Questo romanzo di Thomas Glavinic del 2006 è diventato inspiegabilmente un caso letterario in Austria. A quanto pare i casi letterari sono sempre più costruiti grazie al suono scintillante dei dindini ($$$) più che al reale valore dell'opera in questione. E qua si scopre, all'alba del 2008, l'acqua calda... Sta di fatto che, dopo avere letto l'abbondante volume uscito per i tipi della Longanesi (con una grafica che ricorda un qualsiasi thriller di Stephen King), si resta un po' con l'amaro in bocca.
La storia risulterà familiare a molti di voi. Il protagonista si sveglia in una mattina qualunque, una normale giornata di lavoro come tutte le altre. Si alza dal letto, si lava, si veste, fa una rapida colazione. Chiama la fidanzata: non risponde. Chiama il padre: nisba. Chiama il servizio telefonico per l'orario: nada. Dieci pagine dopo non si dà ancora per vinto e comincia il primo dei lunghi pellegrinaggi per le strade della città. Ancora, non trova anima viva. Ostinatamente Jonas (così si chiama il giovane) continua la ricerca del suo prossimo, incapace di credere a quanto gli stia effettivamente accadendo: Jonas è l'ultimo uomo sulla terra.
Ovviamente, almeno per chi conosce un briciolo di letteratura novecentesca, il pensiero va a Guido Morselli e alla sua Dissipatio H.G. In una recente intervista web Glavinic, a chi gli fa notare di non essere il primo - e neanche il secondo, direi - ad aver affrontato il tema del last man standing, risponde che la cosa non gli interessa minimamente, e in effetti il modo in cui il suo protagonista affronta la situazione non assomiglia granché a quanto scritto nelle pagine della Dissipatio. Ok allora, Glavinic non ha letto Morselli, lo ha letto e non gli è piaciuto oppure gli è piaciuto ma ne prende le distanze. Il protagonista del romanzo di Morselli è un suicida imbranato che si ritrova ad essere solo nel mondo dopo essere stato solo in mezzo ai suoi simili per tutta una vita. Questo apriva le porte a diversissime interpretazioni che in Glavinic sono impensabili, considerando che Jonas viene gettato nel mondo desertico quasi per caso. Ecchissenefrega, direte voi. Giusto. Se si deve cercare un modello per Le invenzioni è bene cercarlo altrove...
Jonas comincia ad essere consapevole della sua desolata (è proprio il caso di dirlo!) condizione solo dopo un centinaio di pagine. La sua reazione è la negazione: Jonas si dibatte nel tentativo di trovare nella ragione non una soluzione ma almeno una spiegazione. Lo fa con i mezzi di cui un uomo del suo tempo (del nostro tempo) può disporre: ruba un'auto da corsa per spostarsi da una città all'altra; comincia a piazzare videocamere nei punti strategici della città, una Vienna sezionata col bisturi. Alla fine inizia a dubitare dei suoi stessi sensi, comincia a sentire voci, a riconoscere ombre familiari e presenze spaventose: diventa paranoico pagina dopo pagina.
Glavinic cita, nella stessa intervista, Knut Hamsun tra i suoi ispiratori; in realtà Le invenzioni della notte si muove su binari nordamericani più che su una tradizione europea. La riflessione esistenziale di Jonas sfocia nella sicurezza degli oggetti, nei gesti quotidiani (controllare il girato delle videocamere, fare provviste di cibo, vagare in auto per la città) e soltanto alla fine le immagini oniriche hanno la meglio sulla realtà. Il romanzo si avvicina al minimalismo americano che va tanto per ora. La scrittura spesso si fa ridondante, le situazioni ripetitive, il romanzo procede per accumulo: una soluzione inutile, quest'ultima, considerata la potenza evocativa della storia.
Il primo romanzo tradotto in italiano di Glavinic sembra risultare un'occasione sprecata. Se l'uomo contemporaneo raccontato dallo scrittore austriaco ha così poca fantasia, meglio andarsi a rileggere Dissipatio o anche Io sono leggenda di Matheson. Più divertente.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE BIOGRAFICHE
http://www.mangialibri.com/?q=node/1549 - Intervista a Thomas Glavinic
Thomas Glavinic nasce a Graz (Austria) nel 1972. In Austria ha pubblicato Carl Haffners Liebe zum Unentschieden (1998); Herr Susi; Der Kameramörder (2001); Wie man leben soll (2004); Das bin doch ich (2007).
Thomas Glavinic, Le invenzioni della notte - Longanesi, 2007
Paolo Castronovo, Gennaio 2008.
Commenti
Amices, nuovo contributo di Paolo!
Glavinic e i suoi debiti non dichiarati: Matheson e Morselli.
" Alla fine inizia a dubitare dei suoi stessi sensi, comincia a sentire voci, a riconoscere ombre familiari e presenze spaventose: diventa paranoico pagina dopo pagina."
> Come ha reso, stilisticamente, questo precipizio?
Ti ringrazio per l'articolo: non avevo ancora mai sentito parlare di Glavinic, probabilmente ci sarei caduto con tutte le scarpe. Per due ragioni: austriaco con cognome slavo subito mi risveglia nostalgie asburgiche, e pensieri vari sulla Vienna dalle tante etnie; la trama mi avrebbe restituito le reminiscenze amate che dici, Matheson e Morselli, obbligandomi all'acquisto.
Ma non soltanto loro avrei richiamato alla memoria, perché se vogliamo cercare un padre del genere...
questo libro di Shiel, mai abbastanza lodato,
www.lankelot.eu/?p=691
potrebbe - dovrebbe - essere il primo;)
4. La nube purpurea! E' vero! Non ci avevo pensato. Devo dire però che Le invenzioni non regge bene il confronto con gli autori già citati e ti rispondo al commento 2. : procede con metodo e soprattutto lentezza estenuanti, spesso mi sono sentito un po' perso tra gli innumerevoli episodi di vagabondaggio del protagonista (per questo scrivevo che Glavinic procede accumulando minuti su minuti).
Sul web le critiche sono state ottime, per me del tutto inspiegabilmente.
Vagabondaggio. Ecco perché chiamava in causa Hamsun. Stranamente non Walser. Glavinic ha un dna molto famigliare, in ogni caso;). Quando esce in economica me lo aggiudico lo stesso.
web: ho trovato fondamentalmente interviste. Le interviste sono sempre informative e raramente critiche... su IBS c'era un po' di maretta, ma siamo nell'ordine dei 4 commenti:). Chissà quanto sta vendendo effettivamente. Poco credo...
letta con attenzione, benché la storia mi intrighi, preferisco inziare da quelli che cita Franco al 1. : Matheson (di cui mi dicono gran bene, al contrario del film appena uscito e da lui tratto) e Morselli.
8. Bene. Applausi. ;)
copertina!
copertina!