“(…)Sembra confuso, forse, ma così è l’amore; e, come dice l’autore, cioè io, ‘Non sono i nomi. Il miracolo sono gli avverbi, il modo in cui si fanno le cose’. Questo romanzo parla di persone che cercano l’amore, prima che il vulcano erutti e il miracolo finisca. Sì, nel romanzo c’è un vulcano” – scrive l’autore.
Terminata la lettura ho camminato avanti e indietro per la stanza, fissando lo specchio. Sullo specchio, da diversi anni, c’era un foglio appiccicato con lo scotch. Ho letto quel che c’era scritto una volta ancora; sono rimasto a pensare, non so quanto. Poi, levando il vecchio scotch dallo specchio, il foglio s’è un po’ rovinato. Prima di farlo sparire volevo condividere con voi e – idealmente – con lo scrittore americano Daniel Handler, classe 1970, autore di questo “Avverbi”, una risposta alla sua visione dell’amore.
“Forse tutte queste domande rivolte all’amore che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza”.
Sono parole di Milan Kundera. La persona che trascrisse queste parole, sul retro aveva aggiunto: “Ho supplito io alla tua incapacità di scrivere. Ora devi solo imparare a leggere”.
Forse il mio articolo può finire qui.
Ammetto di non aver mai letto una riga di Lemony Snicket, quindi non posso comparare la produzione del suo eteronimo con questa. Di questa posso dirvi qualcosa. In prima battuta, “Avverbi” non è un romanzo. Del romanzo postmoderno mantiene due tratti vitali: la scarsa linearità, le torrenziali divagazioni, la contaminazione (episodica, eccettuato il penultimo racconto, “A stento”) con la musica pop e rock; richiami non inaccessibili (dai Bee Gees a Bob Dylan, da Bryan Adams ai New Order), regolarmente diegetici, talvolta inventati ma a rafforzare la narrazione, magari per calembour o per tonificare uno sviluppo della trama.
È una raccolta di racconti dalla struttura circolare – come già evidenzia l’autore nel risvolto, rivelando in sintesi quel che accadrà nel primo e nell’ultimo racconto, accennando a un taxi – concentrata tendenzialmente sull’amore; su un amore volta per volta concluso, folle, romantico, fallimentare, interrotto. Il ritorno di qualche personaggio tra una e un’altra prosa aiuta a evitare l’impressione di una sconnessione eccessivamente grave, o irreparabile: complessa sembra essere stata anche la traduzione (rinvio in merito alla nota della traduttrice Anna Mioni, in appendice) per via di diverse scelte lessicali e stilistiche, e della difficoltà – ad esempio – di ricostruire la fonte d’una citazione e di separarla da un’invenzione pura.
Quando non divaga, Handler – e qui si registrano i momenti migliori – si rivela un interessante narratore dialogico. È molto attento a cercare significati e direzioni nuove, molto sensibile nell’impresa d’azzerare le distanze tra l’amore omosessuale ed eterosessuale; estraneo a descrizioni che non siano al limite erotiche, piuttosto sfoga nei dialoghi certe tensioni sensuali. Altrimenti sfuma, non so quanto censurandosi o quanto rivendicando una precisa scelta estetica; concentrando l’attenzione sulle atmosfere e sullo stato d’animo dei personaggi, sembra volerli accompagnare fino in camera da letto – per così dire – salvo evitare riprese dall’alto o sbirciate dalla serratura. Emblematica, in questo senso, l’interruzione d’un promettente incontro nel bosco, per via d’uno stravagante sconosciuto che chiede soccorso per un amico.
Ci sono momenti grotteschi, altri buffi: la commedia non di rado mette un piede nella farsa. Come nella vicenda della scrittrice inglese, affamata di denaro, che per rappresaglia nei confronti d’una ex del suo compagno fa scrivere un tema – come dire – “autoreferenziale” e vincolato alla sua storia ai suoi allievi. C’è chi giocando a golf decapita una gazza (rinvio ancora alle puntuali osservazioni della Mioni in appendice sul ruolo simbolico di questo uccello), chi s’innamora d’una persona incrociata mentre usciva dalla doccia. E basta. C’è tanta malinconia per qualcosa di perduto, e molta facilità nel rappresentare la ricerca di qualcosa di vero, e di nuovo. Le ombre del passato sono costanti. Così come le definizioni dell’amore, letto ad esempio come concentrazione sui simboli o come tiramolla: periodicamente appaiono a scolpire un racconto, prepotenti voci fuoricampo autoriali. Sognando questo vulcano – questa misteriosa origine nuova, che tutti sognano o temano esista; magari non solo quando è paura letterale (ché sotto San Francisco dorme…) e cercando anche di mantenere gli antichi esempi, per vedere se il tempo non li ha invalidati: come quando una giovane maschera d’un cinema ritrova un mazzo di chiavi, cavalleresco come Sir Gawain, e in ricompensa ottiene un gioiello da donare all’amata (che chissà, ricambierà?).
Forse il concetto principe è non aver paura del vulcano che dorme: amare, sempre, non appena se ne ha la fortuna. A qualsiasi costo. Perché quando davvero succede è tutta un’altra musica, le parole non servono più.
Consigliato agli appassionati di letteratura americana e in generale a quanti stanno cercando un libro da leggere nei viaggi in treno o in metro. La mia impressione è che impiegherete parecchio tempo a leggerlo. Perché “Avverbi” funziona così: ti pizzica una corda del ricordo, una d’una canzone, una d’un impegno che non hai mantenuto, una d’una persona che dovrai incontrare, una d’un libro che hai letto tempo fa; e per scene d’umana (tragi)commedia va a versarti magma sulle mani. Infine, scrivi.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Daniel Handler (San Francisco, 1970), scrittore, sceneggiatore e musicista americano. Con lo pseudonimo Lemony Snicket ha firmato la saga per ragazzi “Una serie di sfortunati eventi” (edito, in Italia, da Salani).
Daniel Handler, “Avverbi”, Alet, Padova 2007.
Traduzione di Anna Mioni – in merito alle difficoltà di traduzione, cfr. nota di Mioni in appendice.
Prima edizione: “Adverbs”, HarperCollins, 2006.
Approfondimento in rete: Rassegna Stampa italiana (in progress!) / Wikipedia / IMDB / BBC.co.uk / A.V. Club / Redivider / PopMatters / Litpark.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Giugno 2007
Commenti
Handler, alias Lemony Snicket. Ma qui si direbbe essere solo Handler;)
?Non sono i nomi. Il miracolo sono gli avverbi, il modo in cui si fanno le cose?.
Caspita, quanto è vero!
Bellissima la citazione di Kundera. "L'insostenibile leggerezza dell'essere" è uno di quei libri per i quali trasgredirò la mia regola di non rileggerne mai nessuno due volte.
Questo "Avverbi", l'ho sbirciato in libreria. Mi hanno incuriosita la stravaganza del formato quasi quadrato e la copertina coloratissima. Ma, al di là della grafica accattivante, se davvero dopo la lettura riesce "a versarti magma sulle mani", c'è da procurarselo.
Prendilo a piccole dosi. In un certo senso, va interiorizzato per "capitoli". E' un incrocio tra un libro da notte e uno da treno, va preso per capitoli. Ha un respiro un po' diverso dal solito. Pretende d'essere frammentato. * Kundera è sempre grande, come tu ci insegni. ave amica!
OT: dopo i non letti della Nothomb, Everyman di Roth, Domani nella battaglia pensa a me di Marìas, Il libro delle illusioni e I viaggi nello scriptorium di Auster sarà il turno di Handler. Mi sa che di tempo ce ne vorrà...
Non ho molto da insegnare, ho solo imparato e sai da chi :)
:).
Ma dai. Mi ricordo quando ho trovato la tua pagina su Ciao. C'erano degli scritti personalissimi, e altri accademici. Nel 2002 eri a metà tra una e un'altra strada, e in quelle prove si vedeva tutta la scissione. Io dico che vai verso la fusione:). Come speravo. E migliorerai ancora.
mi colpisce di più la citazione di Kundera che tutto il resto ....l'impressione è quella di un libro un po' strano.
"?(?)Sembra confuso, forse, ma così è l?amore;"
> dice l'autore:)
"Forse il concetto principe è non aver paura del vulcano che dorme: amare, sempre, non appena se ne ha la fortuna. A qualsiasi costo. Perché quando davvero succede è tutta un?altra musica, le parole non servono più."
Profondamente vero. Che bella pagina, Gf...
Grazie Ilde:).
Un sorriso grande.
"Perché ?Avverbi? funziona così: ti pizzica una corda del ricordo, una d?una canzone, una d?un impegno che non hai mantenuto, una d?una persona che dovrai incontrare, una d?un libro che hai letto tempo fa; e per scene d?umana (tragi)commedia va a versarti magma sulle mani. Infine, scrivi".
Ma che bella recensione, Franco. Talmente bella da oscurare il libro, che forse non mi interessa nemmeno. Ti giuro - e sai che non sono uno che regala complimenti con facilità -, è emozionante leggerti, è un continuo assimilare non solo pensieri degni, ma anche un modo di scrittura cui tendere. Senza voler emulare (che sarebbe anche complicato), ma solo interiorizzando lo spirito che la anima .
Ecco, qui, lo stesso passo postato da Ilde (che non posta mai stralci, tanto per farti capire quanto è potente), è anche per sintomatico dell'intensità del tuo regalare emozioni attraverso la scrittura:
"Forse il concetto principe è non aver paura del vulcano che dorme: amare, sempre, non appena se ne ha la fortuna. A qualsiasi costo. Perché quando davvero succede è tutta un?altra musica, le parole non servono più.?
Semplice, essenziale, lirico, potente. Tanto di cappello, sul serio.
Grazie, Federico. Cerco di essere me stesso, è un peso e una scelta al contempo, per diverse ragioni. So che mi piace imparare da te e da voi, sempre.
Ave
http://it.youtube.com/watch?v=40yeIIMbqDY
E' vero, ho impiegato un bel po' di tempo a leggerlo e forse ho scelto il momento sbagliato, chè quanto a sentimenti sono già abbastanza confusa in prima persona.
Non sono riuscita ad apprezzarlo, non ha il respiro di un romanzo, e qualcuno dei racconti mi è risultato troppo fumoso.
Magari mi sbaglio, magari l'ho tirato giù dallo scaffale quando non era il caso. Il tempismo dice molto anche nelle letture.
prova a spezzarlo, a frammentarlo...
[Handler] eliminato doppio
[Handler] eliminato doppio incipit