Le mie conoscenze relative alla Danimarca si limitano a pochissimi aspetti: Lars Von Trier, la reclusione di Louis Ferdinand Celine, i fratelli Laudrup, la sirenetta di Copenaghen e la comunità di Christiania. A qualcuno potrà già sembrare molto, in realtà è davvero poco, se si pensa che stiamo parlando di un paese europeo.
È stato per questo un piacere ricevere il romanzo “Spiriti ribelli” della scrittrice e giornalista danese Gretelise Holm che da quanto si evince dalle note biografiche è notissima al pubblico del Nord Europa per la serie di crime stories che ruotano intorno alla giornalista Karin Sommer.
Sulla copertina, tra l’altro molto bella, si legge “minicrime” e la definizione appare perfettamente calzante per il romanzo in questione. Se li avessi letti potrei azzardare dei paragoni con autori nordici come Henning Mankell o Stieg Larsson che coi loro romanzi hanno scalato in questi anni le classifiche di tutto il mondo ma non avendolo fatto mi limito a scrivere che “Spiriti ribelli” è un buon giallo di vecchio stampo ambientato a Copenaghen, dove si respira l’aria, concedetemi l’azzardo, le indagini senza tempo (pur se il protagonista è maschile) di Miss Marple, l’arzilla vecchietta uscita dalla penna di Agatha Christie, ma soprattutto, per la sua atmosfera quasi felpata, le avventure televisive dell’ispettore Barnaby, che per chi non lo conosce, si muove nelle morbose lande della campagna inglese. Omicidi, sangue, indagini sicuramente in questo “Spiriti ribelli” ma soprattutto attenzione ai risvolti più intimi e scottanti dell’umanità, alle rivalità che scoppiano per fare carriera, all’invidia, ai segreti custoditi nel privato delle abitazioni.
Protagonista del romanzo è il commissario capo della polizia di Copenaghen Rolf Greve, uno strano tipo di sciupa femmine che abita fianco a fianco alla madre. Un ateo che si ritrova ad investigare sulla morte del pastore della Chiesa nazionale danese Eske Abild, trovato morto nella cripta della sua chiesa con il cranio spaccato da un colpo di crocifisso. L’indagine del commissario si rivela fin dalle prime battute molto complicata per l’ambiente in cui è stato commesso l’omicidio e i sospetti sembrano incentrarsi fin dalle prime battute proprio sull’ambiente della comunità pastorale che cela segreti inconfessabili, legami sentimentali extraconiugali, invidie, licenziamenti sommari, dolori custoditi da anni.
L’autrice sembra non badare molto all’indagine in sé, pur se il canovaccio giallo regge decisamente ed è buona le capacità di ricostruire gli aspetti più tecnici di un’indagine di polizia (anche se ormai le numerose serie poliziesche comparse in tv sembrano aver trasformato tutti i cittadini in esperti investigatori e la cronaca, ahimè ce lo insegna), decidendo invece di concentrare maggiore attenzione a due temi delicati: la questione religiosa e la condizione della donna nella società d’oggi.
Per tutti coloro che provengono dalla nostra penisola e che forse non conoscono nulla del culto protestante, sarà interessante conoscere nuovi aspetti particolarmente controversi della Cristianità, in questo caso la presenza di una Chiesa di Stato con pastori stipendiati direttamente dallo stato. Una Chiesa, almeno da quanto si legge, in profonda crisi di fedeli e dilaniata da quasi insanabili conflitti teologici e di cui riporto qui alcuni passaggi presenti all’interno del libro:
“Il punto di partenza”, disse lei, “è che la Chiesa di Stato – soprattutto qui a Copenaghen – è in profonda crisi. Il numero dei membri rasenta il cinquanta per cento. Se il numero scendesse ancora, non potremmo più chiamarci Chiesa nazionale. E peggio ancora: questi membri che diminuiscono di numero quasi non frequentano le chiese. Le risorse economiche sono ridotte e molte chiese minacciano la chiusura. Ci sono molti pastori che cercano di fare qualcosa per risolvere la situazione. Provano ad attirare i fedeli modernizzando le funzioni con spettacoli e intrattenimento, salmi cantati dai bambini, celebrazioni con gli spaghetti, con le candele, con gli animali da compagnia e…Be’, non ci sono limiti alla fantasia. Un’altra corrente di pastori è furiosa perché in quel modo la Chiesa prova a mettersi in concorrenza con l’industria dell’intrattenimento. Ritengono che la vocazione e la predicazione debbano rappresentare l’aspetto centrale”. (pag. 56-57)
E ancora:
“Un altro dilemma riguarda il modo in cui la Chiesa nazionale deve intendere sé stessa: come un’azienda statale o come un’associazione. Non è nessuna delle due cose. Non può, come un’associazione, escludere i membri che la avversano. Questo lo ha sancito la Corte suprema. Ma nemmeno vuole vedersi come un’azienda statale. Una corrente di pastori vorrebbe la separazione fra Stato e Chiesa. Sicuramente sono una minoranza, perché molti più pastori si sentono più sicuri con l’impiego statale, lo stipendio fisso, l’alloggio di servizio e la pensione. Come diceva Grundtvig:”Se la disputa sarà tra il giuramento da pastore e lo stipendio mensile, vincerà quest’ultimo.” (pag.56)
Dilemmi che il commissario Rolf, incapace quasi di credere che si possano commettere omicidi all’interno del mondo religioso, dovrà affrontare per risolvere il caso. Si potrebbe tacciare quest’uomo e i suoi colleghi di infantilismo alla luce delle colpe di cui si sono macchiate le religioni durante la Storia ma è anche vero che per i non credenti queste sono faccende difficili da accettare e comprendere appieno. Immaginare che si possa uccidere per una fede deviata è in effetti qualcosa di totalmente incomprensibile, almeno per il sottoscritto.
L’altro argomento caldo del romanzo è quello della condizione della donna ed in questo caso si tratta di donne decisamente particolari: Abild, la moglie del pastore assassinato, Maria Tverstedt, l’amante del pastore, Margrethe Kalo, un pastore donna di cui si innamora il commissario. Tutte donne che vivono di rimorsi, sofferenze, segreti, dipendenze, malattie, donne che preferiscono tacere e subire i soprusi e che non sanno trovare la forza di reagire, di andarsene, di uscire allo scoperto, di denunciare tutto e di rifarsi una vita. Donne fragilissime che si fanno la guerra reciprocamente e che potrebbero invece vivere esistenze migliore se solo salutassero per sempre gli uomini che le hanno disprezzate e usate per i loro scopi. Donne che da vittime vengono scambiate per complici:
“Bettina dovrebbe parlare con uno psicologo. È debole di nervi. Il marito è stato proprio un porco con lei…Aveva un’amante dopo l’altra”. Fu contraddetta dalla sua collega, Lena Terp:”Io non provo alcuna compassione per lei. Se una donna accetta certe cose e rimane con un dongiovanni come quello, non merita di meglio. Come quelle che rimangono con i mariti violenti. Contribuiscono a reggere il gioco…” (pag. 126)
Salvo poi domandarsi come e dove potrebbero andarsene queste donne in un mondo come il nostro che le vede ridotte troppo spesso ad oggetto e a carne da macello. Andarsene dove? E per fare cosa? E' così facile giudicare, prospettare cambi di vita quando non ci si ritrova in quelle condizioni, quando non si sa nemmeno cosa significhi essere donna. E allora, forse, per queste donne rimane solo la pura e semplice vendetta: colpire, offendere, lasciare un segno indelebile sul corpo maschile e farla finita. Farsi giustizia da sé, riempiendosi così, dopo una breve gioia purificatrice, di altro dolore.
“Spiriti ribelli” si rivela così per essere un giallo godibile, seppur non eccelso, che lascia più di un interrogativo nel lettore, tenendo sempre presente l'ormai abusata frase pronunciata nell’Amleto “C’è del marcio in Danimarca” (e non solo in Italia).
Ediziona esaminata e brevi note:
Gretelise Holme (1946), scrittrice e giornaliste danese. Notissima al pubblico del Nord Europa per la serie di crime stories che ruotano intorno alla giornalista Karin Sommer (tradotte in Germania, Norvegia, Olanda e Repubblica Ceca). Nel 1998 con Mercedes-Benz syndrome ha vinto il premio dell'Accademia Danese del Thriller. È autrice anche di libri per ragazzi e di saggi, l'ultimo dei quali è Perché le femministe sono così moraliste.
Gretelise Holme, "Spiriti ribelli", Lantana editore, Roma, 2010. Traduzione di Bruno Berni. Titolo originale "Forhærdede tidselgemytter. Prima edizione, 2009.
Andrea Consonni, maggio 2011
Commenti
[Gretelise Holm] "Spiriti
[Gretelise Holm] "Spiriti ribelli" , un giallo danese.
[spiriti ribelli] passo per
[spiriti ribelli] passo per caricare in prima, e alè
[holme] Eh... forte
[holme] Eh... forte l'incipit: "Le mie conoscenze relative alla Danimarca si limitano a pochissimi aspetti: Lars Von Trier, la reclusione di Louis Ferdinand Celine, i fratelli Laudrup, la sirenetta di Copenaghen e la comunità di Christiania. A qualcuno potrà già sembrare molto, in realtà è davvero poco, se si pensa che stiamo parlando di un paese europeo. "
> Aggiungi almeno gli Andersen, e Peter Hoeg, quello dei "Quasi adatti". E poi, Sonnergaard: http://www.lankelot.eu/letteratura/sonnergaard-radiator.html
scoperto anni fa da una Pendragon allora molto attiva (praticamente pizzicarono lui e Mascheri in pochi mesi. Bei tempi)
[letteratura danese] abbiamo,
[letteratura danese] abbiamo, sin qua, 6 schede: http://www.lankelot.eu/archivione?letteratura%20danese