"Hills like white elephants" di Hemingway è tra i suoi racconti più brevi e più belli, una specie di breve atto unico. Un uomo (lo immaginiamo sui 30 anni) e una ragazza, Jig (di qualche anno più giovane) si trovano in una stazione ferroviaria nella valle d’ Ebro, aspettano che passi il loro treno, bevono birre e anis, vedono la cameriera sfilargli davanti attraverso una tendina di tubetti di bambù, ordinano di nuovo, consultano l’orologio e si consultano l’un l’altro. Su cosa? Quella “cosa semplicissima”, quella cosa “che hanno fatto in tanti”, quella cosa “senza importanza”, di cui parla l’ uomo e che “non cambierà niente” tra loro, quella cosa che “non è nemmeno un’ operazione”, quella cosa non è mai nominata nel racconto, vuoi per il pudore di lei a farlo, vuoi per la scarsa importanza che gli dà lui, che vorrebbe rimuoverla. Eppure non si sta parlando di quisquilie, non di treni, o di birre, ma di una questione di vita o di morte, dalla quale dipenderà anche la vita e la morte del loro amore. Sullo sfondo, le colline spagnole sembrano elefanti bianchi, che nell’ afa paiono ectoplasmi; più i due le guardano più sembrano svanire, meno nitide che ecografie. I due personaggi non sono descritti: prendono forma e colore parlando, sfidandosi. Sfidandosi. "Verrò con te”, la rassicura l’uomo, “starò con te”, le ripete “tutto è perfettamente naturale, fanno solo entrare l’aria”, dice in mezzo all’afa. E quell’operazione, vista da lui, sembra una semplice boccata d’aria. "Staremo bene”, le dice, come stavamo prima". Usa il passato ( “stavamo”) e il futuro (“staremo”).
Quello che non lo fa stare bene è il presente. E’ quello il momento irreversibile da rimuovere. L' uomo, a un certo punto, vedendo la ragazza lontana come una collina, inizia a farle promesse. "Possiamo avere tutto” le dice, ma non la convince: ”Possiamo andare dappertutto..Il mondo è nostro” insiste. Ma lei nega, fa di no con la testa, "Non è più nostro”"dice Jig “e quando te l’ hanno portato via, non puoi averlo mai più”. Ma il mondo non si “porta via”. Lei sta parlando di altro senza nominarlo. E intanto continuano a ordinare birre, in attesa che il treno interrompa quella conversazione penosa. Su niente sono d’ accordo, nemmeno sul fatto che le colline somiglino davvero ad elefanti bianchi. Lui continua a parlare di quella “cosa da niente”, fatta la quale “tutto sarà come prima”, finché lei minaccia di gridare. Non ce la fa più, però non urla, non ne ha il coraggio, il suo cuore è troppo bianco per farlo. Continua, invece a bere, e gli chiede, per piacere, di tacere. Delle sottocoppe, a questo punto, sappiamo tutto: del modo come sono poste sul tavolo e del loro essere di feltro e umide. In questo racconto, l’iper-realismo si fonde con l’iper-ellissi; infatti, oltre a non essere mai pronunciato esplicitamente l’oggetto della contesa, non si accenna nemmeno a ciò che i due combineranno né a dove,alla fine, i protagonisti andranno. A un certo punto, l’uomo, come se avesse preso una decisione, si muove. Prende su le valigie per andare ai binari. Il fatto è che lui, i bagagli, non li porta al loro binario, bensì a quello dall’ altra parte della stazione. Tornano indietro? Lui ritorna sui suoi propositi o vuol semplicemente regredire a quando erano solo loro due, senza “nessun altro”? Appena la raggiunge al tavolino, lui chiede alla ragazza come sta e Jig risponde che “non ha niente”. Gli sorride. E’ un sorriso enigmatico e ancora più impalpabile di quello della Gioconda, a pensarci. Non c’è nessun avverbio dopo il verbo. Se prima Jig aveva sorriso “raggiante” alla cameriera, ora “sorride” e basta. E’ il sorriso liberatorio di chi farà finalmente ciò che vorrà? O solo il sorriso-raptus di chi ha bevuto troppa birra? Lui riporta indietro le valigie, lei sorride. Su ciò che realmente i due decideranno, non ci viene detto molto più di questo.
Commenti
[colline come elefanti
[colline come elefanti bianchi] esordio di Simone Consorti! Buona lettura.
Per approfondire... Hemingway in Lanke: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?H/Hemingway+Ernest
[simone consorti] benvenuto,
[simone consorti] benvenuto, simone, è una gioia averti tra noi. Da oggi, a questo indirizzo: http://www.lankelot.eu/autori/simone-consorti è on line la tua pagina personale. Conterrà tutti gli articoli, in ordine cronologico.
Inserisci, quando vuoi, una tua presentazione. Qualche consiglio: http://www.lankelot.eu/staff-consigli-la-creazione-della-propria-pagina....
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Per gli altri: Simone è l'autore di questi libri, già recensiti su Lanke: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?C/Consorti+Simone
[Simone Consorti - Colline
[Simone Consorti - Colline come elefanti bianchi] Benvenuto Simone. Non sono un grande amante di Hemingway. Conservo un buon ricordo di alcuni suoi racconti e il solo suo romanzo che ho amato davvero è stato Fiesta, uno dei libri che mi porterò sempre dietro.
[andrea, fiesta, simone]
[andrea, fiesta, simone] eccolo: http://www.lankelot.eu/letteratura/hemingway-ernest-fiesta-il-sole-sorge... ne aveva scritto Baol.
[colline come elefanti
[colline come elefanti bianchi] grazie per questa esauriente recensione, trovo meraviglioso questo racconto di Hemingway, secondo me è semplicemente perfetto; il dialogo usato come narrazione, come fare andare avanti la trama...inarrivabile; di Hemingway mi piace quasi tutto, soprattutto i racconti. Questo per primo
ciao
Dianella
(Hemingway) Un racconto
(Hemingway) Un racconto perfetto. Uno dei miei preferiti di Hemingway. Lo leggo almeno una volta a mese per studiarlo e cercare di rubare qualche segreto da riversare poi nella scrittura! :)
Benvenuto Simone! Graditissimo esordio! :)
[colline, simone] spero che
[colline, simone] spero che simone possa passare presto da queste parti, sia per aggiornare la sua presentazione che per commentare. E' una gran persona, e un bravo professore, e un bravo scrittore. Ma ne ho già parlato abbastanza, su lanke. Sta a voi scoprirlo e conoscerlo, ora;)
[simone] ecco la sua
[simone] ecco la sua presentazione! http://www.lankelot.eu/autori/simone-consorti