Gozzi Barbara

La questione di Jekyll e Hyde

Autore: 
Gozzi Barbara
Nell’intento di aiutare il cugino Francesco a sgombrare la mansarda, appartenuta ai nonni, Marco rinviene nella fornitissima libreria una copia consunta del celebre libro di Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e  del signor Hyde”. La sua attenzione viene catturata da un foglio a quadretti, piegato ed ingiallito, che sporge dalla rilegatura del testo. Pur contaminato dalla scoloritura dell’inchiostro, trapela una sorta di testamento sentimentale vergato, con una calligrafia piccola ma precisa, da una donna che si firma in calce con il nome di Sara. Nella mente di Marco prende corpo l’ipotesi che questa figura sconosciuta sia in qualche modo riconducibile ai trascorsi passati del padre, un artista ormai cinquantenne che vive da molti anni in solitudine, dopo aver divorziato dalla moglie. Obbedendo al proprio istinto di scrittore di successo, oltreché all’insopprimibile volontà di conoscere gli oscuri lati della figura paterna, si impegna ad estrarre l’identità di Sara dalle memorie familiari. Dopo essersi rivolto alla nonna ed aver ricevuto una prima serie di informazioni utili, successivamente raccoglie una spontanea confidenza dalla stessa madre, che gli rivela di essere sempre stata al corrente della storia clandestina del marito con questa donna. Entrambe le confidenze lo metteranno sulle tracce di Rita Pozzi, figlia di Sara, nel frattempo deceduta, da cui apprenderà tutta una serie sconcertante di particolari inimmaginabili della vita del padre, finendo con il penetrare nell’intimità di una storia dai risvolti profondamente drammatici.
Barbara Gozzi ha concepito un breve romanzo che si mischia alla vita senza perdere di vista la propria irriducibile specificità di forma artististica. Perché la sua scrittura appare dotata di una grazia molto speciale, fatta di elementi che sembrano trovare il segreto del reciproco equilibrio: la bruciante capacità di portarci incontro alla verità con crudo realismo, il profondo rispetto per le vite che si muovono sotto la superficie dell’apparenza ed un’attenta forma di discernimento per la varietà di tipi umani che si agitano all’interno di ognuno di noi.  
 

In questo intenso racconto lungo ella dimostra di possedere il carisma di una scrittrice che mantiene un legame indissolubile con l’umanità a cui noi tutti tendiamo e di cui siamo intimi debitori. La sua è una narrativa che tocca qualcosa di vivo, che non ha il tradimento coniugale o familiare come nemico, ma l’ipocrisia del giudizio morale. Che non viene mai meno all’immediata corrispondenza con la nostra apparente banalità e la sua miracolosa sottostante complessità.
E’ questo un libro a molti strati, perché in esso si intrecciano un giallo familiare ed un romanzo sentimentale, un apparente confessione autobiografica, le inquietudini di un intellettuale imbevuto di alcol e di inquietudini e la vicenda dai contorni strazianti di Sara.

 

Ma anche la figura materna, immagine di silenziosa epifania domestica, che asseconda gli umori artistici di un marito a cui tuttavia è incapace di essere solidale nell’accidentato percorso della vita. E soprattutto l’imperizia di Marco nel non saper leggere tra le pieghe scandalose della vita di un padre, malinconico accusatore delle proprie debolezze, quel legame di continuità affettiva che pure non si era mai spezzato.

Ecco. Quel che accende “La questione di Jekyll e Hyde”, e che prende anche il lettore che se ne lascia lambire, è la passione dell’intelligenza e dell’amore, la malinconia di un’inevitabile incomprensione e dell’ineluttabilità della solitudine.
 
 
Gian Paolo Grattarola
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE :
 
Barbara Gozzi - La questione di Jekyll e Hyde - Edizioni Historica – Il Foglio Letterario, 2008
 
Barbara Gozzi nasce a Modena nel 1978 ma vive in provincia di Bologna. Scrive, fotografa  sperimenta.
Nel 2006 ha pubblicato “Progetto Butterfly” (Editing Treviso) e “La casa della nonna” (Nicola Pesce editore).
 
 
 
 
 
ISBN/EAN: 
9788890357220

Commenti

Neo GPG!
A proposito del nuovo libro di Barbara.

Che onore, prima volta che appaio come editore su Lankelot.
Sotto con le domande!
Ringrazio ancora una volta Gianpaolo e Gianfranco.

La domanda che ti pongo è semplice:
genesi della pubblicazione.
Perché hai scelto (la nostra cara) Barbara Gozzi?
Qual è la tua linea editoriale?
Quali sono i tratti distintivi della collana di narrativa?

Rapidamente, poi torno domani.
Intanto consiglio questo link con tutte le info sul libro:
http://foglibianchi.blogspot.com/2008/09/la-questione-di-jekyll-e-hyde-w...
c'è anche la genesi della pubblicazione scritta dall'autrice.
Barbara collabora con la rivista Historica da tempo, cura una rubrica di racconti "Contorsioni" che apprezzo da sempre.
Non appena ho deciso di pubblicare una collana di libri ho contattato Barbara che mi ha inviato questo piccolo ma prezioso romanzo.
Dopo averlo letto ho subito deciso di pubblicarlo per la qualità letteraria (a mio giudizio) del libro e anche per il tema molto interessante che tratta.
Sulla linea editoriale consiglio questo link:
http://www.historicaweb.com/?presentazione

Bene.
Allora aggiungo che Gian Paolo ha qui ripubblicato un articolo apparso sul "Mangialibri" di David Frati.

Ave e grazie,

attendo Barbara, magari per una bella intervista

gf

Mi scuso per il ritardo ma ho visto solo ora.
Ringrazio Gian Paolo per la lettura e queste note, e Gf per lo spazio anche qui.
'La questione' non doveva essere niente.
In parte l'ho spiegato nella genesi, nel senso che ho visto la prima scena per caso, una sera dell'estate scorsa dopo aver riletto nei mesi precedenti 'Lo strano caso' di Stevenson. Ma era -appunto- solo una scena. Scritta di getto, per non perderne i colori, gli odori visti nella mia testa.
Da lì però la visuale si è allungata e si sono definiti i personaggi, altri sono arrivati, l'idea ha preso forma e alla fine il bozzolo si è completato con gli incastri che mi sembravano più adatti alla tematica.
Ho tentato di sfumare i doppi sensi, di mostrare incongruenze, chiaroscuri banali ma spesso, nella quotidianità negati, celati, vestiti diversamente.
Mi piaceva l'idea di raccontare una storia 'leggera' nel senso di poco impegnativa e anche mediamente veloce, ma allo stesso tempo inserirci elementi che potessero indurre riflessioni. Ripeto: potessero. L'intento era quello ma ovviamente non è detto che ci sia riuscita, anzi.

Gian Paolo è stato anche molto educato ma è rispettoso precisa che in questa prima edizione ci sono diversi refusi.
E lo scrivo col cuore in mano.
Mea culpa.
La speranza è che i refusi non tolgano il piacere e la voglia di leggere, ma resta il fatto che ci sono e me ne scuso anche qui.

Approfitto per aggiungere un'altra annotazione.
Mi è stato fatto presente che il titolo è decisamente infelice, richiama la celebre opera di Stevenson in modo talmente evidente da sembrarne una 'copia in chiave moderna'.
In parte ho già precisato come è nato il titolo.
E capisco le perplessità.
Ma c'è anche, di fondo, una considerazione mia che tenta in realtà di mostrare quanto questo racconto sia diverso da quello di Stevenson che risale al 1885 come prima pubblicazione, se non sbaglio.
Stevenson ha raccontato di uno 'Strano caso', ha lavoro anche di sospensioni, nebbie costanti, simbolismi geografici (la casa con le diverse entrate), ha narrato con espedienti che tengono il lettore a metà, alcuni aspetti si capiscono dall'inizio, altri si confondono. Le certezze poi ribaltate sul finale, svelano una precisa decisione dell'autore: dare al lettore una chiave di decodifica a lettura ultimata, che possa mettere l'intera storia sotto una luce diversa, nuova, più profonda e intima.
Io ho raccontato di una 'questione'. Non c'è niente di veramente sconvolgente, in questo racconto, anche i colpi di scena sul finale non fanno saltare sulla sedia. Perché c'è, nell'aria, una questione irrisolta, sospesa, che latita e si contorce. Una questione nata dai simbolismi creati da Stevenson, non da me, ovvero Jekyll e Hyde come precise rappresentazioni di 'bene' e 'male' piuttosto che personaggi fini a se stessi. Queste sono differenze basilari, credo, quanto meno nell'approccio.
Stevenson ha introdotto 'uno strano caso' e tutt'ora viene ricordato per questo.
Io racconto 'una questione' in realtà nota, non è nell'espediente fantastico che tento di lasciare una traccia nel lettore, bensì negli 'strati'.

(grazie per questi contributi, Barbara)

8. Grazie Barbara anche da parte mia. E grazie ovviamente a Gianfranco. Ci tenevo moltissimo a che questa recensione fosse presente anche su Lankelot.

I refusi ci sono ma non sono imperdonabili e non tolgono piacere alla lettura.

E' vero questo libro come dici Tu e come ho scritto io lascia una traccia nei molti strati presenti.

Congratulazioni vivissime.

Gian Paolo

congratulazioni per la pubblicazione, la trama è accattivante.
Quanto al titolo, beh, credevo si trattasse di un saggetto su Stevenson.....

copertina+archivio BG

copertina+archivio BG