Hesse Hermann

Amicizia

Autore: 
Hesse Hermann

SOLITUDINI CHE SI SFIORANO

Erwin ed Hans: solitudini che si sfiorano lungo il difficile percorso della vita, nel tentativo di giungere alla propria meta, nel tentativo di attuare se stessi attraverso il superamento di quel traumatico frangente che coincide col distacco dal mondo dell’adolescenza e l’ingresso in quello dell’età adulta. Ancora una volta, dunque, Hesse col suo “Freunde” non viene meno alla necessità di studiare e descrivere l’universo giovanile e, servendosi della letteratura intesa come “strumento di accanito scandaglio del proprio mondo interiore”, si fa interprete dei malesseri dell’intera generazione di adolescenti testimone del tramonto dell’antica struttura contadina ed artigianale della società tedesca, frantumatasi sotto la spinta del grande capitalismo industriale che si impose con la fondazione del secondo Reich.
Un racconto, questo datato 1908, che si presenta quindi come la storia di un’educazione alla vita e alla crescita, come la storia di un difficile viaggio, percorso dai protagonisti nel dissidio totale delle proprie contraddizioni e lacerati dal tentativo inappagato di conciliazione tra progresso verso il nuovo ed attaccamento all’antico, tra fedeltà e metamorfosi.
Ogni pagina, pertanto, costituisce un passo in più verso la compenetrazione, di volta in volta, con Hans ed Erwin, ogni pagina è una suggestiva lente d’ingrandimento poggiata sui loro pensieri, sulle loro afflizioni, sui loro sentimenti, sui loro bisogni, sui loro rimpianti ed Hesse è bravissimo a mettere in luce ogni più piccola sfumatura dei loro caratteri: così lontani eppure per tanto tempo così vicini da sembrare profondamente simili se non addirittura complementari.
Muhletal: insicuro, tendenzialmente infantile e desideroso di integrarsi completamente nel mondo borghese, mondo del quale, la sua passata esperienza scapestrata, lo renderà ancora più degno.
Clawer: natura superiore, curiosa e critica, alla ricerca di una propria meta al di sopra della mediocrità e, al contempo, attirato dalla normalità dei borghesi e frustrato dall’intimo bisogno di sentirsi almeno esteriormente uguale agli altri. Un bisogno che resta, però, insoddisfatto e dal quale, secondo quello che rappresenta un leit motiv caro a tutta la produzione dello scrittore premio Nobel, scaturisce il tema centrale dell’intero racconto: “l’inno accorato e nostalgico di un’anima solitaria per l’amicizia”, intesa come legame quasi religioso con un altro essere che rappresenti il nostro io migliore. Un inno che rimane, tuttavia, inascoltato. Del resto, la natura stessa di Hans, dedita alla ricerca della verità più profonda delle cose e alla conquista del volto più segreto del proprio io, gli impedisce di vedere appagato il suo desiderio di nutrirsi fino infondo dello scambio tra anime.
L’amicizia, infatti, costituisce per lui, un miraggio, una meta  costantemente perseguita, ma inevitabilmente sempre lontana, troppo spesso irraggiungibile se non addirittura evanescente; un fuoco che non riesce mai a donargli l’agognato tepore, la fusione di due singole esistenze in un’unica vita, procurandogli, di contro, la gelida infelicità della solitudine.  
Ancora una volta, dunque, Hesse avvolge i suoi preziosi scritti della greve malinconia derivante dalla consapevolezza della condanna all’incomunicabilità per le anime più sensibili, facendosi, quindi, interprete dei dissidi e delle angosce proprie dell’adolescenza, con il disincanto misto alla rassegnazione, successivamente ripreso e poi racchiuso in una delle frasi più tristemente veritiere del suo famoso “Demian”: POSSIAMO COMPRENDERCI L’UN L’ALTRO, MA OGNUNO PUÒ INTERPRETARE SOLTANTO SÈ STESSO.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Hermann Hesse (Calw, Wuerttemberg,  Germania 1877 – Montagnola, Svizzera, 1962) romanziere e poeta svizzero. Premio Nobel per la Letteratura nel 1946.

Hermann Hesse, “Amicizia”, SugarCo, Varese, 2000. 


 

ISBN/EAN: 
9788871980515

Commenti

Ognuno può interpretare solo se stesso, scriveva.
Ammiro la sua fede nell'io-monolite. Non mi ci raccapezzerei mai.

Il tema dell'amicizia tra complementari mi sembra ci sia anche in Narciso e Boccadoro, se non ricordo male, l'ho letto molti anni fa. Quanto alla sostanziale incomunicabilità, io credo che ci siano momenti di vera e profonda comunicabilità con alcune anime affini, che servono poi ad affrontare la sostanziale solitudine in cui ci si trova nelle sfide dell'esistenza. L'ultima parola spetta sempre a noi stessi davanti a noi stessi (o a Dio per chi ci crede)

"Ancora una volta, dunque, Hesse avvolge i suoi preziosi scritti della greve malinconia derivante dalla consapevolezza della condanna all?incomunicabilità per le anime più sensibili, facendosi, quindi, interprete dei dissidi e delle angosce proprie dell?adolescenza, con il disincanto misto alla rassegnazione, successivamente ripreso e poi racchiuso in una delle frasi più tristemente veritiere del suo famoso ?Demian?: POSSIAMO COMPRENDERCI L?UN L?ALTRO, MA OGNUNO PUÒ INTERPRETARE SOLTANTO SE STESSO".

Questo passo non fa una piega. E "Demian" è uno dei più intensi romanzi di formazione mai scritti. Sarei curioso di leggere un tuo pezzo su quest'opera. Posso speraci, Angela?

Franco
forse non è fede, forse è rassegnazione alla solitudine che rimane sul fondo di ogni confronto con l'alterità.
Marina
probabilmente Hesse si riferisce ad un'amicizia intesa come stato idilliaco in cui i momenti di profonda comunicabilità, siano la regola, la prassi e non solo brevi e fortuite parentesi.
Léon
Non sono capace di far promesse sul quando, ma il pezzo ci sarà :)

Anche in questo semplicissimo libricino di Hesse, ciò che mi sorprende, sin dalla prima pagina, è l'analisi precisa e sincera in cui è difficle non ritrovare almeno una parte di sè.
Hesse, ancor prima di incontrare Jung e la psicanalisi, scorporava già con ferocia il suo Io, creando quei bipolarismi caratteriali, quelle dicotomie (Narciso e Boccadoro, Il miglioratore del mondo, Emil Kolb, ec ec) che troveranno pace solo nel moderno Panta rei, splendidamente rappresentato dal fiume di Siddharta...

Chiedo perdono per la risposta tardiva. Non mi ero accorta del tuo commento, Alfio.
Credo Hesse sia ingiustamente relegato a "scrittore per adolescenti", molti lo surclassano adoperando questo criterio. Resta tra i miei preferiti per la capacità di indagare l'animo umano e per l'incredibile bellezza delle storie che ha saputo raccontare.

Federico, il commento di Alfio è servito a rammentarmi anche la promessa. Prima o poi scriverò quel pezzo.

Aspetto con curiosità, allora. "Demian" è stato il libro che più ha segnato la mia adolescenza, insieme a "La storia infinita".

(chiudo l'OT. Nemmeno ho letto "Demian" ma mi state mettendo addosso una curiosità infernale, benedetti amici:). Insomma ditemi ditemi, scrivete, schedate, analizzate, comparate, tutto!)

archivio aggiornato!