Friedrich Glauser (1896-1938) ha vissuto una vita talmente intensa e tormentata che forse la sua esperienza letteraria, pur imprescindibilmente legata al suo iter vitae, potrebbe passare in secondo piano. Ma questo sarebbe un errore: nella sua produzione, diluita nei quarantadue anni di martoriata esistenza, l'autore e il narratore spesso si confondono, così come la realtà e la finzione, la vita vissuta e il romanzesco. Internato più volte in manicomio, infermiere a Charleoi, tossicodipendente insensibile a qualsiasi terapia di recupero, arruolato come volontario nella Legione straniera, Glauser assottiglia il confine tra la letteratura e il male.
Morfina è una variopinta raccolta di racconti più o meno brevi, testimonianza di una rara verve narrativa, nonché di una sensibilità umana (compassione) a tratti dolorosa. Glauser abbandona per un attimo le vicende gialle dell'investigatore Studer, che secondo la critica europea non sfigurano accanto alle avventure simenoniane di Maigret. Si dedica quindi ad una narrazione che cerca il senso di una vita da bohemien, trascorsa nelle frange più estreme dell'esistenza, senza cedere mai però alla commiserazione né al benpensantismo, né tantomeno a sterili moralismi.
"Scrivere" racconta i pericoli di chi si avventura nei veleni della critica letteraria senza considerare l'ancestrale forza delle parole. "Diario di Burgholzli" racconta la permanenza in un istituto di igiene mentale del quale Glauser fu "ospite", narrata attraverso le lettere inviate dall'autore ad un'amica. "Morfina", racconto che dà il titolo alla raccolta, farebbe sorridere Burroughs ed impallidire Welsh: con una schiettezza struggente Glauser descrive i suoi esordi nel mondo della droga, i piaceri e la sofferenza e, se è vero che in questo ambiente le seconde sono molto più evidenti dei primi, non c'è alcuna traccia di pentimento nelle parole dello scrittore. E' la sua continua ricerca dell'innocenza in un mondo che sembra vivere di colpevoli. In questo senso è proprio l'investigazione en reverse al suo Studer, che cerca sempre la colpevolezza nella sua matrice legale. "Le sale da ballo di Parigi" è un racconto raffinato sui ricordi degli anni passati tra un galà militare ed un incontro mondano nelle maggiori capitali mitteleuropee. "Perturbatori dell'ordine pubblico" è uno scritto di piglio saggistico, esposto però con ironia mordace: "Io penso che la giustizia dovrebbe essere una lotta, una lotta leale un confronto. invece è diventata un fenomeno concomitante della nostra civiltà, non diversa da un treno che viaggia in orario. Ammantarla di sorta di umanità (che la giustizia non sia umana, potrà confermarlo qualsiasi detenuto in attesa di giudizio) non è solo una falsità ma anche, ciò che è peggio, una misura antieconomica". Sapori anarchici in realtà estremamente razionali, nei quali è facile scorgere il profilo socio-economico della Svizzera. "Asilo notturno", uno dei racconti migliori, ammicca ad Hamsun e Bukowski in un paio di pagine.
Frammenti preziosi, rubati tra manicomio ed ospedale, tra una notte sotto la luce dei lampioni ed un'alba piena di interrogativi: tutti testimoniano quel legame seducente ed autodistruttivo tra la scrittura e la vita. Che poi è lo stesso legame che c'è tra la scrittura e la morte.
Paolo Castronovo, Dicembre 2007.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE BIOGRAFICHE
Friedrich Glauser, Morfina - Edizioni Sellerio, La memoria - 1995
Ebbe una vita breve e turbolenta: nella giovinezza studiò tre anni in riformatorio dopo averne passati altrettanti al ginnasio di Vienna. Si iscrisse ad un collegio di Ginevra ma venne espulso. Dopo essersi diplomato a Zurigo, fuggì di casa nel 1921 e si arruolò nella Legione Straniera.
Visse il resto della sua intensa vita in un continuo viaggio per l'Europa (minatore in Belgio, infermiere a Charleroi, nell'avanguardia a Parigi, aiuto-giardiniere in Svizzera). Di indole ribelle frequentò ospizi, case-alloggio per giovani disagiati e manicomi, luoghi dai quali trasse spunto per molti dei suoi romanzi. Fu internato diverse volte in quanto tossicodipendente da morfina. La sua opera letteraia risulta divisibile in due filoni distinti: da un lato quello poliziesco legato alla figura del Wachtmeister Studer (1936; Il sergente Studer) e che, oltre al richiamato romanzo, conta tra le sue opere Matto regiert (1936; Il regno di Matto), Die Fieberkurve (1938; Il grafico della febbre), Der Chinese (1939; Il cinese), Krock & Co(1941), Wachtmeister Studer erste Fälle (1986; I primi casi del sergente Studer), mentre dall'altro romanzi autobiografici quali Gourrama (1940), Dada, Ascona und andere Erinnerungen (1976; Dada, Ascona e altri ricordi), Morphium (1970, Morfina), Hinter Mauern (1991, Oltre il muro).
Un ibrido tra le due tendenze è presente nel romanzo Der Tee der drei alten Damen (1941; Il tè delle tre vecchie signore) dove, su uno sfondo poliziesco, a elementi paranormali si fondono elementi autobiografici.
Presentato come il "Simenon svizzero" dal suo editore zurighese, ha in comune con lo scrittore francese l'attenzione al doloroso confronto umano che è generato dal delitto e la meticolosa investigazione del "quid" che spinge una persona normale a uscire dalla società civile rendendosi colpevole di un omicidio.
Sfondo dei suoi romanzi polizieschi è la provincia svizzera di inizio secolo, di cui non esita a denunciare la brutale burocratizzazione di ogni aspetto della vita.
Commenti
Perchè c'è un piccolo Artaud in ognuno di noi... ;-P
" Internato più volte in manicomio, infermiere a Charleoi, tossicodipendente insensibile a qualsiasi terapia di recupero, arruolato come volontario nella Legione straniera, Glauser assottiglia il confine tra la letteratura e il male."
> Micidiale. Come l'hai scoperto?
""Scrivere" racconta i pericoli di chi si avventura nei veleni della critica letteraria senza considerare l?ancestrale forza delle parole."
> Affascinante. Quali sono questi pericoli? :)
"Sapori anarchici in realtà estremamente razionali, nei quali è facile scorgere il profilo socio-economico della Svizzera. "Asilo notturno", uno dei racconti migliori, ammicca Hamsun e Bukowski in un paio di pagine."
> Hamsun e Buk assieme? Spiega meglio...:) Curioso davvero.
Tra i suoi tratti distintivi, segnali la "meticolosa investigazione del "quid" che spinge una persona normale a uscire dalla società civile rendendosi colpevole di un omicidio".
> E' da Meridiano Zero!
"Sfondo dei suoi romanzi polizieschi è la provincia svizzera di inizio secolo, di cui non esita a denunciare la brutale burocratizzazione di ogni aspetto della vita."
> e i nostri amici ticinesi non ce ne hanno mai parlato.
Mistero fitto! Dateci notizie;)
ave Paul
2. Ciao Gianfranco! Stavo spulciando il catalogo Sellerio e mi sono imbattuto in Glauser per puro caso. Ne ho letto la biografia e mi ha incuriosito parecchio...
3. Non voglio togliere nulla al racconto ;-P però ti posso dire che è uno screzio accademico con un professore emeritamente svizzero...
4. E' un racconto notturno che non ha l'ironia tagliente di Bukowski ma ne riprende i turbamenti (alcol, percorsi randagi)mossi da un desiderio molto simile al concetto di fame di Hamsun.
Spulciare il catalogo Sellerio è uno spasso. Ci sono un sacco di meraviglie che hanno circolato poco. Tartufi...
*
tutto il resto che mi dici è ESTREMAMENTE interessante. Memorizzo;)
e ti abbraccio
"[...] l?autore e il narratore spesso si confondono, così come la realtà e la finzione, la vita vissuta e il romanzesco. Internato più volte in manicomio, infermiere a Charleoi, tossicodipendente insensibile a qualsiasi terapia di recupero [...]"
"[...]Frammenti preziosi, rubati tra manicomio ed ospedale, tra una notte sotto la luce dei lampioni ed un?alba piena di interrogativi: tutti testimoniano quel legame seducente ed autodistruttivo tra la scrittura e la vita. Che poi è lo stesso legame che c?è tra la scrittura e la morte.[...]"
mi basta per metterlo nelle mie (future) letture. thanks! : )
"Frammenti preziosi, rubati tra manicomio ed ospedale, tra una notte sotto la luce dei lampioni ed un?alba piena di interrogativi: tutti testimoniano quel legame seducente ed autodistruttivo tra la scrittura e la vita. Che poi è lo stesso legame che c?è tra la scrittura e la morte".
Pur essendo racconti dal sapore esistenziale (e questo mi piace parecchio), forse non è proprio il mio genere letterario. O meglio, non riuscirei a tradurlo con la tua stessa adesione empatica. Davvero un bel pezzo, Paolo. Sono curioso di capire che affinità trovi tra Hasmun e Bukowski - se ne trovi: quando dici che ammicca sia all'uno che all'altro ti riferisci ad aspetti differenti dei due letterati o a una matrice comune?
copertina+codice ISBN
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