Hermann Judith

Nient'altro che fantasmi

Autore: 
Hermann Judith

Cantastorie tedesca classe 1970, Judith Hermann è una narratrice pura; sentimentale e leggera, intensa e capace di sprofondare nell'inconscio senza restarne prigioniera, è in grado di giostrare indistintamente prima e terza persona. In questa sua nuova raccolta di racconti, “Nient'altro che fantasmi”, caso letterario in Germania, possiamo avventurarci nei suoi microcosmi intimisti e femminili; graziosi e docili, non sempre prevedibili, nemmeno nelle descrizioni dei triangoli sentimentali, di chiaro retrogusto nouvelle vague. Le ambientazioni variano: dagli States all'Islanda, da Praga a Venezia, da Berlino a Karlsbad; l'amore per le altre culture e gli altri popoli è parte fondante del dna autoriale della scrittrice. La traduzione, a cura di Silvia Bortoli, mantiene la freschezza e l'equilibrio della sua prosa.

Sette racconti: protagoniste, sette giovani donne. Qualche osservazione sparsa, adesso. Incipit, “Ruth (Amiche)”: Germania. È la storia – narrata in prima persona – di Ruth e della narratrice. Tanti anni di convivenza alle spalle, a Berlino. Abituate ad addormentarsi assieme, come angioletti, muso contro muso. Fisicamente opposte, Ruth tonda e morbida, lei magra e piccola. Eppure erano come quei canarini, i “lovebird”: sedute allo stesso modo, si muovono e parlano sincroniche. Come gemelle. Separate, a un tratto, e separate in coincidenza dell'avvento d'un'ombra: Raoul, attore dall'animo bambino e dalla storia dolorosa e anarchica, grande amore di Ruth. La narratrice è una che vuole perdersi e allontanarsi da se stessa, Ruth una che cerca sempre e soltanto se stessa. Ruth le fa giurare di non tradirla mai: di non finire insieme a Raoul. La verità è che, a un tratto, Raoul diventa quel che la narratrice ha perduto; la sua migliore amica, la sua tenera ossessione. C'è un risveglio amaro e dolce, a raccogliersi le ossa, spezzati i giuramenti ma viva la memoria di qualcosa di perfetto: perduto.

Blu ghiaccio”: Islanda, ultima Thule. Lontani da tutto, lontanissimi. Terza persona. Jonina e Magnus vivono assieme. Una mattina ricevono un pacchetto. Jonas manda le foto di un'ora blu di un anno prima. S'annuncia un ritorno: quello del vecchio amico degli anni berlinesi di Magnus. La storia racconta il legame tra islandesi e resto d'Europa: del loro inevitabile isolamento, delle reazioni dei vari popoli al primo contatto con l'isola... e dell'innamoramento impossibile di Jonina per quel tedesco, e del segreto di quella foto.

Amore protagonista anche del sesto racconto, “Dove andiamo?” – interno giorno, storia della narratrice e di Jacob, della loro complicità, della normalità delle piccole incomprensioni, d'un'installazione in una mostra chiamata proprio “Dove andiamo”, del desiderio irresistibile di stare sempre assieme, delle gelosie retroattive. D'un capodanno a Praga, che lei ha trascorso col ragazzo sbagliato, di cosa significhi eternità.

In questo racconto c'è uno dei passi più belli del libro. Condividiamolo, ché racconta molto della sensibilità della scrittrice tedesca, e della sua capacità di raccontare e meditare sui sentimenti:

“Vorrei dire: - Ogni storia ha una fine. Vorrei dire che anche la nostra storia avrà una fine, e che io conosco questa fine, vorrei chiedergli se vuole sentirla, avrei una gran voglia di raccontargliela. Allunga le gambe e cambia posizione, si siede un po' più vicino a me, tra circa tre minuti e mezzo mi afferrerà. Forse dice: - Allora, racconta".

"Forse dico: - Jacob, non posso smettere di immaginare il futuro. Non posso smettere di pensare che prima o poi e forse presto racconterò a qualcuno la prossima storia, una storia su di te. Lui sospira e alza le spalle. Poi mi guarda con i suoi occhi marroni, un po' troppo grandi, sinceri e allo stesso stesso impenetrabili, fra non molto mi farà una di quelle domande a cui non so mai dare una risposta, una domanda che lo eccita: - Cosa preferisci, un bacio sul collo o un morso sulla gola? Vorrei che non lo facesse. Vorrei che se ne andasse. Infatti se ne andrà, ma non adesso” (pp. 176-177).

Acqua alta”: scampati ai labirinti di Venezia, i genitori della narratrice sono tornati a casa, in Germania. Il racconto – si torna alla prima persona – è composto di memorie d'infanzia, del loro amore per i viaggi, della gioia delle sorelline; dell'ossessione simbolica per la vacanza lagunare, del suo germanico retrogusto funebre (Mann non è trascorso invano). La variazione sul tema è che la morte, quella del sogno, qui avviene durante un viaggio in treno e solo inconsciamente va riallineata alla città di San Marco, e alla sua romantica – in senso letterario, non letterale – percezione tedesca.

Uno sfruttatore”: siamo nell'ex Karlsbad, oggi Karlovy Vary. Johannes e la narratrice, berlinesi, ex innamorati, sono rimasti amici inseparabili. Almeno, questo è quanto lei vorrebbe. Adesso tende a seguirlo nelle sue varie esperienze europee: lui, pittore, vuole i suoi testi per il catalogo; vuole sentirla vicina a dispetto della fine del sogno. Ma a Karlovy sembra non decidersi mai a mostrarle l'opera; forse è incompiuta. Forse non è il momento... la fine del viaggio è un muro di nebbia, un sipario che accompagnerà con dolcezza il passato nello scrigno delle memorie.

Veniamo al racconto eponimo, “Nient'altro che fantasmi”: terza persona, memorie d'un'avventura americana – quella tra Ellen e Buddy – che cancella completamente tutto il resto d'un viaggio: rimane il contesto del loro incontro, Austin, Nevada, parte d'un'avventura coast to coast, e il limpido messaggio d'amore, dedizione e appartenenza di Buddy.

***

Lettura ideale per chi ha amato Vanessa Jones e Danielle Wood. E ha una gran voglia di credere in quella strana forma di alienazione e di pazzia chiamata amore. Da qualche tempo mi sono convinto che chi crede in Dio crede nell'amore. Sono sogni che non s'incarnano se non nella parola scritta, a ben guardare; e in questa carne che a un tratto, e senza ragione, non sembra più mortale.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Judith Hermann (Berlino, 1970), letterata tedesca. Laureata in Lettere e Filosofia, ha studiato giornalismo a Berlino, ha vissuto per qualche mese a New York. Ha esordito pubblicando la raccolta di racconti “Casa estiva, più tardi” nel 1999 (ITA: e/o, 2001).

Judith Hermann, “Nient'altro che fantasmi”, Socrates, Roma 2008.

Traduzione a cura di Silvia Bortoli. Collana “Paesi, Parole”, numero 16.

Prima edizione: “Nichts als Gespenster”, Fischer, Frankfurt 2003.

Film: “Nichts als Gespenster”, di Martin Gypkens, 2007.

Approfondimento in rete: Wiki en

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2008.

ISBN/EAN: 
9788872020371

Commenti

Scopriamo assieme Judith Hermann, narratrice tedesca classe 1970.
In Italia, già edita da e/o, appare oggi per Socrates: piccola editoria di progetto, romana.

buona lettura,
gf

?Vorrei dire: - Ogni storia ha una fine.

Vorrei dire che anche la nostra storia avrà una fine, e che io conosco questa fine, vorrei chiedergli se vuole sentirla, avrei una gran voglia di raccontargliela. Allunga le gambe e cambia posizione, si siede un po? più vicino a me, tra circa tre minuti e mezzo mi afferrerà.

Forse dice: - Allora, racconta.

Forse dico: - Jacob, non posso smettere di immaginare il futuro. Non posso smettere di pensare che prima o poi e forse presto racconterò a qualcuno la prossima storia, una storia su di te.

Lui sospira e alza le spalle. Poi mi guarda con i suoi occhi marroni, un po? troppo grandi, sinceri e allo stesso stesso impenetrabili, fra non molto mi farà una di quelle domande a cui non so mai dare una risposta, una domanda che lo eccita: - Cosa preferisci, un bacio sul collo o un morso sulla gola?

Vorrei che non lo facesse. Vorrei che se ne andasse. Infatti se ne andrà, ma non adesso? (pp. 176-177).

quello ambientato a venezia con l'acqua alta m'incuriosisce più di tutti, è interessante scoprire come percepisce il fenomeno una non indigena.

"Da qualche tempo mi sono convinto che chi crede in Dio crede nell?amore."
>puoi non rispondere: c'è qualche libro o qualche esperienza in particolare che ti hanno portato a questa considerazione?

3. Penso proprio che potrà piacerti. Venezia diventa un simbolo del legame tra la narratrice e i suoi genitori - una sorta di archetipo del passato - e il risultato è inconsueto, o almeno non prevedibile.
Mi dirai...

4. Sì. Sto ascoltando sempre più spesso donne - della mia età - che dicono "l'amore non esiste" e cose del genere. Taccio sui maschi, perché forse era più prevedibile.
Mi sono accorto, mi sto accorgendo, che amare significa alienarsi e dissociarsi: perché l'amore non esiste. E' considerato un'astrazione, come l'ideale. Come Dio.

Giorni fa mi sono chiesto perché io creda nell'amore.
La risposta è stata questa. Perché credo comunque in Dio. Non vedo nessuno dei due - né Dio né Amore - ma so che esistono, e che viviamo all'insegna di questi due sogni.

In sintesi, ma è così;)

Hai bisogno di una dose di ottimismo. Dovresti cominciare a drogarti... :)

beh, sì. :))).

E Dio non è una buona droga!

mmm.
:)

Epicentro, sei scomunicato.

6. Secondo me il problema (se può essere questa la parola) è "quale" amore.
eppure..."e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire....e sapere rinunciare alla perfezione..."
http://www.youtube.com/watch?v=xi3K51aPngA

la fatica dell'amore. amore è una scelta.

L'amore è culo. A volte è ricambiato, molte altre no. It's life.

ti risponderei così: I Giovanni 4,16 (ossia Deus caritas est) e così mettiamo tutto insieme!
Senti, io credo in entrambi, ma non mi sento alienata.....che sia grave? :)

Vedo con enorme disappunto che mi viene attribuita la traduzione del libro della Hermann.
L’errore va imputato all’editore, che per ragioni a me ignote ha indicato la traduzione come a mia cura, generando l’errore.
Le traduttrici sono invece le allieve del corso di traduzione letteraria promossa dalla SETL, indicate non so per quale ragione alla fine del libro, io mi sono limitata a coordinarle e non ho avuto nemmeno la possibilità di vedere le bozze.
Ho già protestato con l’editore, a libro stampato e distribuito, purtroppo, perchè non ero nemmeno stata informata dell’uscita.
Silvia Bortoli

Non so perché il commento mi indica come anonima, aggiungo che vi prego di sostituire il mio nome con i nomi delle traduttrici effettive dei racconti, che certo non per colpa vostra vengono di fatto escluse - e vorrei dire scippate - dal risultato del loro lavoro.
Grazie
Silvia Bortoli

Salve Silvia Bortoli, benvenuta :)
Ora sostituisco il nome, non appare perché lei si è appena iscritta, è normale :)

Fatto.
Ancora benvenuta :)

Grazie:-)
S.B.

Strano il comportamento dell'editore. Forse ha pensato bastasse inserire il "a cura di". Non saprei. Approssimazione, mancata correzione in ultima stesura? Anche i piccoli editori, come i grandi, non sono esenti da errori di edizione.
Grazie per la segnalazione, Silvia.
Il buon Franchi rimedierà appena potrà, immagino (-:
ciao, e benvenuta!

13, ti rispondo, amice, sempre con Niccolò Fabi. Era una canzone di almeno 10, 12 anni fa. Su Internet non si trova ancora (!).
Ed era bellissima.

E non bastano i sorrisi
per calmare i miei dolori questi baci sono muti
non mi scalderanno mai
i nostri scambi di pensieri
sono monologhi paralleli
gente che parla dietro un vetro
parole che non capirò

siamo figli di una madre frettolosa
che ha generato soltanto figli sordi
non conversiamo più
versiamo solamente
indifferenti realtà.

(MONOLOGHI PARALLELI)

te la descrivo. Cominciava al piano, piano soltanto. Leggerissima. Atmosfera rarefatta. I versi entrano al momento giusto, Fabi sembrava parlasse. E poi, proprio quando la canzone sembrava prevedibile...
pazzia.

15. No, sei sana;).

14. Non so. Ho l'impressione, frater Hammer, che non c'ho mai capito niente. Ma non posso parlarne:).

16, Silvia, benvenuta su Lankelot.

La tua onestà ti fa onore e mi spiace non aver interpretato a dovere la dicitura "a cura di". Pensavo fosse un sensato stratagemma per evitare dodici righe di colophon. Avevo letto la nota, in appendice, ma onestamente ho preferito attribuire il lavoro a chi l'ha coordinato - curato - e non a singoli traduttori. Non è del tutto sbagliato, quando ci si trova di fronte a un lavoro collettivo. Pensa a certi romanzi dell'Ottocento o a certi autori mainstream odierni. Nessuno pensa che King sia uno scrittore soltanto, immagino.

Vuoi che elenchi i singoli traduttori, attribuendo a ciascuno un racconto, o pensi possa bastare la dicitura "SETL"?
Da queste parti siamo sempre sensibili nei confronti delle rivendicazioni dei lavoratori, non preoccuparti.

25. Io credo che i nomi debbano essere messi tutti quanti, anche perché quella di Silvia non mi sembra sia stata una vera e propria curatela dell'intero lavoro. Non c'è una supervisione finale etc del lavoro.
Non è come il caso di King, se permetti, io credo che lui intervenga sulle bozze finali del lavoro che esce poi a suo nome!

Ah, ok. Dici che ciascuno ha fatto di testa sua e senza una supervisione né iniziale né finale? Sarebbe un po' stravagante, considerando che l'autrice del libro è una sola... ma può essere:). Sentiamo - magari è l'occasione per imparare qualcosa a proposito delle traduzioni collettive, mi interessa molto.

28. non ho detto questo. ho parlato solo di supervisione finale etc. a quel che ho capito leggendo le parole di silvia, quando dice che le ha coordinate, ma che non ha visto le bozze, né è stata avvertita dell'uscita del libro.
non mi sembra di poter dire che ci sia stata una cura "completa" da parte di silvia di tutto il lavoro, come la dicitura farebbe intendere. tutto qua.
voglio dire, gianfranco, c'è modo e modo di curare un volume. l'esperienza personale mi dice che la dicitura "a cura di" viene usata con molta leggerezza da parte delle case editrici, molta più leggerezza di quanta ne abbia io.

29. Credimi, amice: a volte le semplificazioni sono necessarie. E le esagerazioni fanno riflettere. Pensa ai "credits" in calce alle edizioni Minimum Fax... sembrano quasi moneta di scambio.

Nel libro in questione - povera autrice, parliamo di questioni editoriali - i traduttori multipli hanno avuto una pagina intera. Non basta? Vediamo cosa si può fare. Ma amices, se io avessi firmato tutte le bandelle, le quarte, gli impaginati... e chi fa questo lavoro da più anni di me...
insomma. Vediamoci chiaro:). Ascoltiamo la Bortoli

30. Gianfranco, ti credo. Tu hai il libro e puoi vedere.
Ma a me sembra scorretto, da parte della casa editrice, non mandare le bozze di un lavoro fatto, non avvertire dell'uscita di un libro, una persona a cui poi se ne addebita la cura dello stesso.
Voglio dire, mi si chiede una cosa, la faccio, la spedisco, non ne so più niente, e vengo a sapere da terzi che è uscita etc etc.

Poi, gianfranco, tu hai scritto "traduzione di". Questo vuol dire che non era così chiaro che la traduzione era stata fatta da altre persone, altrimenti avresti usato una dicitura diversa, immagino (anche se non avessi citato tutte le persone che hanno tradotto!).

Minimum Fax...umm. E se poi tu venissi a sapere quelle cose in altro modo. Ti metteresti a pensare che certi comportamenti siano stati uno scambio etc. Io sono dell'idea che se non c'è niente da nascondere, non si nasconda, tutto qua. Non so, poi.

Scheda: Titolo: Nient?altro che fantasmi
Autore: Judith Hermann
Traduzione: a cura di Silvia Bortoli

Questo dice il sito ufficiale, pal.
Quanto alle dinamiche interne alla casa editrice, e al lavoro avvenuto per questo libro, mi auguro che rimangano interne alla casa editrice e che nessuno abbia la scortesia di mostrarci lo scheletro di una bella donna nuda - cioè, il libro.
Perché? Perché niente è mai come appare, e forse non è bene sapere tutto quel che c'è dietro, a qualsiasi livello.
Io so che dietro alle Edizioni Socrates c'è molta passione e molto amore, questo mi basta e questo posso dirvi per diretto dialogo con chi di dovere, nel tempo. Poi...
quanto al caso particolare, sto aspettando. Tutto qua.
*
Sai cosa, sì, niente da nascondere, niente si nasconda. Ma lasciamo un pizzichetto di mistero. Un po'. I credits completi di chi ha lavorato in casa editrice sono pornografia. Se aggiungiamo gli eventuali compensi e i tempi di pagamento, poi, arriviamo al delirio. Va bene educare all'editoria, ma nei limiti:).

Non c'è niente da capire, a questo livello, c'è solo da esultare che esca ancora narrativa straniera - con quello che costa, tra anticipi e traduzione - in tempi di recessione. Ehm.

Dimenticavo! Aspetto indicazioni per aggiornare l'articolo, Bortoli.

30. Vediamoci meglio, sì. Magari di persona, un'altra volta (-:
sono cotto.

Le dinamiche etc. Ok. Probabilmente ci stiamo discutendo troppo sopra, vedi com'è internet, che ti fa sembrare le risposte veloci, ma ognuno di noi ha i suoi tempi. Io stasera ero qua che non sapevo cosa fare, ho letto i commenti e sono intervenuto. Mah. Vabbé. Probabilmente le cose sono molto più semplici di quanto le abbiamo fatte. notte.

:)

Le indicazioni le ho già date: le traduttrici sono quelle indicate nell'ultima pagina del testo, la curatela mi è stata attribuita senza interpellarmi, non ho mai avuto contatti con l'editore in vista della pubblicazione del libro.

Trovo il commento 32 offensivo per chiunque lavori seriamente, dall'una e dall'altra parte.

Perfetto: stanotte - al più tardi domattina - pubblicherò un'integrazione. Quanto al resto, mi creda: lei si offende facilmente. Un po' troppo.
Con enorme disappunto,

gf

Onore alle Edizioni Socrates, e a chi investe e rischia per pubblicare narrativa.

Lunga vita al libro di Judith Hermann.

[judith hermann] nuovo libro

[judith hermann] nuovo libro - sempre per Socrates. Si chiama Alice.

Ha scritto E.A. Paul, su Trashic: "Alice è un romanzo quindi, in cinque atti, ognuno dei quali dà vita ad una sorta di catarsi dei sensi, nel lutto. Semplice chimica e differenza di potenziale e/o concentrazione, un vuoto porta ad un riempimento, lento, macchinoso, sofferto, ma in ogni caso ineluttabile. Di solito ci vogliono tre anni per elaborare il tutto. Una scrittura asciutta ed ermetica; proposizioni brevi, molecolari, tuttavia intensamente vivide. Non saranno mai banali, lunghe ed ovvie parabole descrittive pullulanti di pomposi aggettivi a dettare (o peggio imboccarvi) le caratteristiche dei personaggi; i protagonisti salteranno fuori dalle pagine, perfetti e sicuri praticamente da soli. Tutto è da immaginare, ma tutto è già stato deciso. Nonostante lo stile quasi Bukowskiano (ma solo per forma), tutto è chiaro: i colori, il clima, gli odori, gli sguardi, le parole non dette sospese negli imbarazzanti silenzi."

http://www.trashicmagazine.it/recensioni/alicejudith-hermann/

 

[alice, judith] qui la scheda