“Chiusi gli occhi e vidi me stesso a otto anni. Un altro ragazzino mi teneva per mano, guidandomi. Entrambi indossavamo le uniformi delle Pantere. Era assurdo, in un certo senso riuscivo quasi a sentire il palmo umido della mano del ragazzino, potevo sentire l’odore dell’erba appena tagliata, il tuono che rimbombava nel temporale intorno a noi. Il bambino mi portò verso una porta aperta e ci trovammo immersi in una luce blu diffusa. Era l’interno della navicella aliena? Non potevo dirlo, ma quando ci muovemmo verso la luce, vidi che c’era qualcun altro, qualcuno più alto di noi. Quell’uomo aveva un potere assoluto su di noi, come se fosse un re. Alzai lo sguardo verso quella figura alta e lì il sogno ad occhi aperti si interruppe. Non importa quanto disperatamente cercassi di farlo continuare, non si materializzò più nulla sullo schermo della mia memoria.” (p. 137).
Quando vidi per la prima volta Mysterious Skin di Gregg Araki, film del 2004 presentato al Festival di Venezia e passato di sfuggita nelle sale italiane, pensai che fosse una delle storie più toccanti e sconvolgenti che fossero mai apparse sul grande schermo. Non mi sorpresi più di tanto della pessima distribuzione italiana, dal momento che, pur essendo un film coprodotto anche dagli Stati Uniti, è lontano, per budget, estetica e tematiche dai classici lungometraggi hollywoodiani. Scoprii subito che era tratto da un libro di un giovane letterato americano, datato 1995, purtroppo non ancora tradotto in Italia nonostante i riconoscimenti avuti in madrepatria. Circa due anni più tardi il libro arrivò anche nel Belpaese, grazie alle edizioni Playground, nella collana Liberi e Audaci. Nel 2007 il testo fu finalmente nelle mie mani, ma attesi qualche mese prima di immergermi nella desiderata lettura. Attesi per un semplice, rilevantissimo motivo: per leggere Mysterious Skin ci vuole la giusta disposizione, il giusto spirito, la voglia di confrontarsi con una vicenda che – seppiatelo in anticipo – non potrà, alla sua conclusione, lasciarvi nel medesimo stato d’animo con cui avete cominciato la lettura. Non potrà non scuotervi nell’intimo, nel profondo. E ciò l’avevo intuito già dal film, da approcciare anch’esso con tutta la cura del caso. Ma se l’opera d’Araki - pur fedele nello spirito e nel ricalcare gli snodi narrativi essenziali del testo - ci destabilizza facendo sue con inconsueta grazia le devastanti suggestioni contenute nel libro, il romanzo di Heim è davvero un viaggio frastornante e lacerante anche per il più smaliziato dei lettori, una poetica parabola sull’infanzia-adolescenza, sul disagio, sulla diversità, sulla complessità della natura umana, sui suoi lati più bui e imperscrutabili, sull’orrore e il nonsenso della società in cui viviamo, sull’istinto e sull’amore. Sui bambini: sulla loro purezza inviolabile, ma anche sulle loro pulsioni intime, sessuali.
Siamo nel 1981, nel Kansas. La storia parte da qui, e intreccia le vicende di due bambini che vivono rispettivamente a Little River e ad Hutchinson, due piccole cittadine di provincia a non più di un’ora di distanza l’una dall’altra. Brian e Neil hanno otto anni e giocano nella stessa squadra di Baseball, le Pantere, iscritta alla Little League nell’estate che segnerà per sempre le loro vite. Oltre a questo non hanno niente in comune: Brian è un ragazzino timido, introverso, il peggiore della squadra, iscritto forzosamente da un padre super appassionato di baseball e di softball, noncurante del totale disinteresse per lo sport del bambino. Neil è invece il campioncino locale, orgoglio del suo allenatore. I due non sono amici, praticamente non si conoscono, pur giocando assieme, e probabilmente non arriverebbero a conoscersi mai se non ci fosse una terza figura che legherà indissolubilmente i loro destini. Brian e Neil ci raccontano la loro storia separatamente, partendo proprio dall’estate del 1981 fino al Natale del 1991, momento nel quale la vicenda di Mysterious Skin si conclude. Brian ci parla subito dell’evento che segna la sua infanzia. Ci racconta di quel che ricorda, o sarebbe meglio dire quel non ricorda, ciò che la sua memoria sembra avere irrimediabilmente smarrito. Cinque ore della sua vita, un lasso temporale che va dalla fine di una partita di baseball, seduto su una panchina, fino al risveglio improvviso, intorno a mezzanotte, nel seminterrato di casa sua. Seduto con le gambe contro il petto, le braccia intorno alle gambe e la testa piegata in mezzo alle ginocchia. Con escoriazioni sotto i polsi e col naso pieno di sangue coagulato, a complicarne la respirazione. Cosa è accaduto? Il vuoto di quelle cinque, maledette ore sarà un macigno sull’adolescenza di Brian, che acuirà il suo disagio relazionale e che gli insinuerà il dubbio d’esser stato vittima di un possibile rapimento alieno, supportato nelle sue tesi dalle infinite letture sull’argomento e dall’avvistamento di un oggetto volante non facilmente identificabile – confortato dalla presenza all’evento della madre e della sorella -, passato a distanza visibile da casa sua. Quello che ci racconta di sé Neil, invece, è già da subito molto più inquietante. L’estate è sempre la stessa, quella in cui il bambino è un piccolo eroe sportivo locale, la stessa in cui comincia precocemente a scoprire le sue prime pulsioni sessuali, “favorito” da una madre spesso sorpresa a scopare col nuovo fidanzato di turno, per essere poi costantemente lasciata. Ciò che scopre Neil, comunque, è una diversa sessualità: è attratto dal suo stesso sesso; non solo, è attratto da uomini baffuti, irsuti e nerboruti, sul modello dell’allenatore. Ovviamente, a quell’età è un istinto non cristallino, un’idea confusa e comunque non sublimabile nell’interazione. Ma in men che non si dica il destino pone Neil di fronte a colui che lo inizierà precocemente alla sessualità: l’allenatore della squadra di baseball, segretamente pedofilo e abilissimo nel conquistarsi le simpatie dei bambini. Neil porterà sempre con sé i ricordi di quell’estate, ma non in maniera traumatica come consuetudine vorrebbe, al contrario idealizzando quell’ amore precoce e diverso da cui era stato violentemente investito. Non ancora adolescente, sarà uno dei pochissimi gay conclamati di Hutchinson e dintorni, fino a diventare una “marchetta” all’età di 15 anni.
Le vite di Brian e Neil non si incontrano, scorrono distinte e distanti, fino al 1991. L’adolescenza di Brian è trascorsa solitaria, confortata dalla vicinanza della madre (il padre era andato via di casa, la sorella aveva lasciato il Kansas per cercare la sua strada) e attraversata dagli incubi, sempre più nitidi, sul rapimento subito ad opera degli alieni. Neil invece è un ragazzo anticonformista in una realtà che più conformista non potrebbe essere, che si prostituisce per soldi e per piacere, per nulla turbato dalla sua diversa sessualità. Trascorre le giornate in compagnia di Eric, coetaneo e egualmente omosessuale, da quando la cara amica Wendy, di lui segretamente innamorata, si è trasferita a New York. Neil è un ragazzo bellissimo, che non passa inosservato, affatto interessato però ai coetanei. Lo stesso Eric ne è innamorato, quasi destabilizzato dal vibrante sentimento, anch’esso celato. Brian intreccia una imprevista amicizia con una donna, convinta d’esser stata ripetutamente rapita dagli alieni, e per questo finita a raccontare la sua storia in televisione. Avalyn è una trentenne già ingrigita dalla vita, sopraffatta dai suoi fantasmi e da un’adolescenza senza luci, avvolta nelle nebulose di vuoti temporali che cerca di riportare alla coscienza attraverso costose sedute d’ipnosi. Avalyn, pur indirettamente, aiuterà Brian a far riemergere alla memoria importanti tracce del tempo cancellato. I sogni ad occhi aperti si fanno sempre più nitidi, fino a lasciare trasparire un volto umano definito e riconoscibile, ed uno alieno sfocato e sfuggente. Nel suo mondo onirico vive un bambino a lui coetaneo, che lo accompagna per mano verso l’orrore che non riesce a focalizzare. E più passa il tempo, più i ricordi vanno a fuoco, più l’alieno si fa umano, terribilmente umano. Ecco il legame che cercavamo al principio, ciò che accomuna Brian e Neil, in una notte d’estate di dieci anni prima. Brian va allora in cerca di quel bambino oramai cresciuto, che ha scoperto chiamarsi Neil McCormick, vuole capire, sapere cosa è realmente accaduto in quelle famose cinque ore. Ma Neil è da poco partito per New York, per allontanarsi definitivamente dal Kansas; in compenso Brian trova in Eric un nuovo amico, il primo vero amico della sua vita. È l’estate del 1991, e Neil tornerà ad Hutchinson solo per Natale. Brian attende impaziente quella data, mentre le nebbie della coscienza progressivamente si diradano, in attesa di una verità affatto extraterreste, di un confronto che più che la sostanza dell’accaduto gli nasconde “soltanto” gli inquietanti particolari.
L’epilogo di Mysterious Skin, e lo si può capire anche dall’intenso film di Araki, è quanto di più toccante, struggente e poetico la letteratura contemporanea può metterci di fronte agli occhi. Il particolare e tenero abbraccio tra Neil e Brian, filmato da Araki sulle splendide note dei Sigur Ros, è il giusto sigillo, pur non totalmente identico, alle liriche e malinconiche ultime pagine del testo di Heim. Il finale di Mysterious Skin ti entra dentro e mette radici, non ti abbandona per ore, giorni, dopo averlo interiorizzato attraverso la lettura. Resta violentemente nei ricordi, fino a depositarsi nell’inconscio, come a me è capitato. Più in generale questo è un libro, non esagero, senza pari nella letteratura degli ultimi 20-30 anni, perché capace di scuotere la coscienza affrontando gli universali dell’esistenza attraverso lo specchio deformato in cui si riflette la sessualità infantile, fino a toccare un tema scomodo, rischioso, indicibile, odioso, crudele e insensato come la pedofilia. E questo è il primo grandissimo pregio di Heim, far ruotare la narrazione su questa ingombrante tematica, esplicitamente, senza peraltro formulare giudizi aprioristici o moralistici – e leggendo vi accorgerete che è la scelta giusta: non abbiate paura o pregiudizi –, nemmeno sulla disturbante figura dell’allenatore che amava i bambini. La prosa di Heim alterna lirismo a crudo realismo, in alcuni frangenti li mescola in un impasto di rara potenza espressiva, di sconvolgente capacità descrittiva, fino a indugiare nell’intimo dei fanciulli a contatto con l’orco di una fiaba che più nera non potrebbe essere. Ma non c’è nulla di morboso nelle sue impietose descrizioni, ogni parola è soppesata, dosata e incastrata in un contesto in cui non sembrano esistere sogni, ma solo infiniti incubi:
“Sapevo cosa stava per accadere, una parte di me capiva che non era giusto. L’altra voleva che succedesse. L’allenatore mi abbracciò, le sue dita mi toccavano e accarezzavano, tracciando e rintracciando le linee e gli angoli delle mie spalle, della mia schiena e del mio sedere. ‘Shhh’ disse. ‘Angelo’. Il suo naso toccò il mio e il suo respiro si spostò nella mia bocca. ‘Non c’è niente di male nel baciare una persona in questo modo. Niente. Non credere che c’è qualcosa di male’ ” (p.36).
Heim ci parla dell’altra America, della provincia senza sogni, aspirazioni, speranze, geograficamente condannata all’oblio. Tutti ne vogliono fuggire, pochi ci riescono veramente. Ma Mysterious Skin è anche, soprattutto un apologo sulla diversità, sessuale e non solo. Neil è orgogliosamente omosessuale, e Heim lascia filtrare dalle sue pagine una critica sociale, culturale e politica contro un’America rozza, ignorante, incapace di confrontarsi con l’omosessualità, sempre schernita, avversata, vilipesa, ridicolizzata, confinata in locali ai margini delle periferie urbane, soprattutto a certe latitudini. Ma anche Brian è a suo modo un diverso, ancora meno integrato di Neil, per la sua difficoltà a socializzare legata al trauma infantile. È un’America che non solo non ama, ma addirittura esclude i suoi figli diversi dalla sua grande “comunità democratica”.
Il libro è suddiviso in tre parti, legate a tre diversi periodi temporali contrassegnati da tre colori: blu, grigio, bianco. Questa consequenzialità cromatica ha un senso, legato alla pelle misteriosa evocata dal titolo. Un titolo essenziale e bellissimo, una volta svelato l’enigma che porta con sé. Quando vidi il film di Araki, ero assolutamente sicuro che la pelle misteriosa fosse quella (inviolabile) dei bambini; leggendo il romanzo di Heim mi sono accorto che il mistero della pelle è esteso oltre l’infanzia, ed è il reale simbolo dell’intera vicenda, che riguarda tutti i personaggi sulla ribalta. La pelle misteriosa è tale soprattutto nel sogno, nell’incubo; quanto più è nebuloso tanto più i suoi tratti, i suoi colori, la sua essenza restano indefiniti. I tre colori della progressione narrativa rappresentano l’avvicinamento alla luce, partendo dall’oscurità del blu, passando per l’incertezza del grigio, fino a terminare nel bianco. Nella limpidezza, nella purezza. Anche l’orrore sfuma nella consapevolezza di averlo vissuto.
Gli elementi psicanalitici presenti nel testo, dalla rimozione dell’evento traumatico alla riappropriazione del passato attraverso la presa di coscienza, alla crescita e al confronto con l’alterità e con i sentimenti sono ben dosati da Heim che trova un’invidiabile compattezza narrativa pur toccando temi che affermare siano di una delicatezza estrema sembra quasi riduttivo. Potrei campionare molti passi del testo che vi lascerebbero senza parole fino a inorridirvi, fino a farvi provare disgusto, fino a farvi odiare Scott Heim per aver turbato il vostro mondo ideale e la vostra morale. Perché è indescrivibile l’intimo di un bambino che fa sesso con un adulto, perché ciò può essere ingiusto, inconcepibile, sensazionalistico e terribile. Ci vogliono i giusti occhi, come scrissi quattro anni fa recensendo il film, nessun pregiudizio e tanto amore e disposizione a voler capire il nostro mondo controverso, a volte talmente inaccettabile che sembra più giusto non sapere, non guardare, non capire. Be’ Mysterious Skin è una storia per chi vuol capire, chi non vuol bendarsi, chi vuol confrontarsi con il diverso, anche il più lontano da noi, il più orribile e incomprensibile. Una storia che non cerca risposte ma in cui sono fondamentali le domande. È una storia d’amore, sì, d’amore per le vite al margine, dimenticate da tutto e tutti. È una storia più consueta di quel che possiamo immaginare, è solo che la pedofilia non si racconta, non si pronuncia nemmeno, al pari della morte, che le pulsioni erotiche di un bambino sono antinarrative per i benpensanti, un peccato mortale, un’offesa al comune sentire, alla “morale democratica condivisa”. Dimenticando, forse, che siamo stati bambini anche noi.
“Brian chiuse gli occhi, il sangue strisciava lungo la sua guancia imbrattandogli i capelli. Lo sentii, umido e tiepido, filtrare attraverso i pantaloni. Era il sangue di Brian e per qualche ragione sapevo che era puro. Nessun altro degli uomini che avevo tenuto tra le mie braccia aveva un sangue così puro. I suoi occhi si riaprirono e guardò in su verso di me. ‘Raccontami, Neil’ disse ‘Raccontami ancora’ ”. (pp.266-267).
Curiosità: Scott Heim deve essere sicuramente un appassionato di cinema horror, perché cita un’intera, terrificante sequenza di Suspiria - una delle più truci e ispirate in assoluto filmate da Dario Argento -, ed una emblematica de L'esorcista di William Friedkin. Il nome della donna che crede d'essere stata ripetutamente rapita dagli alieni è, probabilmente, un omaggio di Heim agli Slowdive, una delle band simbolo della corrente musicale britannica shoegazer, che ha intitolato uno dei suoi pezzi più suggestivi proprio Avalyn. Gli Slowdive sono entrati non a caso anche nella colonna sonora del film di Gregg Araki.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Scott Heim è nato ad Hutchinson, Kansas, nel 1966. Ha esordito nel 1996 con Mysterious Skin, un romanzo di culto ristampato in decine di edizioni e trasposto al cinema da Gregg Araki nel 2004. Nel 1997 è uscito In Awe, inedito in Italia, e per dieci anni Heim ha lavorato a Le sparzioni, uscito negli U.S.A. nel febbraio del 2008 e arrivato anche in Italia qualche mese dopo nelle edizioni Neri Pozza.
Scott Heim, Mysterious Skin, 1995. Edizione italiana: Playground, Roma, collana Liberi e Audaci, 2006. Traduzione di Carlotta Scarlatta.
Léon, marzo 2009.
Commenti
Eccolo, il bellissimo libro di Scott Heim, come promesso. Lo consiglio a tutti coloro che amano la letteratura e che si approcciano ad ogni lettura senza pregiudizi. Lo amerete e vi sconvolgerà.
http://www.playgroundlibri.it/ per approfondire...
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/05/araki-gregg-mysterious-skin/ leon sul film di araki
OT http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2739.msg19123#msg19123 il compleanno di Fede, Rm 11 marzo, romani si segnino!
"La prosa di Heim alterna lirismo a crudo realismo, in alcuni frangenti li mescola in un impasto di rara potenza espressiva, di sconvolgente capacità descrittiva, fino a indugiare nell?intimo dei fanciulli a contatto con l?orco di una fiaba che più nera non potrebbe essere."
> Andrò a studiarmela e ne riparleremo, promesso;)
aggiungo il tag "opera prima", correggo la data di nascita (1966) e vengo subito a ringraziarti per la ricca scheda, che inaugura - immagino - il futuro archivio HEIM.
ecce wiki en
http://en.wikipedia.org/wiki/Scott_Heim
5 - Mi piacerebbe davvero lo leggessi, per confrontarti con la scrittura di Heim e con le tematiche contenute nel testo. Sono curioso di sapere che ne pensi.
6 - Futuro archivio Heim che si incrementerà a breve con "Le sparizioni", altro romanzo che si annuncia assai destabilizzante e che è uscito in Italia pochi mesi fa. Heim ci ha lavorato dieci anni, deve essere una storia che lo ha davvero prosciugato. Lo leggerò e lo recensirò nelle prossime settimane.
Più in generale con il mio pezzo vorrei invogliare più lankelottiani (e non solo) possibili a confrontarsi con questo autore - che, come avrete inteso, mi ha catturato come raramente mi era successo in passato - e con le tematiche che emergono dal testo. Ripeto, non credo esista un romanzo che approcci questi temi scabrosi in modo così limpido e naturale.
Ultima avvertenza: il film di Araki, davvero bello, può essere visto tranquillamente dopo la lettura senza generare insoddisfazione: é un adattamento davvero riuscito. Ma solo dal testo di Heim si può comprendere la complessità di questa storia.
ho letto questo libro, visto il film e letto anche Le sparizioni, uscito per Neri Pozza. a mio avviso uno degli autori più complessi e migliori fra i nuovi statunitensi.
l'ultimo, se si ha qualche problema in casa con la propria madre, è meglio non leggerlo.
7, 5-6. Aspettiamo "Le sparizioni", intanto. E grazie ancora per l'articolo;)
8 - Non mi sorprende ti siano piaciuti sia il film di Araki che i libri di Heim. Pur non conoscendoti di persona, Andrea, potrei scommettere che abbiamo gusti e sensibilità simili su tanta letteratura e cinema. Sono impaziente di cominciare a leggere "Le sparizioni". Non ho nessun problema con mia madre;)
Questo libro potrebbe piacere parecchio anche al nostro Paolo Castronovo, ne sono straconvinto.
9 - Grazie a te, Franco, che ci lasci liberi di presentare anche un libro come questo;)
Le sparizioni l'ho letto in un giorno fumandomi due pacchetti di sigarette. Heim ha la capacità di scrivere di argomenti complessi (droga, follia, malattia, provincia americana)senza mai scadere nel patetismo, nel grottesco e nella violenza gratuita.
te lo senti sulla pelle.
La figura della madre è straordinaria.
sul tema consiglio il film/documentario "Tarnation" di Jonathan Caouette del 2003.
http://www.youtube.com/watch?v=mLDQL23nutw
11 - Aumenti la mia curiosità. E comunque dopo aver letto Mysterious Skin mi aspetto da Heim grande letteratura per anni. Pur se poco prolifico, per "Le sparizioni" ho letto che c'ha messo 10 anni. Hai detto bene, non scade mai nel patetico e nel lacrimevole, pur toccando temi in cui è facile debordare in eccessi di pathos.
Per curiosità sono andata sul suo sito, e ho notato che il titolo di Le sparizioni, in originale, è We disappear. Quanto è più forte, anche se in italiano non è facilissimo da rendere.
15 - Si, avevo notato anch'io. Hai ragione Andrea, We disappear è più potente. Lo scopriremo solo leggendo, comunque.
12-13 - Grazie Andrea, cercherò di procurarmelo.
Lean out your window, golden hair
I heard you singing in the midnight air
my book is closed, I read no more
watching the fire dance, on the floor
I've left my book, I've left my room
For I heard you singing through the gloom
singing and singing, a merry air
lean out the window, golden hair...
(Golden Hair - Syd Barret)
segnalato il pezzo qui: http://www.wikio.it/cultura/cinema/registi/gregg_araki
segnalato anche qui: http://yagg.org/+Mysterious+Skin++/
[caouette] la vecchia
[caouette] la vecchia segnalazione di andrea ha poi figliato qui: http://www.lankelot.eu/cinema/caouette-jonathan-tarnation.html
[heim, "mysterious skin"]
[heim, "mysterious skin"] eccoci qua - con qualche anno di ritardo, ma sono qui. Che dire: è senza dubbio un'esperienza estetica molto al di là del solito, perché racconta qualcosa di sinceramente complicato e pesante senza nascondere niente, senza negare niente; è un romanzo di formazione omosessuale, e poi... in senso lato, e comunque in subordine, di satira sociale, scritto mescolando molta perversione e molta innocenza. Heim ha la capacità di mantenere discretamente viva la concentrazione del lettore soprattutto per via di questa improvvisa crudezza, di queste improvvise crudezze che lasciano un po' increduli - perché sono espresse con grande semplicità. Quando Veronesi parla di effetto ipnotico forse allude a questo.
Rispetto alle tue impressioni posso dirti che non ho riconosciuto particolare lirismo, nelle vicende raccontate - sentimento sì, e crudo realismo, come dicevi, sì. Le descrizioni invece sono - sanno essere - veramente al limite della pornografia, senza cadere in quel tranello (che pure era veramente, ma veramente a un passo). Dovresti leggere le poesie di Heim per capire qual è il segreto - sembra che abbia esordito con una raccolta di versi, nel 1993, e come sempre potrebbe essere quasi tutto sintetizzato (annunciato) là.
Letto il libro trovo molto indovinato il consiglio di Andrea di vedere quell'altra mattonata complicata e dolorosa e omosessuale e vera di "Tarnation". Ben fatto.
[Heim] Fra i due di Heim che
[Heim] Fra i due di Heim che ho letto secondo me "Le sparizioni" è superiore ed è un vero e proprio pugno nello stomaco.
(Heim - Mysterious Skin)
(Heim - Mysterious Skin) Davvero felice che tu l'abbia letto, Franco, perchè questo è un libro che mi ha segnato nel profondo: come pochi altri. Condivido l'impianto generale della tua analisi, e sono davvero curioso di leggere le poesie di Heim, se le trovo. Io ho trovato dei passi lirici, e in particolar modo il finale, che alterna lirismo crudezza e disillusione. Nel film di Araki, se ti capiterà di vederlo, in immagini l'epilogo è davvero toccante, reso ancor più lirico dalle note dei Sigur Ros (la terza traccia del disco tra le parentesi, quella che si dipana in un crescendo strumentale), e molto fedele al libro. Pensa tu che Araki li ha dovuti tradurre in immagini, certi passi al limite della prnografia di Heim: anche lui si è saputo muovere su una linea di confine davvero sottile, e lo ha fatto benissimo. Ipnotico è un termine calzante, e non mi ricordavo che Veronesi l'avesse usato, perso com'ero nei suoi richiami ad Adorno;) Come ti consiglia And, forse Le sparizioni come tema può interessarti di più. Egualmente crudo, comunque, per certi versi anche di più, e senza alcuna concessione al lirismo. é un vero cazzotto nello stomaco. E altrettanto ipnotico, narrativamente.
[heim, and, "le sparizioni"]
[heim, and, "le sparizioni"] a beneficio di chi passa, la scheda d'antan di federico: http://www.lankelot.eu/letteratura/heim-scott-le-sparizioni.html
[heim, e in italia] salendo
[heim, e in italia] salendo un poco di livello - dal punto di vista sia dello sperimentalismo, sia della difficoltà, sia della letterarietà - se ti è piaciuto così tanto questo romanzo, dovresti leggere il "Diario di bordo della rosa" di Santi: http://www.lankelot.eu/letteratura/santi-flavio-diario-di-bordo-della-ro...
[Heim] Io l'ho letto il libro
[Heim] Io l'ho letto il libro di Santi, sicuramente più difficile, ma a mio avviso molto molto inferiore ai libri di Heim. Non lo so ma io i libri di Santi li trovo così artificiali, non mi scalfiscono minimamente, mi restano veramente in superficie. E secondo me la differenza fra Le sparizioni (non questo) e il libro di Santi riside proprio in come Heim, ma parlo per me, per qualche settimana mi ha impedito completamente di vivere, perchè era come se avesse scritto precisamente determinate sensazioni che conoscevo, determinate situazioni, è stata un'esperienza devastante, non so come spiegarlo. Forse è proprio per come vivo, per come sono, non lo so, boh. Nei libri di Santi ci trovo il mestiere dello scrittore, in quello di Heim ci trovo la vita. O forse sono sempre due vite ma una non mi interessa minimamente.
[heim] ti dico, andrea,
[heim] ti dico, andrea, intanto è ovviamente saggio partire dal presupposto che di Heim ho letto soltanto questo romanzo - e non "Le sparizioni", di cui mi parli, mentre di Santi tre libri e diversi racconti e altre cose. In generale, più che "mestiere dello scrittore", che al limite c'è nel nostro amico nordamericano, in Santi c'è la coscienza del letterato, che è una cosa un po' diversa - è la consapevolezza del peso che ogni singola parola scelta ha nella nostra lingua, e nella nostra letteratura: è la coscienza della storia della letteratura italiana, che ha tanti secoli alle spalle, e non un secolo e mezzo. E... beh, le vite le lascerei fuori:). Ogni opera d'arte è ben separata dalla vita dell'autore, dai. Italiano o meno che sia. Meglio che sia così. Almeno in termini di "accoglienza" ("comprensione") dell'opera.
(Heim-Santi) Santi mi era
(Heim-Santi) Santi mi era ignoto, ho letto adesso le schede che tu hai fatto dei suoi libri e sembra interessante. Poi è friulano, e quindi ho un pochino del suo sangue. Che non guasta. Comunque mi fido molto anche di And, che su queste tematiche è molto in linea non solo con i miei gusti letterari ma anche sulle considerazioni generali sui letterati e sulla letteratura. Non la penso molto diversamente da lui. Poi, l'avrai inteso, la scrittura di Heim mi piace davvero parecchio e Mysterious Skin, pur se forse lievemente inferiore, narrativamente, a Le sparizioni, come ben noti è un romanzo di formazione, adolescenziale e certamente anche sessuale, dunque molto nelle mie corde. Che sia gay, il protagonista, in ambedue i romanzi di Heim è probabilmente dovuto al fatto che è gay anche lui. Comunque a Santi una possibilità di stupirmi gliela voglio dare. Quale suo titolo mi consigli?
[santi, federico] parti
[santi, federico] parti proprio dal libro sul Friuli - che per te dovrebbe rivestire diverso e maggiore interesse: "Il tai e l'arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road", Laterza. Le mie impressioni, http://www.lankelot.eu/letteratura/santi-flavio-il-tai-e-larte-di-girova...
(santi-heim-franco) Ok,
(santi-heim-franco) Ok, grazie Franco, al prossimo ordine su amazon lo inserisco;)
[Heim] Ma vedi io non parlavo
[Heim] Ma vedi io non parlavo dei due autori o dell'onestà o del mestiere in quel senso, eccetera, ma dei due libri come condizioni mentali di lettura totalmente diversi e secondo me non c'entra proprio nulla me una storia breve o lunga o almeno non è il mio modo d'intendere la letteratura. Questa storia della tradizione credo che sia qualcosa da tenere in conto ma anche da cui liberarsi e grava eccessivamente sulla testa degli italiani, oltre che diventare una bella scusa. Ok, abbiamo questa tradizione, dimostratela...e io non la vedo. Quando leggo Santi trovo delle pagine scritte, dell'inchiostro e le leggo e dico, vabbè, sono scritte bene, neanche troppo a dire la verità, ma non mi smuovono il cervello, la bocca, le ossa, non ci respiro vita, quella sensazione che mi fa fermare, sono sempre uguale a me stesso dopo averlo letto. Ma io quando intendo fermare intendo proprio fermare. Io ho bisogno di quel tipo di letteratura, di film, di cinema, e succede raramente, e neanche con Heim succede interamente. Quel tipo di sensazione capace, come è successo, di farmi dimenticare di andare a un funerale o a scuola o al lavoro o vedere persone o a mangiare ma anche correre da loro, sorridere, smuovermi, pensare, andarme. Ecco cosa cerco, nel libro di Santi io ci trovo compagnia estemporanea come di quelle persone che puoi vedere tutti i giorni e non ti lasciano nulla. Sai Gianfranco, a me della coscienza del letterato frega un po' poco, è come trovare un professore bravissimo, che sa tutto ma che ai suoi studenti, seppur interessati, non insegna e comunica nulla. Se uno non mi trasmette niente, e non dico solo come trama o stile, ma proprio per qualcosa di più profondo e sconvolgente, che unisca irrazionalità e razionalitò, perché dovrei leggerlo? In Italia mi succede solo con Mascheri. Mi bastano due frasi, tutto qui. Forse esagero ma da scrittori come Santi sono distante galassie intere.
[Heim] E aggiungo, che magari
[Heim] E aggiungo, che magari non c'entra nulla, che per esempio io non sono fra quelli che vedono la scrittura come atto liberatorio o di scuse, etc, etc, non ci si libera di niente con la scrittura, anzi. Almeno per quanto mi riguarda e magari invece riguarda Heim. Non lo so, la scrittura ha il potere anche di offrire brutte sensazioni, di farti stare male, sorridere, ti può togliere il sonno. Nel tossico de Le sparizioni ci ho trovato così tanti punti di contatto con me che per un paio di settimane non riuscii nemmeno a guardarmi allo specchio. Sembrava che mi avesse lanciato addosso una maledizione.
[trocchi] e con i libri di
[trocchi] e con i libri di Trocchi com'è andata? http://en.wikipedia.org/wiki/Cain%27s_Book
[Trocchi] Così così...per
[Trocchi] Così così...per dire, io non sono un fissato con un certo genere di letteratura, dipende...per esempio io ho scoperto Gadda e grazie proprio a una recensione comparsa qui su Lankelot dove si parlava di Joyce e io amo tantissimo Joyce e così sono arrivato a lui. E' davvero complesso per me spiegare come mi muovo all'interno del vasto mondo delle parole ma anche dei suoni, delle immagini.
[trocchi] peccato, perché
[trocchi] peccato, perché pensavo fosse un autore di cui avremmo finito per ragionare parecchio, negli anni - invece, almeno qui su lanke, siamo fermi al suo "Giovane Adamo", per ora: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?T/Trocchi+Alexander