Guerri Giordano Bruno

Povera santa, povero assassino. La vera storia di Maria Goretti

Autore: 
Guerri Giordano Bruno

SANTA POLITICA

I falsi di un processo canonico e i veri motivi che convinsero la Chiesa a inventare una santità”, recitava la quarta di copertina della prima edizione di questo libro. Meglio: “L'idea della beatificazione nacque a una frangia della reazione ultracattolica per 'porre un argine all'immoralità dilagante', ma fu solo nel 1935, in pieno clima concordatario, che ebbero inizio i processi canonici”, e questo si leggeva nella bandella. Perché accadeva tutto questo? Perché serviva una santa locale nelle Paludi Pontine, dove si litigava sui santi per campanilismo religioso: ecco che una martire della miseria e dell'ignoranza, proprio come il suo assassino, veniva propagandata come martire della purezza (p. 71).

Dopo 27 anni di prigione, l'assassino smentì tutte le sue dichiarazioni precedenti. Mancava un passo alla santità: a firmarla fu, con eccezionale rapidità (come spesso accade), Pio XII, nel dopoguerra. E così, nell'immaginario collettivo, una bambina di 11 anni – di cui non esistono foto, se non una, dubbia, fosca – divenne poco a poco un'adolescente; e un'analfabeta massacrata dai pidocchi e dalla sporcizia fu trasformata in un esempio di castità. E adesso, nella Stanza del Martirio, località Le Ferriere – Nettuno – si possono apprezzare una ciocca di capelli stinti, un dente (radice nera, smalto corroso), tre bottoni spaiati, un brandello di stoffa (“pezzo del vestito”). Guerri dice che il suo libro è nato di fronte a questo spettacolo, e di fronte all'orrore della mercificazione della “santa”, venduta in posa sulle gondole di Venezia, sui picconcini da alpini, sui posacenere. Per ragioni politiche.

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Ogni tanto Maria mi appare in sogno, come all'assassino. Ora è uguale all'immagine del santino, tutta gigli e candore, ora com'era davvero, tutta pidocchi e fame. A volte parla com'è normale per una santa, a volte con il più sboccato dialetto marchigiano, per dire cose che da lei non ci si aspetterebbero. Potrei gridare al miracolo, ma preferisco pensare a un banale fenomeno psicanalitico (…). Da sveglio (...) Maria (…) è una presenza (…) che mi parla per ricordarmi il dovere di difendere i deboli e lottare contro le superstizioni, l'irrazionale” (GUERRI, p. XXVIII).

Quando questo libro venne pubblicato per la prima volta, nel 1984, la cultura italiana fu scossa da un feroce dibattito sulla natura della santità d'una “santa semplice”, di grande culto popolare. Al Vaticano tutto questo non piacque affatto, e qualcuno decise di replicare.

Spiega, magistrale, Guerri: “La prima edizione di questo libro venne pubblicata alla fine del gennaio 1985. Il 5 febbraio, il cardinale Pietro Palazzini, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi – dopo avermi definito 'strumento del demonio' – annunciò l'istituzione di una commissione incaricata di replicare al volume. Una decisione fulminea quanto clamorosa, perché del tutto nuova nella storia delle millenarie contese tra Vaticano e intellettuali. Era capitato che i gesuiti si mettessero di buon impegno a scovare circa quattromila errori nell'Elogio della Pazzia di Erasmo da Rotterdam, e che il cardinale Pietro Sforza Pallavicino avesse individuato trecentosessantadue errori nella Istoria del Concilio Tridentino di Paolo Sarpi. Molto più spesso, quando ancora esisteva l'Indice dei libri proibiti, era bastato alla Chiesa inserirvi le opere sgradite per condannarle senza appello. Ma non era mai accaduto che un papa (il cardinale Palazzini non può avere agito senza il consenso di Giovanni Paolo II) istituisse una commissione di studio per rispondere al libro di un laico. Come mai tanta attenzione al mio piccolo saggio?” (Incipit “Una risposta alla risposta”, cfr. p. XI). La Commissione pubblicò 153 pagine di “grande formato e denuncia”, denunciando 79 errori di fatto contenuti nel libro: a questi errori Guerri rispose nella successiva ristampa, punto per punto, riconoscendosene 1 (uno). Rilevando – a monte – e ribadendo che, post pubblicazione del suo libro, “L'accesso ai documenti della Congregazione per le Cause dei Santi è stato reso praticamente impossibile agli studiosi che non diano le massime garanzie di ortodossia” (p. XX). Fin qua ci siete? Bene. Avanziamo.

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Maria Goretti (1890-1902), marchigiana, nacque in anni di miseria assoluta: terzomondista o quartomondista. In Italia, moriva un bambino su cinque prima di compiere 5 anni; nelle Marche, uno su 4. Per questo, la Chiesa imponeva il battesimo dei bambini entro le 24 ore dalla nascita: un medico lombardo, nell'Ottocento, si disperava di questo “egoistico pregiudizio” che durante il rigido inverno poteva essere fatale, per i neonati. Vita media dell'epoca, 17 anni. 17. 60, se si escludono le morti infantili. Si moriva per le malattie infettive, non per infarti o tumori; oppure per le malattie mentali o del sistema nervoso (80mila l'anno contro i 5mila odierni).

Erano anni in cui per votare (1890) si doveva essere maschi, alfabetizzati, almeno ventunenni, in grado di pagare almeno 5 lire di tasse l'anno: su 32 milioni di italiani, soltanto 2 milioni e 750mila corrispondevano all'identikit. La metà di essi andò a votare. Rapine, estorsioni e sequestri erano il 25 percento in più degli anni Ottanta. Un chilo di pane costava un quarto del salario giornaliero di un operaio, nel 1890.

Erano anni in cui fuggivamo all'estero: 600mila all'anno nel primo decennio del Novecento, 282mila all'anno nel decennio precedente.

Si uccideva spesso: 4000 omicidi volontari soltanto nel decennio 1890-1900, contro i 1400 degli anni Settanta: con qualche milione di abitanti in più. Guerri aggiunge: “Nel Lazio di quegli anni (1890-1910) si registra un numero di reati pari al triplo della media nazionale: è di gran lunga la regione più criminosa, il doppio della Sardegna o della Campania, e le paludi contribuiscono enormemente ad alzare la media” (p. 30)

Emigrata assieme ai suoi genitori, contadini poverissimi, Maria Goretti scende nel Lazio con tutte le proprietà della famiglia: racchiuse in una cassapanca nera. Ha un solo vestito, e un gatto. Si ritrova a vivere in una casaccia di legno e terra, a nutrirsi di pane di granturco, a coltivare una terra secca e povera, assieme alle sorelle e ai genitori. Il padrone affianca loro un'altra famiglia marchigiana, i Serenelli, padre e due figli. Il maggiore diventerà matto. Le due famiglie, licenziate qualche tempo dopo, trovano nuovo padrone nelle Paludi Pontine: in un rettangolo di 50 chilometri per 30 tra Anzio, Cisterna, Terracina e il Circeo. Premio? Casa in muratura e pane di grano. Apriamo una parentesi. A fine secolo, nell'Agro Pontino abitavano stabilmente 16mila persone: divisi in 761 case, 435 capanne, 34 grotte. Grotte? Grotte. Ospitano tante persone. Ce ne erano anche a Prima Porta (sette) e sulla via Flaminia, un quarto d'ora a piedi da piazza del Popolo. In quegli anni da queste parti i gatti avevano vita breve. Chiudiamo la parentesi.

La nuova casa dei Goretti è – incredibile – un lusso o quasi per quella terra poverissima. È una vecchia costruzione del Seicento: un ex deposito di grano, rude, rossiccio. Niente acqua corrente. I panni si lavano alla fonte. Le lenzuola si cambiano ogni uno o due mesi, la camicia (l'unica che hanno, tendenzialmente) ogni venti giorni. Niente bagno o latrina. La luce è quella delle candele, o delle lampade a olio. I Serenelli abitano sul lato opposto della casa. Il paese più vicino, Conca (oggi Borgo Montello), è a due chilometri. Non ha nemmeno una scuola; ha una fama sinistra.

Maria è un mistero: “di lei – personalità, pensieri, intelligenza – non si sa niente, come fosse un santo delle catacombe. Raschiando nei suoi 11 anni e mezzo di vita decine di biografi di buona volontà non sono riusciti a racimolare (…) che una mezza dozzina di frasi sue, di patetica banalità” (p. 70). Guerri ne parla come di una “bambina disgraziata, ottusa dall'ignoranza propria e altrui”: in lei, la religione agì come “freno dello sviluppo mentale”. Non ha biancheria e non ha scarpe. Non ha niente.

Momento di gloria – in quella vita miserabile – è la sua prima comunione. Sarà la prima di tre comunioni prese in 13 mesi, prima di morire. Poche per una santa, osserva Guerri. Falsando le prime dichiarazioni, riuscirono a farle diventare 5 (pp. 85-86). Lo storico racconta “con quanta spietatezza le fosse instillata la sessuofobia”: “fa da mamma ai fratelli di 2, 4, 6, 8 anni: li nutre, controlla i loro miserabili giochi, li mette a letto ma la madre le ha proibito di spogliarli (...): non vuole che li veda nudi (…) perché altrimenti si offendeva il Signore” (p. 91). Sarà bene ricordare che in quell'epoca i confessori reputavano “pericolosi” addirittura i “movimenti disordinati”: la masturbazione era peccato mortale (p. 92). Danze, balli e spettacoli erano “lussuria”. Lussuria.

Chi la ucciderà, Alessandro Settimelli, bifolco diciannovenne, è uno che per timidezza non è mai andato a donne, ma delle donne ha desiderio. Lei è l'unica femmina “a portata di mano”, scrive Guerri: sua madre, vedova, è oggetto del desiderio del padre di Alessandro. Lo storico ricorda che nell'Agro c'erano all'epoca 3000 femmine per 13mila maschi, tutte guardate a vista da mariti, padri e fratelli. Alessandro tenta più volte di sedurla, nei campi. Non riesce, forse perché impotente. Lei, per difendersi, l'ultima volta ripete: “Dio non vuole queste cose, tu vai all'inferno” (p. 111). Poi, a quanto pare, ripete “sì”, ma è troppo tardi. Massacrata, durante l'agonia – più tardi, in ospedale: servivano cinque ore per l'ambulanza dell'epoca – dice “Perdono tutti” (p. 122). Tutti.

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Nel 1950 viene proclamata santa: perché ha gridato “Dio non vuole” a chi voleva violentarla. Guerri ha un parere diverso. Sostiene che “le miserabili condizioni culturali e sociali della bambina”, analfabeta, escludono abbia sviluppato una religiosità consapevole; che la sua santità venne accreditata, specialmente tra 1929 e 1935, con mezzi leciti e illeciti; che nei processi canonici l'assassino venne “cooptato a dire quello che si voleva dicesse”: ad esempio, nel processo del 1938 si contraddisse in continuazione, e forse non a caso la sua deposizione non venne trascritta. La beatificazione fu – infine – decisamente voluta in Vaticano, nel secondo dopoguerra, per creare un buon esempio per i giovani (p. XII), in un momento in cui le nostre donne costavano poco per i soldati stranieri liberatori.

Il “buon esempio” della Goretti ha già dato 3 morti – in Batusoland (1950), Spagna (1952), e Florio di Albino, Bergamo (1957). Tre ragazzine cattoliche che avevano ben presente il paradigma della “santa”. D'altra parte, sua madre prima di morire disse: “Ho pianto molto perché Marietta è morta. Ma avrei pianto assai di più se non si fosse fatta ammazzare” (p. 186).

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Forse una nuova attualità di Povera santa, povero assassino sta proprio in questo: non basta chiedere perdono per le Crociate, l'Inquisizione, Galileo: la Chiesa dovrebbe chiedere perdono anche a Maria Goretti, santa” (p. IX). Perché l'ha strumentalizzata.

Morale della favola. “Questo saggio – scrive Guerri nella Premessa alla ristampa del 2000 – è dispiaciuto tanto in Curia perché analizzava criticamente metodi e procedure delle cause di canonizzazione, ovvero di quella che anche in Vaticano viene chiamata la 'Fabbrica dei Santi', ma non ha impedito che il papa proseguisse in una sua politica precisa: dotare ogni Paese dei suoi santi, scegliendo di preferenza tra i cattolici che (…) sono stati vittime del potere politico per fedeltà alla Chiesa e alla sua religione”. Giovanni Paolo II ha proclamato, in nemmeno quindici anni, quasi un migliaio tra beati e santi, contro le precedenti 79 beatificazioni e 98 canonizzazioni in 75 anni. Qualcosa dovrebbe significare.

In appendice, per gli scettici e gli studiosi, le “risposte alle contestazioni della commissione” del grande storico Giordano Bruno Guerri, patrimonio indiscutibile dei cittadini democratici, cittadino sensibile e coraggioso.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Giordano Bruno Guerri (Monticiano, Siena 1950), scrittore, giornalista e storico italiano. Si è laureato in Lettere con una tesi su Giuseppe Bottai, poi pubblicata da Feltrinelli (1976). Già direttore del mensile “La Storia Illustrata”, collabora col “Giornale”. Ha lavorato come redattore per Bompiani e Garzanti.

Giordano Bruno Guerri, “Povera santa, povero assassino. La vera storia di Maria Goretti”, Bompiani, Milano 2008. Collana “Saggi Tascabili”. Include un inserto fotografico. L'opera è completa di bibliografia e “Risposte alle contestazioni della Commissione”

Prima edizione: 1984.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Giordano Bruno Guerri / Wiki it su Guerri

In Lankelot:

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2009.

ISBN/EAN: 
9788845261022

Commenti

Guerri sta diventando il mio idolo.

Concordo: scrive molto bene e come divulgatore storico è una spanna nettamente sopra la media.
(però ti consiglio di non leggere i suoi articoli sul Giornale. Meglio ricordarlo come brillante e generoso storico e scrittore).

una recente intervista:
http://leo.caligiuri.it/gbgblog/?p=283

Ma amice, io a sto punto comprerei il Giornale solo per leggere lui. Ora mi preparo con la sua "antistoria degli italiani";)

1. si vede...

libro affascinante, veramente!

E' il primo di una serie dedicata al Vaticano. Ora, nelle settimane e nei mesi a venire vedrò di studiarmi il tutto e di proporvi schede. Subito dopo, cercherò di intervistarlo.

4. Coraggioso!!!!! (diciamo che secondo me è più apprezzabile da leggersi sui libri. Nel foglio di proprietà di Paolo B. ritengo dispensi argomentazioni già sentite e in linea con certa vulgata che vede "il sole che sorge" proprio nel fratello del padrone. Insomma, peccato, ci si poteva aspettare di più).

Ma sono gli stessi articoli che poi pubblica nel suo blog?
Per adesso li stavo leggendo con distrazione, non mi sono ancora messo a studiarli...

Immagino di si. A me capita spesso di leggere anche il "Giornale" direttamente, senza dover andare a cercare articoli singoli pubblicati altrove: tra qualche collega di quell'area lì e la rete della mia amministrazione che pubblica i quotidiani....Per questo te ne parlo con una certa cognizione di causa. Comunque sia - lo sai perfettamente - sono tanti i casi di valenti scrittori e studiosi che poi dal lato più strettamente ideologico, e riguardo casi ben più eclatanti, si mostrano in una luce diversa. Che dire? Misteri della personalità umana. Prendiamone atto. (!)

Studierò tutti i suoi libri - e poi passeremo agli articoli, se riesco. Così intelligente non può essere ideologicamente mal schierato, non ci credo, è impossibile. Rimarrei sbalordito. Purtroppo credo non esistano ancora antologie dei suoi articoli apparsi sui quotidiani, peccato - mi avrebbero agevolato:)
Ma intanto prendo nota della tua segnalazione, amice Lupo.

sai cosa c'è di curioso? Che credo la sua intelligenza letteraria è di respiro così grande che non credo possa adattarsi alle colonne dei quotidiani. E' come se fosse un grande atleta di decathlon, per dire: difficile che abbia lo stesso passo sui cento metri. Sarebbe "troppo facile", diciamo così. A lui servono lavori impossibili - è "ciclopico", ha una visione delle cose da gigante, e una velocità diversa nella realizzazione di queste imprese (più alta). Sui quotidiani è sprecato. E' troppo per i quotidiani. E' grottesco dargli un limite di battute, come fanno? Che senso ha? Non so. Ma perché scrive sui quotidiani, poi? Cosa gliene frega? I quotidiani sono letti meno dei libri...

Ecco - è come se uno in grado di scrivere poemi epici scrivesse filastrocche su richiesta... è non razionale

Bè, alla sua maniera sicuramente. Diciamola tutta: appartiene a quell'area lì. Però - almeno quello - non ho mai colto sdilinguimenti alla Bondi-porca. Penso anche che in molti, la polemica (più che comprensibile) verso il culturame di sinistra, certo conformismo, l'atteggiamento antipatico e sussiegoso della stessa etc etc abbia portato d'istinto a schierarsi dall'altra parte. Certo è che raziocinio e i fatti dovrebbero aver fatto riconsiderare un ben po' di cose; almeno nel tempo.

L'istinto è giusto, ma è il berlusconismo a essere sbagliato:).
Non si può essere marxisti, ma nemmeno forzisti. Io non ce lo vedo proprio. Uno così non è umanamente possibile che scriva mezza cosa in difesa di Lui. escludo - poi la vita ti dà sorprese, ma escluderei...

Il caso è comunque aperto. Come storico - come scrittore, come biografo - è un genio. Un genio non può essere berlusconiano.

"non era mai accaduto che un papa (il cardinale Palazzini non può avere agito senza il consenso di Giovanni Paolo II) istituisse una commissione di studio per rispondere al libro di un laico."

Però, un bel primato!
Non immaginavo si prendessero tutta questa briga, ma il titolo lasciava presupporre una reazione dei prelati. Permalosi come pochi, guai a chi osa contraddirli!

ma lui ha scritto altre cose per deliziarli... anni dopo. Man mano arrivano tutte;)

Sulla strumentalizzazione della santa, sì, credo che nel caso di Maria Goretti sia più esplicito che in altri, proprio in virtù di quella mentalità sessuofoba che caratterizza il modus operandi della Chiesa.

16> Eh immagino con che gusto si sia divertito a smentire e insunuare il dubbio!
L'archivio Guerri cresce e sono sempre contenta di leggere le tue pagine su di lui, anche perchè dubito che, diversamente, avrei mai incrociato il suo nome.
Grazie sempre.

grazie a te;)

4-11. Ma fatemi capire, in quest'Italia attuale cosa vuol dire ben schierato o mal schierato? Non mi pare ci sia sta differenza tra partiti e schieramenti per far distinguo di questo genere.

14 - Ma si che può esserlo, nell'Italia di oggi, Franco, se sceglie di schierarsi. Perchè se era del PD o Di Pietro era diverso? Un conto è se il "genio", a priori, sceglie di non schierarsi vista la qualità della politica.

quella è la soluzione migliore, esatto.
L'emergenza suggerirebbe di tenersi in posizione anti-comunista, a tutti i livelli, anti-vaticana e anti-berlusconiana. Già, ma dove?

22 - Troppo anti tutto, mi sa;) Gli intellettuali, da che mondo e mondo, per quanto più o meno laterali, sono sempre organici al sistema. A volte anche in buona fede, ci mancherebbe.

io direi anti-vecchio, o anti-malato;).
Spero lui sappia essere organico e rivoluzionario.

On line nel sito di GBG!
http://leo.caligiuri.it/gbgblog/?p=285

24 - Ma guarda, per quello che so io, non credo che Guerri sia schierato organicamente. Credo che tra PDL e PD, abbia solo una vaga vicinanza col primo dei due schieramenti.

Questo libro me lo annoto. Grazie Fra'

Quando abitavo a Nettuno era d'obbligo omaggiare la bella santa. In sagrestia vendevano Madonne a 50 euro e si andava a guardare i baffi delle suore alla cassa. Bei tempi.

27, a te;)
28, ahahaha

La storia della Chiesa è carica di canonizzazioni mirate a enfatizzare questo o quel valore, con la speranza, nemmeno troppo velata, di indirizzare il popolo attraverso l'utilizzo di persone che fungessero da modello (la definizione di santo è esattamente questa). ma questo caso è allucinante.
?Ho pianto molto perché Marietta è morta. Ma avrei pianto assai di più se non si fosse fatta ammazzare? (p. 186).
mette i brividi...

Guerri segnala - tra i vari libri - questo, come fonte per documentarsi sulla storia della "fabbrica dei santi": WOODWARD, "La fabbrica dei santi. La politica delle canonizzazioni nella chiesa cattolica". Ne ho trovato traccia nell'Antistoria degli italiani, p. 208 (mondadori, 1999)

ave franz;)

WOODWARD, K. L., La fabbrica dei santi, trad. di L. Barilli, Milano, Rizzoli, 1991, pp. 491.

Certamente su Maria Goretti qualche dubbio è lecito. Non che in sè non potesse essere anche santa, figuriamoci. Ma davvero in un ambiente così degradato è difficile pensare che una causa di canonizzazione potesse raccogliere dati molto significativi (a parte voglio dire le parole di perdono). Se con questo la Chiesa ha voluto dare ai poveri una specie di riscatto non so. Penso che ci siano e ci fossero - se proprio! - tanti esempi forse un pochino più ... calzanti.
Forse non mi è chiarissimo da cosa Guerri si senta (e si sentisse)minacciato, dato che la devozione è una questione di fede, oggi come oggi neppure più collettiva (ma sì, fanno ancora qualche processione qua e là ma le feste religiose sono laicizzate come non mai), oggi Dio non fa più paura a nessuno e dei santi forse si interessa solo qualche nonnetta.

Se il caso Goretti serve a Guerri per dar contro alla pratica delle canonizzazioni, beh, contento lui...

Io che la Chiesa la frequento annuncio per la gioia di molti che è sempre più deserta, che la gente che cerca le risposte profonde spesso finisce altrove e che quei quattro di buona volontà (preti inclusi) che cercano di darsi da fare sono sempre più soli.

"Giovanni Paolo II ha proclamato, in nemmeno quindici anni, quasi un migliaio tra beati e santi, contro le precedenti 79 beatificazioni e 98 canonizzazioni in 75 anni. Qualcosa dovrebbe significare. "

Mi vorreste dire che cosa, dal vostro punto di vista?

Penso Ilde che significhi una mediatizzazione e una ricerca del sensazionalismo, il miracolo visto come argomento pubblicitario, come marketing. Si vende l'emozione facile, l'esaltazione per folle con basso IQ.

È fastidioso il mercato che si crea intorno a queste figure, di santini, pellegrinaggi, devozione intorno a reliquie di gusto medievale. Fastidioso soprattutto nella misura in cui va a colpire quelle fasce più deboli e indifese, già afflitte da ogni calamità naturale e sociale, i disperati, i debili, gli umili, gli incolti, che si attaccano alla venerazione cieca di un santino e di una reliquia e sperperano denaro dietro a padre Pio e Maria Goretti.

Personalmente non capisco che differenza ci sia tra il culto di padre Pio, con annesso spaccio di santini a prezzi esorbitanti, e quello che faceva Vanna Marchi.
Questo suppongo è ciò che va a denunciare un libro così, e questo è il fastidio che molti provano riguardo all'inflazione di santi, beati e simili; la sensazione palpabile di una truffa ad opera di una struttura secolarizzata che nell'immaginario collettivo gode ancora di una reputazione e uno statuto privilegiati e che abusandone in modo - permettimi il termine - truffaldino, é ragione di vergogna, di disgusto e di rabbia.
Potebbe fare meglio (e altrove, per opera di altre persone e di altri canali lo fa), il che in parte lo rende doppiamente fastidioso.

Ottima Ilde,
magari ci pensasse solo qualche nonnetta: la fabbrica dei santi può diventare anche industria; le speculazioni in stile padrepio sono abbastanza scoperte e chiare a tutti, e non sono recenti o esclusivamente territoriali. Leggo in "Antistoria degli italiani":

"La Chiesa ha vinto solo in parte la sua battaglia contro le superstizioni laiche, e solo in parte è riuscita a sostituirle con il culto dei santi: gli italiani sono un popolo di cattolici pagani che, oggi, dà lavoro abbondante a 200mila religiosi, a 150mila maghi professionisti e a poche decine di santi venerati in redditizie basiliche meta di pellegrinaggi e circondate da venditrici di souvenir più o meno benedetti. La maggior parte degli altri santi viene ignorata in quanto scarsi 'produttori' di grazie. Attraverso una precisa politica della santità, da secoli la Chiesa sceglie i santi in base all'orientamento che vuole dare ai fedeli: nel Medioevo erano di preferenza re e regine, perché re e regine avevano potere sulla religiosità popolare; in epoche ritenute particolarmente corrotte potevano essere esempi di castità e povertà (sono pochissimi i santi sposati" (p. 50).

Credo che il caso Goretti sia servito a Guerri per raccontare cos'era il Lazio del tardo Ottocento-primo Novecento, denunciando miseria, povertà, difficoltà di sopravvivenza; assieme, per raccontare come si potesse strumentalizzare una morte per ragioni politiche, non solo religiose. Da questo punto di vita, è singolare osservare che probabilmente il lavoro di Guerri mostra una "grande fame" di santi e di santità. Se il mio istinto non sbaglia, sarebbe stato entusiasta di dedicare una biografia a un vero caso di santità - intesa nei termini di generosità paradigmatica, esemplare, di dedizione assoluta e incrollabile all'alterità, di spiritualità autentica, di capacità miracolistica. Questo dorme nel suo scritto, quasi fosse una segreta, privata domanda di divino.

A questo aggiungo il dramma post 18 luglio 1870, ossia post approvazione del dogma dell'infallibità del Papa in materia religios e morale. Come può essere compatibile con questo tipo di osservazioni laiche (e ragionevoli, mi pare di capire) sulla "fallibilità" dei papi, e delle loro strategie e delle loro scelte mediatiche o politiche? Credo quel dogma sia una seria ragione di imbarazzo per tutti i cattolici - ma non per i credenti.

Mio fratello più piccolo ha il braccialetto di Padre Pio. Non perché vada a messa, o chi sa, ma perché è di moda. Ha detto che alcuni suoi amici l'hanno avuto per posta, gratuitamente. Poi, chi lo sa.
Certo merchandising ecclesiastico mi è sempre sembrato in contraddizione con la cacciata dei mercanti dal Tempio.

Credo sia una ragione di imbarazzo anche per i non cattolici, nella misura in cui esiste una chiara e neanche troppo nascosta ingerenza della religione cattolica nella politica. Si vorrebbe - per un dialogo vagamente serio - una base di discussione razionale, il che richiede la possibilità di entrare nel merito di una questione senza sbarramenti di tipo "è così perché devi crederci".
Sì può credere in quello che si vuole, ma occorre difendere con degli argomenti i propri principi; il prezzo da pagare altrimenti è l'impossibilità del dialogo.

Mi sembra che Maria Goretti e padre Pio siano il braccio pubblicitario, propagandistico e mediatico di chi non vuole discutere, vuole solo imporre.
Questo è quello da cui io mi sento minacciato; Guerri non saprei, ma immagino qualcosa di simile, se devo indovinare da quel che ho letto sopra.

35. Vabbè, credenti non vuol mica dire privi di capacità di giudizio... e quindi quel dogma è un problema anche per molti credenti, quanto meno per quanti le domande almeno se le fanno. Ho la presunzione di credere che Gesù si metterebbe le mani nei capelli :))

34. "gli italiani sono un popolo di cattolici pagani che, oggi, dà lavoro abbondante a 200mila religiosi, a 150mila maghi professionisti e a poche decine di santi venerati in redditizie basiliche meta di pellegrinaggi e circondate da venditrici di souvenir più o meno benedetti. "

L'accostamento tra religiosi e maghi è un po' offensivo... La frase anche. Sembra che la creduloneria dia da lavorare ai religiosi così come ai maghi...
Allora se per Guerri i credenti sono un branco di idioti incapaci di giudizio proprio forse faceva meglio a dirlo chiaro. Così almeno potevamo arrabbiarci senza dover fare l'esegesi delle sue pagine...

200.000 religiosi sono un numero sovrastimato. Io ho dati che parlano si è no di 50.000 fra sacerdoti regolari e preti diocesani... a meno che non si considerino anche le suore, il cui numero è un po' più alto.

38. 39. Io Ilde credo non si riferisca, parlando di religiosi, solo ai sacerdoti. Ma anche a frati, suore, etc etc. "Religiosi".
Inoltre, nonostante l'accostamento tra "religiosi" e "maghi" possa sembrare non congruente, la realtà italiana dice che ci sono tanti maghi, ed essendo la maggioranza della popolazione italiana cattolica si può dedurre che, a questi maghi, si rivolgano persone cattoliche. Avranno anche clienti non cattolici, questi maghi, ma è probabile che una maggioranza sia cattolica.
Magari avrebbe dovuto esplicitare in modo diverso questa sua deduzione, ma non è così complicata da fare.
Se l'Italia è un paese a maggioranza cattolico, e l'Italia dà lavoro a tot "religiosi" (non solo sacerdoti, quindi) e tot "maghi", si può dedurre che i frequentatori dei secondi possano essere, nella maggioranza, gli stessi dei primi.
A me sembra un deduzione lecita. Poi si dovrebbe andare a prendere dati etc.
Ma non mi sembra ci sia da arrabbiarsi. Mi sembra ci sia da provare il contrario, e cioé che le persone che vanno dai maghi non sono cattolici.
Né tutti i cattolici sono buoni e santi o cattive persone. Ma non mi sembra dica questo, Guerri. Mi sembra dica che la Chiesa, nella sua storia, abbia strumentalizzato delle situazioni per dare una certa idea di sé, a livello politico, sociale.
E certo mercanteggiamento all'interno della Chiesa a me dà molto fastidio, a volte è fatto con buone intenzioni, altre, mi sembra, per mero profitto.

35, 38 - mi unisco alla tua presunzione:)

40. Dai maghi vanno i cattolici? Bisogna vedere cosa intendiamo per cattolici. Se intendiamo persone che hanno fatto un breve percorso sacramentale e poi ciao (voglio dire: niente frequenza ai sacramenti, niente più chiesa intesa come comunità), allora sì, senz'altro. Ma questi sono "pagani di ritorno" che di cattolico non hanno più niente. Ma non facciamo di tutta l'erba un fascio.
Se intendiamo che dai maghi ci vanno i cattolici credenti e praticanti, beh, ci sarà qualche confuso, senz'altro, ma in genere il credente ha fonti diverse (darà da lavorare, come dice Guerri, ai religiosi).

La frase di Guerri, così come è riportata, offende la mia sensibilità.

Non ci piove che certi escamotages per avere più soldi o più seguito facciano venire i brividi.

La chiesa non è tutta lì, grazie a Dio... anche se mi rendo conto che come sempre è la parte che fa più notizia...

38 "L?accostamento tra religiosi e maghi è un po? offensivo? La frase anche. Sembra che la creduloneria dia da lavorare ai religiosi così come ai maghi?"
a priori non esistono milgiori ragioni per credere in Dio di quante ne esistano per credere ai maghi, ai folletti o non so che altro.
con questo pure io tendo a credere al primo ma non ai successivi.
Però non ho buone ragioni per farlo. Mi infastidiisce terribilmente ma devo ammettere la cruda realtà. L'accostamento è quindi, putroppo, lecito, anche come da te inteso.

42. Appunto, bisogna vedere cosa intendiamo per "cattolici". Guerri parla di "cattolici pagani", e tu dai la definizione di "pagani di ritorno", ed a me sembra che queste due definizioni indichino le stesse persone. Questi "pagani di ritorno", però, per la Chiesa sono cattolici, vanno ad aumentare il numero dei cosìddetti "cattolici".
Se vogliamo parlare dei cattolici credenti e praticanti, allora l'Italia non credo sia un paese tanto "cattolico".
Guerri, ripeto, nel brano riportato da Franchi, parla di "cattolici pagani". Cosa che non mi sembra in contrasto con i tuoi "pagani di ritorno". La tua definizione, però, non tiene conto che questi "pagani di ritorno" siano, formalmente, "cattolici".
Dunque la questione si sposta:
chi si può definire cattolico?

Così come intendi tu, Ilde, avere dati sui cattolici, diciamo, "effettivi" è impossibile. Si può solo sapere chi, formalmente, nel senso che ha seguito il breve corso di sacramenti, è "cattolico".

Nei "cattolici pagani" di Guerri rientrano quelli che vanno a messa per le feste più grandi, quelli che non ci vanno mai, quelli che ogni tanto per caso.
Nei tuoi "cattolici" rientrano solo quelli "credenti e praticanti", escludendo gli altri.

Ma il discorso di Guerri è chiaro, mi sembra, su chi intenda con "cattolici pagani".

(intanto lasciatemi dire che sono molto felice di questo dibattito)

"Io che la Chiesa la frequento annuncio per la gioia di molti che è sempre più deserta, che la gente che cerca le risposte profonde spesso finisce altrove e che quei quattro di buona volontà (preti inclusi) che cercano di darsi da fare sono sempre più soli."
E brava Ilde, tu riesci sempre a intervenire nel modo giusto.
Ragazzi miei, l'affermazione è vera, altro che paese cattolico, il cattolicesimo italiano è formale, paganesimo di ritorno appunto come è stato detto, per il resto si parla di "emergenza educativa"dal lato della fede. Sono spariti tutti i substrati, quegli entroterra che una volta si davano quasi per scontati. In fondo è una provocazione, così s'impara a darsi da fare e a essere più coerenti, i primi sono partiti in Dodici.....

Il discorso dei santi non è tanto semplice, secondo me. Se è vero che c'é tutto un fastidioso mercato attorno, è anche vero che crearne tanti ha un significato pastorale: la santità non è qualcosa di lontano, avulso dalla vita delle persone, ma può concretizzarsi anche in vite e persone normali, insomma serve a far sentire i santi più vicini ai fedeli. E moltissimi santi non hanno alcun ambaradam mercantile attorno.

46. Da un punto di vista formale, l'Italia è un paese a stragrande maggioranza cattolica. Ripeto, i numeri non si vanno a prendere sui credenti e praticanti cattolici, ma sul totale, compresi quelli che vanno a messa a Natale e Pasqua e quelli che non ci vanno mai. Poi ognuno ha le proprie esperienze personali da portare, ma il discorso di Guerri era su basi diverse, mi sembra.

47. La santità dovrebbe essere del quotidiano, ma la Chiesa lancia messaggi contrastanti avvallando il merchandising solo di alcuni. Da un lato, sempre più santi, dall'altro sembra ci siano i più santi tra i santi, che ristabiliscono in modo gigantesco le distanze tra loro e le persone comuni.

Il santo non mi pare avvicini la gente comune alla religione. Al massimo rende un individuo che in vita ha fatto cose notevoli "un beato", che tradotto significa che non è mica come me e te. E una specie di superman con ticket omaggio per il paradiso.

L'uomo comune si sente giustificato a continuare come prima, perché lui non è certo un santo. Invece che da esempio il santo funge da surrogato di deità; una volta adoravamo i fauni e le ninfe, adesso questo.

Il culto dei miracoli poi è un insulto alla razionalità e a tutto quello che sappiamo di serio sul mondo; per essere santificati occorre una lista della spesa di "miracoli", scadentissima e ridicola trovata. Chiunque abbia una formazione liceale sà benissimo quale credibilità hanno i miracoli e cosa sono. Creduloneria popolare. Fenomeni di isteria, guarigioni miracolose e simili.

Perché una persona non può essere semplicemente ricordata come un grande della storia? Perché occorre impomatare le persone con miracoli (che magari non hanno mai saputo di avere fatto, come il povero Woytila), medagliette e gadget da cantante rock? Io ho voglia di un dialogo con gente come Mancuso, che parte da basi filosofiche serie, e tiene un discorso coerente con quello che sappiamo del mondo. Quelli sono gli interlocutori intelligenti su cui la chiesa dovrebbe fare affidamento.

A me sembra che invece si spinga verso un sensazionalismo che risponde a una logica di mercato e di pubblicistica; tutto molto moderno, ma parecchio snervante.