Houellebecq Michel

Le particelle elementari

Autore: 
Houellebecq Michel

ESTREMISMO, TALENTO, ARTE.

 

INTRODUZIONE A HOUELLEBECQ.

Michel Houellebecq è uno scrittore francese dalla formazione atipica: è un chimico. Questa sua originalissima esperienza letteraria è senza ombra di dubbio debitrice di una Weltanschauung e di una prospettiva d’osservazione del tutto anomala rispetto alla consuetudine: in certa misura, come vedremo, Houellebecq è rimasto, intellettualmente, un ricercatore scientifico.

 

In Francia ha iniziato a pubblicare poesie nei primi anni Novanta su riviste e antologie; solo successivamente ha curato un saggio eccezionalmente competente sul profeta Lovecraft, che gli ha attirato le prime eccellenti simpatie e le prime irresistibili ondate d’odio.

 

Nella prima parte della sua carriera dunque non abbiamo assistito ad una produzione narrativa; Houellebecq ha affinato la sua ricerca artistica scavando nel profondo della sua anima, del senso dell’esistenza e della società; e della tragica aporia ideologica del nostro tempo. Una prima traduzione italiana delle sue poesie è stata curata dalla Lorusso in edizione Bompiani, a prezzo accessibile, ingentilita da un cd con letture dell’autore e impoverita dalla postfazione del curatore della collana Bompiani in questione, Aldo Nove (al quale va ascritto comunque il merito di aver contribuito alla pubblicazione italiota dei versi di Houellebecq).

 

Si tratta di poesie disperate e vive e impregnate dalla desolazione dello scorrere del tempo; un sentiero di ricerca della bellezza, della nostalgia della perfezione conosciuta e perduta. Nello sfondo di una Parigi frenetica e illuminata da neon intermittenti che deludono chi adorava la ville lumiere, Houellebecq già lascia intravedere le sue ossessioni: l’esasperante cinismo, il sesso e il sessismo, la cristallizzazione della sofferenza.

 

Musicale e melodioso, sa essere crudo senza offendere; lacera, dilania, scalfisce almeno: ma non dilapida i sentimenti dei lettori. Titolo di questa raccolta è “Il senso della lotta”: un’ottima piattaforma di partenza per chi ha intenzione di approfondire la conoscenza di questo talento francese.

 

Il saggio su Lovecraft, “Contre le monde, contre la vie” è stato tradotto e pubblicato di recente da Bompiani. È opportuno premettere che lo stile è quello di una “critica narrativa”: ha tratti del tutto innovativi, non conosce assolutamente le pause e le intermittenze delle scritture accademiche, esplora e presenta la produzione di uno scrittore ancora tutto sommato “misterico” e misterioso, quel Lovecraft genio fantasioso e immaginifico e cupo che inquieta e spaventa, dipingendo realtà sataniche o magiche. Credo si possa suggerire questo libro a chiunque voglia approfondire la conoscenza di entrambi gli autori; a chi già ama Lovecraft verrà la tentazione di erigere un monumento a Houellebecq; chi ama Houellebecq saccheggerà la biblioteca di famiglia o la libreria sotto casa in cerca dei romanzi dell’allucinato maestro di Providence.

Demistificate le vicende biografiche di Lovecraft, illuminato il suo talento letterario, stabilite segrete analogie e affinità, Houellebecq sembra aver acquistato la consapevolezza definitiva per progettare opere di narrativa.

Lo scavo nella parola, figlio della poesia, è ultimato; la coscienza della propria diversità e del proprio talento si fa irresistibile. Dopo un altro saggio, “Rester Vivant”, ancora inedito in Italia, appaiono i suoi romanzi.

 

PARTICELLE ELEMENTARI E ALTRI ROMANZI.

Evitando di tediarvi con la trama dell'opera, che forse davvero stavolta ha poca importanza, vi propongo un discorso critico sui tre romanzi sinora giunti in Italia: “Le particelle elementari”, “Estensione del dominio della lotta”, “Piattaforma”. Tenterò di mostrarvi quale sia l’importanza del nostro giudicando complessivamente le opere. Il capolavoro – e ribadisco, capolavoro – di Houellebecq è certamente “Le particelle elementari”: una sintesi perfetta della solitudine esistenziale, della depressione idealistica, del desiderio inevitabile e inestinguibile di una nuova metafisica che illumini l’uomo occidentale; un testo che sembra sapersi scrollare dal lirismo e dai voli pindarici precipitando in un fango e in un isolamento e in una grettezza ultrafisica talora irritanti. La maniacalità del nostro è a tratti un limite; ma se si considera l'opera per quello che è, ossia narrativa, va salutato con l’auspicio del nostro Giorgio Manganelli questo autore “cattivo”, cinico, rabbioso, furioso contro il sistema e contro i valori del suo tempo.

 

Tutto diviene gioco e provocazione; il turismo sessuale, la difficile convivenza tra culture differenti, la sofferenza per le aspettative deluse. Le soluzioni suggerite lasciano sbalorditi. Questo autore, salutato altrove dai critici come erede di Céline, è invece a mio avviso epigono dell’esistenzialismo sartriano, della libertà di vedute e della franchezza di un Vian, di un maledettismo di stampo villoniano; senza scadere nell’esibizione-ostentazione pubblica di certi simbolisti e di certi decadenti, sa vivere e esprimere uno spleen devastante e definitivo. L’ultimo romanzo, “Piattaforma”, è piuttosto incentrato sul turismo sessuale; ma è in realtà un romanzo d’amore, un amore a suo modo puro, lirico, visionario. È storia di un legame inscindibile.

 

Va letto, sporcandosi del sangue e del dolore del narratore, senza giudicarne le vicende esistenziali, senza ammettere la misera etica di certi atti. Questo autore conosce il respiro dell’immortalità. Oggi, in Italia, non esiste nessuno scrittore che abbia quello stile, quella coerenza, quel talento, quell’indipendenza, probabilmente perché la nostra scuola è priva di figure “maledette” e di franchi tiratori: i ribelli nostri sono spesso emulatori o abili marionette. Recitano, fedeli al solito spartito. Quando assumono qualche originalità, si pensi agli Scapigliati (rinvio, a proposito, al fondamentale studio di Tommaso Pomilio: “Asimmetrie del due”, Manni, Lecce 2002), subito l’accademia se ne nutre e li sovrasta e li demolisce semplificandoli e rabberciandoli e riducendoli, corretti e corrotti, alle antologie.

 

In Francia il cammino letterario novecentesco è stato ben diverso; possono convivere Céline, Drieu la Rochelle e Vian, Sartre e Camus, oggi Pennac e il boemo Kundera. Un’esplosione eclettica di sogno e letteratura: magmatica rinascenza.

 

Se desiderate respirare nostalgia, verità e desolante bellezza in un tempo mai tanto ben dipinto, ascoltatemi e incontrate, spazzando via i pregiudizi, il geniale Houellebecq. La lettura delle sue pagine è destinata a cambiarvi. Infinitamente. Non v’inganni la battuta dell’artista, a proposito dell’affinità con l’Ellis di “American Psycho”: fidatevi piuttosto di questo spirito…“Parlate della morte e dell’oblio. Della gelosia, dell’indifferenza, della frustrazione; della mancanza d’amore. Siate abietti, sarete veri”, sostiene Michel.

Avanti.

 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Michel Houellebecq (Reunion, Francia 1958), saggista, poeta e romanziere francese di formazione scientifica.

 

Michael Houellebecq, “Le particelle elementari”, Bompiani, Milano, 1999.

Traduzione e note di Sergio Claudio Perroni.

 

Opere nominate nel testo o consigliate:

 

Michel Houellebecq, “Contro il mondo, contro la vita”, Bompiani, Milano, 2001.

Michel Houellebecq, “Estensione del dominio della lotta”, Bompiani, Milano, 2000.

Michel Houellebecq, “Il senso della lotta”, Bompiani, Milano, 2000. Con cd.

Michel Houellebecq, "Piattaforma", Bompiani, Milano, 2001.

Michel Houellebecq, “Lanzarote”, Bompiani, Milano, 2002.

 

In rete:

Sito ufficiale.

Michel Houellebecq Friends.

Clarence

 

 

 

Lankelot Franchi, gennaio del 2002. 

ISBN/EAN: 
9788845244575

Commenti

Libro rilevante. Per me non è un capolavoro. Stile dalla semi-assenza lirica, ottima logica riflessiva dell'autore e discutibili, seppur coraggiose, posizioni e considerazioni, soprattutto sociali. Uno sforzo per l'immortalità, ma solo parzialmente candidato. La fondatezza del suo talento credo possa raccogliersi nell'aggettivo che tu, lucidissimo, riveli: indipendenza; dagli stilemi attuali, al ripro della banalità, e con l'audacia della supponenza. Ma secondo me non basta a farne un capolavoro. Non ne riconosco le sensazioni.

Assolutamente da leggere, però. Quest'estate, insieme alla Nothomb e a Morselli sono state le mie prime bordate, dopo anni, al contemporaneo. Morselli ha uno stile geniale, eclettico e sopraffino (Roma senza Papa).

Grazie, a proposito di Morselli ;)

Oh. E quindi ci racconterai qualcosa di Morselli, finalmente. Complimenti per le superbe bordate estive (è il caso di chiamarle "superbe", davvero).

(quanto a Houellebecq, prova a avvicinare il saggio su HPL)

Ho letto anch'io questo libro e devo dire che mi ha intrigato. Non è il mio genere preferito, ma ammetto che Hollebecq è riuscito a dosare bene le sue conoscienze scientifiche (di cui io capisco poco, comunque) all'interno di una narrazione a tratti avvincente. Certo è un po'ridondante nelle descrizioni sessuali che a volte stancano. Le conclusioni sono assai pessimistiche: Hollebecq descrive un mondo fragile e nichilista al contempo. In ricerca di una felicità impossibile. Una generazione di quarantenni che ha avuto pessimi padri. Questo emerge.

Scritto molto bene, mi è piaciuto, ma l'ho trovato troppo spesso gratuitamente volgare. In certe parti inutilmente prolisso.
Uno scrittore comunque molto interessante, indipendente, troppo antipatico però (almeno quando lo vidi a Napoli).

Io credo che siano appunto le misture scientifiche e filosofiche a dare un grande valore al libro - e tutto l'approccio metodico scientifico (da naturalista) all'analisi sociale: serrato, insensibile da laboratorio, ridotto allo studio di particelle al microscopio, lontane e misurabili. Particelle elementari: credo sia in una frase del libro, la chiave del titolo: dove v'è il dialogo del protagonista col prete, dopo il funerale (del padre?): due particelle si uniscono e formano un'entità sola e indissolubile, perfettamente nuova ed allo stesso tempo risultante. Chi nasce vivo è sempre una nuova particella a sé stante, indivisibile, immane, e con un anima irriducibile. Particelle elementari e persone, della stessa analogia miracolosa.

"io credo che siano appunto le misture scientifiche e filosofiche a dare un grande valore al libro - e tutto l?approccio metodico scientifico (da naturalista) all?analisi sociale"

si, completamente d'accordo. E un autore che ha coraggio e idee originali, che osa posizioni lontane dalle mode a dal comune senso di mediocratica mediazione intellettuale che sembra essere oggi tanto in voga. Senza entrare nel merito delle sue idee, spesso al limite tra criticismo e razzismo sulla stuttura sociale francese, trovo proponga idee (vedi forum) sul mondo delle scienze originali e in contrasto con lo status quo.
Non dimenticando infine il fatto notevolissimo di essere riuscito a imporsi come intellettuale e letterato senza essere un accademico.
Grande.

io ho appena finito "piattaforma". Mi interrogavo su come e quanto questo autore sia apprezzato. Probabilmente io non l'ho capito. Leggendo anche la tua recensione sul vecchio lankelot però capisco molto (e non scherzo) la tua passione e la tua ammirazione. In effetti voi due avete qualche punto di contatto. Sono questi i contributi che mi arricchiscono. Quando abissali distanze vengono colmate con precise ed acute riflessioni. Ci penserò, elaborerò. Grazie, sul serio

Michel Houellebecq è stato una colonna per suggestioni e ricerche nuove, a un tratto, a partire dalla lateralità, dalla atipicità, dalla poesia che si ritrova nella narrativa, dalla sensibilità gotica: dalla narrazione nuda e cruda, al limite del dettaglio pornografico - o "documentaristico". Dalla politica, anche. Mi spiace solo stia venendo tritato dall'industria del libro. Ho avuto la fortuna di incappare nelle sue pagine da marmocchio, nel 2000-2001, quando ancora non se ne discuteva eccessivamente... e ho potuto acquistare il libro di poesie con cd, attualmente inesistente:)

11. se mi consenti mi riferisco all'impianto di "Pagano". Parlo di modalità di affrontare alcuni temi "scottanti".

ah sì. eh. Anche. L'attacco frontale di Houellebecq mi è più consono di quello di Céline. Perché ha diverso metodo e diversa capacità di stanare, sradicare, spargere sale.
Buona osservazione:)

13. Sono in forma, leggo molto :-)

houellebecq innovatore d'accordo. lontano dalle mode passi. definirlo una colonna per suggestioni e nuove ricerche può essere una questione di gusti.
ma dire che sa vivere uno spleen devastante e definitivo...
lo spleen lasciamolo a Baudelaire, che era un genio. houellebecq mi sa più di "ho dimenticato gli psicofarmaci"...

Mah, non direi. Non so se hai mai letto le sue raccolte di versi, per intenderci. Per quanto riguarda la narrativa immagino che per raccontare certo dolore non si possa fare altro che trasfigurare.

Quando parlo di "colonna" parlo ovviamente a titolo personale. Per carità... c'è chi s'appoggia ad Ammaniti, chi s'appoggia a Bevilacqua...

Quanto agli psicofarmaci, beh. Baudelaire si serviva d'altre droghe leggere, diciamo così... e non era il solo, in quella corrente.

Gli ho prestato Estensione del dominio della lotta e non gli è piaciuto.
Dice che è il testo di un depresso

beh, cvd "spleen".

[Houellebecq] All'interno di

[Houellebecq] All'interno di Chiasso Letteraria verrà proiettato sabato 5 maggio 2012 un video con Michel Houellebecq che magari qualcuno ha già visto:

http://www.chiassoletteraria.ch/altre-notti/video-arte

[houellebecq] ma hai poi

[houellebecq] ma hai poi letto le sue ultime cose? C'era qualcosa di degno dei folgoranti anni di inizio carriera?

[Houellebecq] Appena uscito

[Houellebecq] Appena uscito sia io che Eva abbiamo letto l'ultimo "La carta e il territorio" e non ci è piaciuto. Non che il tocco dell'autore non ci sia ma non mi ha soddisfatto. Alla seconda lettura il romanzo ha svelato qualcosa di migliore però nel complesso mi ha lasciato un po' perplesso e mi sono anche parecchio annoiato. 

Giorgio Vasta la pensa in maniera diversa. Non sono riuscito a entrare in sintonia col romanzo. A me piacerebbe sapere per esempio se Federico l'ha letto o se qualcun altro l'ha fatto così tanto per ricevere qualche parere diverso.

http://www.minimaetmoralia.it/?p=6947#more-6947 

[houellebecq] io mi ero

[houellebecq] io mi ero fermato a "la possibilità di un'isola", nel 2005, perché mi sembrava avesse esaurito la cattiveria e la spinta innovativa, e avesse cominciato a ripetersi. Non so, prima di recuperare "La ricerca della felicità" e "La carta e il territorio" farò comunque passare altri anni - personalmente non lo trovo più stimolante.

http://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Houellebecq