Hesse Hermann

Il gioco delle perle di vetro

Autore: 
Hesse Hermann

In bilico tra presunta storiografia ed autentica utopia, “Il gioco delle perle di vetro” riflette in maniera tutt’altro che trasparente la figura dell’autore, per sua stessa definizione  “modesto poeta, nato troppo tardi”, figlio, erede di una grande tradizione, costretto tuttavia a vivere in un’epoca di decadenza che ripudia il retaggio spirituale del classicismo tedesco.
“Dopo il riflettere e meditare di mesi e mesi per scrivere una riga”, Hesse arriva, nell’arco di dodici anni, alla stesura di un Alterswerk, opera della vecchiaia, che concepirà quale stratagemma per “procurarsi una boccata di aria respirabile in mezzo al gas velenoso” dei tempi cupi del Terzo Reich. Un’opera che costituirà la sua risposta al nazismo e insieme la summa della sua intera produzione, pregna com’è di quella intelligenza ludica, che Goethe identifica come Geist, caratteristica dell’età matura, capace di giungere ad una visione panoramica del mondo mediante l’ironia e il libero uso dei doni intellettuali.
Dissimile, eppure per svariati aspetti del tutto affine ai suoi lavori precedenti, il testo senile dello scrittore di Calw racchiude il fascino di quelle pagine apparentemente di facile comprensione che invece, ad una lettura attenta o forse soltanto meno superficiale, si rivelano incastro ingarbugliato e perfetto di futuro e presente, realtà e sogno.
Hesse costruisce le sue storie puramente immaginarie, ambienta le vicende in un ipotetico 2200 e, al tempo stesso, imbastisce un’acuta ed attualissima critica della cultura contemporanea, feroce quanto radicale, spietata quanto amara, mitigata unicamente dalla trasposizione nell’allora ancora lontano secondo millennio. Ultimo giocatore delle perle rimasto, pur nella consapevolezza di poter essere compreso e condiviso ormai soltanto da qualche lupo della steppa o pellegrino d’Oriente, manifesta la sua malinconia per il declino dello spirito, mantenendosi fedele a quell’esercizio estetico cui, rivela Thomas Mann nel Doctor Faustus, segretamente non si crede più.

Non desta meraviglia, pertanto, la dedica che l’autore lascia in apertura del libro, divenendo per un istante autoreferenziale e rimandando al suo racconto  “I pellegrini d’Oriente” del 1932. Una dedica per effetto della quale opera un recupero del passato e, riprendendo Novalis con il suo “Dove andiamo? Sempre a casa”, sottolinea la concezione del fantastico peregrinare attraverso lo spazio ed il tempo che ha come meta il Dappertutto e l’In-Nessun Luogo nonché l’unificazione di tutti i tempi.
Hesse, infatti, per propria stessa ammissione “vede il mondo con gli occhi di un artista e sebbene ritenga di avere una mentalità democratica, la sua rimane pur sempre una sensibilità prettamente  aristocratica, in quanto riesce ad amare la qualità in ogni sua manifestazione, ma non la quantità”.
In quest’ottica, quindi, sulla scia del pensiero platonico, la Castalia non va intesa come mera entità geografica, ma come unificazione di tutti i tempi: “essa – scrive il premio Nobel 1946, in una lettera a Robert Faesi, studioso di storia della letteratura – indica una possibilità della vita intellettuale, non un ideale valido per l’eternità, bensì un mondo potenziale, conscio della sua relatività. Un’utopia da avvicinare sempre di più alla sua realizzazione” e che si nutre di quell’eros pedagogico riscontrabile nella concezione schilleriana di un’educazione estetica dell’uomo; nella comunità goethiana della “torre” e, ancora una volta, in Mozart: nella musica del Flauto Magico, permeata sul medesimo simbolismo peculiare del Gioco delle perle di vetro che, rifacendosi al collegamento tra verità e bellezza, riprende il pensiero di Hegel poiché somma in sé i tre principi di scienza, venerazione del bello e meditazione e, dedito alla ricerca dell’armonia sulla quale si fondano le reciproche relazioni tra le diverse branchie del sapere, si palesa aperto alla comprensione di tutto, eppure incapace di creare.
Fattore, quest’ultimo, che non manca di essere evidenziato mediante le parole di Josef Knecht, il quale non esita a riconoscere il gioco come virtuosistico e sterile esercizio di associazioni e combinazioni basato sulla padronanza e sulla capacità, da parte dei cittadini del Vicus Lusorum, di sfruttare l’intero patrimonio culturale. Il Magister Ludi, del resto, parallelamente a quanto scritto nell’introduzione da Hans Mayer, rappresenta proprio attraverso la sua figura e la sua vicenda personale, “le forze contrastanti che sintetizzano i rapporti dialettici tra utopia e critica del momento storico” all’interno dell’intera opera. Come suggerisce il significato stesso del termine “knecht” (servo), quello che potrebbe sembrare il protagonista assoluto del romanzo, si rivela unicamente simbolo, ritratto, il cui nome, diversamente da quanto accade in tutti i precedenti lavori di Hesse, è relegato al sottotitolo quasi a voler marcare il suo ruolo subordinato rispetto alla narrazione, il suo essere elemento in funzione della storia. La storia di un Maestro del Gioco che, al termine del romanzo, lascia la Castalia e si trasforma in maestro di scuola per trovare nella morte, capace nella sua dinamica di rimandare ad Holderlin riprendendo il motivo di Empedocle che si getta nel cratere, l’attuazione del concetto di sacrificio insito in lui sin dalle primissime pagine, e che alla luce dei versi giovanili, “Su cuore mio, congedati e guarisci!”, specchio del suo ideale di trascendenza, va interpretato come “successo pedagogico in grado di esprimere, sulla linea del platonismo e dell’illuminismo, il concetto di un progresso evolutivo dell’individuo e dell’umanità”.  

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Herman Hesse  (Calw, Wuerttemberg,  Germania 1877 – Montagnola, Svizzera, 1962) , romanziere e poeta svizzero. Premio Nobel per la Letteratura nel 1946.

Herman Hesse, “Il Gioco delle perle di vetro”, Mondadori, Milano, 1984.
Traduzione a cura di Ervino Pocar.
Introduzione a cura di Hans Mayer.

Cronologia, Note al testo e Bibliografia a cura di Maria Pia Crisanaz Palin
Prima edizione: “Das Glasperlenspiel Versuch einer Lebensbeschreibung des Magister Ludi Josef Knecht samt Knechts hinterlassenen Schriften”, Zurich 1943

Approfondimento in rete: Hermann Hesse Home Page / Hermann Hesse.com / Scaruffi.

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Angela Migliore
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788804450979

Commenti

La tua scrittura mi piace e mi trascina sempre. Qui soffro un po' per quel che leggo a proposito dei contenuti del testo. La morte non può essere ideale di trascendenza. Mi rendo conto che è un commento pleonastico, quindi lo arresto qua.

La morte non può essere ideale. Anche qui, mi fermo prima della fine della frase per trovare adesione.

"intelligenza ludica, che Goethe identifica come Geist, caratteristica dell?età matura, capace di giungere ad una visione panoramica del mondo mediante l?ironia e il libero uso dei doni intellettuali."
come ti ho già detto ribadisco il tuo talentuoso scrivere

"Il gioco delle perle di vetro? riflette in maniera tutt?altro che trasparente la figura dell?autore, per sua stessa definizione ?modesto poeta, nato troppo tardi?, figlio, erede di una grande tradizione, costretto tuttavia a vivere in un?epoca di decadenza che ripudia il retaggio spirituale del classicismo tedesco". Bene, un tassello che mi mancava per.

Mi perdonerai che, seppur non facendone questione di valore, ho trovato Hesse sempre troppo dicotomico. Il che non è un difetto a prescindere. Preferisco letture che pur chiare nel messaggio veicolato lascino più spazio al lettore. Mi dirai che era tradizione allora, specie germanica, di costruire monumentali "exempla" volti a illustare al mondo natura e nature dell'Uomo ( Musil, Mann et similia). Però...forse ero giovane ed acerbo, per questa lettura.

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