Holden Kate

Nella mia pelle

Autore: 
Holden Kate
La Holden racconta la sua vita, di come abbia iniziato a drogarsi, di come abbia iniziato a prostituirsi per pagare la droga e di come, alla fine, il successo che le ha arriso in questa sua "professione" le abbia dato nuova sicurezza, nuova fiducia in se stessa, per cui è riuscita a smetterla con la droga, e poi anche con la prostituzione stessa.

Il libro è scritto veramente bene, con sentimento e passione, con arguzia, quando necessaria, e senza mai scadere nel trito e nel convenzionale; soprattutto, colpisce un'invidiabile e rara onestà intellettuale.

La Holden sostiene che andava fiera di questo suo lavoro, lo considera, alla fin fine, un lavoro come un altro, e sembra considerarlo non incompatibile cogli ideali femministi. Se, naturalmente, c'è una bella differenza fra chi alla prostituzione viene costretto e chi la sceglie liberamente, la Holden racconta però di aver talvolta dovuto subire - sforzandosi addirittura di sorridere, poi - quelle che erano vere e proprie violenze. L'autrice afferma che nella maggior parte dei casi si trattava di semplice sesso senza alcuna violenza, al massimo noioso o fastidioso, e che i casi di violenze erano rari ed eccezionali, ma pur sempre di violenza si trattava!

Questa osservazione mi induce a pensare che costei, nei confronti della sua brillante carriera di amante prezzolata, anziché l'atteggiamento che talvolta sbandiera di donna disinibita e trasgressiva, che rifiuta ogni limite, avesse più o meno lo stesso atteggiamento (che, giustamente, deprecava) della brava studentessa che svolge i suoi compiti scolastici con dedizione ed obbedienza solo perchè "era suo dovere", non necessariamente con fantasia o giudizio critico. Quando, alla fine, diventa la ragazza preferita, la più desiderata dagli uomini che frequentano il bordello, in un certo senso, si sente come la studentessa modello che, soprattutto per la dedizione allo studio, non solo per le sue doti, è riuscita a diventare la "prima della classe". Naturalmente, qui non si trattava di dedizione allo studio, bensì della forza di sopportare fastidio, dolore e talvolta violenza, sempre sfoderando un bel sorriso. Ma il concetto è lo stesso.

Un cenno a parte merita l'idea di essere una "benefattrice", una specie di crocerossina, una salvatrice di poveri uomini soli e disperati, alcuni addirittura più disperati di lei. In alcuni casi ci può essere un fondo di verità; è ovvio che, in genere, invece, servirsi di una prostituta è una comoda scusa per non imbarcarsi nella fatica di cercare veramente amicizia e amore. Tutte le recensioni che ho letto mettono in grande risalto questa "bontà d'animo" di tipo quasi "cristiano"; in realtà, la Holden, pur accennando a questo suo atteggiamento (più esattamente, alla sua tendenza ad assumere questo atteggiamento) giustamente si prende in giro con una sana e schietta autoironia.

Indipendentemente da tutto questo, e dal libro scritto benissimo, con passione e intelligenza, c'è il desolante difetto, comune a quasi tutta la letteratura contemporanea di questo genere, della mancanza assoluta di ogni dubbio, di ogni ripensamento, di ogni ambivalenza. L'"Amleto" sembra provenire da un'altro universo, ma che dico l'Amleto, metti anche opere giocose e semplici semplici come "La partita a scacchi" di Giacosa hanno un risvolto psicologico un "sembra che sia così ma potrebbe anche essere in un altro modo". Tutto questo è assente dal libro della Holden. Ella ci prova gusto ad essere desiderata, ad apprezzare il proprio corpo; è riuscita ad apprezzarlo solo sentendosi apprezzata, e càpita a molte e a molti, ma, certo, fare la puttana non è l'unico modo per essere e sentirsi desiderata! Anche perchè, bene o male, tanti ragazzi la desideravano comunque anche prima, lo dice esplicitamente!

Nella sua implacabile oggettività, e nonostante sia talvolta andata da psicologi e terapeuti, alla Holden sembra sfuggire la chiave della propria vita. A un certo punto, all'inizio del libro, subito prima di iniziare la sua odissea di droga e prostituzione, racconta di essere rimasta incinta e di avere abortito. La ragazza, piena di sè, certo, ma anche molto intelligente e furba, a volte timida ed imbranata, ma che ha saputo vincere con decisione la propria timidezza, la ragazza che sa affrontare sicura di sè pericoli come l'eroina e la prostituzione, conscia dei rischi, ma che si sente in grado - ed è stata in grado - di valutarli con freddezza e cognizione di causa, questa stessa ragazza - anzi, donna - colta e istruita e, lo ripeto, intelligente, proprio non sa che un aborto, anche nelle situazioni più limpide e chiare, può causare dei traumi immensi? Così furba ed informata, frequentando pure i circoli femministi, non poteva pensarci prima e prendere le dovute precauzioni? Quante donne, anche rimaste in cinta dopo una violenza, o quando si scopre che il bambino ha una terribile malattia, quando ritengono che l'aborto sia l'unica via d'uscita sensata, hanno comunque rimpianto il bambino perso che era nel loro corpo? quanto hanno comunque sofferto, al di là di aver subito violenze?

Prima di drogarsi, prima di prostituirsi, senza aver subito alcuna violenza, la Holden si è ritrovata incinta e, a quel punto, ha deciso di abortire. Non intendo, in questa sede, né commentare nè giudicare la decisione della Holden, una volta arrivata a quel punto. Ma era proprio necessario arrivare a quel punto?

Nel libro, tutto questo viene rimosso, tutto si limita ad una decina di righe ancor più fredde ed oggettive del solito. Impassibili. Poi salta fuori, centinaia di pagine dopo, che un ragazzo, un suo cliente gentile e tenero, che stava diventando come un suo "amico intimo" le porta "un orsacchiotto con la faccia più triste che avessi mai visto. Stringerlo era come stringere un bambino." Certo, qui non c'è più nessuna freddezza, ma il discorso sulla maternità è già concluso.

Una donna può rifiutare la maternità per migliaia di motivi (così come del resto un uomo può rifiutare la paternità). Ma davvero è possibile non porsi il problema, non affrontarlo, non parlarne almeno un po' nemmeno di sfuggita, in un'autobiografia di centinaia di pagine? dire cosa si pensa della possibilità di diventare madre? solo parlarne un po', al di là della descrizione asettica di un aborto, e di due righe su un orsacchiotto? E, a guardarla bene sotto questa luce, anche la ventilata possibilità di essere una benefattrice, una "crocerossina", alla fin fine si risolve in un nascosto atteggiamento materno di fronte ai suoi "clienti".

Ripeto che non voglio dare un giudizio sulle scelte della nostra scrittrice. E' comunque un dato oggettivo la freddezza con cui la Holden tratta dell'esperienza dell'aborto. Ed è un dato oggettivo che il suo "calvario" di droga e prostituzione inizî immediatamente dopo... ognuno tragga la conclusione che più ritiene cònsona. E, forse, la famiglia di Kate non è davvero così meravigliosa come più e più volte afferma lei. Almeno, non meravigliosa in tutto e per tutto.

Resta comunque una schietta e lucidissima descrizione di una strana "avventura", per fortuna finita bene... Anche se, riguardo al perchè si sia imbarcata in questa avventura e a chi glie lo abbia mai fatto fare, la Holden pare brancolare nel buio. Anzi, non sembra nemmeno porsi il problema.

EDIZIONE ESAMINATA E NOTE

Kate Holden (Melbourne, 1972), scrittrice australiana. "Nella mia pelle" è il suo primo libro.

Edizione esaminata: "Nella mia pelle", edizioni e/o 2007, prima traduzione in italiano.
Traduzione di Raffaella Belletti.

Edizione originale: "In My Skin" c 2005 Kate Holden.

Fonte di queste informazioni: note presenti nella traduzione italiana.

Recensioni in rete. 
In italiano:
http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=641.
In inglese:
http://www.canberrareview.com.au/ed445.htm   http://books.guardian.co.uk/reviews/biography/0,,1774189,00.html#article_continue
http://bookedy.blogspot.com/2006/08/in-my-skin-memoir-by-kate-holden.html
Intervista all'autrice:
http://www.abc.net.au/austory/content/2005/s1485398.htm
ISBN/EAN: 
9788876417832

Commenti

Ave PUP!
Finalmente il tuo esordio. Splendido.

http://www.lankelot.eu/index.php/staff/620/pup

da qui in avanti là troverai on line la tua scheda: potrai aggiornarla quando preferisci. Sei "Author" da questo momento, potrai pubblicare senza la nostra mediazione. Complimenti. Sono un po' stanco per rileggere e commentare, sono quasi le 3 di notte:)

domani (oggi) non mancherò

intanto BENVENUTO.

(per qualche oscura ragione il testo mi è apparso come "bozza" solo oggi. Non so che dirti. Risulta pubblicato il 21 ottobre. Misteri di wordpress...)

Ciao Pup, ho letto questa recensione-discussione con molto interesse.
Proverei a ragionare con te su alcuni (s)punti

"Resta comunque una schietta e lucidissima descrizione di una strana "avventura", per fortuna finita bene?"

Beh, una tizia classe 1972 ha - secondo il calendario - "appena" 35 anni. Un po' pochi per dire che la sua è un'avventura a lieto fine. Storie del genere - e non solo un aborto - lasciano segni profondi e presentano il conto, te l'assicuro, prima o dopo.
Aspettiamo a dire che è finita bene...

"Nella sua implacabile oggettività, e nonostante sia talvolta andata da psicologi e terapeuti, alla Holden sembra sfuggire la chiave della propria vita"

Direi che qui sta anche la chiave del senso di tutto.

"Una donna può rifiutare la maternità per migliaia di motivi (così come del resto un uomo può rifiutare la paternità). Ma davvero è possibile non porsi il problema, non affrontarlo, non parlarne almeno un po? nemmeno di sfuggita, in un?autobiografia di centinaia di pagine? dire cosa si pensa della possibilità di diventare madre?"

Eccoci qua. Tu non hai idea di che ferite possano esserci alla base dell'animo femminile sull'accettazione e sul rifiuto della maternità. In generale, sarebbe ora di smetterla di pensare che diventare madri è obbligatoriamente iscritto nel DNA di una donna.

Quanto all'aborto, giustissimo condannarlo in sè, un po' meno condannare tout-court chi lo pratica. La freddezza della Holden potrebbe essere semplicemente una "rimozione", ovviamente ci si difende come si può, ognuno a suo modo.
Ho conosciuto brave madri di famiglia che avevano scelto questa strada per motivi diversi e che probabilmente tenevano chiuso nel cuore il proprio segreto, e che certo non si erano drogate o prostiuite in conseguenza.
Seguo le vicende di un Centro di Aiuto alla Vita e ti dico che non si può assolutamente generalizzare sull'argomento.

"Il libro è scritto veramente bene, con sentimento e passione, con arguzia, quando necessaria, e senza mai scadere nel trito e nel convenzionale; soprattutto, colpisce un?invidiabile e rara onestà intellettuale. "

Complimenti alla traduzione, allora (anche).

Probabilmente questa sorta di "Confessioni" così come tu benissimo descrivi, avranno avuto una specie di funzione terapeutica. Forse per questo manca di una lettura personale dell'intera vicenda.
Ma dalle tempo. Ho visto vecchiette capire finalmente la propria vita, dopo averci rimuginato su quei 90 anni :)))

Franchi dice:
"per qualche oscura ragione il testo mi è apparso come ?bozza? solo oggi. Non so che dirti. Risulta pubblicato il 21 ottobre. Misteri di wordpress?"

Sì, solo oggi l'ho messo come "bozza", l'avevo lasciato come "privato" perchè non era finito ed ho potuto completarlo solo stanotte. C'è qualcosa che non va, comunque, anche i vostri commenti sono datati 16, ma ovviamente sono del 18. Va be', senza qualche mistero, non c'è gusto nella vita!

3. Sono perfettamente d'accordo con la Ildelaura. A meno che l'autrice non racconti la sua giovinezza dal punto di osservazione senescente. Ma non mi sembra sia andata così.
4. Non ho letto il libro, tuttavia non comprendo perchè dovremmo soffermarci a riflettere sull'aborto (che è problema molto serio) quando il libro vuole veicolare un messaggio di tutt'altro tenore.

Mi sembra che il limite di questo personaggio risieda proprio nell'incapacità di saper tenere in equilibrio le molte contraddizioni che racchiude in sé.
Al di là di questo non mi sentirei di dire che la sua storia si riveli particolarmente interessante.
Forse come scrive opportunamente Pup la parte migliore del libro va ricercata nella scrittura.

Gian Paolo Grattarola

ildelaura Dice:
"Beh, una tizia classe 1972 ha - secondo il calendario - ?appena? 35 anni. Un po? pochi per dire che la sua è un?avventura a lieto fine. Storie del genere - e non solo un aborto - lasciano segni profondi e presentano il conto, te l?assicuro, prima o dopo.
Aspettiamo a dire che è finita bene?"

Concordo, ovviamente. E' "finita bene" nel senso che poteva morire di overdose, oppure chissà cosa le poteva capitare mentre batteva per la strada. E, poi, credo abbia fatto anche un po' di soldini, col libro.
Se si vuol essere completamente precisi diciamo che "per adesso le è andata abbastanza bene."

"In generale, sarebbe ora di smetterla di pensare che diventare madri è obbligatoriamente iscritto nel DNA di una donna."

Questo non mi sembra di averlo mai detto. Anzi, sono convinto proprio del contrario. Però, avrei preferito non vedere amiche e conoscenti che all'inizio avevano deciso di non avere figli, salvo poi rimangiarsi tutto e rimpiagere amaramente questa loro decisione quando ormai era troppo tardi, e figli non ne potevano più avere. Per questo, ormai, a qualunque mia amica o conoscente giovane dico di decidere come vuole, ma di pensarci su venti volte... Che è la stessa cosa che direi alla Holden. (Speriamo che venga qui a leggere...:)

"Quanto all?aborto, giustissimo condannarlo in sè, un po? meno condannare tout-court chi lo pratica."

Mi sembra di non aver proprio condannato nessuno. Ho detto "Non intendo, in questa sede, né commentare nè giudicare la decisione della Holden". Forse, la decisione dell'aborto è stata una decisione giusta, forse no; certo, era meglio non dover arrivare a quel punto. Tanto più, lo ripeto, che la Holden è tutt'altro che una sprovveduta.

"La freddezza della Holden potrebbe essere semplicemente una ?rimozione?, ovviamente ci si difende come si può, ognuno a suo modo."

E' ovvio che si tratta di una rimozione, che è una forma di difesa nell'immediato. Ma se la rimozione perdura, se i problemi non vengono alla luce prima o poi, tutta la personalità e il modo di vivere si irrigidiscono irrimediabilmente. Comunque, certo, diamo tempo al tempo, la Holden ha solo 35 anni... Speriamo però che la propria vita cominci a capirla un po' prima dei 90. Anche perchè, lo ripeto, se poi scopre che un figlio lo voleva, a 90 anni sarebbe un po' troppo tardi!

Ciao, e grazie mille per i commenti.

6:
"C?è qualcosa che non va, comunque, anche i vostri commenti sono datati 16, ma ovviamente sono del 18. Va be?, senza qualche mistero, non c?è gusto nella vita!"

> Già, il mistero si fa fitto. Lankelot ha il fuso orario di Alpha Centauri.:)

@grattarola
Beh, Lankelot mi pare di aver capito che è un sito di critica letteraria, e... un critico scrive quello che ci vede lui in un libro, non descrive solo quello che ci vede l'autore.
Naturalmente, i problemi dell'aborto e della maternità sono ampi e vanno discussi anche in altra sede, ma perchè non se ne può parlare anche qua?
(Certo, lo ripeto, questo è quello che ci vedo io dietro il libro, mi sembrerebbe di aver capito che anche idelaura è abbastanza d'accordo)
Sicuramente, la storia non è particolarmente interesante in sè, ed è tutt'altro che nuova, ma la lucidità e la schiettezza della Holden sono veramente eccezionali.
Penso che, pur non avendo letto il libro, hai colto nel segno quando dici che la Holden è incapace "di saper tenere in equilibrio le molte contraddizioni che racchiude in sé", precisando però che riesce ad ottenere un incredibile equilibrio nella scrittura e, forse, mediante la scrittura. Non per nulla, anche nei momenti più difficili e duri della sua vita, anche quando il tempo le mancava, continuava pervicace ed imperterrita a tenere il suo diario...

Intanto e a latere. Molto accurato il paragrafo-cardine, quello con i riferimenti biobibliografici e la rassegna stampa. Ocio che il penultimo link ha incluso - non so perché - una virgola che non lo fa leggere direttamente.

Manca solo il nome della traduttrice - da queste parti li rispettiamo molto, consapevoli che senza di loro i nostri editori perderebbero la coerenza delle loro linee editoriali xenofile.

Aggiungo il tag "opera prima".

Kate Holden, australiana classe 1972: abbiamo qualche notizia sul suo dna letterario? Appartiene a qualche movimento in particolare, aderisce a una precisa estetica, viene da qualche giornale o da un'accademia?

Narratori australiani: in questi anni abbiamo apprezzato, tra gli altri, Danielle Wood (per il secondo libro) e John Birmingham (primi due). Li trovi archiviati nella mia scheda. Senti di poter comparare le creazioni di questi tre artisti, sostanzialmente coetanei? Riesci ad assimilarli?

Pup, ho aggiunto anch'io delle considerazioni personali nei commenti, se uno legge la tua recensione sa bene che non hai detto determinate cose. Diciamo che quelle che hai detto fanno scaturire determinate riflessioni.
Per esempio che le donne non si dividono solo nelle due categorie di chi VUOLE e NON vuole figli (salvo poi pentirsene quando è tardi).
C'è anche la categoria in grande rialzo di chi NON PUO'averne. E che magari non si dispera e non tenta il suicidio clinico. Ma viene velatamente condannata a sentirsi di serie B, chissà perché.

Ma il libro parla d'altro.

Come dicevo, e me lo confermi parlando di diario dell'autrice, secondo me il libro ha avuto un effetto terapeutico per lei e naturalmente per il portafogli.

Sai cosa? Stiamo a vedere se questo è un fuoco di paglia o l'inizio di una carriera ...

Ciao,
Ilde

Franchi,
chiedo venia per non aver inserito prima il nome della traduttrice, gravissima mia mancanza!
Per quel che ne so, la Holden ha studiato economia, o qualcosa di simile, poi ha seguito una "scuola di scrittura", non so esattamente quale né di che tendenza. Non so se ci possono essere caratteristiche comuni con gli altri autori che tu menzioni, non li conosco. Casomai, se avrò tempo, provo a leggerli.

Ottimo;)

fammi sapere. Qualcosa si muove, da quelle parti. Va solo decifrato a dovere. Grazie ancora per questo tuo esordio.

11,1 "Lankelot è un sito di critica letteraria, e? un critico scrive quello che ci vede lui in un libro, non descrive solo quello che ci vede l?autore."
Sono d'accordo. Ci mancherebbe. Tuttavia credo, mi ripeto, che l'autrice volesse veicolare un altro messaggio e non certo quello di una maternità rifiutata o mancata.
Mi sono unicamente permesso di segnalare che a mio avviso non sarebbe opportuno porre l'enfasi del giudizio critico su questo punto.

11,2 "Sicuramente, la storia non è particolarmente interesante in sè, ed è tutt?altro che nuova, ma la lucidità e la schiettezza della Holden sono veramente eccezionali"

Ne prendo atto e mi auguro che possano indurre il lettore ad accostarsi ad un testo che apparentemente (e non certo per colta Tua) non sembrerebbe molto accativante.

Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola

14:
Ilde, sono perfettamente d'accordo che è estremamente superficiale, (come avevo fatto) dividere le donne nelle due categorie di chi vuole e di chi non vuole figli. E' saltato fuori in questo modo semplicemente perchè parlavo del caso particolare della Holden, che credo non avrebbe problemi né economici né di altro tipo, se volesse un figlio.
Però, credo che sia un po' superficiale anche inserire certe donne in una presunta categoria di quelle che "NON POSSONO avere figli" (ovviamente, suppongo che tu non ti riferissi a casi di malattie fisiologiche che rendono impossibile la maternità, bensì a casi di "impossibilità" di natura economica, sociale etc.)
Ora, mi pare un po' impreciso dire "non possono avere figli". Certo, ci sono casi in cui la maternità comporterebbe tali e tanti problemi, tali e tante difficoltà e sacrifici che, alla fine, una donna può rinunciarvi. Si tratta di una scelta difficilissima, si tratta di scegliere se provare a superare ostacoli quasi insormontabili, certo, ma non di una vera e propria impossibilità.
Ma, nella maggior parte dei casi, la scelta, credo, non è di rinunciare tout court alla maternità, è semplicemente quella di rimandare, di scegliere all'ultimo momento. Una scelta determinata dalla situazione sociale attuale, beninteso, non sempre una scelta di principio.
Ecco, io non pretendo di giudicare nessuno, né tanto meno di dare consigli a nessuno - con tutte le cavolate che ho fatto io, poi... Però vorrei solo osservare una cosa, una cosina, una minuzia: se c'è una discreta informazione su come "non fare figli", mi pare che quasi nessuno faccia mai notare che, se si decide di avere un figlio, è meglio pensarci un po' per tempo, che il figlio "potrebbe non venire subito", specie se si è un po' avanti con l'età, o addiritture potrebbe "non venire affatto".
Credo che anche questo bisognerebbe dirlo, perchè conosco tanta gente che non lo sa, che non lo sapeva, e che a fare il figlio c'è riuscita solo per il rotto dela cuffia, e anche, purtroppo, chi proprio non c'è riuscita perchè ha cominciato troppo tardi a provarci.
Solo questo volevo dire, con umiltà e modestia, lo ripeto, senza la pretesa di voler insegnare niente a nessuno. Perchè conosco tanta gente a cui è andat così.

Ma vorrei dire che tutti questi discorsi non sono nemmeno completamente fuori tema, rispetto al libro della Holden. E' ora di piantarla coi pregiudizi, con gli schemi fissi accettati acriticamente, in una parola, coi "dogmi". Per esempio, la Holden afferma di andare fiera della sua professione di prostituta. In questo c'è sicuramente un sofisma, Kate subiva delle violenze, aveva una vita non felice. Se questo suo "lavoro" l'ha visto come una via verso una sua liberazione, si tratta certo di una sua strada molto personale; sarà stata anche veramente una via liberatoria, per lei, ma per moivi sicuramente diversi da quelli che afferma. Un lavoro ce l'aveva, l'indipendenza economica l'aveva, non aveva necessità di prostituirsi per guadagnare denaro, eccetera eccetera.
D'altro canto, la Holden aveva davanti un dogma, di quella che ormai, purtroppo, è diventata semplice retorica femminista, il dogma che una donna non può né deve prostituirsi mai per nessuna ragione. Cosa su cui sono d'accordissimo, beninteso, ma semplicemente alla Holden era stato presentato semplicemente come un dogma, come un'affermazione di principio di cui non venivano spiegati né i motivi né le ragioni; venivano date motivazioni astruse, teoriche, completamente fuori dalla realtà che lei viveva. E, semplicemente, va a controllare di pesona, e racconta agli altri, senza veli né moralismi, quello che le è successo, nel bene e nel male. Perchè, comunque, in quella situazione, ha trovato anche amicizia ed affetto, non solo violenza e insensibilità. Violenza ed insensibilità che, sotto altre forme, ma forse in maniera ancor più grave, si ritrovano in situazioni che vengono considerate rispettabilissime ed accettabilissime. Forse, anche se prostituirsi è sicuramente umiliante e degradante, magari, al punto in cui siamo oggi, è meno umiliante e degradante che fare la cassiera di un supermercato. Per lo meno, secondo quanto narra la Holden, talvolta più divertente... (Altolà: la situazione australiana probabilmente è molto diversa da quella italiana)

Ovviamente, sarebbe meglio non essere costretti né a fare la cassiera (o il cassiere) al supermercato, né prostituirsi... E ovviamente, sarebbe meglio poter decidere senza costrizioni se e quando poter avere un figlio... Ma, soprattutto - e qui davvero giudico e disprezzo - sono insopportabili i politici e tutti gli altri che, dai vari pulpiti, stanno a predicare che nessuno fa figli, che è grave che le donne italiane fanno figli solo in età avanzata; questi grandi predicatori però non sprecano nemmeno una parola sulla precarietà del lavoro (sia femminile che maschile), sull'insicurezza di avere una pensione in futuro, sull'impossibilità di avere qualunque tipo di assistenza (salvo un minimo di assistenza sanitaria, per quanto tempo ancora, non si sa).

Scusa se sono stato prolisso, naturalmente sono d'accordo con te in tutto o quasi, volevo solo fare delle precisazioni, non ho nessuna intenzione critica nei tuoi confrnti. Penso che uno dovrebbe cercare di guardare il mondo come è, non di ragionare per partito preso; tanta gente, invcece, non lo fa. E, secondo me, almeno la Holden guarda e descrive le cose per quel che sono. Poi, quasi mai le giudica, e questo è al contempo un suo pregio e un suo difetto.

Ciao
pup

"suppongo che tu non ti riferissi a casi di malattie fisiologiche che rendono impossibile la maternità"

E da cosa ti deriva questa supposizione?
Purtroppo parlavo proprio di questa categoria, in pesante aumento (non so se sai che la percentuale di coppie sterili è di 1 ogni 5).
Per molta gente neppure c'è, la scelta.

E in ogni caso, mi pare che qui invece il giudizio ci sia. Una donna può scegliere di non avere un figlio per molti motivi, a volte insondabili. E questa scelta va rispettata. E anche il dolore che quella scelta, dopo, può comportare.

Su tutto il resto dell'ultimo commento sarei un po' più cauta. Anche Christiane F. aveva trovato amicizia e solidarietà nel giro degli eroinomani come lei.
Peccato che alla prova dei fatti (ad esempio se si tenta la disintossicazione) questa amicizia si rivelasse totalmente falsa.
Che ambiente è quello che gira intorno alla prostituzione?
In generale, ci vedo tantissimo sfruttamento, di tutti i tipi.
Che se poi alla Holden questa vita piaceva, poteva anche continuarla.
Certo anche non uccidere è un dogma.

Ma non è detto che dobbiamo sondare gli abissi neri dell'animo umano provando tutte le esperienze estreme per renderci conto di cosa sia bene e cosa sia male.

Forse il difetto della Holden non è di non giudicare le cose in sè, ma di "dimenticare" di giudicare se stessa.
Ma come si diceva, c'è tempo...

" ?suppongo che tu non ti riferissi a casi di malattie fisiologiche che rendono impossibile la maternità?
E da cosa ti deriva questa supposizione?
Purtroppo parlavo proprio di questa categoria, in pesante aumento (non so se sai che la percentuale di coppie sterili è di 1 ogni 5)."

Ahimè, mi scuso moltissimo per aver interpretato male le tue parole, e devo anche confessare che ignoravo la vastità di questo problema. Wikipedia parla del 15% di coppie sterili, cioè circa 1 su 7, una stima leggermente migliore della tua, ma decisamente impressionante.
A maggior ragione mi sembra giusto invitare, almeno chi può, a scegliere per tempo, visto che da giovani si è più fertili... Ripeto, mi pare che esista davvero tanta disinformazione sull'argomento (ed ero disinformato anch'io, come vedi).

"Che se poi alla Holden questa vita piaceva, poteva anche continuarla."

Ovviamente, non le piaceva, infatti non l'ha continuata. Ciò non toglie che possa aver trovato comunque - lo dice lei - almeno in parte e a volte, amicizia ed affetti, anche solo momentanei; mica è detto che un'amicizia debba durare per una vita. Anche una persona incontrata per strada, che non rivedrai mai più, può darti molta amicizia ed affetto, a me è capitato (non sto parlando certo di prostituzione, a scanso di equivoci).
Per quel che riguarda lo sfruttamento, lei lavorava in un casino legalizzato, quindi sicuramente era sfruttata molto meno di come sarebbe una prostituta in Italia. Poi, cosa vuoi che ti dica, è lei che afferma di non essere stata sfruttata, anzi, i clienti li chiamavano "gonzi" (o una parola simile, non ho il libro sottomano); dal loro punto di vista erano loro che sfruttavano i clienti. Sì, mi pare decisamente strano, cosa posso farci, se vuoi ti cito le frasi esatte...

Per il resto sono perfettamente d'accordo con te, e mi scuso ancora per il tremendo equivoco. Sì, auguriamole buona fortuna, a questa "povera" Kate Holden...

Ciao,
ancora grazie per i commenti,
Pup

(fatti rivedere.)

Grazie, ma... son tempi duri!
Auguri a te!
pup

Grazie, Pup.
E tieni duro.

copertina+codice ean!

copertina+codice ean!