González Ledesma Francisco

Soldados

Autore: 
González Ledesma Francisco

“Soldados” è la trasfigurazione del destino tragico d’una generazione non sconfitta, ma scavalcata e irrimediabilmente superata: tre maturi personaggi – un avvocato di destra, un ex militante del partito comunista, un imprenditore in crisi economica – nati nell’acerba e fiduciosa Spagna pre-franchista, reduci dalle ombre e dai guasti del regime, invariabilmente fuori posto nella nazione nuova, incrociano i loro destini. Tessitore delle trame è González Ledesma, scrittore classe 1927, abile dialogista, narratore visivo e discretamente cinematografico: indagatore dei contrasti e delle ombre della psiche dei personaggi principali, sembra voler creare un’allegoria della Spagna nuova nel personaggio femminile: una figura comprimaria di lusso. È una suora che ha finito per prostituirsi, per combattere altre miserie; e ha difeso come ha potuto la sua verginità, negandosi a chi voleva possederla sin quando è stato possibile. È la figlia di Pepe Collar, l’imprenditore sessantenne che sta per chiudere baracca, e sprofondare forse nella povertà (come il vecchio regime…): rifiuta la sconfitta, e si batte per evitare il tracollo. Intanto, sente il tempo come una cosa liquida nelle sue mani, che va perdendo goccia a goccia (p. 53); e nemmeno sospetta quel che sta succedendo a sua figlia.

Come va la Spagna filtrata dalla giovane donna? È avvolta da una luce irreale e smorta, nelle prime battute. E la ragazza ha uno sguardo grigio e irreale. Infine, la luce diventa meschina. Questo è l’incipit del romanzo. La purezza è finita in un bordello, cerca di preservarsi a dispetto di tutto.

Forse a Ledesma serviva – come nella tragedia greca – il sacrificio di qualche figura simbolica per riequilibrare il destino dei suoi concittadini: un passaggio di consegne lineare e placido non poteva essere nelle cose. E naturalmente la realtà storica non è stata dissimile, soltanto più cruda e fredda. La povertà e la fame sono così difficili da raccontare: l’atrocità e la sofferenza non hanno parole adatte, solo immagini. Metafore. Il lessico non è mai abbastanza spoglio. 

Così, pure volendo momentaneamente accantonare la congettura della ragazza come emblema della condizione e delle sorti della nazione (oppure: della sua compromessa innocenza) rimangono le oscure sorti dei personaggi, “Soldados” di una guerra che non combatte più nessuno: idealista l’uno, Marcos, senza più fede nel partito – il non più clandestino e omicida partito comunista – e morboso il secondo, Esteban l’avvocato, confuso dalla vicenda di violenza e morte in cui suo figlio (la Repubblica?) sta per cacciarsi, forse non del tutto volontariamente: vicenda che accidentalmente intercetta e decide lui stesso.

Esteban, Pepe e Marcos vivono nel passato e nelle memorie: il presente è una deviazione cupa. Questa deviazione cupa Ledesma narra, tra Madrid e Barcelona, senza escludere colpi di scena, fatalità, rivelazioni inattese e un paio di personaggi laterali interessanti (una giovane tossicodipendente, sboccata e lasciva, e l’ombra di uno scrittore: invitiamo gli psicanalisti e i biografi alla lettura del suo rapporto con il vecchio imprenditore). Si rimane in attesa di uno spiraglio di luce, ma l’unica luce sembra essere che la vita – per altri – è appena iniziata.  

L’opera, pubblicata in Italia da Meridiano Zero nel 1999, torna in libreria a circa dieci anni di distanza: una buona occasione per apprezzare il respiro della narrazione di uno scrittore dal chiaro mestiere e dalle non adeguatamente esplorate ambizioni paradigmatiche; chi apprezza i noir si godrà un buon libro di genere, chi cerca una lettura atipica della Spagna degli anni Ottanta rimarrà sicuramente sedotto dalla potenza simbolica del romanzo. Piacevole conferma per i primi, piacevole sorpresa per i secondi.

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A latere. La mia edizione è fregiata da una dedica d’eccezione, quella d’un maestro – uno degli ultimi – dell’editoria italiana. Quel maestro saluto e ringrazio: questa è una copia unica, come unico è stato il suo contributo alla mia formazione di lettore e di letterato. Danke.
 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Francisco González Ledesma (Barcelona, Spagna 1927), avvocato, giornalista e scrittore spagnolo. 

Francisco González Ledesma, “Soldados”, Meridiano Zero, Padova 1999.
Traduzione di Carla Polettini. Collana Meridianonero, 4.

Prima edizione: “Soldados”, 1985. 
Approfondimento in rete: Rassegna stampa italiana / Gangsterera / Dossier De Premsa /  

Gianfranco Franchi, Lankelot. Luglio-Agosto 2008.

ISBN/EAN: 
9788882370046

Commenti

"Forse a Ledesma serviva ? come nella tragedia greca ? il sacrificio di qualche figura simbolica per riequilibrare il destino dei suoi concittadini: un passaggio di consegne lineare e placido non poteva essere nelle cose. E naturalmente la realtà storica non è stata dissimile, soltanto più cruda e fredda. La povertà e la fame sono così difficili da raccontare: l?atrocità e la sofferenza non hanno parole adatte, solo immagini. Metafore. Il lessico non è mai abbastanza spoglio".

Nel mio soggiorno catalano ho avuto modo di informarmi più dettagliatamente sulla Spagna pre franchista e sui lunghi anni della dittatura. Attraverso racconti di chi quel periodo l'ha vissuto e di miei coetanei appassionati di storia. Come tutte le storie, questa lunga e dolorosa parabola di una nazione - che ha visto crollare la dittatura solo con la morte del dittatore, agli inizi dei Settanta: essendo uno dei paesi europei più importanti, notare bene - è molto più complessa di quello che i libri di storia di riportano. Detto ciò, mi piace la trama e credo comprerò questo libro.

"L?opera, pubblicata in Italia da Meridiano Zero nel 1999, torna in libreria a circa dieci anni di distanza".

Ecco perchè non la conoscevo. Controllo sempre nelle librerie le edizioni Meridiano Zero. L'ho fatto fino a un mese fa e il libro in questione non c'era. O, almeno, io non l'ho visto. Grazie della sempre ottima presentazione, Franco.

Tra l'altro, amice Leon, mentre cercavo notizie sulla Catalogna, ho letto dell'autonomia soppressa proprio dal regime e di "tentativo di soppressione di lingua e cultura". Probabile che qualcosa, anche di questo, viva nel romanzo di Ledesma.
Tu che sei appena tornato da lì vedrai delle descrizioni di strade e di posti con molto più nitore di me;)

Se ti avrà conquistato, considera l'eventualità di affrontare anche un recente edito Giano: "Mistero di strada".

www.gianoeditore.it/autori.php?lett=G

3 - Ti confermo che durante il franchismo c'era il severo divieto di parlare in catalano a Barcellona(come in basco a Bilbao, e via dicendo). Ovviamente i catalani lo parlavano comunque, in famiglia, tra amici, in segreto. é interessante da questo punto di vista analizzare il linguaggio, in Spagna. Basco e catalano non sono dialetti, come li abbiamo noi in Italia, ma vere e proprie lingue.

4 - Segno. Spero in futuro di approfondire anche per Lankelot, sulla storia della Spagna e della sua lingua (se il mio presentimento non mi inganna, tornerò spesso in Spagna, in terra catalana soprattutto). Mi metterò in inverno alla ricerca di saggi, soprattutto. Ovviamente se ti capitano titoli da recensire sull'argomento o anche romanzi che intrecciano storie e vicende spagnole del Novecento puoi tranquillamente farle arrivare a me. Cosi di sgravo volentieri da qualcosa da recensire;)

magnifico, grazie;).
Mi attende un autunno abbastanza burrascoso, tra libro da scrivere e libro in uscita e altro libro da sistemare. Fino a marzo, da settembre, apparirò come il buon mago, una tantum:)

6- Ovviamente in bocca al lupo, ma se ne parla di persona. Ora capisco perchè je stai a da giù de brutto coi pezzi nel torrido agosto. Immagino che il buon mago verrà a portare la sua benedizione, andando a segnalarci anche la più piccola virgola fuori posto;)

già:).
Mi mancano 4 tomi, ma sono meno urgenti. Cmq:). Ne parleremo dal vivo. Vis ac valentia,
gf