Grunberg Arnon

Lunedì blu

Autore: 
Grunberg Arnon

A distanza di nove anni dalla prima pubblicazione italiana per Mondadori (1996), Instar (2005) ridà in stampa il romanzo d’esordio dell’olandese Arnon Grunberg che, per effetto delle prodigiose vendite e dei numerosi premi ricevuti, raggiunge fama mondiale a soli ventitré anni.

Dopo l’esperienza fallimentare della casa editrice indipendente, messa su con diecimila fiorini e, coerentemente alla scelta d’essersi votato alla letteratura selvaggia, chiusa con un debito dieci volte maggiore, Grunberg spopola col suo Lunedì blu che supera le settantamila copie in Olanda e sbarca oltreoceano trovando consensi presso la statunitense Farrar Strauss & Giroud, con tanto di benedizione da parte della critica internazionale che non ha esitato a sperticarsi in paragoni eccellenti, andando a scomodare Salinger e i soliti Roth e Allen, tirati immancabilmente in ballo ogni qualvolta ci si imbatta in un autore capace di raccontare con umorismo le proprie origini ebraiche. In realtà, però, siamo ben lontani e da Il giovane Holden e da Il lamento di Portnoy, generosamente citati dalla stampa.

Lo stile di Grunberg è acerbo, ingenuo, privo dell’incisività del collega americano e, per quanto ironizzi con discreto cinismo sulla propria famglia, dandone un ritratto niente affatto rassicurante con sua madre che vive in un mondo dove non c’è né giorno né notte, e dove non si muovono più figure umane, con suo padre che aspetta notiziari borsistici che lui sospetta non vengono più trasmessi da vent’anni e con sua sorella che ha sposato uno che recita tre preghiere al giorno, e nel frattempo lavora per una società di assicurazioni”, la distanza resta enorme. Manca l’indiscussa capacità di Roth di dare spessore ai personaggi inquadrandone il sentire, mediante la descrizione satirica dei loro comportamenti permeati da ossessioni e debolezze. Manca la fluidità di una narrazione che abbia un punto d’approdo.

Lunedì blu è confuso, smarrito, distratto almeno quanto il suo protagonista, in cui non è difficile scorgere l’alter ego dell’autore che opta addirittura per una perfetta omonimia. In questo senso, dunque, siamo di fronte ad un romanzo di formazione a forte carattere autobiografico che sa farsi letteralmente specchio dell’insensatezza di una vita incapace di realizzarsi.

Più volte espulso da scuola, insofferente nei confronti di un padre sempre sbronzo e di una madre fissa nel ricordo della propria bellezza sfiorita, Arnon fugge senza proiettarsi verso alcuna meta. Inciampa nei propri giorni, incapace di distinguere ieri da oggi, nella monotonia pigra di uno sciatto ripetersi di gesti sempre uguali. Si trascina da un bar all’altro, da un drink all’altro, da una prostituta all’altra per noia, per abitudine in una solitudine priva di qualsiasi angoscia. Nessuna ribellione, nessuna prospettiva: è una stanca deriva in cui la mente si spegne e i sentimenti si fanno superflui al punto da portarlo a convincersi che “forse non dovremmo più cercare di esprimere l’amore con le parole. Forse dovremmo piantarla con tutte quelle storie sull’amore, dovremmo dare calore agli altri nell’unico modo possibile, con il corpo, e per il resto tacere”.

Ed è quello che sceglie di fare.
Marcella, Natasja, Astrid, Sandra: ogni volta una donna diversa, senza mai ripetersi perché è il solo modo per dare unicità all’incontro. O forse perché, in corrispondenza col proverbio tedesco einmal ist keinmal, quello che accade una sola volta è come se non fosse mai accaduto.
E allora è sempre possibile ricominciare, in un paradossale succedersi di unicum ad anestetizzare il vuoto di una esistenza vana, in cui “diventa sempre più difficile non pensare a niente, dato che ci sono sempre più cose a cui non si deve pensare”.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Arnon Grunberg nasce ad Amsterdam nel 1971, all'età di diciassette anni viene espulso da scuola. A diciannove mette sù una propria casa editrice specializzata in letteratura tedesca non ariana. Ha solo ventitré anni quando il suo primo romanzo, Lunedì Blu, diventa un bestseller in Europa e gli fa vincere il premio Anton Wachter. I suoi libri vengono tradotti in tredici lingue. Sotto il nome di Marek van der Jagt, Grunberg scrive un saggio, Monogamo (2002) e il romanzo Storia della mia calvizie, con cui vince per la seconda volta l'Anton Wachter Prize. Cresciuto ad Amsterdam, vive attualmente a New York City. Collabora alle seguenti testate: The New York Times, Tages-Anzeiger, Süddeutsche Zeitung e Bookforum.

(fonte Wikipedia)



Arnon Grunberg, “Lunedì blu”, Instar, Torino, 2005
Titolo originale Balauwe maandagen
Traduzione di Raffaella Novità
Pp. 264


Approfondimento in rete: La Stampa / La Repubblica / D – La Repubblica delle Donne / Pulp / Arnon Grunberg

Angela Migliore, febbraio 2009 


 


 

 

ISBN/EAN: 
9788846100658

Commenti

Mmmmh, Angela Migliore: questo non lo voglio leggere. Bella semistroncatura. Come al solito non lesini opinioni supportate da paragoni calzanti. E fai del bene ai lettori italiani, evitando che buttino soldi ed energie. Bisognerebbe darti una medaglia: te l'hanno gia' proposta, vero, le case editrici?

Saluti Cari e grazie di cuore

:) Le case editrici mi ignorano com'è giusto che sia.
Semistroncatura, sì. Il libro non è malvagio, ma non lo consiglierei ecco.
Ricambio di cuore i saluti.

P.S.
Per restare in tema col protagonista-autore di cui parli, io mi chiedo perche' ancora esista quel tipo di scrittore che vorrebbe scomparire dalla faccia della terra invece va a finire (regolarmente) che vende settantamila copie. Poverino, lui. Il suicida mancato. E scusami per il cinismo, ma mi sarei stufato di certi stereotipi - come d'altronde anche tu lasci intendere chiaramente.

2.
Gia': gli editori hanno bisogno dei fintoparanoici. Se sei, o paranoico vero, o normale vero, anche se scrivi come Petronio te ne stai a casa. E' la legge del mercato. Di oggi.

3. Il suicida mancato che scrive in modo "normale", e della sua esperienza, of course.

"Dopo l?esperienza fallimentare della casa editrice indipendente, messa su con diecimila fiorini e, coerentemente alla scelta d?essersi votato alla letteratura selvaggia, chiusa con un debito dieci volte maggiore, Grunberg spopola col suo Lunedì blu che supera le settantamila copie in Olanda e sbarca oltreoceano trovando consensi presso la statunitense Farrar Strauss & Giroud, con tanto di benedizione da parte della critica internazionale"

> Che storia romantica, in ogni caso. Una magnifica biografia.

http://en.wikipedia.org/wiki/Arnon_Grunberg per un wiki en decisamente equilibrato;)

grazie per averci informato dell'opera prima e delle sue qualità, Angela.

3/5- No no, niente suicidio, non c'è disperazione.
Grunberg definisce il suo romanzo "una farsa tragica" in cui "scrive (di sè, aggiungo io) senza vergogna".
Non c'è pudore verso una vita priva di senso, anzi ne fa addirittura storia da raccontare.

3, 5. Cautela, ragazzi. Questo è un autore del 1971. Non lo conosciamo personalmente e nessuno può parlare di pose o cose del genere. Purtroppo certi tristi propositi fanno sempre in tempo a realizzarsi, e magari quando meno ve l'aspettate. Eviterei di farci battute. Escludo che l'elemento "suicidio mancato" faccia marketing a tavolino. mai sentito una cosa del genere e credo nessuno voglia specularci su. Non esistono formule magiche per far circolare i libri, né artifici preferibili ad altri.

8, ecco: appunto.

6- Sì la storia della casa editrice indipendente è molto romantica, l'ho voluta menzionare, pensandoti. Era inevitabile il parallelo :)

"siamo di fronte ad un romanzo di formazione a forte carattere autobiografico che sa farsi letteralmente specchio dell?insensatezza di una vita incapace di realizzarsi.
Più volte espulso da scuola, insofferente nei confronti di un padre sempre sbronzo e di una madre fissa nel ricordo della propria bellezza sfiorita, Arnon fugge senza proiettarsi verso alcuna meta."

> Sembra un inetto di sveviana memoria, a ben guardare:)

12- Un inetto, sì. Ma Grunberg non ne indaga l'animo, come invece sa fare Svevo.

6 e 11. :)

9.
Gianfranco, hai pienamente ragione.

Volevo solamente constatare che oggi purtroppo sembra che la vena concettuale dell' ''insensatezza del vivere'' sia l'unica a tirare avanti la Letteratura - nonostante le miriadi di cose belle che la vita puo' concedere a chi abbia il coraggio di cambiare e amare se stesso e gli altri. Quella della disperazione che diviene racconto e' diventata infatti una tematica fissa in tante opere letterarie, una deprimente ombra immutabile dappertutto. Sara' forse dunque il caso di considerare la Letteratura anche come espressione e disamina meno monocroma e autoreferenziale di cio' che l'uomo dopotutto e' o puo' essere? - mi chiedo e chiedo a tutti voi.

9. Non parlavo dell'autore, mi riferivo solo al commento di sergio sozi, che non mi sembrava si riferisse all'autore, ma ad una certa posa pubblicitaria, ossia quella di una biografia da consumo. Alle volte succede che, sia reale o meno il disagio di autori e autrici, il battage pubblicitario sia organizzato più su quello, che sul libro. Non tanto, quindi, ciò che scrive l'autore, ma il modo in cui ciò viene pubblicizzato. Però con quella battuta stringata non era chiaro, hai ragione gianfranco.

6. Anche "L'opera struggente di un formidabile genio" di Eggers, che è uscito più tardi, nel 2000 la prima edizione, ha una biografia, per quanto riguarda il lavoro letterario, simile, ed anzi mi sembra quasi uno specchio di questa storia. Lì ci sono dei fratelli che rimangono orfani e cercano in tutto di andare avanti e vivere. E ce la fanno, dopo tante traversie, con incoscienza, anche. Uguale a qui, non un grande libro (non il grande libro che mi era sembrato quando lo lessi), ma certo sincero, e con parti (come le prime 50 pagine) davvero notevoli.

In ogni caso, in linea generale e lo sottolineo, una Letteratura che sia complessivamente e platealmente catacombale o disperata come quella odierna e' cosa che restringe il campo d'indagine della Letteratura stessa. E' pertanto, a mio avviso, fenomeno sociale che andrebbe separato - eccetto il caso di pochi veri artisti letterati - dallo scrivere un romanzo nel senso pieno del termine. E qui ricordo che i veri romanzi, i grandi romanzi, trattano di vita, amore, morte, futuro, presente, dio e dei, eccetera, non si rannicchiano solo in una propria chiusa disperazione strettamente autobiografica.
Questo senza nulla togliere alla disperazione umana, che riguarda tutti noi, me in primis. Umanamente.

Toc Toc ...

Perdonate il bussare, ho letto il leggibile di Arnon Grunberg, che ho conosciuto l'altr'anno a Trieste, e visitato in Olanda lo scorso ottobre.

La qualità di questo Posto, un Tesauro, mi obbliga a intervenire, con tutta la discrezione di cui sono capace ( poca, temo, è quella che appare, tanto è grande quella che è ) , per dirvi che:

- Lunedì Blu è un libro d'esordio: è una specie di "Questo è il giardino" ( cfr l'esordio eccellente di Giulio Mozzi ), una esplicitazione di 'poetica' da interrogare più che una prova del suo maturo conseguimento) .

- La recensione coglie bene la vacuità ben ricercata, la dichiarazione d'inappartenenza del giovanissimo mezzosangue olandese cui non bastò un nome, e forse nemmeno due...

- Come justement chiosa Franchi, niente marketing o strategia in lui, ma una (secondo me) sanissima astuzia autorale da terzo millennnio ( ma esempi di brillante autopromozione affondano nella Storia della Letteratura di tutti i tempi ) : Arnon sa cosa è la Stampa, bellezze !

- Le altre osservazioni sulla mestizia, autoreferenzialità, miseria e vanità di molta letteratura ( letteratura ? ) di oggi mi trovano d'accordo assaie. Proprio per questo desidero dirvi che AG - MVDJ - ?? sono altra cosa. I suoi libri sono diseguali in termini di riuscita, ma quasi mai privi di vera Urgenza.

- Infine, e mi scuso per le troppe righe: gli articoli di AG, il suo sito ( http://www.arnongrunberg.com/ ) , le sue lezioni... Nei minima la qualità del legno Grunberg prova la sua forza, nella duttilità dei linguaggi la sua capacità di in-formare ogni ( beh, quasi.. ) contenuto.

- Infine Infine: il tema del suicidio, quello della disperazione, della salvezza nella ( e solo NELLA ) parola è tanto frequentato quanto mancato, in letteratura come nei Diari, nelle poesie adolescenziali come in pomposi saggi eruditi. MA ci sono eccezioni, poffarbacco ! "GSTAADT 94 97" è - fra le pagine di un autore contemporaneo e giovane - un punto di non ritorno, alto e profondo: un tuffo dentro la terra, una scalata nell'acqua. Quando mancano le parole, quando i "sorvegliati" perdono Attenzione: cosa resta, nel silenzio, se non un "Blue Monday" ? ( che, fra parentesi, è un modo di dire gergale olandese per esprimere il concetto di " rimandare all'infinito " ) La tentazione della letteratura assoluta (ab-soluta, dice Calasso d'apres Lautremont) si misura con quella del silenzio assoluto. Per questo è pericolosa, per questo è spessissimo mancata, per questo è quasi sempre fatale per l'autore che ci si confronti: per questo, raramente, si fa opera im-mortale.

Saluti, ciao

(magnifico intervento. Benvenuto con tutto il cuore).

(torna a scrivere da queste parti. rileggo e applaudo).

(OT, "Blue Monday": New Order...
http://www.youtube.com/watch?v=ts9r0QHuFHw )

Grazie. Ma "Cortesie per gli ospiti" a parte, è l'Opera che FA la Lettura. Certo, ci vuole un lettore buono abbastanza, e le parole appropriate per dire la formula magica che è ogni riuscita recensione. Condizione rara e molto, molto in-volontaria: una improvvisazione, as a jazz's one; una variazione, mit JS Bach. La sola vera Critik sta nella scrittura, l'unica approprazione debita di un Opera la sua pluri-lettura... Et enfin (vraiment...) : ci vuole il posto giusto, il tempo e l'occasione... Dunque per uno che è l'umano di un bassotto chiamato Artù, che a Tavole di ogni forma si è seduto o ha tentato di avvicinarsi, che avrebbero voluto fosse Lancillotto (e lui non è senza responsabiltà per averglielo lasciato pensare... ), ma è invece un Merlino toujour incompleto, o una Morgana pres que paurosa, beh, questo tuo, vostro Luogo di Nebbie e Coraggio è il posto giusto per apparire, sometimes, con il suo filo, i suoi frammenti di un'opera invisibile, al nero, che vorrebbe NON essere ma che fin quando una tela c'è non può non venir tessuta.

ps: eccellente link, new order !

:).
Tutto quel che deriva e discende dal ciclo bretone è archetipo che insegna e guida nella vita di tutti i giorni; la cavalleria è un antico sogno che niente potrà spezzare.
*
Quanto all'opera invisibile, è bene continuare a tesserla, al di là del tempo, e nel tempo.

19- Il suo è uno splendido commento. La ringrazio di cuore per le preziose integrazioni.
Posso permettermi di chiederle di suggerirmi un altro titolo di Grunberg?
O ancora meglio, posso azzardarmi ad invitarla a scriverne?

19.

Mi associo agli altri sulla bellezza del Suo intervento - purtuttavia considerando la ''tentazione'' di oltrepassare il particolare una salubre tensione al sublime di quei letterati che ancora osano farlo (rischiando, come giustamente avverte Lei, di voler travasare il mare in un secchiello. Ma a questo la Letteratura, secondo me, serve. Questa e' la funzione dell'opera letteraria).

Salutoni Cari e Benvenuto!

Sergio Sozi