“Qualche volta quando mi trovo in un posto nuovo e ci sono tante persone intorno è come se il computer andasse in palla e devo chiudere gli occhi e mettermi le mani sulle orecchie e comincio a gemere, che è come premere CRTL+ALT+CANC e chiudere tutti i programmi e spegnere il computer e riavviare in modo da ricordare ciò che sto facendo e dove devo andare. Ed ecco perchè sono bravo negli scacchi e in matematica e in logica, perché la maggior parte delle persone sono quasi cieche e non vedono la maggior parte delle cose e c'è una grande potenzialità nella loro testa che rigurgita di cose che non sono collegate tra loro e sono stupide” (pp. 165-166)
Swindon, Inghilterra. Il quindicenne Christopher John Francis Boone, una notte, scopre un cane disteso in mezzo all'erba: sembrava stesse dormendo, o stesse sognando; invece era morto, ucciso forse da un forcone. Era il cane dei suoi amici Shears, era un grosso barbone di nome Wellington. Christopher è tutto triste, e si domanda chi abbia mai voluto uccidere quel bel cane. Christopher è un ragazzo speciale, e non soltanto perché in questo suo libro i capitoli sbalzano da un numero all'altro, rispettando il criterio dei numeri primi. “I numeri primi” - scrive - “sono come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su” (p. 17). Conosce a memoria i nomi di tutte le nazioni del mondo e delle loro capitali, e ogni numero primo fino a 7507. Non ama le metafore e il body language; odia il giallo e il marrone. E non è capace di raccontare bugie, per questo non legge romanzi: sono pieni di bugie su cose mai avvenute. Ha problemi comportamentali: a quanto pare, soffre di una forma di autismo. È un ragazzo difficile, dissociato, ma eccezionalmente buono d'animo.
Christopher è felice, quando qualcuno viaggia nello spazio o quando se ne va per le strade, da solo, di notte. È felice, quando pensa che la nostra galassia è un enorme disco di stelle lontane 100mila anni luce, e che il nostro sistema solare sta là, da qualche parte. Vuole bene ai cani, perché sono creature semplici: hanno soltanto quattro stati d'animo, felice, triste, arrabbiato o concentrato. “E poi sono fedeli e non dicono bugie perché non sanno parlare”. Purtroppo la signora Shears e la polizia pensano che sia stato lui a uccidere il cagnone. E così si ritrova in gabbia, per qualche ora, fin quando non si presenta il papà a riprenderselo, e a risolvere l'equivoco.
Ma Christopher non fa che pensare a quel povero cane. Mentre comincia a indagare, disobbedendo agli ordini del papà (ma a Chris non piacciono gli ordini...), nutre il suo topolino, Toby. Ha qualche difficoltà da superare: la prima è che non gli piacciono gli estranei, perché sono difficili da capire. Man mano, si fa coraggio e riesce a fare domande. La seconda è scoprire perché mai qualcuno dovrebbe uccidere un cane. Sospetta dell'ex marito della signora Shears, che poteva avere ragione di vendicarsi della moglie. E indagando su di lui scopre che era l'amante di sua mamma. Christopher l'aveva perduta due anni prima, per un infarto. Almeno, così credeva. La verità, come scoprirete, può essere ben diversa, e decisamente e felicemente spiazzante.
“Ci sono molti misteri nella vita. Ma ciò non significa che non esistano risposte a questi misteri. È solo che gli scienziati non le hanno ancora trovate” (p. 120)
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Grandi omaggi al “Mastino dei Baskerville” di Doyle sparsi qua e là (Holmes è il modello di Christopher); il narratore però si affretta a chiarire che non ama l'autore della saga, ma solo il suo eroe, perché “credeva nel soprannaturale”, e voleva parlare col figlio caduto nella Prima Guerra Mondiale (p. 107). Tra gli altri libri citati, “Caos” di James Gleick. Pienamente in linea con l'approccio culturale del giovane narratore.
Aggiungo che una bestemmia, scritta per esteso, sporca il libro gratuitamente. Peccato: potevano risparmiarla. A segnalarvelo è un semplice credente, vale la pena di ribadirlo. D'altra parte, nel libro, il narratore spiega che “La gente crede in Dio perché il mondo è decisamente molto complicato e ritiene alquanto improbabile che una cosa complicata come uno scoiattolo volante o l'occhio umano o un cervello siano nati per caso. Ma se le persone pensassero in maniera logica e avessero riflettuto in maniera logica, si accorgerebbero che possono farsi questa domanda semplicemente perché si riferisce a qualcosa che si è già verificato ed essi esistono” (p. 188 e ss.). Insomma: l'idea è che un narratore così razionale non può che essere ateo. Proprio come tutte le persone intelligenti. Proprio come l'autore del libro, sospetto.
Ateo o meno, Haddon è in ogni caso capace di dare vita a una letteratura di grande umanità e dolcezza; questo romanzo di formazione va ascritto alle felici sorprese nate oltremanica nel Duemila. È un libro semplice, ma non retorico; è divertente, ma non satirico; è delicato, ma non fragile.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Mark Haddon (Northampton, UK, 1962), scrittore, illustratore e poeta inglese.
Mark Haddon, “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, Mondadori, Milano 2005. Traduzione di Paola Novarese.
Prima edizione: “The Curious Incident of the Dog in the Night-time”, 2003.
Approfondimento in rete: WIKI En / Sito ufficiale / Contemporary Writers / Via Lattea.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2009.
Commenti
Swindon, Inghilterra. Il quindicenne Christopher John Francis Boone, una notte, scopre un cane disteso in mezzo all?erba: sembrava stesse dormendo, o stesse sognando; invece era morto, ucciso forse da un forcone. Era il cane dei suoi amici Shears, era un grosso barbone di nome Wellington. Christopher è tutto triste, e si domanda chi abbia mai voluto uccidere quel bel cane. Christopher è un ragazzo speciale, e non soltanto perché in questo suo libro i capitoli sbalzano da un numero all?altro, rispettando il criterio dei numeri primi...
(bestemmia a parte, libro per tutti.)
Di solito sta in mezzo ai libri per ragazzi, strana questa cosa della bestemmia...
Mondadori? È Einaudi. Per quanto possa essere diverso, lo è. Ciaz. (-:
ti confermo che è una Mondadori tascabile:). Su licenza (chiamiamola così) Einaudi
(strana sì. Ma secondo te i rappresentanti della Mondadori ne hanno parlato ai librai? Qualcuno avrà avvertito mamme e papà?)
(in ogni caso, più che narrativa per ragazzi è per giovanotti, diciamo 16-17 in su, quando molte questioni cominciano a non choccare più)
6. ma l'avranno letto davvero alla Mondadori?
ahah:)
l'ha comprato Einaudi, in ogni caso:)
l'ho letto anni fa. e mi piacque. ma non è il tuo genere Franco, immagino. Ora leggo
(ne ho parlato bene, vedrai:) )
"Ateo o meno, Haddon è in ogni caso capace di dare vita a una letteratura di grande umanità e dolcezza; questo romanzo di formazione va ascritto alle felici sorprese nate oltremanica nel Duemila. È un libro semplice, ma non retorico; è divertente, ma non satirico; è delicato, ma non fragile".
Sottoscrivo. Molto delicato, nonostante sia poco verosimile. In particolare ricordo che mi toccò l'ultimissima frase.
Non ho più il libro però, quindi non la ricordo.
:).
L'ultimissima è in appendice... e l'appendice è molto speciale, e forse l'hai rimossa:). (qui non posso scriverla, in ogni caso:))) In tanti non l'hanno letto)
Qui ho fatto un parallelo ra il libro di Hornby e quello di Haddon: http://www.lankelot.eu/index.php/2008/05/22/hornby-nick-tutto-per-una-ra...
(la taglio. "ho scritto un libro e questo significa che posso fare qualsiasi cosa")
12 - si si, mi rendo conto;) Purtroppo ho perso il libro, era anche in edizione costosa, lo comprai appena uscì.
14 - ;)
13 - Cavolo ho sbagliato, che memoria, il libro era questo. Paragonavo Haig a Hornby e a Haddon. Me aculpa;): http://www.lankelot.eu/index.php/2009/05/01/haig-matt-il-club-dei-padri-...
commentai:)
5. Davvero? Io l'ho sempre visto, sia in prima edizione che in tascabile, per Einaudi. Bah. Ah, aspetta. Ho capito. Forse una superpocket, una cosa del genere? Eh. Mi sa.
esatto! Altrimenti non l'avrei comprato;)
20 - E come mai l'hai comprato? Dicci cosa ti ha spinto. Sono curioso. Pensavo comprassi - e che ti regalassero - solo libri di piccoli e medi editori, in narrativa.
con un po' di differita, e a un prezzo accettabile, cerco sempre di studiare ciò che è piaciuto e ciò che è andato bene, quando non si tratta con enorme sicurezza di materiale a-letterario, come mocc e compagnia cantante:).
Per esempio, ho qui la trilogia di Larsson, anche se non so davvero quando e se riuscirò a trovare tempo per lavorarci, tra speciali e arretrati:)
il libro ce l'ho perché l'ha letto mio figlio qualche anno fa (mi pare consigliato a scuola), le rec è come sempre bella, solo che qui, tra una cosa e l'altra, non so se troverò il modo di leggerlo.
Certo una bestemmia in un libro per ragazzi....Francesco non se ne ricorda però.
forse l'equivoco di fondo è proprio questo; non è nato come libro per ragazzi, ma proposto così ha potuto spopolare...
io direi che considerarlo "romanzo di formazione" è decisamente più equilibrato.