Harstad Johan

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

Harstad Johan

Che ne è stato di te Buzz Aldrin?E che ne è stato di te, Mattias, protagonista di questo libro? E che ne sarà di noi tutti?

Per chi non lo sapesse Buzz Aldrin fu il secondo uomo sulla Luna ed è anche l'idolo di Mattias, il più grande numero 2 della Storia (moderna), simbolo di coloro che non vogliono essere protagonisti, esposti sulle prime pagine ma parte dell'ingranaggio, invisibili, sommersi nella massa e svaniti dalla nostra memoria.

"I suoi stivali affondavano di tre millimetri nella superficie polverizzata, io ero sdraiato su un tavolo e non sapevo niente. Di tutti i miliardi di persone che sono vissute, Buzz Aldrin fu il secondo uomo a mettere piede sulla Luna, il 21 luglio 1969 mentre la sua famiglia, trecentottantamila chilometri più in basso, guardava papà alla tele, nella sua tuta spaziale, lo guardava cercare di descrivere quel che vedeva. "Magnificent. Magnificent desolation". Disse Aldrin. Forse la più bella descrizione di un panorama al mondo." (pag 26,27)

Stavanger, Norvegia, aprile 1999, "E' martedì. Su questo dubbio. Me ne accorgo dalla luce, fuori dalle finestre il traffico scorrerà tutto il giorno tranquillo, disimpegnato, la gente andrà avanti e indietro per abitudine, non per necessità. Martedì. Il giorno più inutile della settimana. Un giorno che quasi non si nota, tra tutti gli altri. L'ho letto da qualche parte, non ricordo più dove, ma a quanto pare secondo le statistiche si è appurato che in un normale martedì si conclude il 34% di contratti in meno che in qualsiasi altro giorno della settimana. Su scala mondiale. E' semplicimente così. In compenso ci sono molti più funerali il martedì che nel resto della settimana. Le cose tendono ad accumularsi, non c'è niente da fare." (pag, 14)", le bombe piovono sull'ex Jugoslavia, Mattias ha 30 anni, una relazione con la splendida Helle, conquistata al liceo grazie alla dimostrazione di un talento vocale celato per anni, alla quale chiede incessantemente di sposarsi senza voler mai ammettere che la loro è una relazione prossima alla fine, due genitori che stravedono per lui, un lavoro come giardiniere in un vivaio, amici che si trascina con sè dall'adolescenza e una vita che si trascina giorno dopo giorno senza sussulti.

Mattias si descrive così:

"Ero un ingranaggio di quel mondo, non ero d'intralcio a nessuno. Facevo il mio dovere. Ero un bravo ragazzo. Ma che cosa volevo? Volevo appunto questo. Essere un ingranaggio ben funzionante. Fare la cosa giusta. Nient'altro. Era vigliaccheria? Davvero? Non tutti vogliono dirigere un'azienda. Non tutti vogliono essere i più grandi campioni del paese o far parte di svariati consigli d'amministrazione, non tutti vogliono avere i migliori avvocati, non tutti vogliono aprire gli occhi ogni mattina sul trionfo o la rovina nei titoli di giornale. Qualcuno vuol essere la segretaria che resta fuori quando si chiudono le porte della riunione, qualcuno vuole guidare la macchina del capo anche il giorno di Pasqua, qualcuno vuole eseguire l'autopsia del quindicenne che si è suicidato una mattina di gennaio, e l'hanno ritrovato in acqua una settimana dopo. Qualcuno non vuole andare in tivù, alla radio, sui giornali. Qualcuno vuole vedere il film, non esserci dentro. Qualcuno vuol fare il pubblico. Qualcuno vuol essere una ruota dell'ingranaggio. Non perchè è costretto, ma perchè lo vuole. Una pura questione matematica. Così io me ne stavo seduto. Qui. Qui in giardino, e non avrei voluto essere in un altro posto al mondo." (pag, 22, 23)

Ma gli ingranaggi si rompono e il mosaico costruito per trent'anni finisce in mille pezzi: lasciato dalla ragazza, rimasto senza lavoro in seguito alla chiusura del vivaio, Mattias crolla definitivamente quando decide di seguire la band dell'amico Jorn, i Perkleiva, per un concerto alle isole Faroe e una mattina si risveglia completamente solo con una busta di soldi in un paesaggio desolato, senza ricordare nulla di quello che gli è successo nella notte.

Malandato, bagnato fradicio e prossimo a lasciarsi affondare, Mattias viene raccolto ad una fermata dell'autobus da Havstein, uno psichiatra con la strana passione per i Caraibi, che lo trasporta fino al paesino di Gjogv, offrengoli ospitalità nella "Fabbrica", una comunità da lui gestita dove vengono ospitate persone in difficoltà che stanno percorrendo un lento cammino di reinserimento nella società e che si occupano piccoli lavori di artigianato e di aiuto agli abitanti delle isole. In questa piccola comunità Mattias incontra persone che gli cambieranno la vita: N.N.(che scopriremo poi chiamarsi Sofia), Anna, Palli e Carl che sarà l'ultimo ad arrivare (nel suo caso dal mare), ciascuno con alle spalle storie di sofferenza, cure psichiatriche, traumi che li hanno segnati per sempre e grazie a loro scoprirà lentamente, attraversando grandi difficoltà e ricadute nella depressione, "Fino a che punto si può essere disperati? Non c'è nessuno che abbia fatto ricerche. Non ci sono statistiche. Non esistono curve su cui orientarsi. Niente grafici con numeri confortanti. Potevo ancora cambiare idea. Rimettermi a letto. Si sistemerà tutto, pensai. Invece no, pensai. Proprio per niente" (pag, 158), il piacere di farsi coinvolgere, di sfogarsi, di fidarsi degli altri, di sbagliare, di riconsiderare secondo un'ottica più oggettiva la figura dell'amato Buzz Aldrin, di uscire allo scoperto ricostruendo finalmente il proprio passato, di sorridere, di far ascoltare la propria voce in tutta la sua bellezza in un momento tragico per tutta la comunità, di aiutare le persone in difficoltà (molto bello il rapporto che si instaura fra Mattias e Solfus, l'ultimo bambino rimasto nel paese.) riflettendo sempre e comunque sulla possibilità di andarsene, di scappare, di rifiutare le proprie responsabilità, di rovinare tutto per farsi allontanare e ritrovare quella beata solitudine che le persone demoliscono ogni volta che si fanno troppo vicine ed infine decidendo, in un finale onirico e commovente, di rischiare, di prendere in mano la soluzione e di trovare per tutti loro un motivo per andare avanti, per continuare a credere nella vita.  


"Mi sto lavando i denti in bagno a Gjogv, accendo la radio sopra il lavandino, ascolto il giornale radio con metà orecchio e intanto guardo la mia faccia al centro dello specchio. Si trasforma di giorno in giorno. Qualche giorno più di altri. Non molto, naturalmente, ma se osservi con attenzione, se ti alleni, ti concentri, sarai in grado di distinguere le minuscole metamorfosi della pelle, la ruga sulla fronte che si è modificata nel corso della notte, fosse anche solo di mezzo millimetro. Ma tu lo vedi. Se ti eserciti. I tuoi contorni che diventano più sottili, il profilo più vago. Ma non sei ancora scomparso del tutto. Ci vuole tempo. Anni. Però scompari. Scompari a te stesso, diventi un altro ogni giorno che passa. Non sei più quello che eri un tempo. Le microscopiche cellule che compongono il tuo viso sulle fotografie che i tuoi genitori tengono appese in soggiorno non ci sono più, sostituite da nuove. Non sei più quello che sei. Eppure sono sempre qui, gli atomi si scambiano di posto, nessuno può controllare le acrobazie dei quark. Idem con quelli che ami. Che a una velocità quasi insensibile ti si sbriciolano tra le braccia, e tu vorresti poter afferrare qualcosa di durevole in loro, stringere lo scheletro, aggrapparti ai denti, alle cellule cerebrali, ma non puoi, perchè è quasi tutta acqua a cui è vano pensare di tenersi stretti. Così ogni traccia svanisce, poco a poco. E più tardi svaniscono le tracce che si sono lasciati dentro, le case in cui hanno abitato, i disegni fatti per te, le parole che hanno scritto sui foglietti perduti. I ricordi che ti restano e anche quelli alla fine perdono aderenza, come vecchia carta da parati, e col tempo questo globo al margine di una galassia totalmente periferica, dove un giorno sarà impossibile rispondere alla domanda, c'è mai vissuto qualcuno qui? Ha mai abitato qualcuno qui? Sulla terra? Questo sto pensando." (pag, 345-346)

"Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?" primo romanzo del giovane norvegese Johan Harstad e suddiviso in quattro capitoli intitolati non a caso come quattro album della band svedese The Cardigans, "First Band On The Moon", "Life", "Gran Turismo", "Long Gone Before Daylight" (la musica ha una grande importanza nella narrazione, con molte citazioni di artisti conosciuti e altri sconosciuti legati prettamente a quelle nazioni) amati da N.N., è una prova narrativa di un'estrema e limpida sensibilità, non immune da alcuni difetti come l'eccessiva lunghezza, la pesantezza di molte pagine spesso somiglianti fra loro e che abbondano di descrizioni e riflessioni fin troppo minuziose (in particolare il resoconto dei sogni di Mattias), e alcuni escamotage narrativi nella risoluzione delle vicende che risultano troppo studiati e poco realistici ma che ha il pregio di saper descrivere le contraddizioni di un personaggio che non vuole apparire e prendere responsabilità ma solo scomparsi ma che proprio con questo atteggiamento non fa che lanciare messaggi di salvataggio, non fa che preoccupare ed irritare gli altri trasformandosi in un bambino sempre da accudire. Ma allo stesso tempo l'autore, calando la sua storia in un'isola disabitata da cui andarsene ma solo per cercarne delle altre, tesse un sottile elogio della vita semplice, dei rapporti umani costruiti nella quotidianità, delle relazioni sociali sincere, della lentezza, dell'attenzione, della fatica opponendole ad un mondo moderno che si fonda sul mito della velocità, del successo ad ogni costo, del tutto ora e subito.

Un mondo quello di "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?" forse troppo naif, troppo intimo, troppo legato alle minime cose, forse troppo fuori da questo nostro tempo ma di cui, una volta finito il libro, si sente una terribile mancanza.

 

Edizione esaminata e brevi note: 

Johan Harstad (Stavanger, Norvegia, 1979) ha debuttato nel 2001 con la raccolta di testi Herfra blir du bare eldre (Da qui in avanti puoi solo invecchiare), seguita dai racconti Ambulansen (L’ambulanza, 2002). "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?" è il suo primo romanzo, che lo ha rivelato ai lettori della Norvegia e di tutta la Scandinavia ed è tradotto tra l’altro in tedesco, olandese, finlandese, francese, russo e coreano.

Neil Harstad, "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?", Iperborea, 2008 (Traduzione di Maria Valeria D'Avino), Prima edizione, 2005. 

 

ISBN/EAN: 
9788870911640

Commenti

neo ANDREA CONSONNI!

arrivato prima tu.

aggiungo il tag "opera prima" e per ora aggiungo che mi fa molto piacere che si parli di letterati scandinavi e di edizioni iperborea. Loro sono davvero stati una casa editrice esemplare, negli anni...

ALAN BEAN, the fourth man on the moon

www.youtube.com/watch?v=ipEduVIn_JY

(HEFNER)

(una delle mie canzoni preferite, per una valanga di buone ragioni)

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