Massimo Baldi nella sua postfazione definisce “Figlio di re”, una raccolta di versi “notturni e pensierosi”. In queste pagine, infatti, Hesse sceglie la notte come tema della sua poetica, ma anche come momento creativo privilegiato e allora i suoi componimenti s'intrecciano ai Notturni di Chopin, cui il tedesco fa esplicito riferimento, dando senso all'insonnia, giacché “quando tutti sono andati a dormire, il nostro è “ancora sveglio (…) figlio di re senza patria. (…) E la sua anima potente s'allunga (…) e muto si combina a mezzanotte un regno nostalgico brillante di luna”. (Figlio di re)
“Il sonno è un uccello difficile da tenere, ma facile da uccidere” (Paura di notte) e il suo volo fragile s'imbatte in paure, incubi e melanconie. La notte, pertanto, si fa metafora del buio sulla vita e spalanca davanti agli occhi il regno dei morti, offrendo la scena a spettri e ricordi angosciati. Il poeta, solo nella sua barca, è chiamato ad affrontare il lugubre viaggio, come attraversando le acque della memoria e percepisce in sé la sintesi “d'innumerate generazioni (…), le cui vite include nella sua”. (In cammino)
Ma non si tratta di una fuga dal presente: i cipressi, il cielo, le stelle, le foglie amorose e i boschi non sono proiezioni d'un sentire anacronistico volto ad eludere la conflittualità di un tempo che egli stesso definisce crudele, all'opposto servono da “frontiere d'allarme e di resistenza” dove poter difendere il cuore da ciò che Celan chiamava “le cariatidi e i cavalli da parata della storia”.
Perché l'animo del poeta abita “la limpida volta celeste del futuro” (Il poeta) e proprio in virtù del suo sguardo capace di andare oltre i confini dell'hic et nunc, sa che non prenderà parte alla festa del mondo. Sa che sarà il solo a mancare: lui, “l'osservatore abbandonato, veicolo e pallida immagine dell'umano desiderio” (Il poeta). Lui, che nella lirica trova liberazione e così incrementa la propria solitudine.
Ne deriva la piena consapevolezza della caducità: “ospiti noi siamo” (Lamento), argilla nelle mani di Dio, inutilmente bramosi di essere. Ma “tutto muore. Resta solo l'eterna madre, da cui siamo venuti” (Caducità). Ed Hesse teme la morte, “aspetta impaurito che la falce lampante gli separi la testa dal cuore che trema” (Klingsor beve nella foresta d'autunno), eppure “irridere la sua minaccia dà senso al suo canto e al suo bere” (Klingsor beve nella foresta d'autunno). È questo l'unico modo per non dirsi sconfitto e levare la propria voce, simile al lamento del ramo piegato, che scricchiola come le ossa degli uomini vissuti troppo a lungo, piangendo asciutto e insieme pauroso, il dolore che porta dentro. (Scricchiolare d'un ramo piegato).
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Hermann Hesse (Calw, Wuerttemberg, Germania 1877 – Montagnola, Svizzera, 1962) romanziere e poeta svizzero.
Premio Nobel per la Letteratura, nel 1946.
Hermann Hesse, “Figlio di re”, Via del vento, Pistoia, 2009.
Tiratura limitata 2000 copie. La mia è la numero 1803.
Traduzione e postfazione di Massimo Baldi.
Pp. 32
Approfondimento in rete: Hermann Hesse.com / Scaruffi
Hesse in Lankelot: qui
Commenti
[Hesse] Ecco il mio
[Hesse] Ecco il mio contributo allo speciale, visto che le altre erano pagine abbastanza datate. Il titolo non era presente nell'elenco dei testi da recensire, ma Via del Vento regala sempre piacevoli sorprese.
[hesse] grande contributo:).
[hesse] grande contributo:). Se riesci a datare gli scritti inseriamo subito il titolo nello speciale...
(Hesse) Alcune di queste
(Hesse) Alcune di queste poesie sono contenute nella raccolta "Poesie", edita da Mondadori, che comprai anni fa e immagino sia ancora in catalogo. In particolare ricordo con piacere, Notturno, In cammino, Paura nella notte (la traduzione deve essere differente, quindi si modificano di poco anche i titoli). Sono molto legato a queste liriche, ottimo che vengano presentate anche qui su Lankelot.
[hesse] se riusciamo a datare
[hesse] se riusciamo a datare la più vecchia presente in questa edizione, indico anche una data di massima nello speciale...
(Hesse) ora ci guardo;)
(Hesse) ora ci guardo;)
(Hesse) Notturno di Chopin,
(Hesse) Notturno di Chopin, 1899
[hesse] ok:). Angela,
[hesse] ok:). Angela, confermi? Hai trovato altre date nell'edizione via del vento, diverse da quella mondadori?
(Hesse) Io ti ho scritto la
(Hesse) Io ti ho scritto la data della più vecchia che compare, a quel che leggo, in ambedue i libri. Se ce ne sono di più vecchie nell'edizione che posside Angela , questo non posso saperlo.
[Hesse] Scusate, rientro ora
[Hesse] Scusate, rientro ora e ho appena letto i commenti.
L'edizione Via del Vento conta 24 poesie, in ordine cronologico. La più vecchia è "Sono una stella", del 1896. L'ultima, invece, s'intitola "Scricchiolare d'un ramo piegato" ed è datata 1 agosto 1962.
[Hesse] Non sapevo
[Hesse] Non sapevo dell'edizione Mondadori, era da un po' che non tornavo su Hesse. Di suo ho anche un librettino intitolato "Acquarelli", ma dubito sarò in grado di scriverne.
[Hesse] Federico, so che ami
[Hesse] Federico, so che ami molto Hesse e che tieni particolarmente allo speciale dedicato a lui. Ho provato ad aggiungere un titolo tra i meno noti. Ma confesso di preferire i romanzi, recensiti ormai qualche anno fa.
(Hesse) Anch'io preferisco i
(Hesse) Anch'io preferisco i romanzi, Angela, ma ad alcune liriche, tipo Notturno, sono legati momenti della giovinezza che ricordo con una certa nostalgia. Grazie di aver recensito questa edizione.
[Hesse] Troppo generoso,
[Hesse] Troppo generoso, Franco. In realtà è una paginetta abbastanza sintetica, ma cimentarsi con la poesia è sempre complicatissimo.