Appartengo a una generazione piena di imbarazzo, una generazione cresciuta in un ambiente politico dominato da una destra aggressiva e vacua, aberrazione del materialismo mediatico che è andato decisamente oltre il concetto di decadenza dell'Occidente. E' curioso, ma quando si sente parlare della destra in Italia la si associa irrimediabilmente ad una tendenza più o meno forzaitaliota, tendenza che, nel bene e nel male, poco ha a che fare col liberalismo o col conservatorismo. Insomma, sono venuto su votando più di una volta chi, a sinistra, proponeva un certo riformismo laico, una vaga fede nel progressismo scientifico e un'evidente incompetenza nel gestire la cosa pubblica. Ho insomma votato a sinistra più per opposizione che per ideologia. Lungi da me il voler giustificare lo scarso interesse politico di un elettore venticinquenne attraverso il canto - strasentito e rancido - dei mali governativi del Belpaese.
Tuttavia, dopo aver letto Sull'ignoranza delle persone colte, mi vien da riflettere. Ecco come viene presentato William Hazlitt (1778-1827) dall'eccellente Fabio De Propis: "Sfornito di senso dello humour, cade facilmente preda del risentimento, del sarcasmo, della sentenziosità. Uomo di incrollabili principi, assolutamente incapace di scendere a compromessi e di stare al passo coi tempi, fu pronto a inimicarsi la società intera e a passare per imbecille pur di non tradire gli ideali giovanili. [...] Al tempo stesso incapace di guardare all'esistenza umana con superiore distacco , riuscì a descriverla solo nelle sue infinite contraddizioni e da un punto di vista interno, cioè contraddicendosi di continuo." Una personalità complessa, quindi, che tuttavia più che insegnare, fa sorridere per l'ingenuità.
Hazlitt - mediocre critico letterario, surclassato da un Dr. Johnson e un De Quincey "qualsiasi" - rappresenta, per la cultura post-rivoluzione francese, l'anti William Godwin. Dopo la parabola discendente del 1789, col sangue versato dai giacobini ancora fresco sulle strade, gli intellettuali inglesi, tanto accaloratisi per la liberté-egualité-fraternité in un primo momento, tagliarono corto coi sentimentalismi rousseauiani e, con un salto di coscienza quasi anacronistico, mossero in direzioni più personali e smaliziate. Primo fra tutti Godwin, grande teorico del (proto)anarchismo.
Hazlitt, semplicemente, no. Per Hazlitt, sempiterno adolescente e rigido antimonarchico, Rousseau rappresenterà sempre l'influenza più grande. Hazlitt rimarrà sempre legato alla considerazione di un popolo-massa come il fondamento della civiltà e della libertà. E qua iniziano le contraddizioni. Il buon De Propis - che mostra qui come scrivere una prefazione come si deve - evidenzia proprio questo dualismo incoerente: il "popolo", oggetto e soggetto della rivoluzione; consapevole protagonista e immobile massa incosciente; forza motrice della riforma morale e sociale e al contempo bambino capriccioso che adesso ripudia l'eroe solitario Napoleone, difeso a oltranza da Hazlitt.
Solitario di un isolamento pressocché gelato, deriso dai conservatori filomonarchici e filolegittimisti e dagli "amici" ex rivoluzionari, le contraddizioni di Hazlitt politico si riflettono nel critico. Romantico di natura, vicino a Coleridge e Keats per le doti immaginifiche, Hazlitt è probabilmente uno dei più conosciuti critici di Shakespear. Rimarrà tuttavia inferiore a quanto proposto da - lui sì, davvero rivoluzionario - Johnson. Hazlitt preferirebbe, per sua stessa ammissione, essere un garzone di fattoria che passare l'intera vita sui libri, cosa che puntualmente fece. Questa raccolta di saggi, affascinante e inutile, vive di quella polarità disconessa che in Hazlitt è stile ed essenza, sospesa tra azione cercata e fortemente voluta e lo stupore della immagination. "Hazlitt", scrive il critico George Watson, "non dice nulla ma fa tanto rumore per far capire che è o è stato emozionato da qualcosa".
In "Sugli svantaggi della superiorità intellettuale" Hazlitt descrive una lunga serie di situazioni nelle quali viene dimostrato che l'uomo-intellettuale si ritrova solo, nell'incomunicabilità della propria cultura, perso in un marasma di nozioni e di ricercatezze nel vestire, contrapposto all'uomo della strada, insensibile al gusto delle belle arti e fiero di esserlo. Eccola, l'essenza di questo autore: il populismo aprioristico che entra inevitabilmente in contrasto con la grande cultura dell'autore stesso, che quindi desidera sdoppiarsi in altro, nel costante tentativo di avere la ragione dalla sua. Hazlitt, nella terra natale di Byron e Wilde, fu probabilmente il contro-dandy: lo snob.
Paolo Castronovo - Dicembre 2009
Edizione esaminata e brevi note
William Hazlitt, "Sull'ignoranza delle persone colte e altri saggi", tratto da "Table-Talk" (1821-1822). Fazi Editore, 1995. Traduzione, introduzione e note di Fabio De Propis.
http://it.wikiquote.org/wiki/William_Hazlitt - Hazlitt sul web
Commenti
Ecco come viene presentato William Hazlitt (1778-1827) dall?eccellente Fabio De Propis: "Sfornito di senso dello humour, cade facilmente preda del risentimento, del sarcasmo, della sentenziosità. Uomo di incrollabili principi, assolutamente incapace di scendere a compromessi e di stare al passo coi tempi, fu pronto a inimicarsi la società intera e a passare per imbecille pur di non tradire gli ideali giovanili. [?] Al tempo stesso incapace di guardare all?esistenza umana con superiore distacco , riuscì a descriverla solo nelle sue infinite contraddizioni e da un punto di vista interno, cioè contraddicendosi di continuo."
aggiungo copertina & codice ean!
http://www.fazieditore.it/scheda_autore.aspx?A=47
Bel pezzo, Paolo. Anche se, sulla premessa avrei molto da ridire. Nel senso che è un po' buttata li, ed è un po' massimalista. In realtà le cose italiche sono un po' più complesse, e a ben guardare la destra - anche quella intesa come berlusconiana - non domina affatto. Il pensiero unico degradante di questi anni, il materialismo vacuo, è alimentato nello stesso modo da quella destra di cui parli - che non è mia, come ben sai - quanto dalla sinistra. Per dirla in parole povere: la premessa è un po' ideologica. Una ideologia contro, beninteso: è più che lampante che non sposi entusiasticamente nessuna parte politica. Per il resto, l'analisi è fatta davvero bene. Complimenti.
Amice Paul, "Ho insomma votato a sinistra più per opposizione che per ideologia" è una frase che posso tranquillamente sottoscrivere, considerando gli ultimi 10-13 anni di esperienza. E così continuerò a fare, elezioni locali a parte, sin quando ci sarà il pericolo forzista, e sin quando la destra partitica IT non sarà compiutamente liberale, credibile e democratica. Insomma, siamo in compagnia:). Non so quale fosse la tua sinistra, la mia era quella di Di Pietro:)
Gran bella chicca.
Cortocircuita Hazlitt con Rivarol:
www.lankelot.eu/index.php/2009/11/27/junger-ernst-rivarol-massime-di-un-...
e poi sappimi dire:)
5. Idem :)
4. Guarda, Fede, il discorso da ingenuotto l'ho fatto di proposito. Era per entrare "in sintonia" con Hazlitt, per accostarmi ad un pensatore che sopravvisse al suo tempo. Hai ragione a dire che le cose son parecchio più complicate in Italia, come del resto lo erano nell'Inghilterra dell'800 o nella Francia giacobina. Poi, calcola che non parlo mai di me nei miei pezzi; voglio dire, dico tutto e non dico niente... :)
2. Gracias!
[Hazlitt] eliminato doppio
[Hazlitt] eliminato doppio incipit
«In "Sugli svantaggi della
«In "Sugli svantaggi della superiorità intellettuale" Hazlitt descrive una lunga serie di situazioni nelle quali viene dimostrato che l'uomo-intellettuale si ritrova solo, nell'incomunicabilità della propria cultura, perso in un marasma di nozioni e di ricercatezze nel vestire, contrapposto all'uomo della strada, insensibile al gusto delle belle arti e fiero di esserlo.» C’è una buona dose di verità. Lasciamo stare il vestire (ma anche, in parte). L’intellettuale non è più solo ma ha la coscienza di esserlo anche in piccole somministrazioni cosi come l’uomo della strada non è insensibile o fiero di essere tale ma ignorante (nel senso che ignora). Sapere è una responsabilità in più (verso se stessi) quello è sicuro. Di conseguenza più cose ci sono da gestire più angoscia c’è.