Opera prima di Gian Paolo Grattarola, poeta ligure classe 1963, “Frammenti di vita” è una raccolta di 33 liriche caratterizzate fondamentalmente da due movimenti animici, la speranza e la disperazione: del tempo, dell’irripetibilità (di un sentimento, o di un amore), dell’oscuro presagio della notte (“Amaro conforto”, p. 7). Disperazione tinteggiata da arcadica nostalgia (“Pastore di ricordi”: “Ormai non mi desto / ma esiliato pastore / nel molle incantesimo del sonno / dal copioso gregge dei ricordi / ricavo l’ultimo prezioso alimento”, p. 22), o strozzata dall’angoscia della morte (“Soffocante / si leva dal fondo dell’animo / un’angoscia remota” al pensiero del sipario, ne “Un antico treno soppresso”, p. 9).
Uno degli stati d’animo-cardine della lirica di Grattarola può essere efficacemente rappresentato da questi versi: amara consapevolezza della caducità di ogni cosa, e d’un perduto e più favorevole tempo.
Il ragazzo
che un tempo attendeva
trepidante il suo treno
è un vecchio perduto e stanco
che nella notte
piomba sulla stazione
invocando
un antico treno soppresso
Più avanti, l’ombroso poeta scrive che avanzerà nel suo sentiero: ma come tizzone ardente “in fuoco / che va spegnendosi” (“Continuerò”, p. 11), naturalmente “disarmato dalle orde del tempo” (“Il poeta”, p. 14): entrando nel fulcro dell’antitesi disperazione e speranza, evidenziamo proprio in questo componimento:
“Forse tu non sai chi è il poeta: / un coltivatore di speranze avare (…) / un cantore di nostalgie obliate / dilacerato tra le dense brume / del disincanto”; poco oltre, ancora più chiaramente, in “Speranze perdute”:
Si staccano dai rami
le ultime foglie
rubate dal vento.
se ne vanno lontane
queste speranze perdute.
Ma io resto legato
come un albero
senza scampo
alle sue radici.
Radici, foglie e speranza torneranno ancora, a ultimare il disegno del mosaico, qui, in “Galatea”.
Altro tempo avvinghia
le nostre radici
già se ne vanno le foglie
nel vento d’autunno
con l’attesa d’un tuo sguardo
e la speranza di una tua parola.
Immagini semplicissime, elementari e sbarbariane; concetti accessibili, lineari e ripetuti a breve distanza, memoria di qualcosa di perduto, coscienza d’un tempo nemico invincibile, d’una tenue speranza di vivere presente altro, agognando rigenerazione.
Caducità, fragilità, isolamento: doloroso isolamento, per piombo che zavorra le ali (“Incauto piombo”, p. 16), musica sola come sollievo; come “vago randagio” risalendo il corso del tempo (“Sogno”, p. 36) fin quando la ricerca non incontra l’attesa visione: l’arte non sconfigge il tempo, ché lei “eterea svaniva / nell’incanto della primavera / che pure tinge la terra dei fiori” (“Risveglio”, p. 26).
La speranza – e la coincidenza col ritorno della primavera – si staglia in “Indifesa”: non sarà a questo punto una sorpresa leggere, nell’incipit:
“Quando il tempo getterà le speranze”: che sembra sintesi di quanto sino ad ora stiamo segnalando; la poesia si conclude con la ricerca di uno scampo nel “garbuglio del nostro vivere”. Ecco, questo è quando il presente ha il sapore dell’intervallo, e tutto quel che aveva senso altrove s’annida, in attesa d’un impossibile ritorno.
Altrove, è un’antica taverna e qualche buon bicchiere a costituire ragione di fiduciosa attesa; “Oltre la soglia / la notte nereggerà invano”, scrive Grattarola (“Mite trastullo”, p. 19). Frammenti d’un’anima che ha scelto la poesia come sentiero elettivo di comunicazione, e trasfigurazione della sua essenza e dei suoi contrasti; epigono della semplicità dei liguri del nostro Novecento e della loro opposizione al massimalismo, all’eroismo e alla spiritualità, l’artista è anima terrigna e melanconica, albero fermo e spoglio, viandante che cerca consolazione e specchio nella natura. Con dolorosa grazia, e umiltà.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gian Paolo Grattarola (Genova, 1963), poeta e critico italiano.
Gian Paolo Grattarola, “Frammenti di vita”, Edizioni Il Foglio, Piombino 2005.
Prefazione di Piero Donato. Collana Artenuova, Direttore Piero Donato.
Recensioni: Bromuro in Scrivi
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2007
Commenti
Frammenti d?un?anima che ha scelto la poesia come sentiero elettivo di comunicazione, e trasfigurazione della sua essenza e dei suoi contrasti; epigono della semplicità dei liguri del nostro Novecento e della loro opposizione al massimalismo, all?eroismo e alla spiritualità, l?artista è anima terrigna e melanconica, albero fermo e spoglio, viandante che cerca consolazione e specchio nella natura. Con dolorosa grazia, e umiltà.
"Immagini semplicissime, elementari e sbarbariane; concetti accessibili, lineari e ripetuti a breve distanza, memoria di qualcosa di perduto, coscienza d?un tempo nemico invincibile, d?una tenue speranza di vivere presente altro, agognando rigenerazione".
Tempo nemico invincibile e speranza di rigenerazione. Vedo che anche il signor Grattarola ha - come alcuni di noi lankelottiani - l'ossessione del tempo che scorre veloce. Troppo veloce. Del resto, immagino che ogni artista (che sia di lettere o d'altra arte), abbia in sé come prima necessità quella di distruggere o aggirare il muro del tempo: tra tutti i muri il più difficile d'abbattere o valicare. Scrivere è uno dei possibili modi per scalfirlo, per andare incontro all'agognata - sempre mutevole e in divenire - rigenerazione.
Sempre ispirate, caro Gf, le tue pagine sulla poesia.
poesia essenziale, pura , senza orpelli.
nomadi , cerchiamo un passaggio...........senza insistere, senza dilungarci, senza sovrappiù...come la migliore tradizione ligure ma anche umana..............
"la poesia si conclude con la ricerca di uno scampo nel ?garbuglio del nostro vivere?. Ecco, questo è quando il presente ha il sapore dell?intervallo, e tutto quel che aveva senso altrove s?annida, in attesa d?un impossibile ritorno"
Molto suggestiva. La lettura, e naturalmente, la poesia.
Evoca immagini senza bisogno di sottotitoli. Ha ragione Patrizia Garofalo: essenziale, pura. E si intuisce, profonda.
Una cosa non avrei mai pensato, leggendo qua e là gli interventi dell'Autore. Che fosse così giovane...
Consentitemi solo alcune brevi parole per evitare le perigliose secche dell?autoreferenzialità e gli inutili gorghi della psicologia del profondo.
Ringrazio Gianfranco autore di una recensione suggestiva e di raro impatto evocativo. Ha saputo cogliere con arguta maestria luci ed ombre di una poetica senza privare i lettori del bisogno di far luce nel groviglio di misteri che alimentano i versi.
Con un linguaggio semplice ed appassionato anche Leon è andato dritto al cuore di questo libro che vuole essere un disperato grido di dolore e di timore dinanzi alla volgare ostilità del tempo che corrode la sacralità della poesia rubandole dignità.
Dinanzi a tale inesorabile offensiva, al poeta non resta che la possibilità di preservare alcuni frammenti di memoria poiché il futuro riposa nel nostro passato.
Ringrazio altresì la Patrizia e la Ildelaura che hanno punteggiato la critica con appassionato calore e profonda sensibilità.
Grazie a tutti di vero cuore.
Gian Paolo Grattarola
Grazie a te, e grazie a voi per aver commentato i versi del nostro GPG e il mio semplice e sobrio contributo al suo libro.