Albert Einstein diceva che fosse più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo. Proprio perché tende a rigenerarsi, proprio perché tende al limite ad assopirsi ma mai a svanire. Da contemporanei, possiamo e dobbiamo dedicarci a questa battaglia, perché è una questione di giustizia e d'uguaglianza. Scopriamo allora Brigitte Gresy, già direttrice del gabinetto del Ministero per le Pari Opportunità, oggi ispettrice degli Affari Sociali, esperta di questioni femminili sul lavoro e «image des femmes dans les medias». Il suo Breve trattato sul sessimo ordinario (Castelvecchi, 224pp., € 16.00) è un pamphlet barricadero, bellicoso, intelligente e polemico, destinato a sollevare da queste parti lo stesso polverone transalpino. Perchè? Perchè la Gresy ritiene – a ragione – che giustizia e libertà non siano ancora uno stato di fatto; e che l'uguaglianza tra uomini e donne sia ancora una chimera. Soprattutto sul posto di lavoro. Disegna un modello di donna, innamorata della famiglia e fiera della propria dignità e dei propri diritti, e pronta a battersi per quelli di tutti, che non si può non apprezzare. Perchè è vivo, giusto, civile.
Cos'è il sessismo ordinario? È un fenomeno sociale diffuso, metamorfico e sottile, che va stanato e combattuto a oltranza. Sostiene Brigitte Gresy che sia un gesto che respinge, una parola che esclude, un sorriso che schernisce, una schiena che si volta: accade ovunque riesca a infiltrarsi. Il sessismo ordinario è costituito da stereotipi che si traducono in “parole, gesti, comportamenti o atti che escludono, marginalizzano o definiscono le donne come esseri inferiori”. Un attacco sessista ordinario determina malessere nella donna vittima: si sente disorientata, destabilizzata, sminuita. Accade, quasi sempre, sul posto di lavoro: ecco scattano dinamiche di esclusione, di ostracismo, di blocco. I grandi classici sono la sufficienza, l'arroganza, la condiscendenza: tutte strategie per mettere costantemente in discussione le capacità professionali delle donne. Dare consegne confuse, vaghe o irrealizzabili serve solo a umiliare: umiliare serve a mantenere le distanze. Mostrare falsa cortesia serve a innalzare barriere invalicabili. Il sessista ordinario sessualizza ogni rapporto: così facendo, sbilancia la relazione di lavoro e va dominando la sua interlocutrice. Basta confondere un aggettivo come “trasversale” con uno come “orizzontale”. Ecco che si scatena la sintonia maschile, in riunione, ecco la complicità da caserma. La Gresy non vuole che il sesso sia censurato – all'americana – nel posto di lavoro. Vuole che ci siano scambi alla pari, e nessun brutale schema imposto. Soprattutto: nessuno schema dominante.
Serve, allora, che tutti, uomini e donne, sappiano fare piazza pulita dei propri pregiudizi: orgogliosi e coscienti delle proprie caratteristiche, convinti assertori dell'uguaglianza tra i sessi. L'uguaglianza tra i sessi è la partita del nuovo umanesimo: non è il principio d'una guerra tra uomini e donne. È il seme d'un neo-rinascimento. Deideologizzato, il femminismo diventa un'attitudine civica, un sacrosanto fenomeno di sensibilità sociale, un'inclinazione necessaria e non solo per cavalleria: diventa il papà d'un nuovo senso di responsabilità, d'un nuovo e più equilibrato e solido contratto sociale.
Sostiene la Gresy che quando le donne avranno smesso di soffrire di sfiducia in sé stesse, molte cose cambieranno. Già oggi, stando a una ricerca inglese, un uomo accetta un posto se ritiene d'avere il 50% delle competenze necessarie; una donna, invece, ha bisogno dell'80%. Questa dinamica ostacola le carriere, e dà vita a pericolose reazioni a catena nell'ambiente famigliare. Perché la sfiducia in sé stesse crea sfiducia da parte degli altri. La Gresy, allora sogna tre nuove grazie, per le donne: la coscienza, la lucidità, la fiducia. Prima coscienza: il sessista ordinario è un maschio morto di paura, smanioso di mostrarsi all'altezza della situazione, perché forse non lo è. È uno che sa che sta per perdere. Perderà. Seconda coscienza: c'è più differenza tra il cervello di un giocatore di calcio (Tommasi a parte) e quello di un violinista che tra il cervello di un uomo e di una donna. Terza coscienza: le donne, in azienda, sono una benedizione. Perché sono rigorose e creative al contempo. Quarta e ultima coscienza: le competenze non hanno sesso, e le funzioni neanche. Tenetela a mente.
Ci siamo battuti, negli ultimi decenni, contro la discriminazione: ci siamo battuti contro gli insulti sessisti: non abbiamo ancora vinto la battaglia del saper vivere, e del sapersi comportare. Abbiamo le leggi, ci manca la buona educazione. Ci manca l'intelligenza di saper riconoscere che la qualità del lavoro non dipende dal tempo passato in ufficio, dipende dai risultati e dalle competenze. L'esperienza di tutti conferma e insegna questo principio. Soprattutto nei contesti ministeriali.
La discriminazione – è bene ricordarlo – è il rifiuto di assumere sulla base di un delitto di maternità che si intravede all'orizzonte, oppure per il delitto di avere dei figli malati. È il divario salariale tra uomini e donne, pari al 25% (16% in IT); è la diversificazione dei posti di responsabilità, dal Parlamento ai ruoli manageriali nelle aziende. Per esempio: nella classifica della presenza delle donne in Parlamento, la Francia è all'ottanquattresimo posto nel mondo; in Italia, possiamo vantare, assieme al Nepal, un dignitoso – si fa per dire – trentaseiesimo posto. Nei consigli delle cinquecento aziende principali francesi le donne sono soltanto l’8 per cento. In Italia, le donne ai vertici sono il 2,1 per cento. C'è davvero molto lavoro da fare. Abbiamo cominciato, ma non dobbiamo dimenticare mai la meta. È un lavoro da fare parlando con franchezza e immediatezza, evitando la gabbia del politichese, evitando qualsiasi compromesso, ascoltando i propri collaboratori e innovando senza paura di innovare. Innovare è legittimo e necessario. È un lavoro da fare sgretolando i vecchi giochi di ruolo. Non sempre, e non solo, italiani.
In Francia esiste un'Alta Autorità Indipendente per la lotta alle discriminazioni e all'uguaglianza, la HALDE: in Italia, non esiste ancora un ente come quello, indipendente dal Ministero delle Pari Opportunità. Servono, allora, politiche pubbliche volontaristiche e di apertura. Serve una campagna di sensibilizzazione massiccia, e definitivamente estranea alle ideologie. Dobbiamo promuovere l'uguaglianza professionale. E dobbiamo promuoverla senza esitazioni, perché è una cosa naturale. Dobbiamo garantire alle famiglie e alle giovani coppie conviventi, con figli a carico, un adeguato numero di strutture statali o parastatali perché i bambini possano crescere serenamente e i genitori lavorare con la dovuta tranquillità. Non dobbiamo ghettizzare le madri, non dobbiamo dimenticare i padri. Dobbiamo batterci per il diritto al rispetto della persona umana: dobbiamo batterci per rivendicare che il futuro della donna è l'uomo, e quello dell'uomo la donna. Possiamo sognare, sì, un nuovo umanesimo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Brigitte Gresy (Francia), ex insegnante di Lettere Antiche, ha diretto l'Ufficio Francese del Ministero per le Pari Opportunità prima di diventare ispettrice generale per gli Affari Sociali.
Brigitte Gresy, “Breve trattato sul sessismo ordinario”, Castelvecchi, Roma 2010. Collana “Le Navi”, 78. Traduzione di Giulia Garofalo e Clara Ciccioni. Scout, Gianfranco Franchi (2009).
Prima edizione: “Petit traité contre le sexisme ordinaire”, Albin Michel, 2009.
Approfondimento in rete: Actiondefemme / Maman Travaille / Le Monde /
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2010
Commenti
[gresy] BG ritiene – a
[gresy] BG ritiene – a ragione – che giustizia e libertà non siano ancora uno stato di fatto; e che l'uguaglianza tra uomini e donne sia ancora una chimera. Soprattutto sul posto di lavoro. Disegna un modello di donna, innamorata della famiglia e fiera della propria dignità e dei propri diritti, e pronta a battersi per quelli di tutti, che non si può non apprezzare. Perchè è vivo, giusto, civile.
[Gresy] tempo fa parlavi di
[Gresy] tempo fa parlavi di una sorpresa tra i libri proprio per noi donne: era questa?
Speriamo per le prossime generazioni, la mia è andata o quasi ....certo abbiamo fatto una vita migliore di quella delle nostre madri o nonne, almeno il diritto allo studio e al lavoro c'é stato, ma io vedo anche tanto stress, troppi ruoli, sensi di colpa, troppi figli allevati dai nonni. La prossima generazione di donne probabilmente non avrà più neanche i nonni, per cui o si creano le condizioni e le strutture per consentire l'allevamento dei figli senza troppe penalizzazioni, oppure non lo so. Diventeremo un paese di vegliardi. ;)
[gresy] è questo. Si tratta
[gresy] è questo. Si tratta di un libro che avevo scoperto nel sempre ricco catalogo di Albin Michel, all'epoca in pre-stampa, successivamente al centro di un grosso dibattito in Francia, con plausi e critiche feroci. La Gresy è protagonista della difesa dei diritti delle donne a livello europeo, spesso la incontri nelle rassegne stampa... volevo fosse il mio piccolo contribuito a una giusta causa, brava la direzione commerciale di castelvecchi che a suo tempo ha condiviso le mie idee;).
Quanto al futuro... mi sa che siamo tutti d'accordo. L'allevamento dei figli diventa il nodo fondamentale.
[gresy] la notizia che molti
[gresy] la notizia che molti troveranno spiazzante, ma non io, è che il Secolo d'Italia s'è schierato a dovere contro il neo-maschilismo; e che in un'epoca di vizi berlusconidi, di ministre e dirigenti un po' curiose, diciamo così, la notizia fa bene e fa sperare qualcosa di meglio per il futuro. Leggi qua:
http://www.secoloditalia.it/stories/Societ%C3%A0/536_otto_marzo_contro_i...
Otto marzo, guardando all'Italia, non si capisce che cosa ci sia da festeggiare. Certo, rispetto agli anni Cinquanta dei passi avanti sono stati compiuti. Ciò nonostante, le donne italiane subiscono ancora gravi discriminazioni sul lavoro, risultano sottooccupate rispetto alle donne di molti altri paesi occidentali, raggiungono con estrema difficoltà i livelli dirigenziali, sono poco presenti nelle assemblee politiche elettive e negli organi di governo. Nelle diverse classifiche che misurano il grado di discriminazione o di avanzamento nella società, nell'economia, nella politica delle donne, l'Italia è spesso tra i paesi con le peggiori performance. L’ultima legge significativa che ha inciso sui diritti delle donne risale al 1996, quando lo stupro si trasformò da delitto “contro la morale” a delitto contro la persona.
A questa grave situazione oggettiva, si aggiungono due fattori che indicano una vera regressione. Da un lato, vi è il fatto che la concreta emancipazione femminile non è al centro dell'agenda politica del nostro paese. Dall'altro la nostra cultura politica sembra incapace di liberarsi di stereotipi ormai superati in altri paesi e che la battaglie femministe degli anni Settanta parevano avere messo definitivamente in crisi e, al tempo stesso, sta subendo una vera e propria involuzione, laddove legittima un nuovo modello "vincente" di donna che assomiglia molto, troppo, al modello della prostituta. Questo modello rischia di guadagnare sempre più spazio nella nostra cultura; il messaggio rivolto alle donne è chiaro: sono gli uomini che comandano, per fare strada dovete piacere a loro, mostrare la vostra avvenenza e soprattutto la vostra disponibilità. Accanto all'immagine di donna prostituta sopravvive, poi, quella di madre, sposa, "massaia". Le pubblicità mostrano mamme belle e felici e casalinghe entusiaste della scoperta di un detersivo migliore e merendine più nutrienti. Sposa o meretrice, la comunicazione pubblica continua a mantenere la donna prigioniera di asfissianti stereotipi.
Ma forse le cose stanno cambiando. Il bel libro di Caterina Soffici (Ma le donne no. Come si vive nel paese più maschilista d'Europa) e documentari come “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, segnano un risveglio di coscienza interessante e “trasversale”. Noi vogliamo, da destra, intercettare e sviluppare questi nuovi segnali, convinti che la critica al neo-maschilismo debba essere portata al centro della riflessione politica, e anche , quando serve, della polemica politica. E non solo l’otto marzo.
[gresy]in effetti gli
[gresy]in effetti gli stereotipi sono quelli, bisogna vedere che effetto hanno sulle adolescenti di oggi cioé la futura generazione femminile.