Guerri Giordano Bruno

L'arcitaliano. Vita di Curzio Malaparte

Autore: 
Guerri Giordano Bruno

Il caso Malaparte: è bene concentrarsi sul grande scrittore padre de “La pelle” o di “Kaputt” oppure sul politico cortigiano e arcitaliano, capace di cambiare schieramento e convinzioni a seconda delle convenienze, delle opportunità e delle circostanze, spesso assecondando l'interlocutore che ha di fronte?

La biografia di Giordano Bruno Guerri (Bompiani, 1980) scioglie i dubbi: sarà saggio, nel tempo, dimenticare la vicenda politica di un intellettuale nato repubblicano, cresciuto fascista – e radicalmente fascista -, sopravvissuto a una prima infatuazione per il comunismo, caduto due volte in disgrazia durante il regime e per questo confinato (ma: a Lipari, Ischia e Forte dei Marmi...), tentato da un'improbabile e fastidiosa adesione al PCI, riuscita soltanto quand'era in fin di vita, con dubbio tempismo e opportunismo da entrambe le parti.

Il Malaparte di Guerri è un uomo che ama straordinariamente la vita e teme molto la morte, a dispetto della sua esperienza al fronte (Prima Guerra Mondiale); è un bell'uomo che non si concede volentieri alle donne, e quando ciò succede sembra facilmente capace di crudeltà, e per questo si ritrova sulla coscienza una suicida e una suicida mancata, per amore di lui; è uno scrittore che ha avuto grossi capitomboli e qualche momento straordinariamente fortunato, un giornalista magnifico – anche e forse soprattutto nelle invenzioni – amico della Fallaci giovane e nemico storico di Montanelli; un letterato che ha rapporti ambigui coi letterati che più apprezza, da D'Annunzio a Cardarelli a Moravia, giocando periodicamente a stuzzicarli e provocarli, probabilmente per un limpido complesso di inferiorità. Politicamente ha un merito: aver denunciato il nazismo, e i mali e i difetti di Hitler, già nel 1930, pubblicamente e senza perifrasi (p. 137). Mussolini, invece, viene considerato il trasformista per antonomasia, come nel “Don Camaleo”, romanzo fantapolitico apparso nel 1928 in un'edizione edulcorata, mascherata e ridotta, infine riedito nel 1946 in versione rivista, ampliata e finalmente schietta. Non servirà ribadire che sino ai giorni della sua caduta ufficialmente Malaparte sembrerà sempre ben integrato nel regime fascista, tanto da essere considerato tra i giornalisti degni di fiducia.

**

Malaparte è una sorta di dandy e di snob che si ritrova, per smania di popolarità e successo, a vivere una vita ben al di sopra delle sue capacità e della sua preparazione; una vita parte politica parte cortigiana, al di sopra dei suoi mezzi; fosse rimasto soltanto scrittore sarebbe diventato qualcosa di imprevedibile, e di grande. Questa la sensazione.

Cosa volete che me ne importi di quello che gli italiani pensano di me? I fascisti mi detestavano, gli antifascisti mi detestano. E allora? È molto significativo che dimostrino tanto interesse per me, sia gli uni che gli altri” (Malaparte, 1948)

**

Kurt Erich Suckert (1898-1957), alias Curzio Malaparte, è stato, spiega Guerri, un precursore: come “narratore d'intervento”, e come “letterato di massa”, capace di fondere alla letteratura una sorta di “didattica sociopolitica” (Introduzione, p. 8). Toscanaccio d'adozione e d'elezione, “geniaccio, indipendente, spregiudicato” (p. 15), fu un bambino timido, ultrasensibile e dominato dalla sua forte immaginazione; divenne un adulto raffinato, elegante, coltissimo e brillante, bello e forte (p. 33), con un debole per i duelli (contro chiunque) e per le cazzate (in tutti i sensi). Fascista di origini repubblicane, iscritto già nel 1922 (p. 49) simpatizzò per il comunismo a dispetto del suo spregiudicato individualismo; e più volte si ritrovò a dialogare con quelli che avrebbero dovuto essere, a ragione, i suoi nemici primi. Nemico primo restava il Vaticano, ma per un luterano mi sembra sia abbastanza prevedibile e sensato.

Figlio di un tintore sassone approdato a Prato, “capitale mondiale del riciclaggio di stoffe e stracci”, nel tardo Ottocento, e di una lombarda, borghese milanese, Edda Perelli, erede di un vecchio amico di Boito e di Fogazzaro (un nonno orgoglioso, bizzarro e violento, idolo di Curzio), Malaparte crebbe in campagna e distante dalla famiglia (considerò vero padre Milziade Baldi, il suo “balio”), orgoglioso d'essere pratese; questa distanza, ci spiega Guerri, rimase intatta e inalterata per sempre, nonostante la successiva fama mondiale dell'artista. Studiò sugli stessi banchi di D'Annunzio negli anni in cui il poeta era già una leggenda vivente, in Italia; nutrì un sentimento di rivalità e di devozione nei suoi confronti, e probabilmente giocò, per molto tempo, a imitarne le gesta.

Politicamente, esordì nel Partito Repubblicano, di cui fu segretario giovanile nel 1913. All'epoca, spiega Guerri, si trattava di un partito scomodo con una fortissima componente anarchica: “Nel programma del PRI c'erano il suffragio universale, la totale laicità dello Stato, le autonomie regionali, l'uscita dalla Triplice Alleanza, l'irredentismo, l'espropriazione delle terre incolte, l'imposta unica e progressiva” (p. 24). Si iscrisse alla Massoneria salvo poi uscirne, per incompatibilità col fascismo, nel 1923. Fu volontario nella Prima Guerra Mondiale; la prima, breve esperienza, al fianco di Peppino Garibaldi, fu incruenta. La seconda fu ben più dolorosa e duratura; in trincea, come tutti i soldati, Malaparte combattè e si ritrovò a inalare pericolosi gas, come l'Yprite, forse responsabile del tumore che più in là l'avrebbe assassinato. Eroe di guerra (medaglia di bronzo e “officier de grande valeur”), si dedicò al termine di quegli anni alla carriera diplomatica; era il 1919. Durò poco: la Letteratura chiamava. Malaparte era bruciato dal sacro fuoco delle patrie lettere. E della fama.

Fondò una rivista quindicinale (“Oceanica”) che ebbe vita breve (quattro numeri), a dispetto delle ambizioni abnormi dell'artista (sognava un movimento mondiale chiamato “oceanismo”: non una scuola artistica, ma una “tendenza dello spirito”, estranea al passatismo, al futurismo e al dadaismo); in quel periodo (1921) pubblicò il pamphlet “Viva Caporetto!”, ispirato, stando a Guerri, a “Le feu” di Henri Barbusse (1916). Nell'opera sosteneva che i fanti non fossero fuggiti, ma che si fossero ribellati alla stupidità della classe dirigente italiana; in altre parole, pubblicava una “antiretorica e antieroica esaltazione della volontaria disfatta” (p. 45). Quel libro gli guadagnò grandi antipatie; venne più volte picchiato dai suoi compagni universitari, e tuttavia lui insisté nel riproporla per tre volte – il governo Mussolini lo sequestrò, ad esempio, a dispetto delle correzioni successive dell'autore.

Entrò in rotta coi letterati romani: Cardarelli, ad esempio, diceva “A Malaparte dategli un aggettivo e ci farà sopra un libro di trecento pagine” (p. 47). Pubblicò, simpaticamente, un libro che criticava e satireggiava l'ambiente letterario (“Le nozze degli eunuchi”, giudicato da GBG “pedante e bruttino”). In politica, nel frattempo, fresco d'iscrizione al Partito Fascista, cercava di recuperare alla causa i sindacalisti rivoluzionari e gli interventisti (De Ambris), ma invano; scrivendo “L'Europa vivente: teoria storica del Sindacalismo nazionale” parlava del fascismo come di una Controriforma, “antisocialista, antiliberale, antidemocratico, antiumanitario, antimoderno”, identificando Mussolini con Ignazio di Loyola. Si sarebbe ricreduto.

Nel 1925, cambiò nome: da Suckert a Malaparte. “Voglio essere italiano non soltanto nel cervello, nel fisico, come sono, ma anche nella desinenza del nome. Malaparte è il mio gagliardetto” - scrisse a Longanesi (p. 69). Nel 1929, aveva ufficialmente cambiato cognome, anche per l'anagrafe. Gobetti, che fu suo editore, lo considerava “la più forte penna del fascismo” e “uno spirito bizzarro” (p. 70). La sua attività politica alternava, in quel decennio, momenti di forte ascesa politica, in seno al regime, ad altri di buio e di sfiducia nei confronti del Duce; in ogni caso, i suoi libri continuavano a riscuotere successo e non mancavano le illustri collaborazioni coi quotidiani e coi periodici; fondò e diresse, con Bontempelli, la rivista trimestrale “Novecento”, rivale del “Selvaggio” di Maccari. Era il periodo della polemica tra Strapaese e Stracittà. Troisio ha dedicato un bel volume a quel tempo, e a quei giornali. Leggetelo.

**

Guerri racconta tutto: vicende editoriali e letterarie, incluse quelle delle opere incompiute o meno fortunate o introvabili (la stravagante e idolatrica biografia di Balbo, tanto per dirne una); velleitarie imprese da direttore di collana (“La voce” o con Grasset, in Francia); amore assoluto per i cani, e desiderio autoriale di dialogare con i cani (sembra che ululasse e abbaiasse ovunque fosse, in albergo o a casa di amici, una volta rimasto in stanza da solo); rappresaglie letterarie (Moravia nascose Malaparte nel protagonista de “La Romana”, nel 1947), politiche (è Balbo, presso il quale è caduto in disgrazia, a domandare e ottenere il suo primo confino) e professionali (inviso ad Agnelli, decadrà dalla carica di direttore della Stampa al ruolo di amante di Virginia); tentativi di esilio transalpino, non del tutto riusciti (dopoguerra) e periodica avversione agli intellettuali comunisti. C'è proprio tutto, inclusi frammenti che dimostrano come e quanto fosse capace di cambiare idea nello stesso istante in cui ne aveva una; politicamente, si direbbe una delle più incredibili banderuole della storia d'Italia (conversione al cattolicesimo inclusa). Commuove il suo amore per Prato, e per i pratesi; a Prato l'artista ha voluto essere sepolto, a Prato ha dedicato sempre – e con coerenza – parole d'amore e di sincera appartenenza. Non è stato così per Capri, dove aveva una famosa villa, e non è stato così per niente: né per il fascismo, né per una donna, né per un'opera letteraria, né per la patria. Finita la guerra, il fascista Malaparte andava a domandare, dopo breve permanenza attiva nella Resistenza, la tessera al signor Togliatti. Che peccato, e che assurdità tremenda.

**

Tra le letture influenti nella formazione di Malaparte, Guerri segnala Virgilio, Omero, Orazio, Plutarco, Locke, Leibniz, Rabelais, Pascal, Montaigne, Malebranche, Saint-Simon, Shakespeare, Villon, Spinoza.

Questo libro è perfetto per avvicinare alla psiche, alla visione (alle visioni) politiche e all'estetica di Malaparte sia i neofiti che gli aficionado. In una parola, è un must.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Giordano Bruno Guerri (Monticiano, Siena 1950), scrittore, giornalista e storico italiano. Si è laureato con una tesi su Giuseppe Bottai, poi pubblicata da Feltrinelli (1976). Già direttore del mensile “La Storia Illustrata”, collabora col “Giornale”.

Giordano Bruno Guerri, “L'arcitaliano. Vita di Curzio Malaparte”, Bompiani, Milano 2008. In appendice, Bibliografia. Collana Tascabili Bompiani, 394.

Prima edizione: Bompiani, Milano, 1980.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Giordano Bruno Guerri / Wiki it su Guerri / Wiki it su Malaparte.


In Lankelot:



 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2009.

ISBN/EAN: 
9788845260834

Commenti

Il caso Malaparte: è bene concentrarsi sul grande scrittore padre de ?La pelle? o di ?Kaputt? oppure sul politico cortigiano e arcitaliano, capace di cambiare schieramento e convinzioni a seconda delle convenienze, delle opportunità e delle circostanze, spesso assecondando l?interlocutore che ha di fronte?

Appunto: un "arcitaliano". Un personaggio incredibile, che come avrai letto odiava mortalmente, ricambiato, un suo altrettanto noto collega giornalista. Fra toscani e galli del pollaio era lotta dura.
Comunque sia questo passaggio dal campo fascista a quello comunista, lo sai bene, è stato frequente tra i cosidetti uomini di cultura (dando un occhio ai commenti di Lankelot mi viene in mente proprio Piovene che - wikipedia non lo dice - intorno al '68 si avvicinò alla sinistra, salvo, fare marcia indietro prima della morte, nelle vesti di collaboratore del "Giornale", ).
Soltanto che lui - il Suckert - fu particolarmente lesto a fare il salto della quaglia e gli altri che passarono al campo "rosso" magari erano stati fascisti in età decisamente giovane, non avevano conosciuto altro che il fascismo.
Insomma vedo il libro ti è piaciuto assai. Come già scritto, lo ricordo particolarmente scorrevole e documentato.
Su Bruno Guerri ribadisco: sicuramente dal vivo si dimostrerà persona cortese e di valore.
Il mio giudizio negativo si è basato soltanto sulle sue performaces televisive e, ovviamente, sui suoi articoli pubblicati sul "Giornale". Politicamente li considero distanti anni luce. Da parte mia magari c'è una dose di pregiudizio.
Tant'è sullo storico e il professionista niente da eccepire.

'Finita la guerra, il fascista Malaparte andava a domandare, dopo breve permanenza attiva nella Resistenza, la tessera al signor Togliatti. Che peccato, e che assurdità tremenda.'

Non è un'assurdità tremenda per chi ha amato 'Kaputt' (la recente edizione Adelphi che presenterò anche qui, va assolutamente comprata). Malaparte fu antifascista, soprattutto dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini molto più di tanti sbandieratori ideologici. La sua richiesta di tesseramente al PCI, inizialmente rifiutata dai parrucconi comunisti, mi sembra non un'assurdità, ma un'inevitabile conseguenza. Ogni riga di 'Kaputt' la dice lunga sul suo sentire anti-mussoliniano, sul suo essere fuori ormai dai giochi impossibili e mistificatori del regime.
Sì, Malaparte-personaggio era quello che era: Malaparte scrittore, uno dei più grandi del nostro dopoguerra, e quindi del novecento.

Ottimo Al,
"Kaputt" è del 1944 (prima edizione): non del 1924 o del 1934. La data è abbastanza chiara, in questo senso; l'antifascismo di Malaparte mi sembra sinceramente grottesco. Politicamente, è difficile credere che uno che aveva assunto la sua posizione nella questione Matteotti (cfr. Guerri) si sia poi ritrovato a dire "ah, io l'avevo sempre detto" e cose del genere. Una delle cose più divertenti del libro è quando Guerri mostra l'introduzione di "Don Camaleo" nella versione post-caduta del regime, ridicolizzando, voce per voce, le dichiarazioni di Malaparte. Che voleva, bontà sua, servirsene come arma per rifarsi una verginità ideologica, per dire d'essere stato "oppositore interno negli anni del regime" e cose del genere.
*
Comunque la sua scarsa coerenza politica non è una novità, in questo Paese. Inutile giudicare i cambiatori di casacca per ciò che sono. Meglio salvare le loro creazioni artistiche...

Ottimo Lupo,
sì - proprio un personaggio incredibile. Guerri ha raccolto tutta una serie di frasi, spese su di lui, che andavano messe come incipit del libro, un po' come nel mio saggio su TY:).
Montanelli ha scritto qualcosa di ampio e dettagliato, contro di lui, che tu sappia?
*
Sì, il libro mi è piaciuto parecchio, e a questo punto sono andato nella misteriosa biblioteca di famiglia a cercare altre cose di GBG. Ho trovato la prima edizione del suo "Bottai" e il grottesco memoir di Patrizio Peci, che sto per finire:).
Non so proprio come sia guerri in tv, perché tv non ne vedo se non per ragioni calcistiche:). Invece mi interessa molto capire politicamente dove stia.
Per questo, anche, vorrei leggermi "Bottai".
*
Dimmi, è forzista? E' liberale? E' democratico? E' teocon? Cos'è? Comunista non si direbbe, socialista nemmeno. Dammi qualche traccia...

Un'altra cosa straordinaria del libro: Guerri prende e mostra gli articoli di Malaparte sulla fu URSS, scritti pre e post simpatie comuniste. Ci sono tutta una serie di tagli e di integrazioni mica da ridere. Tutto per ingraziarsi quella gente. Molto triste e molto divertente al contempo, dipende dai punti di vista. Molto italiano...

4. Probabilmente il suo 'antifascismo' non era vergine; probabilmente, come dici te, la scelta di spostarsi a sinistra era un'arma per rifarsi una verginità ideologica. Ma aveva capito molte cose come quando scrive su 'Kaputt': "Oggi a Vienna ci sono i nazisti (...) Se si facessero cristiani ci rimarrebbero."
E' una chiave di volta per capire la seconda guerra mondiale: se poco poco Hitler si fosse tenuto buona la Chiesa le cose sarebberoandate diversamente. Pio XII aveva il terrore dei comunisti, non dei nazisti.
Ma questo è anche altra faccenda...

Questo non so dirtelo, Al. So che Malaparte mostrava grande intelligenza criticando ferocemente Hitler e il nazismo già nel 1930. Non mi stupirebbe troppo se fosse stato uno che faceva il doppiogioco. Ma stando ai documenti studiati da Guerri, e alle dichiarazioni raccolte, era troppo ingenuo - non dico "puro" - per poter fare la spia. Questo è un dato di fatto. C'è una dichiarazione di Moravia, dice che aveva un'ingenuità animalesca, qualcosa del genere (era Moravia? Mi pare di sì)
*

4 - Quoto in pieno. Purtroppo Malaparte non fu differente in questo dai vari Scalfari, Bocca e triste compagnia. Rispetto a Scalfari e Bocca, però, aveva decisamente altra classe. In Italia il salto sul carro del vincitore dopo l'otto settembre 1943 divenne lo sport nazionale. Sappiamo tutti in che paese abbiamo vissuto, del resto - e nel quale, da questo punto di vista, ancora viviamo.

In ogni caso, complimenti a Guerri per un libro come questo - scritto, a quanto pare, quando aveva soltanto 30 anni. Quando si dice "avere un altro passo" o "essere di un'altra categoria"...

5. "Montanelli ha scritto qualcosa di ampio e dettagliato, contro di lui, che tu sappia?"

Nella bibliografia montanelliana di frecciate pesanti se ne trovano parecchie. Circa sei pagine dell'ottima biografia scritta da Staglieno sono dedicate proprio al rapporto tra i due. Ma ancora più feroce è stato Longanesi. Ti riporto un brano di una sua lettera ad Ansaldo" "Malato di narcisismo visse senza affetti, senza passioni, sempre davanti allo specchio. Finto toscano credette di fare il becero: era invece un lanzicheneccho, uno schiavone con segrete tendenze omosessuali. A legger bene i suoi libri non ci troviamo davanti ad un voltairiano, com'egli amava definirsi, ma a un crepuscolare: amava la mamma e i grand hotels". Come disse qualcuno, quelli del Borghese forse non gli perdonarono il suo grande talento, ma certo è che lui, il Suckert, non fece proprio nulla per farsi voler bene. .,, Mi chiedi di Guerri? Io lo ricordo come elettore radicale, ma ti parlo del periodo pre-berlusconiano che, per una questione di età, ho vissuto anche da maggiorenne e appassionato di politica (l'amore per l'orrido). Adesso non so cosa voti, e probabilmente non è persona strettamente legata ad un partito. Di sicuro è schierato da quella parte là (gli articoli sono eloquenti) Un peccato.

PDL.

A proposito. Ecco questo è un personaggio decisamente particolare, che avrei studiato volentieri anche per una tesi, ma non è stato possibile. Un esempio di "antifascista riluttante" e, a volerlo seguire nei suoi spostamenti, da procurarsi una labirintite.
http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Ansaldo_(giornalista)

12, ahi ahi. Ma allora hanno davvero arruolato un'intelligenza fuoriclasse. Bel colpo. Non me l'aspettavo. Mi spiace per lui, ma se sta con loro è uno stupendo interlocutore, finalmente uno all'altezza. Perché non farne un ministro, al posto di quel fantoccio di Bondi? Lui sì che starebbe al suo posto.

13, Grande scoperta. Come l'hai individuato? Non l'avevo mai sentito nominare...

11, la cosa che scrive Longanesi l'ho pensata anch'io, soprattutto mentre cercavo un senso nell'improvviso e feroce antagonismo con Balbo, biografia enfatica e adorante di poco precedente inclusa. Collimerebbe anche col modo con cui trattava le donne, e con cui aveva cura di sé stesso. Non mi stupirebbe, per niente. Guerri non la pensa come noi, però io non sono proprio convinto...

14. perchè è di fantocci che hanno bisogno, mica di altro. Altrimenti non avrebbe senso l'operazione PDL.
Ansaldo? Conoscevo da letture di biografie, epistolari. C'è chi l'ha considerato il più grande giornalista dello scorso secolo. Forse un'esagerazione ma è sicuramente da riscoprire. Si, urge ricerca anche per mercato dell'usato (temo che le sue opere siano fuori commercio da parecchio tempo)

16, 14. Hai tragicamente ragione. Ed è veramente un peccato.

Ansaldo: se riesci a portarci qualcosa di suo te ne saremo tutti molto grati. Mi sembra eccezionalmente interessante. Onore al tuo fiuto.

17. Controllato or ora. E invece in commercio ci sono ancora alcune sue opere. Ora penso a smaltire quanto promesso (le recensioni di cui ti avevo accennato e promesso) e poi vedrai che mi metterò a leggere anche Ansaldo.

Mi sembra un'ottima pagina in vista anche dello speciale. Specie per chi come me, è completamente a digiuno su certi nomi. Grazie sempre.

[malaparte] aggiunto il link

[malaparte] aggiunto il link alla voce "troisio" nel corpo dell'articolo. Così l'ipertesto migliora:)

[guerri su malaparte] oggi 21

[guerri su malaparte] oggi 21 10 sul giornale: "[...] I libri lavorano lentamente. La soddisfazione maggiore che ebbi dal mio su Malaparte - L’Arcitaliano, 1981, ancora vivo e vegeto - fu il «Prix pour le meilleur livre étranger» che gli editori francesi assegnarono nel 1983 all’edizione di Denoël. Deludente fu invece la conferma di malcostumi tipici della cultura italiana: molti recensori parlarono bene del libro, ma ripetendo su Malaparte quasi tutti i luoghi comuni che il mio saggio smontava. Però L’Arcitaliano ha trovato, anno dopo anno, lettori attenti e persino disposti - rara avis - a riesaminare le proprie idee: parecchie iniziative editoriali, numerosissime tesi di laurea e qualche studioso hanno scoperto un Malaparte diverso da quello che la vulgata degli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta aveva tramandato bollandolo pigramente secondo stereotipi fascisti, comunisti e piccolo-borghesi".  continua qui: http://www.ilgiornale.it/cultura/curzio_malaparte_italiano_vero_malgrado...