"Le dedicavo la mia musica e il mio respiro, i miei pensieri e i battiti del mio cuore; come un viandante mattiniero che si abbandoni, spontaneamente e senza perdere se stesso, all'azzurro luminoso dell'alba e al luccichio dei prati. Insieme al benessere e al crescente flusso dei suoni, mi trascinava e mi sollevava una gioia stupita, poiché adesso, ad un tratto, sapevo cosa fosse l'amore. Non si trattava di un sentimento nuovo: era come se un presentimento antichissimo fosse divenuto più chiaro e deciso, era come il ritorno in un'antica patria" (Hesse, "Gertrud", p. 71).
Lo sguardo di Gertrud si fonda su occhi buoni e luminosi, sinceri. Lei e Kuhn, violinista, si trovano con quella naturale immediatezza che esiste solo "tra persone giovani e poco corrotte". Si trovano istantaneamente, lei è "piena di fiducia come un'amica". E quando canta i suoi Lied, è leggera come una piuma, e regala incanto alla sua musica. Kuhn capisce di non avere amato mai, sino a quel giorno: e s'abbandona alla tempesta del suo sentimento, al suo sentimento si consacra. C'è solo un problema, niente affatto marginale. Che Gertrud non sa ricambiare il suo amore. Si mostra gentile e compassionevole, ma è come un'elemosina. Che non vuole perderlo, ma non intende nemmeno diventare la sua compagna.
Kuhn cerca di tenere vivo il rapporto, nel tempo. Non vuole intimidirla, non vuole che niente tra loro possa raffreddarsi. Ma il destino è spietato, perché lei s'innamora di chi non doveva, di un rivale di Kuhn, un amico-nemico, il "malinconico e crudele" Heinrich Muoth, uno che "distrugge tutti quelli che ama", eppure sa amarli con incresciosa intensità; e allora nient'altro rimane al musicista se non la disperazione. Magari nell'illusione che sofferenza e dolore siano il viatico a ritrovare la gioia. Invano. Kuhn si ritrova a osservarla, felice, mentre va all'altare. E ripensa alla sua condizione sfortunata, alla sua zoppia, alla sua imperfezione, e semplicemente, radicalmente, soffre. Senza consolazione. La consolazione potrebbe venire, nel tempo, quando le cose tra Gertrud e Heinrich si mettono male; quando lei s'allontana, sostanzialmente lo abbandona, e l'equilibrio perfetto si fa precario. Ma il destino ha una traiettoria tragica. L'abbandonato è meno crudele di quanto Kuhn potesse pensare: non soltanto ha una grande sensibilità, ma ha una ferita nel cuore che niente potrà curare. E così, rifiutando quanto sta accadendo, Muoth s'uccide.
Niente più potrà riavvicinare Kuhn all'amata Gertrud: adesso, infine, lei incarna il suo vecchio nemico-amico, e per il violinista non c'è amore più grande della pietà. Il desiderio è soltanto un pensiero sospetto, scartato senza scrupoli.
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"Gertrud" (1910), secondo romanzo di Hermann Hesse, non è soltanto una postromantica tragicommedia sentimentale, derivativa e melodrammatica: l'opera, soprattutto nella prima parte, si concentra sulla descrizione del rapporto simbiotico tra Kuhn e la musica, e sulla delicatezza della scelta d'un mestiere così difficile, e spesso così poco remunerativo. In questa prima parte del romanzo, Hesse sembra costruire un ponte tra il vecchio "Peter Camenzind" e il nuovo libro: ribadendo certi aspetti peculiari della personalità del protagonista del libro, si va ostinando a indagare nell'anima e nei sentimenti del giovane che deve prendere la propria strada, pur nella consapevolezza della sua radicale difficoltà. A differenza del "Peter", in "Gertrud" queste dinamiche vengono descritte e rappresentate con minore freschezza e forse un pizzico di artificiosità in più, tanto che rimane, in più d'un frangente, la sensazione d'aver già letto questo romanzo. Prendiamo in considerazione, ad esempio, questo passo: decisamente camenzindiano...
"L'essere umano è così strano che, nel mezzo della mia nuova vita e dell'esaudimento dei miei desideri, fui assalito più volte da una nostalgia fugace, leggera e avvertita come attraverso un velo, per la solitudine e persino per la noia e il vuoto delle mie giornate di prima. In quei momenti mi appariva desiderabile il tempo trascorso nella mia città natale, dalla cui triste monotonia ero fuggito con animo così riconoscente; pensai con vera nostalgia specialmente alle settimane che avevo trascorso in montagna due anni prima. Credevo di avvertire di non essere destinato al benessere e alla felicità, durante la mia vita, ma alla debolezza e alla sottomissione; temevo che la sorgente del mio creare sarebbe sgorgata più povera e più torbida, senza quelle ombre e quei sacrifici [...]" ("Hesse, "Gertrud", p. 61).
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"Werther" è lo spettro che non poteva non aleggiare nella narrativa tedesca (e occidentale) ogniqualvolta s'intendeva raccontare una drammatica storia d'un amore impossibile. Con qualche variazione, i movimenti di "Gertrud" sono una buona sintesi dell'autodistruttività dell'amore malato. La maniera senza dubbio si perdona, quando si riconosce una certa onestà nello spirito della narrazione. Diciamo che "Gertrud" è un romanzo di transizione, dal punto di vista autoriale: un bel drammone sentimentale che suona francamente démodé.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Herman Hesse (Calw, Wuerttemberg, Germania 1877 – Montagnola, Svizzera, 1962), romanziere e poeta svizzero. Premio Nobel per la Letteratura nel 1946.
Hermann Hesse, "Gertrud", in "Romanzi e Racconti", Reverdito, 1995.
Commenti
[hesse, gertrud] secondo
[hesse, gertrud] secondo romanzo di Hesse: "Gertrud", 1910. Hesse in Lanke: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?H/Hesse+Hermann
[speciale hesse] per
[speciale hesse] per recuperare i vecchi pezzi, scoprire cosa manca, prenotarsi, annoiarsi... http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=3210.0
(Hesse) "Werther" è lo
(Hesse) "Werther" è lo spettro che non poteva non aleggiare nella narrativa tedesca (e occidentale) ogniqualvolta s'intendeva raccontare una drammatica storia d'un amore impossibile. Con qualche variazione, i movimenti di "Gertrud" sono una buona sintesi dell'autodistruttività dell'amore malato. La maniera senza dubbio si perdona, quando si riconosce una certa onestà nello spirito della narrazione. Diciamo che "Gertrud" è un romanzo di transizione, dal punto di vista autoriale: un bel drammone sentimentale che suona francamente démodé".
Qui pienamente d'accordo, sia sul drammone demodé che sull'influenza del Werther. L'influenza del Werther, ma direi del primo Goethe in generale (molto meno quello de "Le affinità elettive"), è presente in tutte le prime opere di Hesse, e anche nella poesia. Tra l'altro la letteratura di Hesse, anche quella più matura, non recide mai del tutto il cordone ombelicale che la lega a Goethe e ai tardi romantici.
[gertrud] e poi ammettiamolo,
[gertrud] e poi ammettiamolo, non c'è proprio niente di male a essere influenzati da un genio assoluto come goethe:). Il discorso è saperne prendere le distanze, nel tempo, e a Hesse è riuscito. A questo livello della sua produzione, da trentenne, aveva pieno titolo d'essere derivativo. Ho appena finito "Rosshalde", non ricordavo d'aver letto da qualche parte fosse così bello - è davvero un romanzo modernissimo. Ne scrivo tra poco. Ti premetto che tra i primi tre libri di Hermann Hesse sarà quello che chiamerò il mio preferito:)
(Gertrud) No no, niente di
(Gertrud) No no, niente di male. Ci mancherebbe, Goethe era un genio, oltre che un gran letterato (l'ho approfondito molto al tempo della tesi su Steiner), una personalità artistica da cui era quasi impossibile non essere influenzati, se si era giovani letterati mitteleuropei del primo Novecento. Su "Rossahalde": lo ricordo pochissimo, ottimo che tu mi dica ciò, cosi me lo rileggo.