Haslett Adam

Union Atlantic

Autore: 
Haslett Adam

Quando nel 2001 scoppiò il crack della multinazionale dell'energia Enron, analisti, economisti, politici, giornalisti ne parlarono come uno dei più gravi crack avvenuti nella storia, se non il più grave in assoluto, e poco dopo venne più volte ripetuto, per calmare coloro che si preoccupavono per l'approssimarsi di una crisi in stile '29 che avrebbe travolto il mondo, che non sarebbe mai più successo, che si sarebbero corretti gli errori, che si sarebbe lavorato per un'economia più sana, che le mele marce sarebbero state punite a tutti i livelli.

Quanto di più falso si potesse dire, e solo gli stolti potevano crederci. Da allora è accaduto di tutto, la crisi argentina, l'11 settembre, le campagne d'Afghanistan e il conflitto in Iraq per arrivare alla crisi attuale, scoppiata con la bolla dei mutui subprime, e i cui effetti si stanno dispiegando nella loro drammaticità.
Anche questa volta abbiamo ascoltato il solito coro che promette che i colpevoli verranno individuati, che le banche e i loro dirigenti verranno messi sotto controllo, che gli Stati torneranno ad avere un ruolo di garanzia e controllo maggiore, che nulla insomma sarà come prima.

Anni insomma difficili e controversi che hanno portato alcuni autori delle nuove generazioni a riflettere nelle loro opere su queste questioni.
Fra le opere forse più importanti che mettevano al centro i problemi economici e le loro ripercussioni sulla vita di tutti i giorni è da ricordare in passato il monumentale, seppur imperfetto, «Le correzioni» di Jonathan Franzen, pubblicato nel 2001 che tracciava la saga di una famiglia in un'America sull'orlo del baratro. A distanza di dieci anni sta per arrivare nelle librerie il nuovo libro di Jonathan Franzen e mi piace riportare un estratto dell''intervista rilasciata ad Antonio Monda per Repubblica, questa:

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/09/01/news/franzen_scrittore_socialista_negli_stati_uniti_d_america-6668548/ 

«Lei si definisce socialista?"
"Lo sono riguardo alla salute pubblica e la scuola. Conosco gli errori e le tragedie nate da quelle ideologie, ma l'Europa moderna ha dimostrato che alcuni elementi funzionano e potrebbero essere applicati anche qui".
«Come è cambiata l'America dai tempi delle Correzioni?»
"Tra i miei amici liberal vedo disperazione rispetto alla possibilità reale di cambiamento. Quando è scoppiata la vicenda della falla di petrolio della BP un amico ha buttato via il giornale dicendo "ci siamo tutti svenduti alle corporation"".
È deluso da Obama?
"Ho vissuto la sua elezione con speranza e orgoglio e ci vorrà ancora molto prima di essere deluso
".

per dimostrare come molti autori americani, e le cronache delle prossime uscite lo confermano, sembrano sempre più intenzionati a riscoprire il gusto di una narrazione, presente da sempre nella narrativa statunitense (Upton Sinclair, Sinclair Lewis, John Updike, John Steinbeck, John Dos Passos, solo per fare alcuni nomi, pur nelle loro differenze di temi e stili) attenta ai problemi reali di un Paese contradditorio come quello in cui risiedono, dove convivono spazi di immensa libertà e paranoie liberticide.

«Union Atlantic» di Adam Haslett s'inserisce in questa scia, quella di un grande romanzo sociale che ambisce a descrivere lo stato in cui versa l'ultimo impero rimasto sulla faccia della Terra. 

L'autore americano aveva esordito nel 2004 con «Il principio del dolore», una raccolta di racconti, finalista al premio Pulitzer, incentrati sulla sofferenza, la solitudine, l'incomunicabilità e talmente vividi e ben scritti, da rimanere fra i migliori racconti usciti negli ultimi anni e cinque anni dopo consegna alle stampe un romanzo che descrive gli Stati Uniti in un periodo storico cruciale, quello a cavallo del 2001-2003, dal'11 settembre 2001 per arrivare all'invasione dell'Iraq, con un prologo nel 1988. 

Attingendo alla tragica esperienza personale (il padre, responsabile di una banca s'impiccò dopo una serie di insuccessi) e per sue stesse parole dopo un'attenta documentazione dei meccanismi economici mondiali (e nel libro si potrà notare la bontà del lavoro svolto) e l'analisi in particolare del funzionamento della Federal Reserve, Adam Haslett ci dona un'opera avvincente da cui esce un ritratto impietoso del suo Paese: dominato dagli interessi economici, in balia delle lobby che condizionano ambedue gli schieramenti politici, con un'economia e un'educazione scolastica votata alla guerra come mantenimento dello status quo, dove gli antichi principi dei fondatori vengono ormai traditi o considerati vetusti.

Il romanzo si apre con la narrazione dell'episodio che coinvolse la nave da guerra statunitense Vincennese, nel 1988, quando la nave colpì con un missile un airbus iraniano causando la morte di 290 passeggeri, vissuto con gli occhi di Doug Fanning, giovane marinaio che si è arruolato per sfuggire al grigiore della propria vita e alla madre alcolizzata, con la speranza, una volta concluso il servizio militare, di riprendere gli studi e diventare un giorno qualcuno.

Ritroviamo Doug Fanning tredici anni dopo, diventato, come nel migliore dei sogni americani, responsabile dei progetti di espansione della Union Atlantic, una spregiudicata banca di Boston, gestita dallo spietato Jeffrey Holland, che si muove agilmente nella speculazione finanziaria, accumulando milioni di dollari al giorno, e che decide di impegnare i propri immensi risparmi nella costruzione Finden, suo paese natale, su un terreno comunale ottenuto dopo sottili intrighi, un'immensa villa dalle stanze vuote a simbolo della sua incredibile ascesa nell'Olimpo degli uomini che contano.

Quello che ai suoi occhi si prospetta come la sua definitiva affermazione si rivela invece come l'inizio della sua fine e in questa veloce e irrimediabile caduta, l'autore è un maestro nel circondarlo di personaggi indimenticabili, come la vicina di casa di Doug, Charlotte Graves, anziana insegnante, rimasta senza cattedra per il suo rifiuto di adeguarsi al nuovo mondo e che combatterà contro la costruzione della casa di Doug in virtù dei propri principi, lottando contro gli squali dell'economia che stanno uccidendo il suo Paese; il fratello di Charlotte, Hernry Graves, presidente della Federal Reserve di New York, che avrà un ruolo importante nella fine di Doug Fenning; Nate Fuller, studente del liceo di Finden, che scoprirà la propria omosessualità e che tradirà la fiducia di chi lo circonda; Evelyn Jones, capo ufficio alla Atlantic Securities, sezione della Union Atlantic, che deciderà di vuotare il sacco sulle malefatte compiute dalla banca; e tutta una serie di segretarie senza scrupoli, broker affamati di denaro, reduci di guerra, mogli che organizzano feste sfarzose alla Via col Vento, ragazzi annoiati che si autodistruggono con le droghe, madri rimaste sole che stupiscono i propri figli.

Fin dalle prime pagine è abbastanza scontato ciò che succederà a Doug Fenning, è scritto sulla sua carne che è destinato al fallimento, ad essere sacrificato, perchè lui non è altro che un signor nessuno, una persona che non è mai stato e non sarà mai nessuno, perchè è il Sistema da preservare e non le persone e quando la Union Atlantic sprofonderà per le sue azioni sconsiderate, saranno i pesci piccoli ad essere sacrificati e tutto resterà immutato, dopo una pulizia di facciata.

E cos'altro potrà fare Doug Fanning, se non fuggire di nuovo e ritrovarsi di nuovo parte integrante del sistema, una volta ancora sacrificabile, senza più un vero nome, ingaggiato nella nuova guerra di protezione degli interessi del proprio paese?

"Union Atlantic" è un romanzo che seppur macchinoso in alcuni passaggi, forse anche scontato in alcuni sviluppi della trama, restituisce al lettore l'immagine di un paese incancrenito, spersonalizzato, autoreferenziale, senza più anima, dove a fare proprie le parole di uomini come Thomas Paine, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, sono ormai rimasti solo i fantasmi.  

Edizione esaminata e brevi note:

Adam Haslett (Kingston, Massachusetts, 1970) scrittore americano. Ha esordito nel 2004 con "Il principio del dolore"

Adam Haslett, "Union Atlantic", Einaudi, Torino, 2010. Titolo originale "Union Atlantic", prima edizione, 2009. Traduzione di Carla Palmieri.

Sul web:

http://adamhaslett.net/

Andrea Consonni, settembre 2010

ISBN/EAN: 
978-88-06-20022-0

Commenti

[Union Atlantic] Adam Haslett

[Union Atlantic] Adam Haslett "Union Atlantic". 

[haslett] carico in prima!

[haslett] carico in prima!

[andrea c] oh And, già che

[andrea c] oh And, già che nomini l'ottimo Franzen ("«Le correzioni» di Jonathan Franzen, pubblicato nel 2001, tracciava la saga di una famiglia in un'America sull'orlo del baratro")"

> che ne pensi di scriverne, per lanke? Non ne ha ancora mai parlato nessuno (ma letto sì, immagino, in molti...). Pensaci;)

[haslett] scrivi: "opera

[haslett] scrivi: "opera avvicente da cui esce un ritratto impietoso del suo Paese: dominato dagli interessi economici, in balia delle lobby che condizionano ambedue gli schieramenti politici, con un'economia e un'educazione scolastica votata alla guerra come mantenimento dello status quo, dove gli antichi principi dei fondatori vengono ormai traditi o considerati vetusti."

> Molto chiaro (e decisamente mortificante).

[union atlantic] and, ocio

[union atlantic] and, ocio qua: "Union Atlantic, una spregiudicata banca di Boston, gestita dallo spietato Jeffrey Holland, che si muove agilmente nella speculazione finanziaria, accumuluando milioni"

[Union Atlantic) Fatto. Per

[Union Atlantic) Fatto. Per Le correzioni, lo sto rileggendo per la terza volta in questi giorni, proprio in attesa del nuovo romanzo. Non so, ci trovo gli stessi difetti (una certa pesantezza) e gli stessi pregi, la grande capacità di descrizione della famiglia protagonista.

[franzen] una famiglia alla

[franzen] una famiglia alla Buddenbrook?

[haslett] Molto toccante

[haslett] Molto toccante l'ultimo paragrafo del tuo pezzo: "restituisce al lettore l'immagine di un paese incancrenito, spersonalizzato, autoreferenziale, senza più anima, dove a fare proprie le parole di uomini come Thomas Paine, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, sono ormai rimasti solo i fantasmi.  "

> Possibile che sia davvero così? Che si possa parlare di tutti gli States come se fossero una nazione sola? La morale è che il gigante sta per andare a pezzi? Non so perché ma io proprio non ci credo. Credo piuttosto che agli intellettuali americani serva tornare a meditare i libri di Gore Vidal.

Penso un'altra cosa. La crisi economica potrebbe aver guarito la crisi culturale: almeno, potrebbe aver risvegliato qualcosa [e questo qualcosa l'hai ben suggerito nell'articolo. L'amore per gli esseri umani, l'aspetto più bello del socialismo] di determinante per superarla...

[haslett] a latere, molto

[haslett] a latere, molto bella la copertina. Ma è quella originale US o è una creazione dell'art director Einaudi?

[Haslett] Diciamo che il

[Haslett] Diciamo che il libro di Thomas Mann è di un livello superiore.  Diciamo che quello che leggo, ascolto, vedo (films-documentari) degli Stati Uniti mi danno l'idea di un paese che non sa dove andare. Il loro grande problema è che per rinnovarsi dovrebbero completamente cambiare rotta e farlo significherebbe perdere il primato. Quello che noto è che gli statunitensi (anche qualche ragazzo e ragazza che ho conosciuto) hanno poco l'abitudine di piangersi addosso, pervasi dallo spirito di voltare pagina, di "andare ad ovest", di rinnovarsi continuamente. 

A latere, direi che io sono rimasto traumatizzato alla notizia e vista di immense tendopoli generate dalla crisi. 

Devastante.

Continuo a dire che mi piacerebbe passarsi almeno un anno da quelle parti, il sogno di una vita.

[haslett] copertina mi sembra

[haslett] copertina mi sembra la stessa. 

[haslett, andrea] secondo me

[haslett, andrea] secondo me scriveresti un gran reportage, su queste tendopoli nordamericane. Una cosa a metà tra Johnson e Vollman.