento editoriale della piccola e media editoria italiana che - come giustamente rilevi - è all'ABC, improvvisato, pioneristico. Del resto negli ultimi anni sono proliferate pseudo-case editrici che hanno come una obiettivo trovare non un parco lettori ma un autore da spennare, facendo leva sul suo legittimo desiderio di far circolare i suoi lavori.

a. Molte case editrici piccole e medie millantano un ufficio stampa che a parte generare un numero cospicuo di mail da inviare alla propria mailing-list, intasando le caselle di posta di spamming, fanno poco altro. E i rapporti con la stampa, giornalisti, testate, radio, emittenti locali, portali web di addetti ai lavori ecc...?

b. La distribuzione di queste pseudo-case editrici è solo sulla carta - o sul loro sito. Leggi 'distributore per...' e una sfilza di regioni. Poi chiedi il libro in libreria e i librai non sanno che pesci pigliare, 'mai sentita'.

c. La selezione viene fatta in base al fatto che il libro sia 'spendibile' in termini di target di pubblico (è un noir? è un saggio sui fumetti o su un certo genere di cinema? è un romanzo giovanilistico alla Moccia o alla Melissa P.? Bene. Se è scritto decentemente tanto meglio).

d. Manca qualsiasi intervento di editing. Ti rimandano il testo da emendare e approvare e buonasera.

e. Arrivano a chiedere all'autore di acquistare almeno 200-300 copie a fronte di una tiratura di 2.000 (che poi le 2000 vengano effettivamente stampate è altra questione: come sincerarsene?) per un contributo spese che oscilla tra i 2000 e i 5000 Euro. E l'autore è anche capace di pensarci su, piuttosto che tenere il manoscritto nel cassetto. Magari ha qualche sponsor o soldo da parte: cosa vuoi che siano 300 copie da smerciare presentando qua e là per la penisola il libro? E poi vanno al Salone del Libro di TO, e partecipano alle fiere, hanno un buon distributore. Invece l'editore, quando si è parato il culo con il contributo è disincentivato a spingere il libro (forse qualche buon'anima dell'ufficio stampa si dà un po' da fare, strappano qualche recensione al giornalista più o meno accreditato); si inserisce la copertina del libro nel sito, lo si presenta e vende nel punto vendita della casa editrice e fine stop the end.

Posso comprendere allora che esistano questi micro-circuiti "altri", al limite della autoreferenzialità, che non chiedono contributi agli autori, che gli garantiscono un minimo di visibilità laddove altri editori non se li fileranno mai o chiederanno pecunia. Se poi il guadagno dei Sognatori è tra il 60 e il 70 % rispetto alla circolazione/distribuzione canonica io li reputo sempre meno profittatori di quelle pseudo-case di cui sopra che vampirizzano gli autori promettendo mari e monti. Io ritengo che chi pubblica con I sognatori sia consapevole del progetto al quale dà il consenso rispetto alle aspettative spesso disattese di molti altri autori che si affidano a x... credendo di ottenere y e invece realizzano z. In entrambi i casi non si fa molta strada. O per lo meno, la realtà dei Sognatori è passibile di una certa evoluzione in base al crescente interesse che riescono a smuovere con i loro canali e le loro realizzazioni di buon livello, "discrete" e "sincere". Si rimane in piedi, forse non si è del tutto "duri e puri" navigando in un mare di squali e di certo non si combatte il sistema, te ne do atto. Non so perché ma tutto ciò mi mette una certa tristezza.
8-(

Siamo d'accordo, Alberto. Ma è logico e naturale opporsi agli editori a pagamento - da non confondere, attenzione, con la piccola editoria pulita e con la microeditoria delle associazioni culturali: mondi ben diversi e differentemente caratterizzati - perché si tratta di tipografi che dovrebbero tornare alla loro vocazione originaria, peraltro non indegna: uno tipografo, altro editore. Senza confusioni.

D'altra parte ti dico che è fondamentale difendere e rivendicare l'operato di quei piccoli editori di progetto che, a prezzo di grandi sacrifici, fanno circolare opere nelle quali investono, incastonandole in collane che hanno ideato. Loro - che faticano per conquistare spazio nelle librerie, e sulla stampa: e pagano il personale, per impaginare, tradurre o editare... - vanno sostenuti.
Il resto è un romantico carrozzone, parlo della microeditoria pulita, che però... che però deve rivendicarsi amatoriale e amatoriale restare. C'è molta dignità nel dilettantismo, basta non confonderlo col professionismo a ogni costo.
E' questo che stonava nell'intervista. Un massimalismo che non può che rivelarsi grottesco, considerando i limiti della struttura e della circolazione delle opere, e una eccessiva semplicità. Appunto, e nel senso più dolce del termine, amatoriale.

Intendiamoci. Io sogno che dai centocinquanta circuiti amatoriali italiani emerga un genio l'anno. Però lo voglio leggere, il libro di questo genio, per poi denunciare gli editori che l'hanno rifiutato.
Datemi il genio e riabilitiamo i dilettanti. Altrimenti, ci si parla addosso - ed è bene non aprire il vaso di Pandora dei problemi della distribuzione, se in cambio non si offre verità.

Grazie per lo splendido scambio,
gf

Ciao a Gianfranco e a tutti i commentatori.

Sono Paride Galanti, mia figlia Lucilla ha avuto la fortuna di pubblicare un suo romanzo con la Casa Editrice ?I Sognatori?.

Consapevole dell?esistenza di alcuni ?limiti? per la distribuzione del libro esclusivamente via internet, siccome mi piace navigare e ?pastrocchiare? in rete, mi sono trasformato in ?addetto stampa in rete? di mia figlia, presentando il suo romanzo in diversi Blog e in diversi Forum (oltre che su Lankelot, anche su Viadellebelledonne, Letteratitudine, Blogosfere cultura, ecc?).

Il mio approccio è molto ?dilettantesco?, e non posso dedicare molto tempo a questo ?hobby? per via del mio lavoro, comunque è un?esperienza divertente, e credo che se ciascuno si rimbocca le maniche e fa qualcosa, nel suo piccolo, ne può uscire qualcosa interessante? E? ancora presto per vedere se questo mio hobby di ?addetto stampa in rete? potrà avere una qualche reale efficacia nel promuovere l?opera di mia figlia? Col tempo si vedrà? comunque vada, voglio ringraziare Aldo per avere realizzato il suo e il nostro ?sogno?!

Complimente al signor Paride, provetto addetto stampa di sua figlia in rete.
Ho acquistato il libro di Lucilla ma devo ancora terminare la lettura.

Caro Francesco, tu sei romagnolo come noi: ti va di aggregarti alla nostra comitiva, il 30 maggio, per andare a Vicenza alla presentazione del libro di mia figlia?

Secondo me l'editore del romanzo di Lucilla non è un "amatore" o un "dilettante", come ha affermato Gianfranco. Le micro case editrici hanno tutto il diritto di esistere e di rappresentare una alternativa alle piccole e grandi case editrici, cercando canali diversi, senza essere considerate di livello amatoriale o dilettantesco. Io nutro una grande stima per Aldo Moscatelli, e lo considero un editore molto professionale, serio e preparato. Lucilla è una novità, il suo romanzo è una novità, ed è giusto che anche la sua casa editrice sia una novità nel panorama editoriale italiano, al di fuori degli schemi ormai logori e delle regole precostituite di una vecchia editoria che sta segnando il passo.

Nessuno nega il diritto ad esistere: ci mancherebbe. Se lei conoscesse questo sito, saprebbe che qui ci dedichiamo proprio a quelle collane e a quegli editori che hanno minore visibilità. Ma non vedo qual è il problema a riconoscere certi approcci come dilettanteschi.
Si può essere seri e preparati ma dilettanti. E allora?
*
Né vale il discorso della "novità". Legga i commenti.
Sa quanti editori italiani - micro e piccoli sul serio - vendono in realtà SOLO tramite web?

Poi - mi perdoni se viro sul personale - sulla base di quali suoi studi e quale sua attività lei definisce "novità" un romanzo o una casa editrice?

Il termine "dilettante" secondo me non è il termine giusto per definire una casa editrice solo perchè è "micro". Ma questa è un'opinione personale.
Anche la "novità" di questo romanzo e di questa casa editrice è una mia opinione personale che non è basata su miei studi e su mie attività, perchè sono medico e non mi sono mai interessato di editoria, ma si basa su tanti commenti che ho trovato sul web, di cui non mi sembra il caso di elencare tutti i link, a meno che non mi venga richiesto, nel qual caso lo farò molto volentieri...

Allora io parlerò di medicina, e di farmaci.
Portando dei link. Le dispiace?
Ognuno faccia il suo lavoro.

Va bene, lascio la parola agli "addetti ai lavori"...

Sì. E intanto, magari, studi l'editoria.
Si comincia, di solito, da qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Manuzio

Lungi da me alimentare altre polemiche, solo una domanda al signor Galanti, ho acquistato il romanzo di sua figlia e lo sto leggendo, non capisco però quale sia la "novità" di questo libro?

vi prego, in privato. grazie.

Sorry

Ignorante e vigliacco. Gran bell'esordio Alessandro X.

Non cancello subito per far leggere anche al diretto interessato.

evidentemente il signor "Alessandro" si deve essere identificato in quel libro. Non solo vigliaccheria, ma anche un senso del ridicolo pari a zero.