Goldman William

Io sono Raymond

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Goldman William

William Goldman è uno degli sceneggiatori più noti e celebrati del cinema statunitense, basti ricordare pellicole come “Butch Cassidy” del 1969 o “Tutti gli uomini del presidente” e “Il maratoneta” ambedue del 1976 ed ecco la casa editrice Mattioli 1885 pubblica per la prima volta in Italia la sua opera d’esordio “Io sono Raymond” del 1956, uscita quando l’autore aveva appena 26 anni.

“Io sono Raymond” è un romanzo di formazione dal gusto cinematografico, che seppur a distanza di sessant’anni, conserva intatte tutte le potenzialità per farsi amare da coloro che apprezzano la letteratura a stelle e strisce, ma non solo. È un romanzo che seppure lo si può vagamente accostare per il tema a “Il giovane Holden” uscito sei anni prima e ormai diventato un classico della letteratura, si rivolge invece ad un pubblico più adulto, più scafato, malinconico, che ha già superato i turbamenti dell’adolescenza e ahimè si trova ad affrontare le difficoltà e le delusioni dell’età adulta. 

William Goldman è un autore che si pone nel solco della tradizione statunitense, si possono scorgere nelle sue pagine richiami al vigore tutto maschile dei romanzi e dei racconti di Ernst Hemingway, alle pagine poetiche e malinconiche di Thomas Wolfe, autore purtroppo spesso dimenticato e a cui si devono due straordinari romanzi come “Angelo, guarda il passato” e “Il fiume e il tempo”, al desiderio di vagabondaggio dei vari Jack London, Mark Twain, Bret Harte e alla sfida che essi pongono alle regole della società borghese, insofferenti come sono alla carriere precostituite, agli spazi chiusi, ai salotti di chiacchiere e pasticcini. Vagabondaggio della mente e del corpo, finché dura.

“Io sono Raymond” appare come un romanzo coetaneo ma anche anticipatore di quella gioventù che spazzerà via molte convinzioni (creandone poi di nuove) con il suono del rock’n’roll, il vagabondaggio in salsa beat generation (nel 1957 uscì anche “On the road”), quello che dieci anni dopo sfocerà nella Summer of love. Beninteso, in questo romanzo non c’è quasi nulla di tutto questo ma il protagonista sembra proprio uno di questi giovani che arrivato alle soglie dell’età adulta non vede l’ora di mandare tutto al macero, di andarsene, di abbandonare definitivamente la famiglia, il proprio paese, i legami affettivi, le scelte sbagliate e alla fine non può che andarsene davvero, rincorrendo qualcosa d’indefinito, qualcosa ancora da costruire, in cerca di una libertà che non si capisce bene cosa possa essere ma a cui ci si vuole abbeverare.

“Io sono Raymond” è un romanzo che in otto capitoli che racconta la formazione di Raymond Euripides Trevitt, figlio di un insegnante al College di Athens, Illinois, e uno dei più grandi esperti viventi di Euripide e di tutta la letteratura greca. Un fardello pesante grava sulle spalle di questo ragazzino, un fardello di grandi aspettative già presenti nel suo nome. Aspettative che verranno immancabilmente tradite. Con uno stile in prima persona, pulito e mai con una sbavatura, che unisce tragedia e sarcasmo, momenti di profonda poesia e altri di scatenato divertimento, Raymond ci racconterà tutto di se stesso, dei suoi rapporti con la famiglia, della scoperta del sesso, dell’amicizia profonda che lo legherà a Zock, un ragazzino bruttino ma particolarmente dotato che riuscirà ad arrivare ad Harvard, della pessima carriera scolastica, dei motivi che lo porteranno a finire nell’esercito, del matrimonio casuale con una ragazza bellissima, dell’incontro fatale con il mondo della letteratura, del ricovero in ospedale psichiatrico e della definitiva fuga da tutto e tutti per cercare finalmente se stesso. 

Non tutti i capitoli sono di eguale bellezza, talvolta si sente un po’ il peso degli anni, o almeno io l’ho sentito, ma sono convinto che aver letto questo libro negli anni ’50 sia stata una vera e propria esperienza liberatoria, oggi invece dopo tutti i romanzi di formazione possibile che si sono letti, qualcosa si è andato perso, vuoi anche perché dal romanzo di formazione si è purtroppo scivolati in quello generazionale che di letteratura spesso non ha nessun respiro.

A mio avviso le pagine migliori di questo romanzo sono quelle relative ai rapporti famigliari con quella frase d’esordio che toglie il fiato “Mio padre era un uomo convenzionale. Il che non è da intendersi come critica, ma piuttosto come quanto di più vicino alla verità. È la parola che meglio si adattava a lui.” (pag.9) e più sotto “È più facile cominciare la storia con mio padre piuttosto che con mia madre o con nonna Rae, per la semplice ragione che l’ho conosciuto meno di quanto abbia conosciuto gli altri.”, quel padre che gli donerà un insegnamento decisivo e terribile che aiuterà Raymond ad affronterà la tragedia del tradimento e della definitiva solitudine; altre pagine molto belle sono quelle relative alla nascita dell’amicizia con Zock, sempre venate di ironia che si mescola alla tragedia, con quella scelta davvero felice, a mio avviso, che Goldman fa rivelandoci sin dagli inizi che Zock morirà giovane e scoprire come questo avviene è una delle pagine davvero memorabili e più sconvolgenti del romanzo (e che si allaccia al titolo originale dell'opera "The temple of Gold"), qualcosa che ricorda “Gioventù bruciata” ma che in realtà è un episodio che in molti hanno conosciuto da giovani e non solo, una tragedia improvvisa che diventerà una colpa indelebile e straziante è la grazia con cui Goldman riporta Raymond sulla tomba dell’amico in cerca di una risposta che stenta ad arrivare, in cerca di un conforto che nessuno può dargli, perché Raymond è un fallito, un ragazzo senza qualità.

Ecco, “Io sono Raymond” è il romanzo della costruzione di un uomo fallito, di un uomo percorso da sensi di colpa, costruitosi su scelte errate, fallimentari, che crede che la giovinezza non abbia mai fine, che il conto non verrà mai presentato. È il romanzo della tragica constatazione che è proprio in quell’età di passaggio che si formano quelle sofferenze durature, quel sentirsi inadeguato a tutto, quella sensazione di aver sbagliato tutto e di non avere nessuna possibilità di tornare indietro, di sistemare gli errori, perché le nostre scelte provocano reazioni, ferite, non solo in noi stessi ma anche in coloro che ci circondano e che non sono sempre disposti a fermarsi per noi, ad ascoltarci, che non ci possono sempre capire. 

E allora alla fine di tutto la maniera migliore per chiudere il passato è quella di prendere le proprie cose e dire “Addio”, esattamente come fa Raymond ma non per suicidarsi o lasciarsi morire ma per ricominciare altrove, perché qualunque cosa debba accadere, che accada da un’altra parte, lontano da tutto ciò che è stato.

Edizione esaminata e brevi note:

William Goldman (Highland Park, 1931) è uno scrittore e sceneggiatore statunitense. Inizia a scrivere da giovanissimo. La penna e l'amore per il grande schermo trionfano nel 1976, anno in cui Il maratoneta sbanca al botteghino. Il film, con protagonisti Dustin Hoffman e Laurence Olivier, è tratto dall'omonimo romanzo di Goldman, che firma anche la sceneggiatura. Ha vinto l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale nel 1970 per il film Butch Cassidy e nel 1977 l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale con Tutti gli uomini del presidente. È autore di numerosi romanzi, per adulti e per bambini. La principessa sposa (Marcos y Marcos) è uscito in Italia nel 2007.

William Goldman, "Io sono Raymond", Mattioli 1885, Fidenza, 2011. Traduzione di Nicola Manuppelli. Titolo originale "The temple of Gold", 1957.

Andrea Consonni, luglio 2011

per approfondire: schede sui libri di WILLIAM GOLDMAN + WIKI en

ISBN/EAN: 
9788862612012

Commenti

[Io sono Raymond] Un romanzo

[Io sono Raymond] Un romanzo di formazione di William Goldman pubblicato originariamente nel 1957. 

["io sono raymond"] subito in

["io sono raymond"] subito in home!

Per approfondire: WIKI EN, http://en.wikipedia.org/wiki/William_Goldman

[william goldman] ottima

[william goldman] ottima presentazione. C'è poco da fare, sei il nostro professore di Letteratura Nordamericana preferito:). Grande Andrea, grazie davvero.

"è il romanzo della costruzione di un uomo fallito, di un uomo percorso da sensi di colpa, costruitosi su scelte errate, fallimentari, che crede che la giovinezza non abbia mai fine, che il conto non verrà mai presentato."

> uno che ci somiglia, insomma. Uno vero.

 

[goldman, "io sono raymond",

[goldman, "io sono raymond", la coda] ... fantastica la coda del tuo pezzo. Una clausola fatta veramente ad arte. Piena di emotività e di classe. Ben calibrata. Forte, ci piace:)

[Goldman] Ci sono dei

[Goldman] Ci sono dei passaggi molto belli, altri un po' troppo "maschi" per i miei gusti, però nel complesso è un romanzo che lascia il segno. E' comunque un romanzo con un punto di vista molto maschile. Cercherò di leggere qualcos'altro di lui, per farmi un'idea più generale. I film di cui è stato sceneggiatore li ho visti quasi tutti e in generale non sono proprio fra i miei preferiti, anzi. 

[Goldman] Grazie Lèon, m'ero

[Goldman] Grazie Lèon, m'ero dimenticato. 

(Goldman) Tranquillo And,

(Goldman) Tranquillo And, siamo qui per questo;)

[goldman] interessante

[goldman] interessante davvero, in ogni caso. Aggiungo subito, all'interno del pezzo, l'archivio delle schede di lettura dei suoi libri - non mi ricordavo nemmeno io del pezzo di federico, pardon.

Per approfondire: schede sui libri di WILLIAM GOLDMAN

[mattioli 1885] ultime schede

[mattioli 1885] ultime schede relative ai libri pubblicati da MATTIOLI 1885:

http://www.lankelot.eu/mattioli-1885