Hawken Paul

Moltitudine inarrestabile. Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto

Autore: 
Hawken Paul

Paul Hawken insegna: la più potente forza rivoluzionaria del tempo nostro è imprevedibile, eterogenea, deideologizzata e radicata in tutte le nazioni; è quella delle organizzazioni e delle associazioni che rivendicano sostenibilità ecologica e giustizia sociale. Questa forza dà vita a un movimento “frammentato, non organizzato e orgogliosamente indipendente”; interconnesso (via Web) ed estraneo a leader o capi carismatici: niente manifesto, niente dottrina. Linee di condotta: difesa del pianeta, lotta contro il degrado ecologico, rivendicazione dei diritti dei cittadini. È unito dalle idee, non dalle ideologie. Perché “le idee fanno domande e liberano; le ideologie giustificano e comandano” (p. 46). Il movimento è pragmatico, non utopico (p. 49). Pretende coinvolgimento e compassione, non fedeltà a un dogma o a un partito. Domanda partecipazione, non vuota simpatia.

 

Si tratta del movimento sociale più grande della storia (“il movimento dei movimenti” secondo la madrina del “No Logo”, Naomi Klein). Ha tre radici, spiega Hawken, necessariamente interdipendenti: l'attivismo ambientalista, le iniziative per la giustizia sociale, la resistenza delle culture indigene alla globalizzazione (p. 42). Perché si è creata questa convergenza dal sapore della progressiva assimilazione?

“Un nativo americano mi spiegò che la separazione fra ecologia e diritti umani è artificiale, che i movimenti ambientalisti e quelli per la giustizia sociale affrontano due aspetti dello stesso, grande dilemma. I danni inflitti alla Terra ricadono su tutte le persone e il modo in cui un uomo tratta un altro uomo si riflette sul nostro modo di trattare il pianeta” (p. 30). Questa è una visione solo apparentemente mistica. E così, è necessario ribadire che nessun uomo può essere ridotto in schiavitù, tenuto in condizione di servitù, torturato; nessuno può essere arbitrariamente imprigionato o esiliato. Tutti gli uomini hanno diritto a educazione, mezzi di sussitenza ed eque condizioni lavorative: si rimane fedeli alla lettera della Dichiarazione universale dei diritti umani ratificata dalle Nazioni Unite nel 1948. Sic et simpliciter. Oggi è rivoluzionario.

Sostiene Hawken che sebbene non esista un collegamento tra povertà e cambiamenti climatici, entrambi abbiano radici comuni: perché noi “siamo la natura, in ogni nostra molecola e neurone. Conteniamo argilla, minerali e acqua; traiamo il nostro nutrimento dal sole attraverso le piante e siamo strettamente collegati a tutte le altre specie, dai funghi ai marsupiali e ai batteri” (p. 110).

Assieme alla natura, si difendono lingue e culture in via di estinzione. Perché se oggi 362 specie di animali e di uccelli sono “in pericolo critico”, 438 sono le lingue a rischiare la sparizione: le parlano meno di 50 persone. Assieme (p. 134), ci sono 6.800 lingue espressione di culture che domandano sopravvivenza. Ogni anno spariscono circa 30 culture (p. 135), con grave danno della memoria e del patrimonio delle nuove generazioni. Stesso accade nell'alimentazione: “Quando perdiamo un sapore, perdiamo una ricetta; quando si perde una ricetta, si perde l'uso di un alimento naturale; quando si perde l'uso di un alimento, anche la coltivazione e l'origine di quell'alimento vanno perse; quando la produzione di un alimento viene persa, sono persi anche i semi o la razza rara; e quando si perde la produzione degli alimenti locali, le persone sono costrette a consumare cibi prodotti da multinazionali in luoghi lontani” (p. 207).

“Causa primaria dell'estinzione di specie e culture è la globalizzazione, la ricerca del progresso attraverso l'estrazione di risorse e l'espansione economica” (p. 144). Morale della favola, il sentiero di lotta è quello dell'autonomia nella diversità (cfr. pagine sul WTO, almeno p. 166 e ss.)

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C'è un'altra strada per presentare questo ricco libro. Quella di accennare alle curiosità disseminate nel testo. Quanti di voi conoscono, ad esempio, l'etimo della parola “sabotaggio” (p. 97)? Quei pochi sapranno ricondurre il famoso lancio d'una scarpa irachena a un'antica ribelle tradizione operaia. E quanti hanno una vaga idea di come sia nato il nome “Terra del Fuoco” (pp. 129-130)? E di cosa significhi realmente “antropocene”? Conoscete la strategia dei kludge (p. 52)? No? Metteteci una pezza. Avete mai letto delle vicinanze culturali tra la Bibbia e la tradizione tolteca (p. 135)? Avete una vaga idea dei numeri dello sterminio degli amerindi? Tra 90 e 112 milioni di persone (p. 138 e ss.). Si potrebbe continuare: accenno rapidamente alla presenza di interessanti dati sulla disoccupazione negli States (giovanile in primis: p. 45), alla memoria delle proteste anti-yankee per l'aggressione all'Irak (p. 57), e ai fondi dedicati dagli States alla guerra (con riflessioni sull'ONU, e sinistre meditazioni sul Consiglio di Sicurezza: p. 49); interessanti, infine, le note sui luddisti (p. 96) e sui neoluddisti.

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A metà tra un (mega) pamphlet e un trattatello divulgativo, ben documentato e decisamente entusiastico, il libro di Hawken è un'iniezione di fiducia per tutti quei cittadini italiani ed europei che hanno smarrito ogni fede nella politica partitica. Il sentiero di protesta e di coscienza del movimento è caotico e difforme, ma sembra avviarsi a un progressivo ordine armonioso: è paradossale pensare di poter guardare con serenità e speranza al futuro, considerando “what they've done to the earth”, come cantava il vecchio sciamano, e considerando quanto male le nazioni imperialiste e le multinazionali continuano a fare ai popoli e alla natura. Tuttavia si direbbe davvero che stia sorgendo una prepotente voglia di rovesciare il sistema: a partire dalla base. Quella dei partiti s'è già sgretolata; adesso vediamo di puntare quella delle grandi aziende. Quelle che, la Klein ce lo insegnò tanti anni fa, puntano sul lavoro minorile e sottopagato nelle nazioni povere; sull'inquinamento assoluto; sul profitto. A dispetto di tutto. La strategia di resistenza prima è studiare e difendere le proprie culture – la propria cultura – di origine, da tutti i punti di vista: alimentari, letterari, folkloristici. La tradizione, così, irrompe nel presente: ecco, s'è fatta necessaria: diventerà un'arma.
 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Paul Hawken (1946), ecologista, imprenditore e giornalista americano. Ha dedicato la sua vita alla sostenibilità e a cambiare il rapporto tra business e ambiente. Ha scritto sei libri, tutti classici del pensiero ecologista, e attualmente lavora in un’organizzazione no profit. Vive a Cascade Creek, in California.

Paul Hawken, “Moltitudine inarrestabile”, Edizioni Ambiente, Milano 2009. Prefazione di Gianfranco Bologna.
Traduzione di Patrizia Zaratti. In appendice, glossario e bibliografia.

Prima edizione: “Blessed Unrest: How The Largest Movement in the World Came Into Being and why no one saw it coming”, 2007.

Approfondimento in rete: WIKI en / Ed Ambiente / Blog Verdenero.

Gianfranco Franchi, giugno 2009.

ISBN/EAN: 
9788896238080

Commenti

Si tratta del movimento sociale più grande della storia (?il movimento dei movimenti? secondo la madrina del ?No Logo?, Naomi Klein). Ha tre radici, spiega Hawken, necessariamente interdipendenti: l?attivismo ambientalista, le iniziative per la giustizia sociale, la resistenza delle culture indigene alla globalizzazione (p. 42). Perché si è creata questa convergenza dal sapore della progressiva assimilazione?

Contento di vedere Edizioni Ambiente nei tags. In questi giorni riproverò a fare la pasta-madre per il pane, l'altra volta non era venuta. Comunque il fatto è che tutti possiamo fare qualcosa. Sul giornale in questi giorni ho letto:

http://ricerca.quotidianiespresso.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2009/0...

mi sembra il caso di fare conoscere la cosa, no?

Interessante il titolo. C'è da spulciare parecchio nel catalogo delle Edizioni Ambiente. mi hai lasciato parecchie curiosità però su tutte quelle domande.

2. Letta la notizia. Wow! questo significa attivismo, senza perdersi d'animo.

Questa serie è molto interessante:
http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/263

E questo dovrebbe essere molto buono (ho letto l'edizione precedente):
http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/160/

è anche deprimente, però, sapere che bene o male dagli anni '50 - '60 sappiamo cosa non si dovrebbe fare, poi si vede "denaro", e ciaociao.

altro libro ganzo:
http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/71/

sul clima.

In genere sono libri non proprio "facili".

Però c'è un evergreen, "Primavera silenziosa", non ricordo l'autrice, sorry, dovrebbe essere edito da Feltrinelli, nella UE, se non sbaglio. È del 1967.
notte.

3. visto? dei grandi!

4 - scriverò ancora di Favetto e Vulpio, entro fine luglio:)

2. Interessante ed ammirevole. Non so quanto riusciranno ad andare avanti, però.

Sarò uno scienziato rompiglino, però certe sbavature...
"Sostiene Hawken che sebbene non esista un collegamento tra povertà e cambiamenti climatici, entrambi abbiano radici comuni: perché noi ?siamo la natura, in ogni nostra molecola e neurone. Conteniamo argilla, minerali e acqua; traiamo il nostro nutrimento dal sole attraverso le piante e siamo strettamente collegati a tutte le altre specie, dai funghi ai marsupiali e ai batteri? (p. 110)."
sarebbe bello che certe problematiche, come quella ambientale, fossero abbordate con una certa serietà e competenza. Questa frase non lascia presagire nulla di buono.

comunque grande Franco per la recensione. Mi stupisco sempre per la facilità con cui esponi ogni libro.

"Avete una vaga idea dei numeri dello sterminio degli amerindi? Tra 90 e 112 milioni di persone (p. 138 e ss.)"
inclusi i morti di malattia, di parecchio sopra il 90%, ed in quel caso non si può parlare di sterminio vero e proprio, in quanto non c'è intenzionalità.
Altri luoghi hanno subito sorti peggiori a percentuali. Tipo le antille, di cui per altro non si parla mai e la cui popolazione originale era pressoché totalmente estinta a fine 17 secolo.

7. ci puoi spiegare meglio? Mi riferisco all'inciso "questa frase non lascia presagire nulla di buono". Non ho letto il libro, ma l'autore mi pare abbia buone credenziali (al di là dell'ottima recensione di Franchi).

certo ;)
è tutto qui:
domanda:
cosa dimostra il nesso tra povertà e cambiamenti climatici?
risposta:
?(noi) siamo la natura, in ogni nostra molecola e neurone. Conteniamo argilla, minerali e acqua; traiamo il nostro nutrimento dal sole attraverso le piante e siamo strettamente collegati a tutte le altre specie, dai funghi ai marsupiali e ai batteri? (p. 110).?
sarebbe una spiegazione pertinente. Anche saturno è composto da argilla minerali ed acqua. Tralasciando il lessico aristotelico, certamente dall'aria molto profonda ma un tantino inadeguato, questo cosa vorrebbe dimostrare?

e il nostro grado di connessione con le altre specie? dimmi cosa ha a che fare E. coli con la povertà ed i cambiamenti climatici.

Non ho letto il libro, non conosco l'autore. Lo ammetto, sono pigro e non ho nemmeno cercato. Magari prendo un abbaglio, ma mi pare di vedere in questo testo, un manuale di quell'attivismo verde moderno che tanto male ha fatto. è un attivismo ignorante ed incompetente, convinto che l'entusiasmo si possa ostituire alla conoscenza e che la dedizione possa compensare la competenza.
tira su a rimorchio queste teorie, molto fashion e new age, di interconnessione galattica ed armonia generale gratuite e per niente connesse alla realtà.
Purtroppo è una corrente dominante nella divulgazione. Fatta di molte teorie pseudoscientifiche, talune completamente squalificate, che ci porta ad avere questi documentari fatti a spottini, che tagliano frammenti della vita di un animale, senza contesto ecologico, volti unicamente a mostrare quanto unica (e fragile) sia la natura.
olistico, entusiastico e dalle facili (e propagandistiche) argomentazioni. ti dico, non lascia presagire nulla di buono.

Guarda ho dato una rapida sbirciata alla biografia. secondo wikipedia Hawken non ha mai seguito un'istruzione superiore.
I cambiamenti climatici per esempio, oltre che non dimostrati (seppur più che credibili) sono un argomento più che ostico per i più grandi esperti.
La povertà e le ineguaglianze, sono materiale di riflessione per i più grandi economsti ed antropoligi. Questo mi pare solo...
un piuazzista, un venditore di auto. Ma di quelli che non sanno come sia fatto un motore.
Ambientalismo vorrebbe dire, tanta, tanta, ma tanta biologia. E l'umiltà di informarsi e documentarsi.

Niente zuppa olistica.

7 e ss.
grazie a te, Mat. Qualche appunto: perché non proviamo ad approfondire, qualche testo alla mano, la questione delle Antille? Potrebbe essere il momento giusto...
*
(se hai modo, rimedia e studia questo libro di Hawken - con particolare attenzione alla bibliografia, in calce. E' importante decifrare la compatibilità tra competenza e talenti divulgativi)

Cmq
http://www.paulhawken.com/biography.html

wiki:

as of 2009 he has been awarded six honorary doctorates, including from Oregon State University[1], Northland College[2], the University of Portland and the RMIT in Melbourne, Australia.

At age 20, he moved to Boston to study macrobiotic philosophy under Michio and Aveline Kushi.

Il dottorato horis causae lo ha preso anche vasco rossi, non è che questo ne faccia un grande letterato ;)
e la branca "folosofia macrobiotica" ancora alla facoltà di lettere non l'ho vista, quindi suppongo che sia qualche studio di tipo "alternativo".

>12 l'informazione sulle antille mi viene da "armi, acciaio e malattie" di Diamond. La recensione è quasi pronta ;)

ricevuto:)
fantastico, attendiamo.
daje daje.

Sul clima segnalavo questo:
http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/71/

Questo di Hawken non mi sembra voglia essere un testo scientifico, piuttosto mi sembra che parli proprio di come è nato quell'"ambientalismo" di cui diceva Mat. L'attivismo ignorante e incompetente si contrappone però a tutto quel passivismo cosciente e consapevole di chi, dopo aver letto studi etc etc, decide di continuare a perseguire una strada che va verso il denaro facile. Mi riferisco a tutti gli incontri internazionali che vengono fatti periodicamente sull'ambiente e che, a fronte di studi che indicherebbero, quanto meno, che una diminuzione dell'inquinamento atmosferico e terrestre non farebbe certo male, si arenano su questioni economiche.

Qui: http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/160/
c'è un sunto di tutte le intenzioni pre-convegni e tutte le decisioni post-convegni dagli anni 60 ad oggi.

Certo è che gli studi sono in continua evoluzione, ed il clima è materia molto complessa e densa di interazioni tra più discipline, e ciò che a prima vista sembra essere fenomeno solo negativo, vedi effetto-serra, porta a certe compensazioni da valutare.

In definitiva, credo faccia più male l'inazione del potere che molto probabilmente sa, rispetto al magari troppo fare di chi non sa.

Non so cosa faccia più male.
Ma che la diminuzione dell'inquinamento sia un obiettivo da coneguire imoerativamente mi pare sacrosanto. Se non per il surriscaldamento, quanto meno per la salute.

in relazione alla vita di Hawken ho trovato questo:
http://www.michiokushi.org/bio.php
e
questo
http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Ohsawa
Da quanto ho letto della biografia di Michio Kushi, tutto è partito da Hiroshima.

17.
Concordo, soprattutto sull'ultima considerazione.

18.
Ed alla fine mi pare ragionevole dubitare. dal dubbio nasce l'azione.
E l'obiettivo è imperativo.

macrobiotic
A type of diet characterized by optimizing the balance of yin and yang. George Ohsawa (1893-1966) started the macrobiotic movement with the publication of his Zen Macrobiotics in 1965. Michio Kushi popularized the movement in the United States. The basics of the diet promoted by Kushi were established by Sagen Ishizuka, a 19th century Japanese army doctor, although a German physician, Christoph Hufeland, published a book on preventive medicine which he called Macrobiotik in the late 18th century.*

Ishizuka claimed that foods have yinness and yangness, and that a proper diet balances yin and yang. Ohsawa makes such claims as that schizophrenia is a yin disease and one who is so afflicted should drink yang fluids. Kushi makes such claims as that cancer "is the body's own defense mechanism to protect itself against long-term dietary and environmental abuse." How he knows this is a mystery. There is no reputable evidence that a macrobiotic diet is beneficial for cancer patients. The only reports of efficacy (for cancer) are testimonials by patients, many of whom received traditional medical treatment, according to the American Cancer Society.*

If a macrobiotic diet is healthy it is by accident, since foods are selected not for their physical or nutritional qualities, but for their metaphysical properties. Or, it is quite likely that many people, like its founders, improve physically on the diet not for what they take in but for what they discontinue, such as refined foods, meat, milk, and other animal products. All assignment of metaphysical properties to foods is arbitrary, but may be based on sympathetic magic.

The macrobiotic diet consists mainly of whole grains, vegetables, and beans.

http://www.skepdic.com/macrobiotics.html

questo libro di Paul Hawken illustra, forse per la prima volta in modo chiaro ed organico il movimento dei movimenti che si aggira per il mondo, da un punto di vita americano (il suo) spiega la progressiva convergenza dei vari movimenti in un quadro olistico. Si, esattamente, è una teoria politica new age che andrebbe quanto meno studiata dai mille presuntuosoni intellettuali che si aggirano in italia farneticando fallite e improbabili teorie di sinistra o comunque cose che non portano a niente... Invitiamo a leggere questo articolo di commento: http://www.fiorigialli.it/dossier/rivista.php?id=7&articolo=1427
 che ne pensate? fiorigialli team

Direi che un polpettone di idee costruttiviste e postmoderne, con ampio abuso di termini scientifici fuori luogo. Deleuze docet

(intanto vi do il benvenuto, fiorigialli)

[hawken] l'articolo appare su

[hawken] l'articolo appare su "econote", oggi: http://www.econote.it/2011/01/27/moltitudine-inarrestabile/