Hume David

Ricerca sui principi della morale

Autore: 
Hume David
Con la “Ricerca sui principi della morale” David Hume apre un capitolo d’etica che si rivelerà fecondo lungo l’intero corso del XX secolo.
La sua visione critica della ragione e l’importanza accordata ai fatti ed alle osservazioni rispetto al pensiero a priori spingono il filosofo scozzese ad un’elaborazione del concetto di morale di tipo innovativo. La morale non è da intendersi come l’osservanza di un insieme di precetti stabiliti da un’autorità, sia essa religiosa, militare o civile, ma piuttosto un’attenta analisi del benessere sociale.
[…]non possiamo forse concludere che l’utilità, che è l’effetto delle virtù sociali, costituisce almeno una parte del loro merito […]? (Rpm, pg. 81)
La parola chiave (il corsivo è mio) è utilità. Per Hume il criterio di distinzione tra bene e male (o tra positivo e negativo) non può essere deciso prima dell’azione, ma deve essere giudicato soltanto in funzione delle conseguenze che l’azione ha. L’utilità sociale è dunque il metro di giudizio unico a cui fare appello.
Hume peraltro non tarda a evidenziare come il merito non è solo in parte, ma è totalmente incentrato sul concetto di utile.
 
Questa analisi non costituisce per Hume ragione di insurrezione sociale: egli mostra come le leggi che ci governano siano in generale frutto di questo empirico “bon sens”, volto ad aumentare il benessere delle comunità.
Così le regole di equità o di giustizia […] devono la loro origine e la loro esistenza all’utilità che ne risulta per il pubblico, […]
Hume sottolinea come l’utilità delle leggi sia comune a tutti coloro che ne beneficiano, indicando così un secondo importante pilastro del nascente utilitarismo, il maggior bene per la maggioranza delle persone.
Il suo è un pensiero a tratti caratterizzato da reminescenze settecentesche, ma per la maggior parte del percorso narrativo assolutamente moderno.
L’approccio al pensiero liberale è evidente in diversi passaggi; in particolare si scaglia contro l’egualitarismo. Questo accoppiamento liberalismo-utilitarismo sarà importantissimo negli sviluppi futuri, quasi tutti firmati da autori statunitensi e anglosassoni, che l’utilitarismo conoscerà nel XIX e XX secolo. In effetti l’ultilitarismo è una scelta etica che si associa in modo piuttosto naturale al liberalismo e ne giustifica facilmente gli aspetti più rudi.
 
Hume sottolinea come la sua etica (che ancora utilitarismo non è, propriamente parlando) sia proiettata nella realtà sociale; rifiutando ogni legge morale aprioristica, egli riconosce che il concetto stesso di etico, quando coincide con quello di utile, cambi da una società all’altra. In questo senso la sua è un’etica che ammette contraddizioni apparenti, ma che mostra maggiore flessibilità rispetto agli approcci aprioristici.
Il concetto di utile in Hume è peraltro ampio e fluttuante; utile diventa sinonimo di esteticamente bello. Hume sottolinea a più riprese come il nostro godimento estetico sia spesso legato alla contemplazione di qualcosa di ben fatto e in definitiva di socialmente utile; tuttavia la posizione in merito non è radicale, e Hume introduce un secondo metro di giudizio di valore: la gradevolezza.
 
Per quanto la posizione Humiana sia per certi aspetti ingenua e risenta talvolta di un certo gusto per l’elitarismo borghese e la mentalità diffusa all’epoca, in particolare nei riferimenti al gentil sesso, il suo approccio è assolutamente innovativo e votato ad un onesta volontà di costruire valori positivi. La polemica contro una morale innata, è volta soprattutto ai danni del clero e della religione. Hume rifiuta ogni esistenza di un valore “in se”, favorendo invece un ideale di valore sociale.
L’utilitarismo moderno ha affiancato per molti versi il liberal-liberismo, diventando lo scudo etico di una filosofia economica. Prima si agisce, poi si cerca di giustificarsi secondo la regola di “è meglio per tutti”.
È doveroso sottolineare l’estraneità di Hume a tali aberrazioni; la sua è una scelta moderna e onesta, volta a prediligere il bene della società piuttosto che quello del singolo individuo.
 
ISBN/EAN: 
9788842051640

Commenti

Dedicato a Patrick. Come promesso.

"Hume sottolinea come la sua etica (che ancora utilitarismo non è, propriamente parlando) sia proiettata nella realtà sociale; rifiutando ogni legge morale aprioristica, egli riconosce che il concetto stesso di etico, quando coincide con quello di utile, cambi da una società all?altra. In questo senso la sua è un?etica che ammette contraddizioni apparenti, ma che mostra maggiore flessibilità rispetto agli approcci aprioristici."

> grazie per aver riproposto il pensiero di Hume, sintetizzando con grande equilibrio le sue posizioni a proposito dell'etica. Da un lato riesco a capire il senso della riscoperta (in accezione anti-clericale, in primis); dall'altro mi domando, ma è una curiosità personale, cosa ti abbia mosso a tornare sui tuoi passi scolastici sino a risalire a Hume. Humus?

In realtà io non avevo mai letto l'etica di Hume, infatti pensavo che l'utilitarismo fosse nato dopo Kant; qui invece troviamo un bell'embrione di idea. La richiesta di commentare l'etica di Hume è venuta da Patrik.
Perché analizzare Hume? In primis perché nonostante qualche infarinatura scolastica è poco conosciuto e non sono in molti ad averlo letto davvero. Di solito lo si conosce tramite qualche antologia. Secondariamente il mio prof. mi ha consigliato di analizzare la costruzione del soggetto in Whitehead, paragonandola con Hume. Dunque.

Ho capito, via accademia e Whitehead. A maggior ragione grazie per la condivisione. Solo questo, mi incuriosiva il percorso, tutto qui;)

"L?utilità sociale è dunque il metro di giudizio unico a cui fare appello.
Hume peraltro non tarda a evidenziare come il merito non è solo in parte, ma è totalmente incentrato sul concetto di utile".

Ovviamente Hume mi è lontanissimo, proprio per questo tipo di approccio. Però ho dei dubbi sulla tua considerazione conclusiva. la riporto:

"L?utilitarismo moderno ha affiancato per molti versi il liberal-liberismo, diventando lo scudo etico di una filosofia economica. Prima si agisce, poi si cerca di giustificarsi secondo la regola di ?è meglio per tutti?.
È doveroso sottolineare l?estraneità di Hume a tali aberrazioni; la sua è una scelta moderna e onesta, volta a prediligere il bene della società piuttosto che quello del singolo individuo".

Io non so quanto lui fosse in buona fede, certo è che le sue teorie non possono non aver influenzato le derive-aberrazioni liberal-liberiste. Che lui cercasse il bene sociale posso anche crederlo, ma è una via che ha prodotto danni incredibili, quella che prospettò. Una via che ha contribuito a generare - non la prima, certo - le mostruose teorie economiche del nostro tempo. A mio avviso, ovvio. Pezzo chiaro e leggibile da tutti, Thomas. Ottimo;)

In modo abbastanza sorprendente sembra che ci sia terreno di intesa qui. Io non ho molto amore per l'utilitarismo.
Tuttavia non credo sia imputabile a Hume la deriva liberista; lui era certamente un precursore del pensiero liberale e anche dell'utilitarismo ottocentesco, ma non è che una fase embrionale e un po' ingenuotta. In Hume vedo più la rivolta contro schemi rigidi e poco giustificabili di morale cristiana che la volontà di difendere tesi che apparterranno poi ai suoi successori.

allego complimenti. e mi permetto... l'unico parametro che limita la leggibilità del testo è il carattere. Non si potrebbe utilizzare qualcosina di in po' più grosso?
danke

(in futuro. Ci stiamo lavorando!)

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