CORPI DISPARI
Madrid, 1984.
“Io ero stata felicissima, allora, eravamo stati tutti e tre molto felici, e la vita era un letto grande, un balcone soleggiato, l’odore dell’acquaragia e di tre corpi sudati, il fumo, il rumore dei baci, delle risate. Vivere non è mai stato così facile come lo fu per noi allora, quando stavamo insieme, e insieme eravamo la gioia” (pag. 81).
Era amore. Troppo amore.
Il sesso è sesso, l’arte è arte.
“Il tre è un numero dispari”
Dieci anni prima o dieci anni dopo, una storia così sarebbe stata impossibile. Un intreccio tra giovinezza ed illusioni per un verso, tra voracità ed arte per l’altro. Vite precarie che trovano l’equazione perfetta nel numero tre; giovani studenti di Belle Arti che si lanciano senza paracadute in una storia viva che avrebbe stravolto il loro futuro.
Maria José detta semplicemente José, Marcos, Jamie: non ci sarebbe stato null’altro in quei ragazzi che valeva la pena di esser vissuto così intensamente e con tanta felicità.
Una
canzone, all’inizio di tutto, li saluta trovandoli abbracciati.
Marcos a stringere la vita di José, Jamie a cingerle il collo con le braccia.
A vent’anni, tutto il resto svanisce perché insieme sono una sola cosa, armonizzata da quei tre corpi dispari che rappresentano l’assoluta perfezione.
“Il tre è un numero a parte”
Come un castello di cartone viene sconfitto da una raffica di vento, allo stesso modo il numero tre tende a scomporsi, facendo perdere di vista il destino che li teneva sospesi in uno spazio temporale tutto loro.
È il 1984, in Spagna, con la movida a trascinarli in un vortice che non si sarebbe ripetuto né per loro né per altri. È l’età dell’innocenza. È la gioventù di ognuno di loro e di ciò che li circonda.
Quando il piatto della bilancia si sposta a favore di uno, José sa che tutto sta per finire perché il bello sta in quell’equazione perfetta tra corpi dispari, che sanno completarsi solo quando sono uniti, in ogni senso.
Quando l’amore verso di uno si fa più forte, e l’altro è destinato a vincere solo nel campo dell’arte, ecco che i pensieri escono dall’ombra per coprire quella magia con ciò che non dura, mai.
La sintonia, la lealtà, la comprensione, l’equilibrio sono destinati a crollare per far posto alla normalità delle cose, al limite della banalità.
“Dopo, quando il tre si vendicò di noi con l’indivisibile crudeltà del numero dispari, persi addirittura le tracce dei miei passi e smisi di credere alla mia storia. Dopo, quando, rimasi sola, confusi quella rara armonia con un disordine volgare e quell’ordine perfetto con una più torbida varietà del caos. Dopo, quando mi toccò diventare una donna come le altre, mi vergognai di aver vissuto così, senza pormi domande, senza bisogno di risposte, con un uomo da una parte e uno dall’altra, due bocche, due corpi, due sessi, per una sola bocca, un solo corpo e un solo sesso, che era il mio” (pag. 81).
I corpi, uno alla volta, si dissolvono per essere sepolti dalla memoria.
Tre vite separate, tre vite che avevano conosciuto la purezza della gioia e che scelgono, ognuno per un proprio motivo, di allontanarsi, inseguendo illusioni apparenti.
La consapevolezza che ognuno di loro tre non potrà mai essere completo senza gli altri due verrà dopo, quando ormai il castello non potrà più risorgere perché uno dei pezzi è venuto a mancare. Uno dei corpi ha scelto di autodistruggersi, permettendo agli altri due di ritrovarsi dopo anni di infelicità “normale”.
Se il destino o la volontà di quell’uno che era stato sempre il più debole, non è dato saperlo: “Siccome li avevo persi e non potevo sopportare il pensiero della loro perdita, li scacciai dai miei ricordi, esiliandoli in un paese buio e sporco in cui non avevamo mai vissuto insieme” (pag. 81).
Era amore. Troppo amore.
Doveva infrangersi, non morire.
La realtà è che anni sono trascorsi, ma la memoria è avida; non cancella del tutto gli eventi della vita. Li rimuove quel tanto che basta per permettere la sopravvivenza dell’essere. Quando un ricordo provoca dolore, la mente umana lo ricopre di fango affinché si possa prima attutire il male e poi, con gli anni, con il trascorrere delle stagioni, farlo scivolar via con la sola testimonianza delle cicatrici invisibili.
L’ultimo romanzo di Almudena Grandes è di notevole interesse per lo spessore psicologico dei tre protagonisti che crescono insieme, lasciandosi alle spalle un’esistenza di pacifica normalità per dedicarsi ad una a tre, fatta di sesso, arte, gioia e amore, troppo amore.
Perché quando si ama così tanto si rischia tanto; perché un amore così grande è destinato a chiudersi in tragedia quando l’innocenza assume le sfumature delicate di un’età piena di sogni, quando l’equilibrio precario finisce per rendere ingestibile le illusioni.
Conoscenza, amicizia, amore, sesso, abbandono, destino, tragedia.
La Grandes costruisce, attraverso le sue intense pagine, tre personaggi unici, Marcos e Jamie da un lato e José, in primo piano.
Marcos, bellissimo che non può amare, l’arcangelo senza spada e senza ali. L’unico dei tre che diverrà un pittore famoso e con la sua arte traccerà il ritratto di quegli anni di vera vita.
Jamie, lo spavaldo e spericolato, non particolarmente bello, possiede l’arte del saper amare.
E poi José, che dipinge solo bambini down, che rinuncia alla sua vita nel ricordo dei suoi vent’anni, quella che non sa che gli altri due, seppur con reazioni diverse, hanno fatto altrettanto.
Un triangolo amoroso, che si sviscera nella camera da letto, come fuori, in mezzo al frastuono sensuale degli anni ‘80.
“Il tre non è mai stato un numero perché è l'angoscia e la sua ombra” (F.G.Lorca)
Venti anni dopo, una telefonata rimuove la cenere dalla memoria pronta a schizzare come una scheggia impazzita. Ed il romanzo parte da lì, procedendo a ritroso, con un ritmo incalzante che tocca corde profonde e segrete fino a potersi riconoscere in personaggi credibili e naturali, come se fossero, ciascuno nella propria individualità, frammenti di un unico corpo, un unico cuore ed un’unica mente.
L’ambientazione suggestiva nel mondo dell’arte completa una bella storia, dandogli un’impronta bohemienne che la rende speciale.
L’inesperienza e l’immaturità sono superate dalla forza della passione. La verità è più forte del dubbio; cadono i tabù.
L’eros, presente in abbondanti dosi, è sfumato dall’introspezione psicologica, per non appesantire una sceneggiatura di per sé già carica, senza altre aggiunte che avrebbero sminuito tutto l’impianto.
La sensualità delle sue pagine si fa più matura e decisa, rispetto ai suoi primi romanzi.
“Troppo amore” è il romanzo del ritorno alle origini, dell’età dell’innocenza, dello squilibrio di tre corpi dispari che non si riconoscevano come tali, fin quando la gelosia frantuma il loro delicato mondo, fin quando il desiderio di possesso ripristina il binomio di una vita normale.
Tra un ricordo e la realtà della vita odierna, i pensieri sembrano lasciati sospesi per poi essere completati con il prosieguo della narrazione. Si comprende, poi, di un espediente per tracciare l’evoluzione mentale di una persona che specchia in sé l’intero trio.
La sensazione finale è quella di aver letto una storia che sa lasciare una scia di profumo intenso per giorni, con la luminosità dell’amore umano.
“I suicidi si ammazzano, ma non muoiono del tutto. Sopravvivono nella coscienza di chi sopravvive a loro, ed il loro amore è implacabile, capace di avere la meglio sul tempo e sullo spazio così potente da resuscitare le colpe dimenticate, la sofferenza attutita, gli errori che sembravano decaduti” (pag. 122).
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Almudena Grandes Hernández, nata a Madrid nel 1960, ha esordito con il romanzo “Le età di Lulù” (1989), bestseller internazionale, da cui Bigas Luna ha tratto l’omonimo
film con Francesca Neri.
Altri lavori: “Ti chiamerò Venerdì” (1991), “Malena un nome da Tango” (1994), “Modelli di donna” (1996), “Atlante di geografia umana” (1998) e “Gli anni difficili” (2002), "Cuore di ghiaccio" (2008), "Il ragazzo che apriva la fila"(2009).
Almudena Grandes, “Troppo amore”, Edizioni Guanda, Parma 2004. Traduzione di Roberta Bovaria.
Prima edizione: 2004, Castillos de Cartón, 2004. , 2004.
Approfondimenti in rete:
Stradanove con intervista.
Originariamente apparsa su Lankelot.com
Commenti
Movi su GRANDES.
"Le età di Lulù" ha avuto così tanta fortuna che tutti gli altri libri della Grandes sono passati ingiustamente sotto silenzio...
grazie per il contributo.
OT
There are currently 3,066 posts and 38,983 comments, contained within 2 categories. > questo il nostro archivio al 5 febbraio. Complimenti a tutti.
aggiungo il (sempre più
aggiungo il (sempre più ricco, non credevo: bene) tag "Guanda"