Huxley Aldous

L'isola

Autore: 
Huxley Aldous

“Attenzione”: prima e ultima parola dell’ultimo romanzo di Aldous Huxley, “L’isola”. Attenzione al presente, al qui e ora, a quel che ti sta capitando. A quel che stai vivendo.
A quel che stai leggendo dell’utopia dell’isola di Pala, isoletta circondata da miliardi di pazzi (p. 99): noi.

“Non è mai esistita una società nella quale la massima parte delle buone azioni sia stata dovuta agli Esseri Buoni e sia stata di conseguenza sempre opportuna. Questo non significa che non possa mai esistere una simile società o che noi a Pala siamo sciocchi tentando di realizzarla” (p. 57).

La narrazione è ambientata nella contemporaneità. C’è un’isola, non estranea alla conoscenza del resto del mondo e per lungo tempo orgogliosamente riottosa a occidentalizzarsi: oasi di libertà e felicità sino al Novecento, animata da un ideale vitale, nel presente è minacciata dal mondo esterno, “furtivo e inesorabile”. Pala sta per cadere nell’Occidente. Questioni petrolifere, smania di considerare massa un popolo come quello. E di accelerarne la vita, senza senso diverso dalla produzione. La modernità snatura e sradica. Disumanizza.   
Nell’isola – retta da una pacifica monarchia costituzionale – sono antidogmatici e antimilitaristi, credono nella predestinazione – credono esista un grande piano e tutta una serie di piccoli piani – e vivono armoniosamente in una società caratterizzata da una famiglia post-platonica (esistono venti famiglie per bambino: Circolo di Adozione Reciproca) e da un evoluto sistema di controllo delle nascite tramite antifecondativi (cfr., ad es., p. 115). Sono buddisti:

“Il buddismo fu introdotto a Pala circa milleduecento anni fa, e venne non da Ceylon, come ci si potrebbe aspettare, ma dal Bengala e, per il tramite del Bengala, in seguito, dal Tibet. Risultato: noi siamo seguaci del mahayana e il nostro buddismo è permeato di tantrismo” (p. 109) e non inciampano nella paura degli inferni sulla terra né nel desiderio delle torte cristiane nel cielo, né di paradisi comunisti lontani da venire (p. 138):

“Abbiamo soltanto uomini e donne, con i loro figli, che cercano di trarre il meglio dal qui e dal subito, invece di vivere in qualche altro tempo, e in qualche casalingo universo immaginario. E la colpa in realtà non è vostra. Siete quasi costretti a vivere in questo modo perché il presente è così carico di delusioni. Ed è carico di delusioni perché non vi hanno mai insegnato a colmare il varco tra la teoria e la pratica, tra le risoluzioni dell’anno nuovo e il vostro comportamento effettivo” (p. 138).

A incontrare gli abitanti dell’isola è Will, inglese, giornalista, figlio di un avvocato liberale. Alle spalle, l’ombra della morte d’una moglie non più amata, in un drammatico incidente; qui imparerà a non fuggire il dolore, ad ascoltarlo per non dimenticarsene, e per rigenerarsi nella consapevolezza: nell’accettazione. È un naufrago, come da tradizione, e sembra pronto a rivelarsi nuovo motore per la crociata spirituale che da Pala doveva rinnovare e liberare gli uomini del mondo. È già strumento: condividiamo la sua lettura degli Appunti sul Bene e sul Male (p. 57) che ci accompagnano nel fulcro dello spirito dell’isola. È l’ultimo medium narrativo di Aldous Huxley, in questo libro ibrido tra fiction e non fiction, tra riflessione sulla plausibilità di una società restituita alla ricerca della felicità e del benessere e sulla complessità delle sue interazioni con l’aggressivo Occidente coevo. Si legga “complessità” come eufemistica riduzione di “Spada di Damocle”.

Contestualizziamo, con il prezioso supporto degli studi di Daniela Guardamagna (“La narrativa di Aldous Huxley”, Adriatica Editrice, Bari 1989; Cap III, pp. 207-208 e ss.) quest’opera nella produzione dell’artista inglese: “Negli anni che vanno dal 1948 (anno di stesura di Ape and Essence) al 1962, pubblicazione di Island, Huxley scrive prevalentemente saggistica: l’unica opera narrativa in senso stretto è The Genius and the Goddess, il breve apologo (…) sullo scienziato che vive assorbendo parassitariamente la forza e la vitalità della moglie (1955)”.

Qual è lo stato d’animo di Huxley in questo periodo della sua vita? Secondo la Guardamagna, il nucleo di pensiero e di emozione da esprimere in Island è “consapevolezza dell’Amore come significato reale delle cose (…) e coraggio di dirlo, nonostante il rischio della retorica e la conseguente necessità di un coinvolgimento col mondo e con gli altri”.

Il suo Will Farnaby naufraga nell’isola di Pala, immergendosi in una natura amica e feconda: per la Guardamagna è un tentativo, spesso riuscito, di “umanizzare il paradiso terrestre” in due direzioni: comicità e tragedia. Non manca, tra i fili rossi con le precedenti distopie, la presenza di una droga catartica per la coscienza dei cittadini; in quel periodo, l’artista non si sottraeva a nuovi esperimenti destinati ad alterare la sua percezione della realtà.  

L’esito è incerto, non catastrofico né idilliaco. Questa è un'utopia massimalista ma dimessa. È un Huxley verboso e misticheggiante, allucinato e ossessionato dalla decadenza delle società occidentali, quello che ci restituisce una visione edenica – ma non destinata a resistere nel tempo – d’un mondo altro, e non nuovo ma semplicemente rivolto al recupero armonioso della terra, della natura, e a diverse interazioni umane e sociali; l’approccio dell’artista è ormai chiaramente messianico, e questo può affascinare e irritare allo stesso tempo. D’altra parte, la citazione in ouverture ha il sapore dell’occupatio:

“Nel concepire un ideale possiamo presumere quel che vogliamo, ma dovremmo evitare le impossibilità” (Aristotele)

…e in fin dei conti tutto quel che si domanda a uno scrittore è di emozionarci, di sconvolgerci, di liberarci dal dolore e dagli affanni almeno per qualche ora:  lusingarci con sogni isolani e buddisti è una regressione adolescenziale che possiamo perdonare solo a chi ha scritto capolavori come “Il mondo nuovo” e “La scimmia e l’essenza”. Tutto il resto, il piacere in primis, è utopia.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Aldous Huxley (Godalming, Surrey, 26 luglio 1894 / Hollywood, California, 22 novembre 1963), poeta, saggista e romanziere inglese.

Aldous Huxley, “L’isola”, Mondadori, Milano 1963.
Traduzione di Bruno Oddera.

Lettura critica consigliata:
Daniela Guardamagna, “La narrativa di Aldous Huxley”, Adriatica Editrice, Bari 1989.

Prima edizione: “The Island”, 1962. 
Approfondimento in rete: Aldous Huxley – somaweb.org / Huxley.net

In Lankelot:

Gianfranco Franchi, “Lankelot”, dicembre 2007

“Nessuno deve andare in nessun altro luogo. Vi siamo già tutti, se solo lo sapessimo” (Aldous Huxley, “L’isola”, p. 57)

ISBN/EAN: 
9788804455585

Commenti

?Non è mai esistita una società nella quale la massima parte delle buone azioni sia stata dovuta agli Esseri Buoni e sia stata di conseguenza sempre opportuna. Questo non significa che non possa mai esistere una simile società o che noi a Pala siamo sciocchi tentando di realizzarla? (p. 57).

Ecce l'ultimo libro di Huxley. Un'utopia: "L'isola". 1962

quando si parte per l'isola, cumpà?

Appena possibile. Per difenderla dall'Occidente:).
(bisogna prima individuarla. Questa di Huxley era uno stato mentale...)

D'altra parte:

?Nessuno deve andare in nessun altro luogo. Vi siamo già tutti, se solo lo sapessimo? (Aldous Huxley, ?L?isola?, p. 57)

"Nell?isola ? retta da una pacifica monarchia costituzionale ? sono antidogmatici e antimilitaristi, credono nella predestinazione ? credono esista un grande piano e tutta una serie di piccoli piani ? e vivono armoniosamente in una società caratterizzata da una famiglia post-platonica (esistono venti famiglie per bambino: Circolo di Adozione Reciproca) e da un evoluto sistema di controllo delle nascite tramite antifecondativi (cfr., ad es., p. 115). Sono buddisti"

A parte il controllo delle nascite, per il resto nulla da eccepire;)

assolutamente:).
e c'è dell'altro. C'è questa adesione alla natura e questa tensione al ritorno ai ritmi originari - e alla libertà d'essere, e di appartenere - che non può che sedurre e soggiogare. Peccato per la diluizione di intuizioni così potenti e limpide in 400 pagine. Concentrate sarebbero state esplosive - rinunciando, per dire, alle tirate contro il presente (che tutti, sempre, ben conosciamo... almeno nell'utopia accantoniamolo...;) ).

Ultima utopia del Novecento. Dopo "L'isola", niente.
Distopie, ma utopie no. Se ne hanno scritte, mi sono sfuggite:)

"buddismo fu introdotto a Pala circa milleduecento anni fa, e venne non da Ceylon, come ci si potrebbe aspettare, ma dal Bengala e, per il tramite del Bengala, in seguito, dal Tibet. Risultato: noi siamo seguaci del mahayana e il nostro buddismo è permeato di tantrismo? (p. 109) e non inciampano nella paura degli inferni sulla terra né nel desiderio delle torte cristiane nel cielo, né di paradisi comunisti lontani da venire (p. 138)"

Ma Huxley era buddista? Comunque ho letto parecchio del buddismo tantrico. é quello più suggestivo, a mio avviso: una giusta sintesi tra contemplazione e azione.

& - Ahimé ho approfondito poco Huxley, ma questo libro sembra trattare un tema molto nelle mie corde.

Qui ne parla per parecchie pagine. H attacca ideologie e religioni mendaci (strumento di potere...) e propende senza mezzi termini per il buddismo. In discreto anticipo sui contemporanei:). Quasi quasi ti presto la mia copia - così non diamo soldi a Mondadori - e vedi cosa riesci a trarne anche tu. Se superi qualche difficoltà per certi rallentamenti, dico che ne potrebbe derivare una comprensione altra (e più alta).

8. Da un punto di vista letterario, siamo ben lontani dai due capolavori, "La scimmia e l'essenza" e "Il mondo nuovo". Dal punto di vista spirituale e contenutistico, è sicuramente il più fertile di meditazione e riflessione sul presente.

"lusingarci con sogni isolani e buddisti è una regressione adolescenziale che possiamo perdonare solo a chi ha scritto capolavori come ?Il mondo nuovo? e ?La scimmia e l?essenza?. Tutto il resto, il piacere in primis, è utopia".

Regressione adolescenziale? Leggo che è un testo del 1962, dunque ancora non intriso di possibile misticheggiamento postsessantottino. Huxley si sa, comunque, era già oltre da tempo, come del resto lo era Junger; due letterati apparentemente molto diversi, ma assai affini nel voler sperimentare per penetrare mondi che i più non potrebbero nemmeno sfiorare.

Eh. Le debolezze le noterai. Sono formali, e contenutistiche (certo: allo sguardo contemporaneo). Ma nel complesso...
a te piace, mi sbilancio.

(Junger. Ecco chi manca su Lankelot...)

9 -10. Beh, come immaginerai (ho letto solo "Il mondo nuovo", con qualche difficoltà nell'approcciarmi al tema), "L'isola" per suggestioni è sicuramente più nelle mie corde.

(Accetto volentieri il prestito, nel caso, tanto se mi piace parecchio poi lo compro per averlo sempre a disposizione;))

è nei classici mondad., economico:).
Ovviamente. Certo, prima lo rilancia un altro editore meglio è. Ma in assenza di alternative, beh...:)))

Tra l'altro l'isola di Pala mi fa pensare ad Arpa Eolia.
Lui chissà dov'è, ora. Forse si scazzotta con una civetta...

12 - Io ho letto molto Junger, il problema è che non sono te;) Quindi è inutile che prometta l'opera omnia quando ancora non ho scritto nulla né di Evola, né di De Benoist, né di Mishima. Tre autori dei quali prima o poi dovrò per forza di cose scrivere.

15 - Probabile;)

16. Quasi quasi da giugno in avanti... speciale Junger.
Vediamo va... (a voja che puoi. So già che mi godrò le tue pagine su Evola, Mishima e De Benoist. Siamo in tanti ad attenderle...)

18 - Se compartecipi, e magari s'aggiunge chi vorrà (tipo come abbiamo fatto con Landolfi), mi rendo disponibile a un omaggio lankelottiano a Junger. Calcola che i titoli sono tanti, tra saggistica e narrativa. C'è parecchia scelta, volendo. E ovviamente se vuoi te li presto io;)

Studiamosela:)
Mio padre dovrebbe averli quasi tutti, ma in un'altra casa. Recupero il maltolto e ci organizziamo;)

(e Brasillach, prima o poi...)

20 - Studiarlo, certo, Junger non è una passeggiata né in prosa né tanto meno in saggistica ("L'operaio" è lo scoglio più ostico, ma è fondamentale). E Brasillach, si. Che se non lo hai ancora letto ti sorprenderai a scoprire una sensibilità umana e artistica non comune. Uomo di lettere e poesia che non ha mai impugnato un'arma in mano. La sua arma è stata solo la penna: per questo fu ucciso (condannato a morte). Caro Franco tocca restituire alla luce tanti grandi dimenticati.

sottoscrivo. continueremo nell'impresa...;)

22 - E che impresa sia!

(Notte. E forza magica Roma;))

sempre forza stramaggica:)

15. Ci sono, ci sono. Per le civette c'è sempre tempo :)

Quel Pala nei tags mi lascia un po' perplesso :)
Libro che non è un'emergenza ma che passerà su queste mani, Huxley mi piace tanto. Intanto appoggio Junger: io lessi un "Trattato del ribelle" che mi lasciò invogliato ma del tutto parziale, nell'opinione.
Fede so che ci sorprenderai.

"lusingarci con sogni isolani e buddisti è una regressione adolescenziale"

ahahahahhah

15 - Ma va? ahahhahha

Evviva!

Bene, Junger è nell'aria. Plana su di noi...

"Siete quasi costretti a vivere in questo modo perché il presente è così carico di delusioni. Ed è carico di delusioni perché non vi hanno mai insegnato a colmare il varco tra la teoria e la pratica, tra le risoluzioni dell’anno nuovo e il vostro comportamento effettivo”
Eh...

imparerà a non fuggire il dolore, ad ascoltarlo per non dimenticarsene, e per rigenerarsi nella consapevolezza: nell?accettazione.

Il dolore può essere dimenticato secondo te?
Non si elimina niente, si impara soltanto a conviverci.

31.
S'attutisce e s'addormenta, e magari si trasforma.
Forse non si spegne, ma non più sovrasta.

ma il buddismo originario, come il cristianesimo delle origini, piu' che una filosofia o un credo è una pratica di vita quotidiana. con un lavoro su di sè dal punto di vista fisico ed emozionale oltre che mentale che comporta una trasformazione bioenergetica e conduce ad una gioia reale e tangibile.

Parlacene ancora...

“Attenzione”: prima e ultima

“Attenzione”: prima e ultima parola dell’ultimo romanzo di Aldous Huxley, “L’isola”. Attenzione al presente, al qui e ora, a quel che ti sta capitando. A quel che stai vivendo.