NOTIZIE DA DISTOPIA.
“…accompagnata da una battaglia contro il Passato; dalla chiusura dei musei; dalla distruzione dei monumenti storici (fortunatamente la maggior parte di essi era stata rovinata durante la Guerra dei Nove Anni); dalla soppressione di tutti i libri pubblicati prima del 150 di Ford”.
(Aldous Huxley, “Il mondo nuovo”, capitolo III).
Anno Ford, 632.
Uomini e donne tipificati. Tre i dogmi della società del Mondo Nuovo: Comunità, Identità, Stabilità. Per i riottosi, i dubbiosi e i dissidenti c’è un rimedio infallibile: la somministrazione del soma, droga affidabile, tranquillante, vagamente allucinante e infine stimolante.
Gerarchie rigidissime: ogni essere umano appartiene a una delle cinque classi: dagli Alfa agli Epsilon, netta la differenziazione delle competenze, delle attitudini, della stessa fisicità. Perché non devono più esistere donne “vivipare”: si nasce in provetta, all’insegna d’un totale controllo delle nascite e d’una primitiva manipolazione genetica. La demografia ha suggerito un controllo implacabile della natalità: il numero dei cittadini deve rientrare entro una soglia prestabilita e invalicabile, per non alterare i preziosi equilibri del sistema.
Al di fuori del Mondo Nuovo, la Riserva: dove piccoli branchi di esseri umani continuano a vivere come prima dell’avvento del Profeta e del Dio della rinnovata umanità, Ford.
Nel Mondo Nuovo, non hanno più ragione di esistere le parole “padre” e “madre”: tutti appartengono a tutti. Non esistono limiti all’attività sessuale, non esiste esclusività nelle relazioni e non è contemplata alcuna forma di individualismo: ognuno è sottoposto e sottomesso al bene (?) e al volere della Grande Azienda-Stato.
L’arte e la scienza sono state bandite: bruciati i libri scritti prima dell’Avvento di Ford, ripudiate le conoscenze scientifiche che potevano pregiudicare l’equilibrio e la serenità del sistema, rimosse e rinnegate le antiche divinità e le antiche religioni. Non può esistere ribellione, perché s’è dissolto il dubbio e s’è vanificata autentica coscienza di sé. L’uomo è un ingranaggio nella comunità: qualunque differenziazione non prevista e contemplata dall’ordine e dalla gerarchia del Mondo Nuovo va sradicata e disintegrata.
Il soma è oppio, consolazione, estasi: rimedia a quel che il condizionamento, l’ipnopedia e il conformismo non han saputo cementare nella psiche di ogni individuo.
1931. Aldous Huxley s’avventura in una letteratura fantastica apocalittica e tristemente profetica. Per esorcizzare i suoi incubi, per neutralizzare le sue angosce, per satireggiare sulle (allora) tendenze totalitaristiche del suo tempo.
Ma: “Quando scrivevo Il mondo nuovo, ero convinto che ci fosse ancora tempo, e parecchio. La società totalmente organizzata, il sistema scientifico delle caste, l’abolizione del libero arbitrio mediante il condizionamento metodico, la soggezione resa accettabile grazie alla felicità indotta chimicamente, a dosi regolari, l’ortodossia martellata in capo alla gente, coi corsi notturni di insegnamento ipnopedico: tutte cose a venire, certo; ma non nei tempi miei, e nemmeno nei tempi dei miei nipotini (…) Ventisette anni più tardi (…) io sono molto meno ottimista di quel che pensassi. Le mie profezie del 1931 si avverano assai più presto di quel che pensassi”, scrive Huxley nel primo capitolo del saggio “Ritorno al mondo nuovo”, Sovrappopolazione. E questa è probabilmente la prima ragione dei vari e apprezzabili sarcasmi che dilettano un lettore altrimenti abbattuto e atterrito da una narrazione d’un futuro abulico, apatico, asfittico e degradante.
Ma la satira che si respira ne “Il mondo nuovo” è figlia del sorriso di scherno di chi è inconsciamente persuaso che la sola “anticipazione” di trasformazioni di questo genere può contribuire a evitare che esse accadano: ed è perfino plausibile in un occidentale che ancora si trovava al riparo (non all’oscuro, evidentemente, almeno a livello intuitivo) dalla tragica esperienza dei regimi totalitari. Ecco allora il bisogno di spiegare, nel saggio pubblicato a quasi trenta anni di distanza, che fin troppe delle esasperazioni e delle iperboli che attraversavano il suo romanzo s’erano incarnate in una realtà inumana e schiacciante. E che dunque era necessario prendere coscienza dei futuri rischi: interiorizzare definitivamente il messaggio, congegnare delle contromisure.
In altre parole, prepararsi a “resistere”. “Resistere” è la parola che chiude l’edizione italiana de “Il Mondo Nuovo”. Libro che ammette l’opportunità che le nuove dittature e i nuovi regimi sappiano mascherarsi da democrazie nel controllo e nell’esercizio del potere: libro che ammonisce a proposito della detenzione del potere mediatico, e che ricorda quanto influì la comunicazione di massa nella scalata al governo del nazionalsocialismo.
Vari personaggi del romanzo hanno nomi parlanti: Lenina e Bernardo Marx sono i protagonisti principali, assieme al Selvaggio della riserva. Nel saggio, corrisponde all’onomastica sovietica del primo libro il richiamo diretto a Mussolini e Hitler. Inutile tentare letture capziose o faziose dei libri di Huxley: il suo è il lamento dell’individuo che muore sotto il peso micidiale del regime che massifica, appiattisce e cancella intelligenza e sensibilità: è il rabbioso grido di dolore dell’umanità che rifiuta imposizioni e gerarchie, è la più pura voce della libertà.
“Madre, monogamia, romanticismo. Alta schizza la fontana; furioso e spumeggiante è il getto violento, la pressione ha un’unica via d’uscita. Amor mio, bambino mio. Non c’era da stupirsi che quei poveri premoderni fossero pazzi e malvagi e miserabili. Il loro mondo non permetteva loro di prendere le cose per la via più semplice, non permetteva loro di essere sani di spirito, virtuosi, felici. E con le madri e gli amanti, con le proibizioni alle quali non erano condizionati ad obbedire, con le tentazioni e i rimorsi solitari, con tutte le malattie e il dolore che li isolava senza fine, con le incertezze e la povertà, essi erano costretti a sentire fortemente. E sentendo fortemente (fortemente, oltretutto, in solitudine, in un disperato isolamento individuale) come potevano essere stabili?” (“Il mondo nuovo”, cap III).
In difesa della fantasia, dell’immaginazione; a tutela del dubbio, e della diversità; al fianco dei diversi, e degli emarginati; nel nome della libertà e dell’unicità d’ogni individuo, nel sostegno della legittimità delle ribellioni; dedicato a chi rivendica il proprio sentire, e l’opportunità di sostenere la società dai margini e per vie laterali. Senza esibire la solidarietà, senza ostentare l’adesione al bene comune, senza accettare l’annullamento di se stesso nel nome della volontà e del potere di un gruppo.
Rivolto a chi non riconosce i nefasti effetti dell’aziendalismo dello Stato e del culto del consumismo e del nuovo a ogni costo; a chi s’immerge nella palude e nel fango delle gerarchie senza dimenticare d’essere vivo, d’essere unico, d’essere uomo. Dedicato a chi accetta il lavaggio del cervello di chi parla per vendere e per convincere, e non per confrontarsi e per capire.
Huxley ha disegnato un sentiero: la resistenza. Resistete, ed esistete.
Nel frattempo, il suo Selvaggio muore suicida, ossessionato dall’invadenza degli umanoidi del Mondo Nuovo. Leggeva Shakespeare e aveva fede nella natura dell’uomo, nel tempo in cui c’era (c’è) chi rivendica l’etica e la filosofia di un insufficiente consumo.
“La parola padre (non essendo tanto oscena – in ragione della distanza che il termine implicava in rapporto ai segreti ripugnanti e immorali del parto – quanto semplicemente grossolana, una sconvenienza scatologica piuttosto che pornografica) allentò quella ch’era divenuta una tensione assolutamente intollerabile. Delle risa scoppiarono, enormi, quasi isteriche, raffica dopo raffica, come se non dovessero più fermarsi. 'Padre mio!' ed era il Direttore! 'Padre mio!' Oh Ford, oh Ford! Era veramente troppo straordinario. I clamori e le raffiche di risa si rinnovarono, le facce sembravano sul punto di scoppiare, le lagrime scorrevano. Sei altre provette di spermatozoi furono rovesciate. 'Padre mio!'”.
(Aldous Huxley, “Il mondo nuovo, capitolo X).
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Aldous Huxley (Godalming, Surrey, 26 luglio 1894 / Hollywood, California, 22 novembre 1963), poeta, saggista e romanziere inglese.
Aldous Huxley, “Il mondo nuovo – Ritorno al mondo nuovo”, Mondadori, Milano, 1971.
Traduzione di Lorenzo Gigli e Luciano Bianciardi.
Introduzione di Giuseppe Gadda Conti.
Prima edizione: “Brave New World”, 1932.
Il libro, vuole la leggenda, fu composto in quattro mesi nel 1931.
Brave New World: il libro online.
Approfondimento in rete.
Letture consigliate: Evgenij Zamjatin, “Noi”. George Orwell, “1984”.
Lankelot Franchi, novembre del 2003. Prima pubblicazione: Lankelot.com
Commenti
'Ma la satira che si respira ne ?Il mondo nuovo? è figlia del sorriso di scherno di chi è inconsciamente persuaso che la sola ?anticipazione? di trasformazioni di questo genere può contribuire a evitare che esse accadano'
forse la migliore fantascienza questo deve fare, deve prospettare, sia disastri che mondi migliori alla Star Trek.
In questa mia galoppata tra gli articoli (porcaccia miseria alla fine ho commentato solo i tuoi!) mi 'sovviene' un passo del romanzo parallelo a Fight club: se non sbaglio il Selveggio entra in scena dopo una danza tribale in cui il dolore fisico è essenziale, lo frustano finché non sviene. Il Fight club ci si avvicina, dolore fisico per diventare uomini, dolore che si impone senza cattiveria, dolore che si accetta volontariamente su se stessi.
Un amico venne praticamente trucidato dalla professoressa quando disse che questo mondo nuovo gli piaceva: dopo tutto un mondo in cui tutti sono felici non è il mondo da desiderare? La tentazione è forte, la felicità per il maggior numero di persone, per gli altri la Riserva è sempre aperta, no?
Dai, per stasera mi fermo qui, ninne ninne ninne.
Ma infatti è più genuino parlare di utopia. E' che il mondo perfetto ci sa di sospetto, e teatrale, arbitrariamente dai risultati. Principio di precauzione è in radice nell'istinto.
Io ho estratto un messaggio diverso dal tuo, Gianfrà. Per me quello rimane mondo ideale. Mi sa che lo scopo della vita, il più plausibile, è la felicità, non la verità o la bellezza. Oppure rassegnamoci al dolore sempiterno e alle sofferenze della privazione. Questo è il dilemma huxleyano, e non credo, da quanto ricordo dalla lettura, che il narratore abbia adottato una posizione schierata. La ricerca della verità s'instaura dalla insufficienza di bellezza, e dal primo scoprire è insoddisfazione perenne. Interrompere il ciclo opportunamente è vivere cheti e felici, forse morti che sorridono. Oppure soffrire le passioni, pulsioni, egoismi (guerre, drammi, ingiustizie, trionfalismi). Se l'uomo si troverà in trattativa con il sogno, dovrà scegliere, inevitabilmente, quando se/ne avrà il potere tecnologico o evolutivo. Quella è una scelta, forse, forse, migliore.
'Ma infatti è più genuino parlare di utopia'
non sono d'accordo, il Selvaggio si suicida, e ciò non è bene visto che era il protagonista, per di più lo fa alla fine, ovvero chiude su di se la vicenda in un'immagine abbastanza forte; i due (non mi ricordo i nomi) uomini co-protagonisti, il clonato di cui si diceva un gran male e il suo pendant che sprizzava virilità e savoir faire da tutti i pori, si devono allontanare (se ricordo bene vanno nella riserva). A questo si aggiunge lo straniamento di alcune nostre situazioni, tipo la morte e il sesso. In genere mi pare proprio che Huxley volesse dare un'immagine catastrofica di questo Mondo Nuovo.
'Oppure rassegnamoci al dolore sempiterno e alle sofferenze della privazione. Questo è il dilemma huxleyano, e non credo, da quanto ricordo dalla lettura, che il narratore abbia adottato una posizione schierata.' evidente credo la sua posizione, al contrario, sia schieratissima anche per tutto quanto dice in 'Ritorno al Mondo Nuovo', in cui si augurava di un periodo di mezzo, tra la sua 'distopia' e il suo momento presente, quando i nipotini avrebbero assaporato la libertà (GF correggimi se sbaglio). Non vedo quindi dilemmi ma solo la paura per quello che potrà essere, che si consumerà nell'indifferenza, nella normalità, la società è partita, ha preso la sua strada e l'uomo così com'è ora si perderà, impiccato o chiuso in una riserva come fosse un panda.
'Principio di precauzione è in radice nell?istinto', da come si comportano molte persone direi il contrario, prima fanno poi si lamentano di aver fatto un casino enorme.
'Mi sa che lo scopo della vita' qui mi fermo perché inizio a pensare che ricercare uno scopo nella vita sia artificiale quanto crearsi un dio antropomorfo.
'La ricerca della verità s?instaura dalla insufficienza di bellezza, e dal primo scoprire è insoddisfazione perenne. Interrompere il ciclo opportunamente è vivere cheti e felici, forse morti che sorridono' interessante... ma è una filosofia che mi pare vada già molto oltre quello che scriveva Huxley. E dovremmo iniziare a parlare di bellezza, che qui non compare, e di verità, sempre molto opinabile, e di questo 'vivere cheti e felici' che, secondo me, non significa necessariamente essere dei 'morti che sorridono'. Infatti toglierei 'cheti'. E anche 'felici', la felicità è solo uno stato passeggero, forse valido come gli altri, come l'euforia, la malinconia, la tristezza, la rabbia,... forse.
'Se l?uomo si troverà in trattativa con il sogno, dovrà scegliere, inevitabilmente, quando se/ne avrà il potere tecnologico o evolutivo. Quella è una scelta, forse, forse, migliore.'
Mi torna in mente Gattaca, e una frase che ho su una maglietta 'il sogno è l'inappagamento di un desiderio' o qualcosa del genere. Più bella questa: 'la vita è uno stato mentale'.
Il dubbio tecnologico mi porta inevitabilmente, ancora al cartone giapponese 'Ghost in the Shell', dove certo l'evoluzione legandosi ad una macchina, non sembra in grado di farci raggiungere la felicità.
P.S.: sulla parola 'distopia': il dizionario online garzanti linguistica dice solo 's. f. (med.) malformazione consistente nella irregolare posizione di un viscere.' (non linko perché ci si può accedere solo se registrati e io modestamente lo nacqui); la cosa è che il De Mauro (sempre online) concorda: http://www.demauroparavia.it/35615 's.f.
TS med., posizione scorretta o anomala di un organo o di una struttura'. Qualcuno mi vuole illuminare?
http://it.wikipedia.org/wiki/Distopia
(Ema, ho giorni incasinati sul serio per via di felici impegni, quindi non ho potuto ieri e non potrò stanotte replicare ai tuoi commenti...con calma, credo domenica. Intanto: grazie. Spero che la mia prevedibile assenza aiuti il dibattito e il confronto tra voi tutti)
Carissimo, vivi tranquillo, finché siamo vivi si fa sempre in tempo (poi non c'è più bisogno, quindi... vivi tranquillo).
Aggiungi: nel link Arancia meccanica è segnato come distopia, tu saresti d'accordo?
IL CANDIDO DISTOPIA?!?!?
eh. Curiosa cosa, no? Domenica ripubblico il pezzo su C e ci si pensa assieme con molta fluidità:)
Io rimango della mia opinione, forse a causa di travisamenti della memoria, lo lessi anni fa. Il protagonista muore perché è troppo diverso, è incompatibile con quel mondo "perfetto". Non era predisposto già da prima della nascita, non ipnopedicamente ecc. E' l'elemento distruttore ed autodistruttore, non può sopravvivere perché la distanza (non la qualità negativa) tra i due sistemi è abissale ed essenziale. Spiega bene nella storia che il programma, per essere funzionale alla felicità, dev'essere iniziato fin prima dalla nascita.
La morte viene accettata come dato di fatto, nessun trauma psicologico, superati. Il sesso diventa quello che dovrebbe essere: ludico. Ognuno è perfettamente felice e realizzato per quello che è. Le eccezioni sono libere di vivere come vogliono, trasferendosi nelle riserve, nessuno impone coercizione di vieto. Le persone sono preparate a desiderare quello che otterranno. Non esiste insoddisfazione. E' il mondo della felicità totale.
Poi non esiste più libertà, bellezza (nella poesia, dove Huxley spiega che le grandi passioni, lo spirito dell'epopea o del dramma, nascono da conflitti violenti e agressivi; per quanto ne scaturisca la poesia o il sogno romantico, una volta felici gli abitanti del nuovo mondo non ne sentono il bisogno; la poesia nasce per noi, o noi per la poesia?).
E' un mondo che a noi sembra triste e vuoto e omologante, ma è lo stesso nel quale ogni abitante è felice di essere quello che è e di fare quello che fa. Non è dittatura, almeno nel senso tradizionale: la gente non subisce ingiustizie, non subisce delle ingiustizie sociali, quindi è felice per quello che ha. Esistono persone di sera A e B e C, ma ognuna è realizzata e non desidera nient'altro oltre quello che può avere ed essere.
Ripeto, secondo me il testo è molto più complesso e disturbante, questa non è semplice distopia ma utopia dove si espone la tesi che la felicità soddisfacente e duratura non possa esistere senza la cessione di parte di libertà e bellezza e passionalità. Il suo è un disegno di mondo nel quale questa tesi è presentata, rendendo in superficie tutte le contraddizioni di questa possibile scelta.
Non so se la felicità sia incompatibile con libertà e bellezza. Non ne ho idea. Il narratore del romanzo sembra pensarla così.
Io credo che nella vita le scelte siano d'obbligo, prima o poi. Si può scegliere di dedicarsi alla bellezza o alla felicità o alla devoluzione del proprio percorso vitale per una moltitudine di scopi. Il narratore del libro ci dice le sue dicotomiche alternative, che poi siano veramente opponibili o le uniche in ballo non saprei.
Non ho letto I saggi dell'autore seguiti al romanzo, se mi capiterà lo farò.
Lascio degli spunti di rilettura: il discorso, sul finale del libro, dei protagonisti col Governatore Mustafà Mond (cap. XVII): ditemi se non è convincente e ponderato; poi, anche, il capitolo decimo de "Le particelle elementari" di Houellebeck. Direi che dovrebbero se non altro scalfire qualche convinzione.
(Burgess - difficile dirsi in accordo con quell'elenco di Wikipedia, bisognerebbe capire sulla base di quali elementi hanno integrato un romanzo del genere nella serie. Forse la lingua voleva suggerire "occidente nel futuro prossimo" e quindi. Ma mi sembra poco ).
Per quanto riguarda il principio di precauzione volevo riferirmi all'atteggiamento canonico e classico della letteratura nei confronti della fantascienza, o della scienza probabile futura: sempre di ostilità fobica o di scetticismo etico. Da Frankestain in poi, e forse prima. Ma non penso che sia necessariamente un male.
Per Arapeolia: il link di Wikipedia alla fine lo dice chiaramente che la la 'distopia' è solo una questione di punti di vista.
Per quanto riguarda la poesia non saprei che dirti: mi trovi d'accordo, senza desiderio, senza passioni quindi privazioni non ci può essere, ma monaci buddisti illuminati, se non mi confondo, erano anche pittori e poeti, e nelle poesie esaltavano il loro essere in sintonia con la natura quindi... sarebbe da discutere che cosa sia poesia, poetico, ecc. ecc.
'Ripeto, secondo me il testo è molto più complesso e disturbante' d'accordo che sia complesso e disturbante ma forse per il tema più che per le intenzioni dell'autore (a questo punto dovrei rileggermelo però) che credo sia comunque indirizzato alal distopia, non perché io non concordi col tuo punto di vista, ma perché mi pare che proprio la narrazione punti al dramma.
'si espone la tesi che la felicità soddisfacente e duratura non possa esistere senza la cessione di parte di libertà e bellezza e passionalità' argomenti affrontati da sempre dall'uomo sia in occidente che in oriente, di certo è un'opinione condivisibile a meno che non la si senta come privazione di vita (quanti di noi hanno però veramente provato la calma dentro? E' veramente magnifica e ti dispone ad accettare tutti... il problema sono propri questi tutti che alla fine indispongono, appunto misantropo personale).
'Il suo è un disegno di mondo nel quale questa tesi è presentata, rendendo in superficie tutte le contraddizioni di questa possibile scelta' qui ci dividiamo ma credo proprio che ci siamo chiariti su questo punto.
'Non so se la felicità sia incompatibile con libertà e bellezza. Non ne ho idea' risposte del genere credo si cerchino per tutta la vita, quindi.
'Lascio degli spunti di rilettura' Ti odio! Mi stai costringendo a rileggerlo!!!! Ma non lo farò, sappilo... giusto qualcosa forse.
'poi, anche, il capitolo decimo de ?Le particelle elementari? di Houellebeck. Direi che dovrebbero se non altro scalfire qualche convinzione' ne stiamo parlando sul forum no? Stasera o domani di ririspondo.
'Per quanto riguarda il principio di precauzione volevo riferirmi all?atteggiamento canonico e classico della letteratura nei confronti della fantascienza, o della scienza probabile futura: sempre di ostilità fobica o di scetticismo etico. Da Frankestain in poi, e forse prima. Ma non penso che sia necessariamente un male' forse hai ragione, Star Trek è comunque un grande esempio contrario e anche molto Asimov non è così prevenuto.
Sulle cause psichiche della poesia e, soprattutto quella di Shakespeare che è continuamente citata nel libro come massimo esempio della letteratura perduta, non sono certo in grado di stilare dei dogmi. E' la tesi del narratore, o di chi parla per sua bocca.
Il racconto ha i colori del dramma, ma è un dramma della nostra storia e della nostra natura, di uomini diversi da quelli del mondo nuovo, interdipesi quasi per caso e fuori dal nostro contesto tanto incompatibile col futuro proposto. Nel mondo nuovo ci si nasce, non si diventa proseliti. Il mondo nuovo non conosce dramma... ;)
Quando lo lessi rimasi interdetto proprio dalla equivocità del discorso di Huxley: mi ero aspettato la classica distopia stile 1984 e invece quello che ho riscontrato era una forte tensione del dubbio di un mondo felicissimo e perfetto, ma al contempo improponibile nel nostro modo di vedere la vita e l'etica attuali.
La repulsione concettuale tra l'esperienza della felicità con quella della bellezza e libertà era, e rimane, una questione non troppo ortodossa ma assai suggestiva. Probabilmente il mondo nuovo si sbaglia, la società definitivamente felice può esistere anche nel caos delle passioni e delle trascendenze, ma non ho abbastanza anni alle spalle di ricerca per averne una posizione sostenibile. Mi limito a pregiare l'originalità dell'opera, e di tutte le influenze che ha sconfinato anche oltre la letteratura.
Lo spunto di lettura del capitolo è di poche pagine, se hai il libro vicino costa poco... ;) rappresenta le ragioni progettuali della superiorità del mondo nuovo. Davvero poco ingenue e così poco folli, come invece dovrebbero, dal nostro modo di prezzare il valore della vita.
Il libro di Houellebeck, per molti versi, è il riproponimento del Mondo nuovo aggiornato settant'anni dopo. Forse un po' troppo nel calco per assicurarsi così originale. Esasperato, discutibile ma da consiglio di lettura: interessante come pochi, nonostante nel male più che nel bene.
La percezione della pericolosità della scienza nella fiction? Sì, ci sono numerose eccezioni, ma sono quasi sempre per un pubblico già avezzo alla consuetudine con la scienza, che non ne ha già subito fobie. Nell'immaginario collettivo sono rimaste, e permangono, molto più i ruoli della scienza che perde il controllo e fa strage di coloro che avrebbero potuto fermare l'abominio contro la rassicurante e avezza natura. Come se la natura avesse un sistema di autocoscienza: realtà non impossibile, ma totalmente arbitraria, dogmatica e soggettiva. Non certo più vera di qualsiasi altra figurazione dell'immaginario umano, senza prove condivisibili oltre un qualcosa che sia tradizione o educazione.
"la vita è uno stato mentale".
http://www.lankelot.eu/?p=688
'La percezione della pericolosità della scienza nella fiction? Sì, ci sono numerose eccezioni, ma sono quasi sempre per un pubblico già avezzo alla consuetudine con la scienza, che non ne ha già subito fobie. Nell?immaginario collettivo sono rimaste, e permangono, molto più i ruoli della scienza che perde il controllo e fa strage di coloro che avrebbero potuto fermare l?abominio contro la rassicurante e avezza natura. Come se la natura avesse un sistema di autocoscienza: realtà non impossibile, ma totalmente arbitraria, dogmatica e soggettiva. Non certo più vera di qualsiasi altra figurazione dell?immaginario umano, senza prove condivisibili oltre un qualcosa che sia tradizione o educazione.'
è valido per qualsiasi elemento di novità quando una società è insicura, mi viene in mente la Bandabardò: '3 passi avanti 1 indietro per umiltà'.
copertina + archivio AH
copertina + archivio AH