Gorecki Wojciech

La terra del vello d’oro. Viaggi in Georgia

Autore: 
Gorecki Wojciech

Dedicato alla memoria di Ryszard Kapuscinski, probabilmente assieme a Tiziano Terzani il più grande reporter del ‘900, La terra del vello d’oro del polacco Wojciech Gorecki è un bellissimo reportage su un piccolo paese, la Georgia, che in tempi recenti è salito alla ribalta internazionale prima grazie alla pacifica rivoluzione delle rose del 2003 guidata dal carismatico Michail Saakashvili, poi, nell’agosto 2008, per la guerra dei cinque giorni con la Russia.

Animato dallo stesso spirito di Pianeta Caucaso, libro in cui il reporter polacco narra l’universo sconosciuto racchiuso tra Mar Nero, Mar Caspio, pianura del Don, Turchia e Iran, questo affascinante viaggio, stavolta nella sola Georgia, si rivela ricco di informazioni e di impressioni raccontando luoghi e storie raramente raggiunte dalle telecamere.
Gorecki, reporter di razza, il cui stile ricorda quello di Kapuscinski e di Jan Potocki, diplomatico polacco di fine Settecento, è abilissimo nel fondere memorie personali, testimonianze raccolte tra la gente e racconti che scrittori e cronisti, molti di nazionalità polacca, hanno dedicato nei secoli scorsi a quest’affascinante terra di confine. A metà Ottocento furono tanti i polacchi, tra questi anche Mateusz Gralewsky e Kazimierz Lapczynski, a visitare la Georgia.
Coloro che scrivevano delle memorie di viaggio – ricorda Gorecki nel terzo capitolo del libro (dove ripercorre la storia del paese dal VI secolo a.C. alla guerra dei cinque giorni dell’agosto 2008) – osservavano il comune destino dei due paesi che, una volta potenti, erano caduti: un po’ perché dilaniati dai vicini invasori e un po’, forse, per loro stessa colpa”.
Se Gralewsky rimase impressionato dalla nobiltà terriera georgiana “sincera, gioviale, spendacciona, arbitra di se stessa, devota, ospitale, coraggiosa, impoltronita”, Lapczynski colse invece il carattere fiero di un popolo la cui storia aveva molte somiglianze con quella degli Stati Europei. “La storia della Georgia, a partire dalla sua conversione al cristianesimo nei primi secoli dopo Cristo, è la vita di un popolo che, più volte bruciato, saccheggiato, disperso e massacrato non a centinaia, non a migliaia, bensì a milioni, non si è mongolizzato, non si è musulmanizzato, non si è persificato ma è rimasto fedele a Cristo, conservando la propria lingua e la propria nazionalità”.
La Georgia infatti non solo non fu mai schiacciata dal dispotismo orientale, ma a partire dall’età d’Oro dei grandi monarchi della dinastia dei Bagrationi (governarono dal 1000 fino all’invasione mongola del 1221), guardò sempre ad Occidente. Il massimo poeta georgiano, Shota Rustaveli, vissuto ai tempi della bella e intelligente regina Tamar (1184-1213) e autore dell’epopea Vepkhistkaosani (il cavaliere con la pelle di tigre), viene considerato non a caso da alcuni filologi come un precursore di un’epoca, quella Rinascimentale europea, che pone per la prima volta al centro dell’universo filosofico - letterario l’uomo.
Una vocazione, quella europeista e occidentale, che il paese riconferma anche all’inizio del secolo scorso, dopo la caduta del regime zarista e dell’effimero Parlamento Transcaucasico, che aveva riunito per soli 35 giorni i rappresentanti di Georgia, Armenia e Azerbaigian. Quando nel dicembre 1918 scoppia un breve conflitto con la vicina Armenia e la Russia bolscevica si offre di aiutare la Georgia, allo scopo di riportarla sotto il proprio giogo, il premier georgiano Noe Zordania così motiva il suo rifiuto a Mosca: “La nostra strada va verso l’Europa, quella della Russia verso l’Asia. So che i nostri nemici ci accuseranno di essere fautori dell’imperialismo. Mi corre quindi l’obbligo di affermare che antepongo decisamente gli imperialisti dell’Occidente ai fanatici dell’Oriente”.
Tre anni più tardi, nel marzo del 1921, la repubblica georgiana perderà comunque la sua indipendenza e verrà inglobata nell’Unione Sovietica.
Migliaia di profughi caucasici, tra cui il premier Zordana, ripareranno allora in Europa.
Il libro di Gorecki si apre proprio narrando questa vicenda. Il giornalista di Varsavia lo fa avvalendosi delle pagine dello scrittore e diplomatico polacco Ksawery Pruszynski che nel racconto L’ombra della Georgia, pubblicato nel 1945, offre un ritratto mirabile della diaspora georgiana a Parigi. E del profondo senso di disillusione dei suoi politici e intellettuali, allora come oggi, abbandonati e traditi dall’Occidente.   
“No, lei non può rendersi conto di che cosa abbia significato l’Occidente per la mia generazione […] Ci avevano fatte tante di quelle assicurazioni e promesse! Uomini seri, uomini che guidavano le sorti delle nazioni, uomini cui un giorno sarebbero stati eretti monumenti, venivano da noi e ci appoggiavano…”
Queste le amare parole che Uvalishadze, personaggio modellato sul premier Noe Zordania, pronuncia in uno dei suoi ultimi incontri – siamo nel 1938 – con il giornalista Jan Stanislawowicz Garnysz, alter ego dello stesso Pruszynski.
Significativo il ritratto di Uvalishadze con cui Gorecki chiude il capitolo.
“Jan si trovò a pensare che tutta la vernice della cultura occidentale non era riuscita a cancellare l’uomo del Caucaso natio e che adesso quel signore dal perfetto francese e dalle letture classiche non era altro che il montanaro di un aul”.
Qui Gorecki, prendendo a prestito le parole di Pruszynski, sembra quasi offrire un’anticipazione su un tema che gli sta veramente a cuore e che tratterà approfonditamente nei capitoli successivi: il profondo amore dei georgiani per la loro terra.
Un amore e un radicamento che fa sì che in questo “paese dove ogni valle è abitata da un popolo leggermente diverso dall’altro” e dove “ogni valico segna a suo modo una frontiera”, comporre un unico Stato “senza abolirne la varietà” è un compito non facile con cui “è costretto a misurarsi ogni uomo politico georgiano”.
Molto interessanti anche le pagine dedicate all’icona georgiana per eccellenza, quella di Stalin.
Ancora oggi, a distanza di più di 50 anni dalla sua morte, non è facile per i georgiani fare i conti con la pesante eredità del dittatore sovietico.
 “Con i georgiani è difficile parlare di Stalin. La maggior parte di loro lo ritiene un grande” – sottolinea Gorecki, che al culto del dittatore caucasico ha dedicato nel 1998 un film documentario.
Ma negli ultimi tempi, seppure lentamente, qualcosa è cambiato.
Uno dei notabili di Gori, città natale di Stalin, ha proposto di trasferire la statua sita nella piazza centrale della città in un’esposizione, già pronta, dedicata all’aggressione russa dell’agosto 2008.
“Sarà dura smuoverlo da lì – ha commentato una ragazza con la quale tornavo a Tbilisi. – La gente scenderà in piazza come nel ’56 e nell’88. Però bisogna farlo. È la nostra maledizione”.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Wojciech Gorecki – La terra del vello d’oro. Bollati e Boringhieri (2009). Introduzione di Paolo Rumiz, traduzione dal polacco di Vera Verdiani. Prezzo: euro 14 

Wojciech Gorecki ha studiato Giornalismo all’Università di Varsavia e Storia all’Università cattolica di Lublino. All’attività di insegnamento e ricerca presso la sezione “Caucaso” dell’Istituto di Studi Orientali di Varsavia ha alternato quella di corrispondente dal Caucaso per i maggiori quotidiani polacchi e di diplomatico presso l’ambasciata polacca di Baku. Il suo libro più celebre, pubblicato in Italia per la Bruno Mondadori, è Pianeta Caucaso (2002).  

Massimiliano Di Pasquale 

ISBN/EAN: 
978-88-339-1958-4

Commenti

[gorecki] neo max! 

[gorecki] neo max! 

[georgia] altro contributo

[georgia] altro contributo importante, Max:). 

[gorecki] scrivi: "Quando nel

[gorecki] scrivi: "Quando nel dicembre 1918 scoppia un breve conflitto con la vicina Armenia e la Russia bolscevica si offre di aiutare la Georgia, allo scopo di riportarla sotto il proprio giogo, il premier georgiano Noe Zordania così motiva il suo rifiuto a Mosca: “La nostra strada va verso l’Europa, quella della Russia verso l’Asia. So che i nostri nemici ci accuseranno di essere fautori dell’imperialismo. Mi corre quindi l’obbligo di affermare che antepongo decisamente gli imperialisti dell’Occidente ai fanatici dell’Oriente”."

> Spettacolare, questa risposta di Zordania.

[cultura georgiana] non

[cultura georgiana] non ricordo se avevamo mai parlato dell'autrice di "Opera": http://www.lankelot.eu/letteratura/botchorichvili-elena-opera.html

3. Spettacolare davvero.

3.

Spettacolare davvero. sintetizza in modo efficace cos'è la Russia!