Un passo di Proust rivela il senso profondo di questo altrimenti terribile, cupo e triste romanzo breve dello spagnolo Goytisolo: in questo mondo dove tutto si consuma c'è una cosa soltanto che si distrugge ancor più totalmente della bellezza, lasciando meno tracce ancora. Il dolore. Non è consolante?
“Oltre il sipario” è l'elaborazione di un lutto terribile – la morte di una moglie amata per tutta la vita, compagna insostituibile – in un frammentato diario del male composto tra 1996 e 2002, poggiato su una apparentemente neutra terza persona.
“La sua scrittura non tracciava piste ma cancellava impronte: lui non era la somma dei suoi libri, ma la loro differenza. Mancava solo il saldo finale e non avrebbe tardato a giungere” (p. 61).
È letteratura lirica e cruda, capace di strapiombi di disperazione dagermaniana e di improvvisa dolcezza, di inattesa comprensione per la propria debolezza, e per quella dell'intera specie; una ricerca parossistica d'una morte che non viene a prendere il protagonista, a dispetto dell'allucinazione finale. In più di un frangente, si ha la sensazione che Goytisolo stia dando vita a una rappresentazione esatta del buio, del conto che viene voglia di chiedere a Dio al termine dei significati e del senso della propria esistenza; è allora che non si può non simpatizzare con la nuda grandezza di uno scrittore che forse piange creando, ma poi scolpisce quelle lacrime nel fuoco sacro della letteratura.
*
Non riesce più a dormire. Si sta ritirando dal mondo. Soffre del crudo rigore dell'assenza di lei: tutto sbiadisce, si oscura e si spegne. Lei è andata dall'altra parte, e il futuro è sparito, s'è dissolto. Sta cominciando a perdere la memoria. La vita sta diventando un'allucinazione. Un'allucinazione consistente, nel passare del tempo. Cerca di stancarsi come può, camminando per ore di notte. E quando finalmente, spossato, tracolla nel sonno, il dormiveglia è infestato da musichette del tempo della guerra civile e parole inutili: formazioni di calcio, vecchi annunci radiofonici. Lei non c'è più e alla mente riaffiora un passato lontano. Ritorna la memoria della morte della madre, cinquant'anni prima. Tutto sembra ammalarsi e morire, intorno: anche la casa, il soffitto è tutto crepe. Tutto si sta disgregando: presto si dissolverà. Per rifiutare la morte, collezionava oggetti – voleva lasciare tracce di sé – illudendosi che servisse a fermare il tempo. E adesso si libera dei dischi e dei film che li avevano uniti, di tutto quel che rappresentavano, di quel che avevano costituito. Si separa da beni che s'era illuso di possedere. Si separa, mano a mano, dall'esistenza.
Il quadro è sempre più oscuro: “Lo tormentava l'idea di lasciare il mondo, non per il fatto in sé naturale di lasciarlo ma per non aver trovato un possibile senso: la sua cosiddetta esperienza lo aveva estraniato dalla vita e dai suoi ritmi; la brama di sapere si era risolta nella perdita di ogni conoscenza e certezza” (p. 20). Il vero dio è l'oblio, che smentisce la creazione, si ripete. D'altra parte, la creazione è stata distruzione illimitata e di feroce violenza (p. 43); l'umanità non era stata capace di superare i suoi errori, di imparare dalla sua stessa storia. L'oblio è una medicina infallibile, per non ammettere la natura assassina e violenta di parte della nostra specie.
***
Non avevano voluto figli, non ne avevano avuti in sorte. Lui sentiva la vita come “una fossa o un buco famelico in cui sprofondava il ricordo” (p. 78): pensa, adesso, che siamo nati per perpetuare l'oblio. E l'oblio agogna.
Sin quando s'eleva, mentendo o meno poco importa, sino ad ascoltare un giudizio finale; illuso che accompagni al termine della notte, si ritroverà condannato alla vita...
“La storia è il regno della menzogna. Da quanto avete inventato l'alfabeto e vi allenate con la scrittura, avete scoperto l'inganno del palinsesto, la stesura di codici che avallano i miti e le leggende di fondazione, di comandamenti dettati da divinità delle quali siete al contempo artefici e vittime (...). Non esiste persona, famiglia, lignaggio, nazione, dottrina o Stato che non basi le proprie pretese di legittimità su una lampante impostura (...) Il più grande nemico della menzogna non è la verità: è una nuova menzogna” (p. 91).
L'unica menzogna di cui nutrirsi pacificamente rimane la letteratura; delle colorate tecniche di propaganda d'un impossibile vero lasciamo si nutrano gli altri: poggiando sul dubbio, e sulla coscienza d'una necessaria ricerca dell'assoluto, negando i dogmi, e confidando in una forse impossibile salvezza. C'è consolazione: nell'amore, nell'amicizia, nella creazione artistica. Certamente no, alla morte e al dolore non c'è scampo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Juan Goytisolo (Barcellona, 1931), saggista, romanziere e corrispondente di guerra spagnolo. Già esule in Francia e in America, storico oppositore del franchismo (“Everything I created was a result of the civil war”), attualmente vive a Marrakech.
Juan Goytisolo, “Oltre il sipario”, Ancora del Mediterraneo, Napoli 2004. Seconda edizione, 2009. Traduzione di Chiara Vighi. Quarta di Milan Kundera.
Prima edizione: “Telòn de boca”, 2003.
Approfondimento in rete: Cadavre / Wiki en / Escritores / Guardian
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2009.
Commenti
Un passo di Proust rivela il senso profondo di questo altrimenti terribile, cupo e triste romanzo breve dello spagnolo Goytisolo: in questo mondo dove tutto si consuma c?è una cosa soltanto che si distrugge ancor più totalmente della bellezza, lasciando meno tracce ancora. Il dolore. Non è consolante?
"C?è consolazione: nell?amore, nell?amicizia, nella creazione artistica. Certamente no, alla morte e al dolore non c?è scampo".
Non aggiungo altro.
Lo citano sempre insieme a Juan Marsé, il cantore dei dolori di Madrid.
Come mai non è rientrato in patria dopo Franco?
Da quanto dichiara, mentalmente non s'è mai liberato del dolore dei giorni del franchismo. Non solo:
da wiki en...
"Like all his works, they were banned in Spain until after Franco's death.
Juan Goytisolo was married to the publisher, novelist and screenwriter Monique Lange, a cousin of novelist Marcel Proust, Emmanuel Berl, and the philosopher Henri Bergson. Monique Lange died in 1996. After her death, he is noted as saying their once shared Paris apartment had become like a tomb. In 1997 he moved to Marrakech, in part due to the Arab culture's acceptance of his homosexuality.[2]
Count Julian (1970, 1971, 1974) takes up, in an act of outspoken defiance, the side of Julian, count of Ceuta, a man traditionally castigated as the ultimate traitor in Spanish history. In Goytisolo's own words, he imagines "the destruction of Spanish mythology, its Catholicism and nationalism, in a literary attack on traditional Spain." He identifies himself "with the great traitor who opened the door to Arab invasion." "