Hesse Hermann
Mar, 11/07/2006 - 21:54 — AngelaMigliore
SCHIZOFRENIA, DOLOROSA GENIALITA’Le opere letterarie possono essere intese e fraintese in vari modi. Ma può l’autore stabilire in quale punto termina la comprensione dei lettori e dove comincia il malinteso?
Queste le considerazioni di Hesse a margine di quello che possiamo definire senza dubbio il suo lavoro più audacemente spregiudicato. Un romanzo scritto con la maturità ed il disincanto di un cinquantenne lacerato dal dissidio tra anima e corpo, istinto e sentimento, sensualità e spirito. Un cinquantenne del tutto simile all’uomo descritto meticolosamente in queste pagine e che trova nel protagonista del libro steso nel 1927, ma tradotto in italiano solo dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, uno specchio di se stesso in cui riconosce il suo male di vivere, inconfondibilmente caratterizzato dalla propensione al suicidio e, al tempo stesso, dalla paura della morte.
Harry Haller come Hermann Hesse: metà uomo, metà lupo, estraneo ai suoi stessi giorni e straziato dal feroce e costante contrasto tra questi due opposti modi di essere, queste due anime differenti eppure complementari dietro le quali si celano un’infinità di altri Harry di cui egli stesso ignora l’esistenza. Esistenza che diventa, invece, lampante constatazione di fatto nel corso della profonda indagine introspettiva alla quale l’autore lo sottopone.
L’equilibrio fra ascesi e sensualità raggiunto in “Narciso e Boccadoro”, qui, tra le pagine de “Il lupo della steppa”, diventa prima dolore, smarrimento, crisi e rifiuto della vita che si trascina in stanca e vuota sopravvivenza, per poi trasformarsi in viaggio attraverso la sofferenza e alla volta della speranza, itinerario spirituale che affonda nella disperazione e nella più feroce critica della civiltà occidentale e del proprio tempo così meschinamente borghese, ma non smette mai di ricercare, pur nell’esistenza assurda a cui siamo costretti, quella traccia divina riscontrabile nella sublime musica di Haendel e Mozart, o in un pensiero di Pascal e Cartesio. La storia di Haller, dunque, non è solo difficoltà, malinconia, pene e spietata solitudine, ma anche la confessione di un uomo che, dopo aver toccato il fondo, cerca con determinazione di risollevarsi e di cominciare a comprendere l’umorismo della vita per poi imparare a ridere. Un uomo che, sradicato dall’isolamento e aiutato a vincere il terribile dissidio fra desiderio e paura, capisce, grazie alla guida di Erminia, esperta e profonda “artista di vita”, quanto sia importante recuperare tutte quelle sensazioni e quei piaceri fino ad allora trascurati e immolati come vittime sacrificali sull’altare sacro dello spirito.
Haller si sbarazza della sua presunta doppia personalità, abbandona la stolta visione dualistica della propria anima per scoprire il complesso meccanismo dell’una, nessuna e centomila varianti di se stesso, racchiuse nella propria immagine.
“Solo per pazzi”, sembra intimare Hesse nell’incipit di questo prezioso romanzo. “Solo per pazzi”, ammonisce ancora il cartello all’ingresso del Teatro Magico, ma appare un avvertimento superfluo: il lettore come il protagonista sono già del tutto consapevoli di quella sana scissione della presunta unità, di cui si dice esser costituito l’uomo, nelle numerose figure delle quali è composto il nostro io. Una consapevolezza che la scienza chiama infantilmente schizofrenia, attribuendo al termine un’accezione del tutto negativa, nel disperato tentativo di imporre “un solo determinato ordine delle varie sottopersone, un ordine al quale restare legati per l’intera esistenza, (…) considerando “normali” uomini inguaribilmente pazzi e, viceversa, prendendo per pazzi molti altri che sono CORAGGIOSI geni”.
Il lupo della steppa, in definitiva quindi, altro non è che la piena ed audace affermazione di questa dolorosa genialità che ubriaca, commuove e coinvolge chi legge, trascinandolo di fronte alla scacchiera e invitandolo a prendere attivamente parte all’eterno gioco delle figure, mirabilmente mostratoci da Hesse in queste pagine intense e suggestive. EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTEHermann Hesse (Calw, Wuerttemberg, Germania 1877 – Montagnola, Svizzera, 1962) , romanziere e poeta svizzero. Premio Nobel per la Letteratura nel 1946. Hermann Hesse, “Il lupo della steppa”, Mondadori, Milano, 1979.
Traduzione a cura di Ervino Pocar. Prima edizione: “Der Steppenwolf”, Berlin 1927. Approfondimento in rete: Hermann Hesse Home Page / Hermann Hesse.com / Scaruffi
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Angela Migliore Originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
Vai, ripesco a breve in omaggio alla tua scrittura su Hesse.
questo è nella lista dei libri da leggere!!!! Già il "Solo per pazzi" mi attira! :-)
Franco
Ricordo l'esperimento empatico, fu a seguito di quelle pagine che decisi di leggere questo romanzo e feci in modo da procurarmi anche la stessa edizione.
Marina
Non so fare una classifica fra i libri di Hesse, ma questo è sicuramente il più spigoloso.
(archivio aggiornato!)