Guerri Giordano Bruno

Follia? Vita di Vincent van Gogh

Autore: 
Guerri Giordano Bruno

Vincent van Gogh non era pazzo. E se proprio pazzo lo si vuol definire, per prendere fiato davanti ai suoi dipinti e al racconto della sua vita, la sua era una pazzia molto speciale. Questa è la tesi che Giordano Bruno Guerri, il più antiaccademico e informale storico italiano, sostiene in un libro che ha dedicato al padre della pittura moderna.

Follia? Vita di Vincent van Gogh (Bompiani, pagine 143, euro 17,50) racconta la breve esistenza di un genio che ha vissuto una esistenza dissociata perché soffriva soprattutto di una sensibilità esasperata. Guerri entra così nella breve vita di questo straordinario artista estremo, che con le sue tele ha ferito la carne delle cose e le ha fatte sanguinare. Van Gogh, come Nietzsche, aveva a cuore la vita interiore al punto tale di sacrificare, tramite la pittura, la sua intera esistenza a essa per spiegare passionalmente le cose come si sentono.

Il Van Gogh di Guerri è un pittore mistico che si inabissa nella sua arte per catturare con i colori la purezza inesprimibile della natura con tutti i suoi misteri. Vincent le mani se le è sporcate con i colori fino a consumarsi il corpo e lo spirito, osserva il mondo attraverso le sue tele per mettere in contatto, senza mediazione alcuna, la propria anima con le cose che lo circondano.

Questo rapporto diretto con l’arte lo devasterà. Scriverà prima di spararsi: “Nel mio lavoro ci rischio la vita, e la mia ragione si è consumata a metà”.Lo stile e il gusto dominante dell’epoca non potevano capire la grandezza anticonvenzionale di Vincent van Gogh, che Guerri giustamente definisce “novantanove per cento genio, un per cento fatica”.

Van Gogh non era stato capito e amato perché aveva visto qualcosa che nessuno era stato in grado di mostrare. Ha ragione Giordano Bruno Guerri quando fa quest’osservazione per spiegarci che il grande pittore non fu il cantore della bellezza della natura, ma aveva capito che la natura ha un’anima e che quest’anima può essere, meschina, cattiva, noiosa come tutte le anime. Ma c’è di più. In un secolo intriso di classicismo e espressionismo, Vincent scoprì la nausea dell’esistenza. Secondo la personale interpretazione di Guerri, il genio olandese entra a pieno titolo nel nichilismo e nell’esistenzialismo di Nietzsche, Kierkegaard e Dostoevskij, che avrebbero influenzato la cultura del Novecento.

Van Gogh come poteva essere compreso dai suoi contemporanei se, oltre a anticipare l’espressionismo, aveva anche penetrato profondamente la fatica dell’esistere attraverso la scoperta della nausea?Niente da fare, Vincent van Gogh poteva essere capito soltanto dai geni che sono andati oltre la follia attraverso la follia stessa.

Antonin Artaud, l’inventore del “teatro della crudeltà”, anche lui internato in manicomio, mostrò ammirazione per le visioni del pittore olandese. Artista che come pochi aveva dipinto per uscire dall’inferno. Parlando delle incomprensioni e delle derisioni subite da Vincent van Gogh, Artaud denuncia la repressione di una società ipocrita, che soffoca il diverso e bolla come pazzo l’individuo che vuole emanciparsi da un sistema che lo rifiuta.

Guerri dedica ampio spazio all’ammirazione di Artaud per il grande pittore, sottolineando la relazione stretta trai due che hanno cercato di vivere oltre le possibilità umane, e che nello sforzo sono cadute. Infatti, Artaud si soffermerà sulla sete d’infinito di Van Gogh e sulla sua impossibilità di saziarla per colpa di una società che glielo ha impedito. “L’umanità non vuole darsi il fastidio di vivere: ha preferito sempre accontentarsi di esistere”. Questa è l’amara conclusione cui giunge lo scrittore francese, che come Van Gogh, aveva intuito che la sola risposta dell’uomo veramente sano è la follia.

Giordano Bruno Guerri è entrato a modo suo nella testa di Vincent per raccontare non soltanto una straordinaria vita d’artista. Lo storico ha voluto soprattutto darci, come fa sempre nei suoi libri, un’interpretazione personale della follia di uno dei più grandi pittori esistiti. Vincent van Gogh non era affatto pazzo. La sua eccessiva creatività gli aveva fatto intuire che le ragioni della sua arte si sarebbero amalgamate con quelle della sua esistenza, fino a giungere alla devastazione più assoluta. Van Gogh scrive a Theo: “Voglio fare disegni che vadano al cuore della gente, al cuore delle cose”. Si uccide quando capisce che la sua follia è la sola cosa eterna che attraverso la sue opere avrebbe parlato alle generazioni successive. Ma soltanto la sua “pazzia molto speciale “gli farà intendere che esistere è un troppo. Van Gogh ha avvertito sensibilmente le percezioni della sua corrente indecifrabile (racchiuse nel meraviglioso dipinto Notte stellata). Accadde qualcosa di terribile nella sua mente che non gli permise di sopportare più quella sua oscena intimità con l’universo.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Giordano Bruno Guerri (Monticiano, Siena 1950), scrittore, giornalista e storico italiano. Si è laureato in Lettere con una tesi su Giuseppe Bottai, poi pubblicata da Feltrinelli (1976). Già direttore del mensile “La Storia Illustrata” e de “L’Indipendente”, collabora col “Giornale”. Ha lavorato come redattore per Bompiani e Garzanti; è stato direttore editoriale Mondadori.

Giordano Bruno Guerri, “Follia? Vita di Vincent van Gogh", Bompiani, Milano 2009.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Giordano Bruno Guerri / Wiki it su Guerri

GUERRI in LANKELOT:

Peci Patrizio - Io l’infame – a cura di GBG. Articolo di franchi

VAN GOGH in LANKELOT

Van Gogh Vincent - Lettere a Theo di franchi

Nicola Vacca, novembre 2009


ISBN/EAN: 
9788845263149

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Racconta Nicola:

"Follia? Vita di Vincent van Gogh (Bompiani, pagine 143, euro 17,50) racconta la breve esistenza di un genio che ha vissuto una esistenza dissociata perché soffriva soprattutto di una sensibilità esasperata. Guerri entra così nella breve vita di questo straordinario artista estremo, che con le sue tele ha ferito la carne delle cose e le ha fatte sanguinare. Van Gogh, come Nietzsche, aveva a cuore la vita interiore al punto tale di sacrificare, tramite la pittura, la sua intera esistenza a essa per spiegare passionalmente le cose come si sentono."

Buona lettura!